<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-4582123645814817715</id><updated>2012-01-29T23:20:17.915+01:00</updated><category term='dizionario'/><category term='Samuel Butler'/><category term='frammenti'/><category term='memorie'/><category term='Incubi e profezie'/><category term='segni e simboli'/><category term='Pubblicità'/><category term='Delio Tessa'/><category term='Biagio Marin'/><category term='L&apos;entomologo-Storie naturali'/><category term='Musica del Novecento'/><category term='Storia dell&apos;Arte in miniatura'/><category term='Laurence Sterne'/><category term='Tim Buckley'/><category term='fumetti'/><category term='Lewis Carroll'/><category term='luoghi comuni'/><category term='Libri'/><category term='Achille Campanile'/><category term='dialetto'/><category term='Politica'/><category term='Musica dell&apos;Ottocento'/><category term='Musica del Duemila'/><category term='Monteverdiana'/><category term='Il piccolo chimico'/><category term='Dario Fo'/><title type='text'>deladelmur</title><subtitle type='html'></subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://deladelmur.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://deladelmur.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><link rel='next' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default?start-index=101&amp;max-results=100'/><author><name>Giuliano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06401398690125983204</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>674</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4582123645814817715.post-8865986438197547525</id><published>2012-01-29T11:06:00.000+01:00</published><updated>2012-01-29T11:06:13.057+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='dialetto'/><title type='text'>Balabiòtt</title><content type='html'>Gli insulti milanesi, quelli di una volta, non erano quasi mai veri insulti ma piuttosto epiteti, metafore, giochi di parole; anche e soprattutto perché il carattere dei milanesi, quelli veri, era molto aperto e accogliente, ben diverso da quello che si vuol far credere oggi. Le cose cambiavano più a nord, verso Varese, verso Como, dove c’era gente più chiusa, anche per motivi puramente geografici. A Milano, in un posto situato proprio in mezzo alle principali vie di comunicazione, non si guardava più di tanto alla provenienza e al colore della pelle, all’accento “strano” ci si faceva l’abitudine, l’importante era la persona in sè e come si comportava; e su queste basi si è costruita la fortuna della città. Va da sè che poi le cose cambiano, che conta molto come si dice una parola piuttosto che la parola in sè: una volta ho visto una donna arrabbiarsi moltissimo con un collega che l’aveva definita “Miss Italia”. La donna era molto bella e sempre elegante, ma non era più giovane; e quella frase, &lt;em&gt;«va là, Miss Italia»,&lt;/em&gt; detta in quel modo era davvero pesante, e aveva colto un nervo scoperto. Magari, in un’altra occasione, la signora ci avrebbe riso sopra; ma non in quel momento, non in quel modo, e soprattutto non da quella precisa persona.&lt;br /&gt;Tornando a noi e al discorso sul dialetto, un epiteto che era molto comune e che oggi non si ascolta quasi più è &lt;strong&gt;“balabiòtt”.&lt;/strong&gt; Quando da giovane si cominciava a scherzare con i più vecchi, sul lavoro, era facile sentirsi rispondere così: &lt;em&gt;«Va là, balabiòtt».&lt;/em&gt; Non è propriamente un insulto: “ballabiotto” si può infatti definire un abitante di Ballabio, che è un paese vicino a Lecco; e Ballabio è anche un cognome piuttosto comune, nel lecchese e in Brianza. Magari gli abitanti di Ballabio tra di loro si chiamano ballabiesi, o ballabini,&amp;nbsp;non lo so di preciso; sta di fatto che “ballabiotto” in dialetto milanese (e un po’ in tutta la Lombardia) si può scomporre in due parole, “balla” e “biotto”. Dato che “biotto” significa nudo, ecco dunque evocata la figura del danzatore nudo: uno che balla nudo è un matto, quindi se ti dicono “balabiòtt” ti stanno dando, con maggiore o minore delicatezza, del matto. Fino alla riforma Basaglia, negli anni ’60 (e purtroppo molto spesso ancora oggi, come si vede nelle cronache) i matti nel manicomio venivano spesso lasciati nudi; e comunque non c’era l’abitudine di andare in giro svestiti, nemmeno d’estate. Anche le minigonne e i pantaloncini corti, come si sa, cominciano a vedersi e ad essere cosa normale solo a partire dagli anni ’60.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La figura del danzatore nudo, del “balabiòtt”, mi ha fatto venire alla mente un altro insulto quasi scomparso: &lt;strong&gt;“pelabròkk”&lt;/strong&gt; (scritto come lo avrebbe scritto Gadda). E’ un insulto scomparso, e difficilmente traducibile con precisione, per mancanza di materia prima: non tanto i milanesi in sè (siamo sinceri: chi lo parla più, il dialetto, a Milano? c’è qualcuno che ci prova, o che fa finta, ma parlare in dialetto è un’altra cosa) quanto i rami di gelso e la bachicoltura, cioè l’industria della seta. Infatti le brocche, anche in lingua italiana, sono i rami delle piante: &lt;em&gt;“O Valentino vestito di nuovo...”&lt;/em&gt; (una volta la si studiava a memoria a scuola, è di Giovanni Pascoli, dai “Canti di Castelvecchio”)&lt;br /&gt;Pelabròkk, o “pelabrocch” (stessa pronuncia) è dunque il pelatore di rami, i rami con le foglie presi dalla pianta del gelso e “pelati” per dar da mangiare ai bachi della farfalla Bombyx mori, che produce la seta. Fino agli anni ’50 era ancora possibile trovare in Lombardia qualcuno che allevava i bachi da seta, quand’ero bambino io c’erano ancora moltissimi gelsi per le strade e nei campi, ma da decenni la seta arriva tutta dalla Cina o dall’India, non si pelano più le brocche in Lombardia ma qualcuno ancora usa quest’epiteto che sta a significare “fannullone, persona da poco”: è un lavoro che può fare anche un bambino, e che non richiede nessuna particolare abilità. Si può però aggiungere che è un lavoro che va fatto tutti i giorni, con continuità, perché i bachi da seta nella loro fase di crescita mangiano moltissimo; e quindi raccogliere e “pelare” i rami del gelso non è proprio una cosa da poco, ma il significato ormai è quello e non lo si può cambiare.&lt;br /&gt;Devo queste informazioni (oltre che alla lettura di Gadda e di Delio Tessa) a Nanni Svampa, a Dario Fo, a Piero Mazzarella, a Roberto Brivio, e a tutti quegli attori e cantanti che tengono ancora vivo il dialetto milanese; in particolare la sequenza “danzatore nudo scorticatore di rami”, detta con estrema pacatezza, l’ho sempre trovata molto divertente ed è un vero peccato che non la si possa quasi più ripetere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche l’insulto milanese più famoso, il celeberrimo &lt;strong&gt;“pirla”,&lt;/strong&gt; non è propriamente un insulto. “Pirlare” significa ruotare, roteare sul proprio asse come fa la trottola – e anche la trottola ormai temo che sia un giocattolo quasi scomparso, ma che è stato molto comune per secoli. Si dice ancora oggi comunemente, dalle mie parti, “pirlare in giro”: andare in giro senza costrutto. Per esempio, quando ti mandano da un ufficio all’altro e si perde tempo: “mi hanno fatto pirlare in giro per tutta la mattina”. Pirlare, ruotare come una trottola: la trottola si muove, e molto, ma è un movimento che non porta da nessuna parte.&lt;br /&gt;A Como, dove sono nato, fino a pochi anni fa però l’insulto più comune era un altro: non “pirla” ma piuttosto &lt;strong&gt;“bìgul”,&lt;/strong&gt; cioè “bìgolo”, una parola che usano molto anche i veneti. Per i veneti, “bìgolo” è qualsiasi cosa che abbia un aspetto più o meno cilindrico, compresi gli spaghetti. Anche gli spaghetti, se li guardate bene, sono infatti “bìgoli”, dei cilindri. La base è molto piccola rispetto all’altezza, ma sono pur sempre dei cilindri.&lt;br /&gt;Però se si va sulle somiglianze e sulle metafore questo post rischia di diventare un po’ troppo osceno, ed è infatti vero che il perno della trottola è anch’esso, alla fin dei conti, come dire, un autentico bìgolo – ma qui mi fermo, ho già scritto troppo e non vorrei che poi qualche motore di ricerca finisse col censurarmi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;PS: quando morì Luchino Visconti (milanesissimo) chiesero un ricordo a Walter Chiari (veronese di Milano, di origini pugliesi), che aveva recitato per Visconti in “Bellissima” del 1953, con Anna Magnani. Walter Chiari disse (esiste il filmato) che quando Visconti gli fece leggere la sceneggiatura di “Rocco e i suoi fratelli” non potè fare a meno di dire: &lt;span style="color: #134f5c;"&gt;«Ma qui c’è un immigrato del Sud, c’è il pugilato, questa è la mia storia...perché non lo fai fare a me?».&lt;/span&gt; E Visconti gli rispose così, con estrema gentilezza e misurando bene le parole: &lt;span style="color: #134f5c;"&gt;«Perchè tì, balabiòtt, te set tropp vècc.».&lt;/span&gt; Walter Chiari sorrideva nel ricordarlo: eh sì, era vero. Nel 1960 Chiari aveva già quarant’anni, troppo vecchio per quella parte, che poi andò al ventenne Alain Delon.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4582123645814817715-8865986438197547525?l=deladelmur.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://deladelmur.blogspot.com/feeds/8865986438197547525/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4582123645814817715&amp;postID=8865986438197547525&amp;isPopup=true' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/8865986438197547525'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/8865986438197547525'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://deladelmur.blogspot.com/2012/01/balabiott.html' title='Balabiòtt'/><author><name>Giuliano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06401398690125983204</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4582123645814817715.post-8018701936236901353</id><published>2012-01-27T10:36:00.000+01:00</published><updated>2012-01-27T11:00:46.793+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='memorie'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politica'/><title type='text'>L'allenatore dell'Inter, e altre storie</title><content type='html'>Molti non lo sanno, ma il grande calcio moderno ha origini ungheresi: “danubiane”, come diceva Gianni Brera. Il gioco a zona, il pressing, queste cose qui, arrivano all’inizio degli anni ’70 con i grandi successi dell’Ajax di Amsterdam, che aveva per allenatore proprio un ungherese: Lajos Kovacs. Prima dell’arrivo di Kovacs in Olanda, le squadre dei Paesi Bassi – pur avendo ottimi giocatori - non avevano mai vinto niente, ed erano spesso sommerse di gol da inglesi, spagnoli, italiani. L’Ungheria ha una grandissima tradizione calcistica, e se non se ne trovano tracce negli albi d’oro del football è per una questione che con il calcio ha poco a che vedere: l’invasione sovietica dell’Ungheria, avvenuta nel 1956. Il 1956 è proprio l’anno in cui ha inizio l’albo d’oro dell’odierna Champions League: ma i grandi tecnici e calciatori ungheresi, come Kovacs e Puskas, andarono a giocare all’estero, e la grande tradizione danubiana potè continuare solo fuori dalla patria d’origine. Tutto questo ha un precedente illustre nella persona di un allenatore ungherese che vinse in Italia tre scudetti: uno con l’Inter nel 1929-30 e poi due con il Bologna; e porterà il Bologna anche a grandi successi europei, purtroppo oggi dimenticati. &lt;br /&gt;Questo signore, autore anche di un manuale sul gioco del calcio che è stato per decenni una lettura obbligata per gli allenatori e per i giornalisti sportivi, si chiamava Arpad Weisz, e dovette lasciare l’Italia nel 1938. Il motivo è facilmente immaginabile, e non ha bisogno di spiegazioni anche la data della sua morte, gennaio 1944, e anche il luogo dove avvenne: Auschwitz. La storia personale di Arpad Weisz, e della sua famiglia (la moglie Elena, i figli Roberto e Clara di 12 e 8 anni) è di quelle che spiegano la Storia (con la S maiuscola) molto più di tante altre parole: ed è qualcosa che non si può negare. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un’altra storia è quella del direttore d’orchestra Wilhelm Furtwängler, uno dei più grandi del Novecento, un’autentica leggenda per gli appassionati della grande musica tedesca. Furtwängler, figlio di un grande archeologo e uomo di grande cultura, fu uno dei pochi a rimanere in Germania anche nel periodo nazista: ci sono diversi filmati e fotografie che lo ritraggono mentre dirige i Berliner Philharmoniker davanti a tutto lo staff nazista, Hitler, Göring, Göbbels. Dopo la guerra, Furtwängler fu indagato: risultò (ed era ovvio) che non aveva fatto nulla di male, e a parte la beata ingenuità e ignoranza di molti artisti e musicisti che non riescono a vedere a cosa succede a un palmo dal loro naso, non c’era nient’altro da rimproverargli. A salvare definitivamente Furtwängler, e a fargli riavere la direzione dei suo amatissimi Filarmonici di Berlino (la più importante orchestra del mondo), che poi terrà fino alla sua morte nel 1954, furono le lettere che spedì alle alte gerarchie naziste in difesa dei suoi orchestrali. Molti, moltissimi, erano ebrei: ma prima che essere ebrei erano grandi violinisti, violoncellisti, musicisti impareggiabili... “Saranno anche ebrei – scriveva Furtwängler – ma se mi portate via i migliori, poi io come faccio a far suonare bene i Berliner?”. E, nella sua beata ingenuità, si diede da fare per salvare il posto non tanto all’ebreo in sè, quanto al musicista che non era pensabile rimpiazzare in modo adeguato. E, detto per inciso, questa ostinazione nel mandar via i migliori – anche gli scienziati, e non solo gli artisti – fu la principale causa della sconfitta nazista. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di fronte al negazionismo io non so cosa dire, mi sembra stupidità pura. Anche discutere sul numero dei morti, che siano un milione o due o tre o cinque milioni, anche se fosse un morto solo (il vostro vicino di casa che sequestra e ammazza una persona e poi la brucia nel forno di casa: vi pare normale?), la follia non cambia. Non so cosa dire anche perché a me è bastato aver visto una foto su un giornale, una foto sola, da bambino, per capire cos’era successo: che cos’erano mai quei corpi, era qualcosa di spaventoso, si vedeva bene che era una cosa vera... Pensavo che fosse così per tutti, e che bastasse poco per rendersi conto di quell’orrore, e invece mi sono presto reso conto che non era così. Anzi, addirittura mi è toccato sentire i paragoni con le foibe, dette con l’aria e con il tono di voce di chi sottintende: adesso siamo pari. Invece no, un morto di qua e un morto di là non si annullano, fanno due morti. Un milione di morti di qua e cento morti di là non fanno zero morti, fanno un orrore senza fine; ed è responsabilità grave di molti governi, in Italia e in Europa, aver lasciato crescere questo orrore, aver concesso sedi e finanziamenti a questi movimenti. Continuare a concedere loro spazio e sostegno è qualcosa che finiremo per pagare tutti, e che anzi abbiamo già cominciato a pagare, come insegna il caso Breivik, quest’estate, in Norvegia; e come insegna il caso dei morti di Firenze, poche settimane fa, sempre ad opera di qualche esaltato da quest’ideologia negazionista. Ma “gli ebrei” sono questa cosa qui, i violinisti di Furtwängler, o magari l’allenatore dell’Inter: che cosa pensavate che fossero?&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;PS: un libro recente su Weisz è “Dallo scudetto ad Auschwitz” di Matteo Marani, editore Aliberti; su Wilhelm Furtwaengler (uno dei grandissimi del Novecento) la bibliografia è immensa, e numerosissimi sono i suoi dischi.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4582123645814817715-8018701936236901353?l=deladelmur.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://deladelmur.blogspot.com/feeds/8018701936236901353/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4582123645814817715&amp;postID=8018701936236901353&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/8018701936236901353'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/8018701936236901353'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://deladelmur.blogspot.com/2012/01/lallenatore-dellinter-e-altre-storie.html' title='L&apos;allenatore dell&apos;Inter, e altre storie'/><author><name>Giuliano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06401398690125983204</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4582123645814817715.post-8358922070069161432</id><published>2012-01-25T13:10:00.002+01:00</published><updated>2012-01-25T13:10:41.167+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politica'/><title type='text'>Il Maroni ridens, e altre storielle recenti</title><content type='html'>Il deputato leghista Roberto Maroni è invitato dal Rotary Club di Lurate Caccivio (Como); ricorda di essere passato spesso da quelle parti,c’è una cena, lo spumante, insomma una ridente rimpatriata. Il quotidiano “La Provincia” di Como ne dà notizia in data 21 gennaio 2012, e termina il resoconto della serata con queste righe: &lt;em&gt;«Sono soddisfatto del lavoro fatto - ha concluso Maroni - Nessun ministro del lavoro, prima di me, aveva fatto, contemporaneamente la riforma del lavoro e delle pensioni. Nei tre anni e mezzo al Viminale, sono stati catturati 28 su 30 boss latitanti e sequestrati 25 miliardi di euro, di beni alla mafia».&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Vale a dire: Maroni è contento. Che sia contento lo si vede bene anche dalla foto pubblicata (ve la risparmio), dove sorride paciosamente davanti alla tavola imbandita, nella più classica delle foto ricordo. Beato lui che è contento, verrebbe da dire: se non fosse per il fatto che proprio lì vicino, a Olgiate Comasco frazione Somaino, sta chiudendo una delle più importanti fabbriche metalmeccaniche del comasco: in pochi anni si è passati da 600 occupati a poco più di duecento, e la produzione è già stata in gran parte spostata in un Paese dell’Est Europa. «Seguo da vicino le vicende della Sisme; la mia esperienza come ministro del Welfare mi ha sensibilizzato su questi temi», dice Maroni (è una frase riportata nell’articolo).&lt;br /&gt;Che dire, beato lui che è contento (chiedo scusa per la ripetizione, ma mi serve per evitare altre parole). Maroni è stato Ministro del Lavoro, e il Lavoro è finito (le nostre fabbriche qui al Nord si sono trasferite tutte tranquillamente e serenamente in Romania, in Serbia, in Cechia, qualcuno perfino in Cina e in Malesia). Maroni è stato Ministro del Welfare e l’età pensionabile è salita da 50 a 65 anni (per tacere dei tagli e delle tasse-ticket sulla Sanità e sulla Scuola emanate dal governo di cui faceva parte). Infine, Maroni è stato Ministro degli Interni e si sono arrestati tanti latitanti: peccato che basti girare pagina, su quel numero della Provincia di Como, per trovare la cronaca di una rapina, proprio a Olgiate Comasco. E, soprattutto (ci tengo molto) un pensiero riconoscente a tutti quei magistrati e poliziotti e carabinieri che hanno condotto in prima persona le indagini su mafia, camorra e ‘ndrangheta: per esempio la signora Ilda Boccassini, che su questi temi ha condotto le principali inchieste milanesi e lombarde, e che è stata lungamente e ripetutamente insultata proprio dal governo di cui faceva parte Roberto Maroni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma in questi giorni non c’è stato solo il Maroni ridens (beato lui, che è contento...), che potremmo anche cominciare a pensare come parte del nostro passato (sperèmm...). Qui sotto metto altri due interventi che mi hanno colpito, purtroppo compresi fra presente e futuro:&lt;br /&gt;- Il viceministro ventottenne Michel Martone, clamorosamente figlio di papà, che ha rivolto una frase infelice sugli studenti che non si laureano prima dei 28 anni. Che dire, magari non siamo proprio d’accordo col governo Monti, ma quantomeno abbiamo tutti detto “se non altro è finita l’epoca delle cazzate quotidiane”, quelle rilasciate un giorno sì e l’altro pure dai Calderoli, Berlusconi, Gelmini, eccetera. Invece no, eccoci qui da capo: e non vale il paragone con l’altra frase sui giovani, quella di Padoa Schioppa, perché un conto è un uomo di settant’anni che viene interpellato sulla sua vita personale e dice “bamboccioni” in una conversazione televisiva riferendosi a quando andò a vivere da solo a diciott’anni, un’altra cosa è quando uno che non ha mai lavorato in vita sua e deve ancora dimostrare se vale qualcosa viene a dire “sfigati” a persone che lavorano e studiano da una vita.&lt;br /&gt;- Il potente ministro Corrado Passera, del quale ogni giorno si ricorda che “ha risanato le Poste”. A forza di sentirlo ripetere, mi è venuto spontaneo pensare: e dunque, le Poste non funzionano più, non consegnano più la posta, poche settimane fa c’è stato un blackout clamoroso di quattro giorni consecutivi... Se non consegnano la posta, o la consegnano fra mille disguidi, che Poste sono? Il ministro Passera è un esponente di quella generazione di manager che gestiscono le Poste smettendo di consegnare la posta, che gestiscono le Ferrovie tagliando treni corse e stazioni, che gestiscono la Sanità chiudendo gli ospedali e facendo correre i malati e i loro parenti in ospedali distanti magari decine di chilometri invece di averli vicini a casa, che gestiscono le Scuole chiudendo le Scuole...(eccetera, eccetera, eccetera, ma già faccio post troppo lunghi, e poi a che cosa serve? Alle prossime elezioni, saranno ancora tutti lì).&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4582123645814817715-8358922070069161432?l=deladelmur.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://deladelmur.blogspot.com/feeds/8358922070069161432/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4582123645814817715&amp;postID=8358922070069161432&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/8358922070069161432'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/8358922070069161432'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://deladelmur.blogspot.com/2012/01/il-maroni-ridens-e-altre-storielle.html' title='Il Maroni ridens, e altre storielle recenti'/><author><name>Giuliano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06401398690125983204</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4582123645814817715.post-1211419010682414228</id><published>2012-01-23T13:32:00.000+01:00</published><updated>2012-01-23T13:32:41.494+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politica'/><title type='text'>Essere di sinistra, oggi</title><content type='html'>Cosa significa essere di sinistra, oggi? A me sembra che ci siano in giro idee molto confuse, e soprattutto che ci siano molte persone che si dicono di sinistra ma che mancano di qualsiasi punto di riferimento, un po’ per colpa propria e un po’ per le martellanti campagne di disinformazione fatte da vent’anni in qua. Per cercare di spiegare cosa succede, almeno in minima parte, mi vien buona questa pagina recente di Michele Serra – e chiedo scusa a Serra caso mai passasse di qui, ma ho scelto lui perché lo leggo sempre e mi trovo quasi sempre d’accordo. Stavolta, però, mi sembra proprio che manchi qualcosa.&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c; font-size: x-small;"&gt;&lt;em&gt;I NEGOZI SEMPRE APERTI, UN'IDEA « PULSANTE» MA UN PO' RISCHIOSA&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="color: #134f5c; font-size: x-small;"&gt;Gentile Serra, ma abbiamo davvero bisogno dei negozi sempre aperti? Oltre ai problemi dei piccoli negozi che non potranno reggere la concorrenza della grande distribuzione e ai disagi per i dipendenti del commercio - che saranno costretti a lavorare su turni sempre più lunghi - la domanda che dobbiamo porci è: migliora la nostra vita poter acquistare e consumare 24 al giorno, domeniche comprese? O questa opportunità non finirà, soprattutto la sera e nei giorni festivi, per distrarci da altre attività fondamentali come lo stare in famiglia, con gli amici, giocare, fare volontariato, trovare tempo per la riflessione personale? Ci sono giorni, in particolare la domenica, che è bene siano veramente liberi. All'insegna della gratuità e non del commercio. &lt;/span&gt;&lt;span style="color: #134f5c; font-size: x-small;"&gt;L. B.- email&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c; font-size: x-small;"&gt;Buona domanda. Non si vive solo per consumare, anche se l'orrida definizione di «consumatori» ha preso quasi stabilmente il posto della ben più civile e completa definizione di «cittadini». Sarei ipocrita se non le dicessi che i negozi sempre aperti, come nelle grandi metropoli di tutto il mondo, mi danno comunque un'idea di vita pulsante, di libertà e di adrenalina. Il vero problema dello shopping compulsivo (e della complessiva bulimia delle società occidentali) è culturale. Sta nella scala dei valori e delle priorità personali. Chi ha di meglio da fare, è perfettamente in grado di fare a meno dei negozi, anche se sono sempre aperti. Chi invece vive solo per acquistare, non sa che cosa altro fare di se stesso anche quando i negozi sono chiusi. La questione, per come la vedo io, assomiglia a quella della droga, e delle dipendenze in generale. I proibizionisti pensano che si possa migliorare la situazione solo vietando. Gli antiproibizionisti pensano che i divieti servano a poco e che si possa guarire dalle dipendenze solo crescendo, come società e come individui. Tendenzialmente, nonostante gli anni mi abbiano levato molte delle convinzioni e delle illusioni della gioventù, resto un antiproibizionista: che i negozi siano aperti o chiusi, l'importante è decidere noi come servircene, anziché essere al loro servizio.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c; font-size: x-small;"&gt;&lt;em&gt;(Michele Serra, rubrica della posta, Il Venerdì di Repubblica 20 gennaio 2012)&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Che dire? So bene che questo non è un saggio di trecento pagine, e nemmeno un articolo di fondo, ma nella risposta di Serra (che vota a sinistra e scrive su un giornale almeno in apparenza orientato a sinistra) c’è un solo punto di vista, quello del consumatore. Una persona di sinistra dovrebbe invece pensare, in prima battuta, ai lavoratori. Le domande da farsi, per una persona di sinistra (e non solo) sono queste: chi lavora nei negozi? Da dove nascono le norme che si vorrebbero abolire, quelle sugli orari di chiusura e sul riposo nei giorni festivi?&lt;br /&gt;Chi ha un negozio di proprietà e sta chiuso, rischia di vedersi portar via la clientela dal negozio vicino, e questo mi sembra ovvio. Ma anche chi ha un negozio di proprietà è una persona, prima che un lavoratore: non lo si può costringere ventiquattr’ore filate in negozio, avrà pure degli interessi, dei bisogni, una famiglia. Il rispetto degli orari di apertura e chiusura, e dei riposi nei festivi, è in primo luogo una norma di civiltà: orari uguali per tutti, o turni di chiusura ben programmati, consentono ugualmente la concorrenza e permettono una vita decente anche a chi gestisce un negozio.&lt;br /&gt;Se invece si parla di lavoratori dipendenti, credete davvero che i supermercati assumeranno più personale? Forse non si è capito che aria tira: il personale rimarrà ridotto all’osso, non si pagheranno gli straordinari, si aumenterà la precarietà. E se qualcuno non ci crede, consiglio di guardarsi in giro: il prossimo passo sarà l’abolizione (cioè il licenziamento) delle cassiere. Il conto alla cassa lo faremo direttamente noi clienti, tecnicamente è già possibile e in molti supermercati stanno già cominciando. &lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-oFwaXG-g128/Tx1TSnJfaqI/AAAAAAAAW9s/KO6P3Kj_OGU/s1600/Bucchi+2004+sinistra.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="294" nfa="true" src="http://3.bp.blogspot.com/-oFwaXG-g128/Tx1TSnJfaqI/AAAAAAAAW9s/KO6P3Kj_OGU/s320/Bucchi+2004+sinistra.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;em&gt;(La vignetta di Massimo Bucchi è del 2004, e viene da &lt;/em&gt;&lt;a href="http://www.repubblica.it/"&gt;&lt;em&gt;www.repubblica.it&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;em&gt; dove Bucchi pubblica da sempre, ogni giorno o quasi)&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4582123645814817715-1211419010682414228?l=deladelmur.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://deladelmur.blogspot.com/feeds/1211419010682414228/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4582123645814817715&amp;postID=1211419010682414228&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/1211419010682414228'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/1211419010682414228'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://deladelmur.blogspot.com/2012/01/essere-di-sinistra-oggi.html' title='Essere di sinistra, oggi'/><author><name>Giuliano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06401398690125983204</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-oFwaXG-g128/Tx1TSnJfaqI/AAAAAAAAW9s/KO6P3Kj_OGU/s72-c/Bucchi+2004+sinistra.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4582123645814817715.post-2818462406530449760</id><published>2012-01-19T21:32:00.000+01:00</published><updated>2012-01-19T21:32:23.203+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='memorie'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Libri'/><title type='text'>No grazie</title><content type='html'>A casa mia le cassette della posta sono dietro il portoncino d’ingresso, all’interno: per metterci dentro qualcosa bisogna suonare e farsi aprire. Siccome nel condominio c’è sempre qualcuno che apre, se mi suonano e io rispondo “no grazie” al citofono, poi quando scendo trovo sempre la cassetta della posta strapiena di carta inutile che butto via senza neanche guardarla. Non è un gran problema, e non ne avrei parlato qui se non fosse una perfetta metafora di quello che succede in questi anni. Non sono uno di quelli che vanno dietro alle mode, di alcune novità sono entusiasta, di altre penso “bello ma non mi serve”, e su tante altre cose nuove il mio giudizio è “no grazie”. Ora, la prima risposta è purtroppo diventata quella obbligatoria, in ogni caso. La seconda risposta (“bello ma non mi serve”) è guardata malissimo, la terza risposta (“no grazie”) è praticamente impossibile. Io dico “no grazie” e mi trovo nel piatto, o nella posta, o nelle mani, queste cose che non mi piacciono e non mi interessano; e io non sono una persona difficile, mi faccio andar bene tutto, se appena posso cedo volentieri il passo. &lt;br /&gt;Rimanendo nel piccolo, per evitare discorsi troppo ampi e troppo personali, provo a sintetizzare qui sotto il mio pensiero, fermandomi soltanto a internet e alle comunicazioni.&lt;br /&gt;Negli anni ’80 avevo un Vic16, vent’anni fa comperavo il primo pc, una quindicina di anni fa mi collegavo a internet (bisognava pagare, duecentomila lire oltre alle telefonate): tutto questo perché avevo scoperto che potevo informarmi, scrivere, avere notizie che non ero mai riuscito ad avere (apprezzo moltissimo wikipedia, e prima ancora i motori di ricerca in generale).&lt;br /&gt;Dieci anni fa mi hanno coinvolto in un blog, ho pensato che si poteva fare e che avevo delle cose utili da dire, per dare il mio piccolo contributo all’accrescimento delle informazioni scritte in modo semplice (i miei post sulla chimica, per esempio). Ma, quando chiedevo: “Hai una mail a cui posso scriverti?”, tutti mi rispondevano “Ah no, io con il computer...”.&lt;br /&gt;Oggi invece sono tutti su facebook, qualcuno anche su twitter. Tutti usano l’ipad (prima, il pc portatile: che oggi è clamorosamente fuori moda), tutti hanno skype, tutti hanno questo e quello. Ma a me non serve, parlo poco, per comunicare con il mio prossimo mi bastava il telefono a gettoni: invece mi avete obbligato a comperare il telefonino, e adesso mi state obbligando a questo e a quello. Io non uso l’automobile, un pieno mi dura sei mesi: e invece mi avete obbligato ad avere superstrade e autostrade e parcheggi invece dei posti dove andavo a piedi o in bicicletta. Devo continuare? No, mi fermo qui: ho perso il conto di quante volte ho detto “no grazie” e voi siete andati avanti lo stesso, magari anche con lo schiacciasassi. &lt;br /&gt;Che altro dire? Tempi duri per il povero Bartleby...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;(...) In tale esatta posizione sedevo, quando lo chiamai, spiegando in fretta cosa desiderassi da lui, ovvero, che esaminasse con me un breve documento. Immaginate la mia sorpresa, meglio, la mia costernazione, quando, senza muoversi dal suo privato, Bartleby con voce singolarmente mite, ma ferma, replicò: "Avrei preferenza di no." Rimasi per qualche istante seduto in perfetto silenzio, cercando di riavermi dallo sbigottimento che m'aveva preso. Lì per lì m'accadde di pensare che le mie orecchie non avessero udito bene, o che Bartleby avesse del tutto frainteso ciò ch'io intendevo dire. Ripetei la mia richiesta con voce più chiara che potei, ma, con tono altrettanto chiaro, mi giunse la medesima risposta dianzi udita: "Avrei preferenza di no."&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;"Preferenza di no?" gli feci eco, alzandomi in grande eccitazione, e attraversando la stanza d'un balzo. "Come sarebbe a dire? Cosa vi prende? Voglio che m'aiutiate ad esaminar codesto foglio, prendetelo," e glielo gettai. "Avrei preferenza di no," diss'egli.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;Lo guardai impietrito. Il suo volto era smunto e composto, gli occhi grigi tranquilli e velati. Non un segno di turbamento lo animava. Vi fosse stata, nei suoi modi, la minima traccia d'inquietudine, collera, impazienza o impertinenza; in altre parole, vi fosse stato in lui alcun tratto d'ordinaria umanità, senza meno l'avrei cacciato di forza dai miei uffici. Ma, per come stavano le cose, non mi sarebbe parso altrimenti che cacciar dalla porta il mio pallido busto in gesso di Cicerone. Rimasi a scrutarlo per qualche attimo, mentre egli continuava a scrivere, indi tornai a sedermi al mio scrittoio. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;Tutto ciò è molto strano, pensavo. Qual è la miglior cosa da fare? Ma avevo fretta di sbrigare il mio lavoro. Decisi di trascurare l'accaduto, per il momento, rinviando la sua considerazione ad un momento di tranquillità. Così, chiamato Nippers dall'altra stanza, lo scritto venne rapidamente controllato. Alcuni giorni dopo, Bartleby terminò la stesura di quattro prolissi documenti, il quadruplicato d'una settimana di testimonianze raccolte in mia presenza nell'Alta Corte di Cancelleria. Divenne necessario esaminarli. Si trattava di una causa importante, ed una grande accuratezza era indispensabile. Avendo tutto predisposto, chiamai dalla stanza attigua Turkey, Nippers e Ginger Nut, intendendo metter le quattro copie in mano ai miei quattro impiegati, mentre io avrei dovuto legger l'originale. Di conseguenza, Turkey, Nippers e Ginger Nut avevano preso posto in una fila di seggiole, con in mano ciascuno il proprio documento, quando chiamai Bartleby perché s'unisse a quest'interessante gruppo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;"Bartleby! Presto, sto aspettando."&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;Udii il lento stridere della sua sedia sul nudo pavimento, e presto egli apparve sostando all'ingresso del suo eremo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;"Cosa si comanda?" disse in tono mansueto.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;"Le copie, le copie," diss'io in tutta fretta. "Dobbiamo esaminarle. Ecco..." e gli allungai il quarto dei quadruplicati.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;"Avrei preferenza di no," diss'egli, e silenziosamente sparì dietro il paravento.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;Per alcuni istanti fui trasformato in una statua di sale, in piedi alla testa della mia colonna di assisi impiegati. Riprendendomi, mi mossi verso il paravento, e gli chiesi ragione dell'inusitata condotta.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;"Perché vi rifiutate?"&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;"Avrei preferenza di no."&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;Con chiunque altro sarei andato su tutte le furie; bandita ogni altra chiacchiera, l'avrei senza scrupoli cacciato via. Ma v'era qualcosa in Bartleby che, non soltanto stranamente mi disarmava, ma puranco, in modo assai sorprendente, mi toccava e sconcertava. (...)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;&lt;em&gt;(Herman Melville, Bartleby lo scrivano, ed. Feltrinelli, traduzione di Gianni Celati)&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C’è una cosa in cui somiglio a Bartleby. No, non nell’aspetto fisico: io sono alto un metro e novanta e ho un fisico imponente (così mi dicono), e se mi facessi crescere la barba somiglierei piuttosto a Bud Spencer, o magari proprio a Herman Melville o a uno dei suoi balenieri. La cosa in cui assomiglio a Bartleby è questa: non mi piace essere obbligato a fare qualcosa, vorrei poter scegliere. E questo fa incazzare terribilmente tutti, prima o poi anche le persone meglio disposte finiscono con l’arrabbiarsi, e francamente non ho mai capito perché: Facebook non mi interessa, Twitter non mi interessa, prendere a ditate uno schermo mi fa un po' schifo, vorrei continuare ad avere un monitor bello grande e non uno piccolo e scomodo, e poi vorrei continuare a pagare in contanti e ad avere delle persone (e non delle macchine) davanti a me nei negozi e nelle banche e nelle biglietterie, mi dispiace ma non capisco: dov’è il problema?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4582123645814817715-2818462406530449760?l=deladelmur.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://deladelmur.blogspot.com/feeds/2818462406530449760/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4582123645814817715&amp;postID=2818462406530449760&amp;isPopup=true' title='11 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/2818462406530449760'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/2818462406530449760'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://deladelmur.blogspot.com/2012/01/no-grazie.html' title='No grazie'/><author><name>Giuliano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06401398690125983204</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>11</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4582123645814817715.post-746164328713204394</id><published>2012-01-16T17:54:00.001+01:00</published><updated>2012-01-16T17:54:27.655+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politica'/><title type='text'>Imprenditorialità</title><content type='html'>Nei giorni scorsi ho letto un’intervista al signor Würth, uno dei maggiori collezionisti d’arte al mondo: il suo nome sarà sicuramente familiare a molti, perché si tratta di un marchio molto noto nel campo della ferramenta. Essendo un collezionista d’arte, il signor Würth è ovviamente ricchissimo; e vale la pena di andare a vedere come ha cominciato:&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;Incontro con Reinhold Würth&amp;nbsp;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;di Antonella Barina,&amp;nbsp;il Venerdì di Repubblica&amp;nbsp;14 ottobre 2011 &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;SALISBURGO. «Il commercio è il mio mondo, la mia vita: sono per il novanta per cento un mercante. Quando ereditai l'azienda da mio padre, nel '54, aveva due dipendenti; oggi ne ha più di 65 mila. Era confinata a Künzelsau, provincia rurale nel Sud della Germania, ora è in 84 Paesi». Tra i cento uomini più ricchi del mondo, secondo la rivista Forbes, Reinhold Würth è ben consapevole di avere la mercatura nel sangue, come tutti i più danarosi tedeschi, sostenuti nel business perfino dall'etica protestante. Chiodi, viti, bulloni, punte di trapano: la maggior parte della ferramenta che ci capita per le mani ha il marchio Würth, azienda leader nel commercio all'ingrosso di tutto ciò che serve a fissare e montare gli oggetti, con un catalogo, ormai, di centomila prodotti diversi. Reinhold Würth commercia, non produce: compra e rivende ai negozianti al dettaglio. E da anni ha anche un chiodo fisso: acquistare (senza mai rivendere) opere d'arte. Finora ha raccolto più di 14 mila 500 pezzi, con un debole per l'Impressionismo e le grandi avanguardie del secolo scorso, Picasso, Magritte, Munch, Chagall, Mirò, Moore, ma anche per molte star contemporanee, da Hockney a Baselitz, da Kiefer a Kapoor. Nel 2003 ha poi comprato l'intera collezione Fürstenberg, arricchendo la propria raccolta di antichi maestri del Medioevo e del Rinascimento, tra cui spiccano numerosi Cranach. Ultimo acquisto, qualche settimana fa: la “Madonna del borgomastro Jacob Meyer”, che Hans Holbein il giovane dipinse tra il 1525 e il 1528. Costo: top secret, ma si mormora di 70 milioni di euro. Il mercante che gli ha venduto il quadro lo ha definito il prezzo più alto mai pagato in Germania per un'opera d'arte. Il capolavoro sarà in mostra da metà gennaio in una chiesa dell'XI secolo che Würth ha convertito in museo nella cittadina di Schwäbisch Hall, a pochi chilometri da quella Künzelsau in cui l'azienda ha ancora il suo quartier generale (....)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Continuando a leggere l’intervista si viene a sapere che cos’era l’impresa di partenza del padre di Würth: un negozio di ferramenta. Non c’è da stupirsi: il negozio, anche piccolo, è stato il vero punto di partenza per molti imprenditori. Lavorando in un negozio, soprattutto se il negozio è nostro, si imparano tante cose, soprattutto a tenere in ordine i conti (entrate e uscite), a gestire un magazzino, a evitare gli sprechi (se si ha un negozio di frutta e verdura la merce va a male molto velocemente), magari anche ad avere dei dipendenti. Insomma, è da qui che si può cominciare ad avere un’attività.&lt;br /&gt;Pensando al signor Würth, che oggi ha 76 anni, mi è venuto spontaneo pensare a cosa si è fatto in questi ultimi decenni in Italia. E la situazione è quasi dappertutto quella che espongo qui sotto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La rete dei negozi è praticamente scomparsa. I grandi centri commerciali, aperti in numero enorme, hanno fatto il deserto intorno a loro. Oggi, è praticamente impossibile avere un negozio, mettersi in proprio: chi lo fa rischia seriamente il fallimento, non solo dell’azienda ma anche personale. Insomma, anche ad aprire una cartoleria (negozio tranquillo, niente merce deperibile) il rischio di vedersi aprire un ipermercato a cento metri di distanza è grande, e allora c’è una sola cosa da fare, chiudere e rendere la licenza in Comune. E’ già successo a tanti, ma proprio a tanti; bisogna proprio avere i paraocchi per non accorgersene.&lt;br /&gt;Ora, i centri commerciali sono una bella cosa, divertente, c’è anche l’opportunità di risparmiare qualcosa; ma favorendo i centri commerciali si è praticamente uccisa la voglia di imprenditorialità; e questo proprio negli anni in cui si è più parlato di imprenditorialità e di piccole imprese.&lt;br /&gt;Oltretutto, fateci caso: la merce che si vende negli ipermercati e supermercati non è quasi mai italiana. Cosa vuoi che importi, alle grandi catene commerciali, se la merce che vendono è italiana o cinese o di Kyssadove? L’unica cosa che importa è che la merce renda, e dal loro punto di vista è giusto così; ma così facendo si è fatto il deserto anche nell’altra via principale per creare imprenditoria, i piccoli artigiani e le piccole imprese – magari quelle che aprivano negli anni ’50 e ‘60 gli operai e i meccanici che si mettevano in proprio, la ferramenta che ha dato inizio alle fortune di Reinhold Würth.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Storie come quella di Reinhold Würth ci sono state anche in Italia, e non poche. Ma, oggi, anno 2012, sarebbero ancora possibili? A occhio e croce direi di no, nell’anno 2012 o sei padrone o sei servo. Al di là del servo e del padrone, come ai tempi del feudalesimo, oggi non c’è quasi più niente; però c’è ancora chi continua a parlare di ripresa, e anche di imprenditorialità. Che sia Italia o che sia Padania, il risultato di vent’anni di chiacchiere sull’imprenditorialità è proprio questo: o servi, o padroni. C’è chi ne è contento, beati loro.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4582123645814817715-746164328713204394?l=deladelmur.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://deladelmur.blogspot.com/feeds/746164328713204394/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4582123645814817715&amp;postID=746164328713204394&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/746164328713204394'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/746164328713204394'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://deladelmur.blogspot.com/2012/01/imprenditorialita.html' title='Imprenditorialità'/><author><name>Giuliano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06401398690125983204</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4582123645814817715.post-2502889938759873984</id><published>2012-01-12T18:20:00.001+01:00</published><updated>2012-01-15T09:18:55.469+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='memorie'/><title type='text'>Pelliccioterapia</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-qHEuTIFqJJ8/Tw8Vt5M3nQI/AAAAAAAAW0E/UtpsVo_mKGE/s1600/watterson+pelliccioterapia.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="400" kba="true" src="http://1.bp.blogspot.com/-qHEuTIFqJJ8/Tw8Vt5M3nQI/AAAAAAAAW0E/UtpsVo_mKGE/s400/watterson+pelliccioterapia.jpg" width="327" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;Comunicazione di servizio, per chi dovesse passare di qui: a causa di un conflitto fra Blogger e il mio browser non riesco a rispondere ai vostri commenti. Spero che passi, nel frattempo mi prendo una pausa e porto qui sopra una strip di Bill Watterson che mi rimanda a un mio momento particolarmente felice, cose del maggio 1997. (Come passa il tempo...)&lt;br /&gt;(la strip viene da un numero del mensile Linus, anni '90)&lt;br /&gt;PS: aggiornamento a domenica 15 gennaio: il problema persiste, riesco a fare tutto ma non appena provo a rispondere ai vostri commenti mi si blocca tutta la finestra del browser. Che fare? L'unica cosa certa è questa:&amp;nbsp;a Blogger non si può mandare una mail e chiedere direttamente informazioni, bisogna buttare la bottiglia col messaggio nel vasto oceano dei forum di assistenza, e sperare in una risposta sensata (sì, ho già cancellato tutti i cookies, ho già fatto quello che potevo fare, è inutile insistere, avrei bisogno di una risposta sensata da uno che sa cosa fare - ma cosa lo dico a fare, tanto vale chiudere qui)&lt;br /&gt;PPS: questa vicenda mi ricorda molto da vicino il blocco di quattro giorni consecutivi del computer delle Poste...attenzione che adesso il sistema computerizzato sta per arrivare ovunque, e poi se avete problemi con il bancomat o con la pensione o con la bolletta della luce, poi vi tocca seguire queste procedure assurde.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4582123645814817715-2502889938759873984?l=deladelmur.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://deladelmur.blogspot.com/feeds/2502889938759873984/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4582123645814817715&amp;postID=2502889938759873984&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/2502889938759873984'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/2502889938759873984'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://deladelmur.blogspot.com/2012/01/pelliccioterapia.html' title='Pelliccioterapia'/><author><name>Giuliano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06401398690125983204</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-qHEuTIFqJJ8/Tw8Vt5M3nQI/AAAAAAAAW0E/UtpsVo_mKGE/s72-c/watterson+pelliccioterapia.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4582123645814817715.post-7220527544638085580</id><published>2012-01-11T09:58:00.000+01:00</published><updated>2012-01-11T09:58:00.808+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politica'/><title type='text'>Edicolanti, notai e avvocati</title><content type='html'>Le edicole stanno chiudendo tutte; molte hanno già chiuso. Magari chi ha diciott’anni non se ne rende conto, a meno che non veda un film o una fotografia e possa fare un raffronto, ma dove c’era un’edicola spesso non c’è più niente, quelle che chiudono non vengono nemmeno sostituite. Gli edicolanti che continuano a lavorare lo fanno non con i giornali, ma con i gratta e vinci, la tabaccheria, i servizi tipo lottomatica, queste cose qui. Perché il dato di fatto, innegabile, è questo: i quotidiani sono in calo di vendite, e anche settimanali e mensili se la cavano malino. Cos’è successo è facile da capire: i giovani non comperano più il giornale. Da tempo, sotto i trent’anni è difficile vedere qualcuno che compera regolarmente un quotidiano. Dei motivi si può discutere, magari lo si può fare in uno dei prossimi post, ma provate a chiedere a un edicolante; salvo rare eccezioni è così dappertutto. Oppure guardatevi intorno quando andate a comperare un giornale, sempre più spesso vi trovate in coda dietro a gente che chiede i gratta e vinci e altre lotterie più o meno istantanee.&lt;br /&gt;Scrivo questo perché quando vedo il ministro Monti, e anche tutti i mass media, nel loro empito liberalizzatore associare gli edicolanti ai notai, ai farmacisti e agli avvocati, mi viene da pensare che forse ministri e giornalisti non vivono nel nostro stesso mondo, non prendono il tram (dove comperi il biglietto se l’edicola è chiusa?), hanno un’idea fantasiosa e astratta del mondo che devono descrivere e governare. Forse non è proprio così, forse sto esagerando, ma questo mettere gli edicolanti, e i dipendenti dei negozi, nello stesso mazzo insieme a notai e farmacisti, mi sembra veramente una barzelletta.&lt;br /&gt;La mia proposta sarebbe questa: discutere separatamente di farmacie, di tassisti, di orari dei negozi, di avvocati e di notai, eccetera. Non sono la stessa cosa, non sono le stesse categorie: fino a poco tempo fa mi sarebbe sembrato stupido dirlo, adesso vedo che è diventato necessario farlo. &lt;br /&gt;Un’ottima cosa sarebbe tornare a ragionare sul luogo dove sorgono negozi e farmacie, per esempio come si faceva prima della prima ondata liberalizzatrice, quella voluta da Bersani: ci sono zone deserte, prive di negozi, altre con troppi esercizi commerciali vicini. Ma questo sarebbe andare contro la logica degli ipermercati e dei centri commerciali, e quindi sappiamo già che non si farà mai (in questo campo sono loro che comandano, le catene della grande distribuzione: ormai si sa).&lt;br /&gt;PS: ho visto in tv nell’intervista con Fazio che Mario Monti si è un po’ tirato indietro sulla parola “liberalizzazioni”: si vede che quantomeno legge i giornali e i blog e ha capito che questa parola comincia a non piacere, così come “privatizzazione”. Spero che sia un buon segnale, anche se ormai temo che sia tardi, il disastro è già stato fatto e ne pagheremo il conto nei prossimi anni.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4582123645814817715-7220527544638085580?l=deladelmur.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://deladelmur.blogspot.com/feeds/7220527544638085580/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4582123645814817715&amp;postID=7220527544638085580&amp;isPopup=true' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/7220527544638085580'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/7220527544638085580'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://deladelmur.blogspot.com/2012/01/edicolanti-notai-e-avvocati.html' title='Edicolanti, notai e avvocati'/><author><name>Giuliano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06401398690125983204</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4582123645814817715.post-5265413890898625840</id><published>2012-01-10T10:50:00.002+01:00</published><updated>2012-01-10T10:50:40.970+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politica'/><title type='text'>Equitalia e la Lega al governo</title><content type='html'>Ieri sera, facendo zapping in tv, sono finito su un canale dove il leghista Davide Boni ribadiva che la Lega Nord è all’opposizione: il soggetto era il governo Monti, in carica da meno di due mesi, e le sue decisioni recenti e future. &lt;br /&gt;Veramente, ho pensato, Davide Boni è saldamente al governo, e da quindici anni (quasi venti): presidente della giunta regionale in Lombardia, se non sbaglio. Da governante di una delle regioni più importanti d’Italia, si è sempre seduto tranquillamente al fianco di assessori come il signor Nicoli Cristiani (lo scandalo dei rifiuti versati nell’asfalto delle strade, e non solo), del signor Prosperini (patteggiamento per tangenti, indagato per traffico d’armi con le zone in guerra dell’Africa), e – per tacer del resto e non tirarla troppo in lungo - non mi ricordo una sua decisa presa di posizione sullo scandalo delle firme false per la lista Formigoni. &lt;br /&gt;Veramente, ho pensato, la Lega Nord è al governo in Piemonte (anche qui c’è uno scandalo di firme false, indagini ancora in corso). Veramente, ho pensato, la Lega Nord è saldamente al governo in Veneto (una spaventosa alluvione tra Vicenza e Padova, cose mai viste dal primo dopoguerra in qua). Veramente, ho pensato, il governo Monti fin qui ha solo ratificato decisioni già prese dal governo precedente, che era ancora in carica meno di due mesi fa e che aveva ministri leghisti importanti: Interni, Riforme, Semplificazione Legislativa. &lt;br /&gt;Ed è appunto il pensiero che abbiamo avuto un ministro leghista per le Riforme (Umberto Bossi, nientemeno) e uno per la Semplificazione Legislativa (il signor Calderoli, che fin qui aveva fatto il dentista a Bergamo) a farmi arrivare ad Equitalia. Equitalia, cioè l’Agenzia di Riscossione, è sempre esistita e non se ne è mai parlato, o quasi mai. Adesso, invece, è stata oggetto di attentati e intimidazione: cos’è mai successo? Io fino a ieri non sapevo neanche che esistesse, l’Agenzia di Riscossione: e penso che sia stato così per quasi tutti. &lt;br /&gt;Quello che è successo è questo: che è stato cambiato il nome alla Riscossione, rendendola più riconoscibile, e che – soprattutto – sono stati cambiate le norme e i regolamenti della Riscossione, rendendoli pesanti e perfino incivili, come nel caso delle ipoteche messe senza nemmeno avvisare l’interessato. Queste norme, recentissime e incivili, sono state firmate e approvate dalla Lega Nord, nei vari Consigli dei Ministri del governo Berlusconi, presenti Maroni, Bossi, Calderoli, Castelli, eccetera eccetera eccetera. Infilati in mezzo a uno degli infiniti e indecenti “decreti milleproroghe”, ci sono anche le norme recentemente approvate che hanno reso antipatica Equitalia. &lt;br /&gt;Ora, gli attentati e le bombe esplosive sono cose spaventose; oltretutto, mettono tutti noi in pericolo perché se c’è in viaggio un pacco esplosivo può esplodere ovunque, anche senza arrivare a destinazione. E dunque mi associo anch’io alle condanne degli attentati lanciate da Monti e da Bersani, però vorrei anche suggerire: le norme e i regolamenti sono stati fatti da chi sapete, dateci un’occhiata per favore.&lt;br /&gt;E un’altra cosa: il nome “Equitalia” è costato un sacco di soldi. Quando si cambia nome a una società, quando si cambia un marchio o un “logo”, si spendono un sacco di soldi. Il nome “Equitalia” è creazione della stessa agenzia che ha inventato l’ingombrante (e costosissima, per chi non lo sapesse) farfallina che faceva da logo alla RAI: sarebbe bello indagare su chi ha messo le firme sotto quei contratti, e magari nel frattempo tornare al vecchio nome, “Riscossione”, che rende tutto più chiaro e più leale. Questi cambi di nome sono tipici della mentalità dei pubblicitari: che su una confezione di lassativi ci scrivono che sono caramelle dolci, così i bambini le mandano giù senza protestare: ma sempre lassativi restano, e prima o poi anche il bambino più buono finisce per rendersene conto.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4582123645814817715-5265413890898625840?l=deladelmur.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://deladelmur.blogspot.com/feeds/5265413890898625840/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4582123645814817715&amp;postID=5265413890898625840&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/5265413890898625840'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/5265413890898625840'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://deladelmur.blogspot.com/2012/01/equitalia-e-la-lega-al-governo.html' title='Equitalia e la Lega al governo'/><author><name>Giuliano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06401398690125983204</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4582123645814817715.post-5023961446386879269</id><published>2012-01-08T09:44:00.002+01:00</published><updated>2012-01-08T09:48:31.700+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politica'/><title type='text'>La Maison Jaurès</title><content type='html'>&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;...queste immagini, della fine del secolo XIX, mostrano gente pacifica di un Paese pacifico. Eppure questa pace, considerata come un facile possesso, sta lentamente fuggendo di mano a questa gente distratta.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;Chi avverte il pericolo è trattato da pazzo: mancano ancora troppi anni al fatale 1914. Ma è proprio ora, sul finire del secolo, che l’opinione pubblica si culla in un ottimismo soddisfatto e orgoglioso, e che insensibilmente scivola su un cammino i cui passi si chiameranno nazionalismo, odio, desiderio di rivincita, spirito di guerra. Ma nessuno se ne accorge, e quando Jean Jaurès comincerà a tuonare contro un pericolo che nessuno vede, le sue parole piuttosto che profetiche sembreranno quelle di un allarmista o di un pazzo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;&lt;em&gt;(da un documentario su Jean Jaurès, di Leandro Castellani, trasmesso dalla Rai nel 1968 e replicato di recente su Rai Storia, canale 54 del digitale terrestre)&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-yWkU8giLDB0/TwlXRYSI5NI/AAAAAAAAWtc/JWRmGYasiw0/s1600/jaures.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; cssfloat: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="200" rea="true" src="http://1.bp.blogspot.com/-yWkU8giLDB0/TwlXRYSI5NI/AAAAAAAAWtc/JWRmGYasiw0/s200/jaures.jpg" width="130" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Jaurès verrà ucciso nel 1914, il giorno prima dell’entrata in guerra. Il suo assassino non ha mai letto o ascoltato niente di suo, e non lo conosceva di persona; aveva però letto, per mesi e per anni, i giornali di destra (“Le Figaro” compreso) che avevano scatenato contro Jaurès una violentissima campagna di stampa, diffamatoria. Questa campagna di stampa durava da molto tempo, più di dieci anni, cioè dall’inizio di quello che fu definito “affaire Dreyfus”. Nel 1914, Jaurès era impegnatissimo a tentare di evitare la guerra, ma fu fatto passare per traditore. Al suo assassino è bastato un solo colpo di pistola, Jaurès era una preda facile.&lt;br /&gt;Nel documentario, molto bello, ci sono molte interviste ad amici e conoscenti di Jaurès, che negli anni ’60 erano ancora in vita. Alla domanda: “Jaurès sarebbe riuscito ad evitare la guerra?” la risposta è ovviamente no, gli interessi in gioco (soprattutto quelli dei costruttori d’armi) erano ormai enormi, il nazionalismo era stato esasperato dalla stampa di destra. Ma Jaurès ci stava provando, contattando l’Internazionale Socialista e sperando nei cambiamenti portati dalle nuove elezioni; ma quei cambiamenti non vennero, la gente continuò a votare a destra, per quella destra, e fu la fine di trent’anni di pace.&lt;br /&gt;Oggi la pace in Europa dura da tempo immemorabile, dal 1945: una guerra c’è stata, in Jugoslavia, ma si è intervenuti per cercare di evitare che il conflitto si espandesse. Dato che la pace dura da quasi settant’anni, bisogna dire – anche sfumando il giudizio nelle sue necessarie variazioni – che abbiamo avuto dei buoni politici, in questi settant’anni. Ma quella generazione ormai è finita: era fatta di persone che avevano visto la guerra, e dei loro figli. Oggi rinasce il nazionalismo, rinasce il razzismo, i mercanti d’armi premono, la stampa di destra (almeno qui in Italia) è molto simile a quella dei tempi di Jaurès, e quando nascono associazioni giovanili le si intitolano non a Gandhi o a Jaurès, ma a Marinetti, alla Repubblica di Salò, a D’Annunzio... Si faccia caso ai nomi: sono tutti fautori della guerra, o dei partiti che ci portarono alla guerra. Vediamo simboli bellici ovunque, abbiamo avuto (e abbiamo ancora) ministri e assessori che a queste ideologie si rifanno più o meno apertamente, si fa apertamente esaltazione del fascismo (ideologia bellica e militarista come nessun’altra, nazismo a parte), insomma se ce la caviamo anche questa volta possiamo dire che siamo stati fortunati.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4582123645814817715-5023961446386879269?l=deladelmur.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://deladelmur.blogspot.com/feeds/5023961446386879269/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4582123645814817715&amp;postID=5023961446386879269&amp;isPopup=true' title='8 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/5023961446386879269'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/5023961446386879269'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://deladelmur.blogspot.com/2012/01/la-maison-jaures.html' title='La Maison Jaurès'/><author><name>Giuliano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06401398690125983204</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-yWkU8giLDB0/TwlXRYSI5NI/AAAAAAAAWtc/JWRmGYasiw0/s72-c/jaures.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>8</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4582123645814817715.post-478052347932934467</id><published>2012-01-02T09:56:00.003+01:00</published><updated>2012-01-02T10:04:45.304+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Incubi e profezie'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Samuel Butler'/><title type='text'>Il libro delle macchine  ( VI )</title><content type='html'>&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;Una mia amica aveva comperato un appartamento: le era piaciuto perché le finestre si aprivano su un giardino, cosa rara a Milano. Neanche il tempo di andarci ad abitare, e il giardino era stato trasformato in un parcheggio per i dipendenti di una banca. Era facile da prevedere: alle macchine un giardino non serve, servono invece strade larghe e ben asfaltate, e parcheggi. Orti e giardini servono agli umani, e non alle macchine: se in un condominio ci sono persone con due macchine e la moto grossa, si farà quel che vogliono loro; o, per meglio dire, quello che vuole la moto e quello che vogliono le automobili. Si può magari opporsi, contrastarli, ma torneranno sempre alla carica, e alla fine vinceranno loro. E’ inevitabile: e se non sono i vostri vicini a farlo, sarà il Comune, la Provincia, il Ministero degli Interni, ad espropriare o a militarizzare orti, prati, campi coltivati e giardini: come sta succedendo un po’ ovunque in questi nostri giorni. Via quindi i giardini, via il prato dove giocano i bambini, spazio a posteggi e box, ad autostrade, aeroporti e TAV: le macchine hanno la loro casa, e siamo stati noi a costruirgliela. I bambini d’ora in avanti giocheranno in casa, con nuove macchine: i videogiochi, per esempio. Ecco un’altra specie di macchina, non meccanica ma completamente elettronica. Forse le macchine stanno per manifestarsi nella loro vera e definitiva forma: come le larve parassite che mangiano il bruco o il ragno a poco a poco, così tra breve le macchine non avranno più bisogno di noi. Fantascienza? Non so, a volte leggendo Philip K. Dick, o H.G. Wells, e anche con Samuel Butler, mi sembra invece che sia la realtà. Più passa il tempo, e più mi sembra che questi autori (e altri) abbiano anticipato la realtà che stiamo vivendo oggi, anno 2012 e seguenti.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;Samuel Butler, da “Erewhon“&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;E’ indubbio che, se una macchina è capace di riprodurne sistematicamente un'altra, si può dire che essa possiede un sistema riproduttivo. Che cos'è infatti un sistema riproduttivo, se non un sistema per la riproduzione? E quante sono le macchine che non vengono riprodotte sistematicamente da altre macchine? Ma, direte, è l'uomo che le fa riprodurre. Lo ammetto; ma non sono forse gli insetti che permettono a molte piante di riprodursi, e intere famiglie di vegetali non sarebbero forse destinate a sparire se agenti interamente estranei ad esse non le fertilizzassero? Chi può affermare che il trifoglio dei prati non possiede sistema riproduttivo solo perché per riprodursi deve avere come paraninfi l’ape e il bombo (e solo l’ape e il bombo)? Nessuno. L’ape e il bombo fanno parte del sistema riproduttivo del trifoglio. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;Tutti noi deriviamo da animaletti microscopici, la cui identità era interamente distinta dalla nostra, e che agivano secondo le leggi della loro specie, senza curarsi affatto della nostra opinione in proposito. Quelle piccole creature fanno parte del nostro sistema riproduttivo; perché allora noi non potremmo far parte del sistema riproduttivo delle macchine?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;Ma le macchine che producono macchine non producono macchine della loro stessa specie. Un ditale è fatto da una macchina, ma non è, né sarà mai, fatto da un ditale. Anche qui, se interroghiamo la natura, troveremo innumerevoli analogie, e ci accorgeremo che un sistema riproduttivo può funzionare perfettamente senza che la cosa riprodotta sia della stessa specie di quella che la produce. Le creature che riproducono la loro stessa specie sono molto rare; esse riproducono sempre qualcosa che ha il potere latente di assumere la forma di chi le ha generate. Così la farfalla depone un uovo, il quale uovo diverrà bruco, il quale bruco diverrà crisalide, la quale crisalide diverrà farfalla. E benché per ora, non ho difficoltà ad ammetterlo, non si possa dire che le macchine posseggano qualcosa di più del semplice germe di un autentico sistema riproduttivo, non abbiamo forse appena visto che solo di recente esse hanno acquistato i rudimenti di una bocca o di uno stomaco? Perché non potrebbero progredire nel campo della riproduzione vera e propria come hanno progredito ultimamente in quello della nutrizione? Può darsi che, una volta sviluppatosi, il sistema rimanga in molti casi un sistema di riproduzione indiretta. Solo alcuni tipi di macchine, forse, potranno essere fecondi, mentre gli altri avranno funzioni di meccanico, proprio come la maggioranza delle formiche edelle api non partecipa alla continuazione della specie, ma si limita a procurare e a immagazzinare il cibo, senza occuparsi della riproduzione. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;Non si può pretendere che il parallelismo sia perfetto o quasi perfetto; certo non adesso, e probabilmente mai. Ma non vediamo già analogie sufficienti a destare in noi serie preoccupazioni per il futuro, e a farci ritenere doveroso l'arrestare il male finchè siamo in tempo? &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;Le macchine possono, entro certi limiti, produrre macchine di qualsiasi tipo, per quanto diverse da esse. Ogni specie di macchina avrà probabilmente i suoi riproduttori meccanici speciali, e quelle più complesse dovranno la loro esistenza a molti genitori invece che a un solo padre e a una sola madre.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;Ci inganniamo quando consideriamo come una cosa unica ogni macchina complicata; in realtà è piuttosto come una città, o addirittura una società, dove ciascun membro viene generato secondo la sua specie. Noi vediamo la macchina come un tutto, e le diamo un nome e un'individualità; pensiamo alle membra del nostro corpo, che tutte insieme formano un individuo nato da un unico centro di azione riproduttiva, e ne deduciamo che non può esistere azione riproduttiva che non scaturisca da un centro unico. Ma questa conclusione non è scientifica: il fatto che una macchina a vapore non sia mai stata prodotta interamente da un'altra macchina a vapore, o da altre due, non ci autorizza affatto a dire che le macchine a vapore non posseggono sistema riproduttivo. In realtà, ogni parte della macchina a vapore viene prodotta dai suoi genitori particolari, che hanno la funzione di creare quella parte specifica, e quella sola, mentre la combinazione delle parti in un tutto unico forma un altro settore del sistema riproduttivo meccanico, oggi incredibilmente complesso e difficile da abbracciare nella sua interezza. Complesso per ora, ma quanto più semplice e più comprensibile nella sua organizzazione può diventare in altri centomila anni ! O anche solo in ventimila ! Perché l'uomo di oggi, credendo di fare il proprio tornaconto, spende un'incalcolabile quantità di lavoro, di tempo e di intelligenza per perfezionare sempre più la creazione delle macchine. E’ gia riuscito a fare cose che sembravano irrealizzabili, e apparentemente non vi sono limiti ai risultati che si possono ottenere con tanti e tanti miglioramenti, purché tali miglioramenti vengano trasmessi di generazione in generazione e le macchine si modifichino di conseguenza. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;Non bisogna mai dimenticare che il corpo umano ha raggiunto la sua forma attuale grazie alle infinite modificazioni verificatesi in molti milioni di anni; eppure il suo organismo non si è mai perfezionato ed evoluto con la millesima parte della rapidità con cui si stanno perfezionando ed evolvendo le macchine. È questo il punto più preoccupante della situazione e mi si deve perdonare se ci batto e ci ribatto tanto spesso».&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;&lt;em&gt;(Samuel Butler, da “Erewhon“, ed. Adelphi, trad. Lucia Drudi Demby, pag.172 e seguenti)&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;(nota: ho dovuto correggere un errore di traduzione, nel testo pubblicato da Adelphi si legge che il calabrone partecipa all’impollinazione; si tratta invece del bombo, una grossa ape pelosa molto comune. Il calabrone è una grossa vespa, e non un’ape: si nutre di frutta e di altri insetti, e non del nettare dei fiori)&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4582123645814817715-478052347932934467?l=deladelmur.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://deladelmur.blogspot.com/feeds/478052347932934467/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4582123645814817715&amp;postID=478052347932934467&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/478052347932934467'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/478052347932934467'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://deladelmur.blogspot.com/2012/01/il-libro-delle-macchine-vi.html' title='Il libro delle macchine  ( VI )'/><author><name>Giuliano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06401398690125983204</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4582123645814817715.post-4210858987370001696</id><published>2012-01-01T09:43:00.001+01:00</published><updated>2012-01-01T09:44:55.315+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Samuel Butler'/><title type='text'>Il libro delle macchine  ( V )</title><content type='html'>&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;Il ragionamento di Butler continua, e comincia a diventare un po’ impressionante: e devo dire che mi impressiona ancora, anche dopo tutta la letteratura e i film sui cyborg, e dintorni. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;Samuel Butler, da “Erewhon“&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;Indubbiamente, determinate funzioni della macchina a vapore resteranno immutate per miriadi di anni: forse sopravviveranno persino quando l'uso del vapore sarà superato. Il pistone, il cilindro, la ruota motrice, il bilanciere e altre parti della macchina probabilmente ci saranno sempre, proprio come certi modi di mangiare, di bere e di dormire, che l'uomo ha ancora in comune con molti animali inferiori. Ci sono animali che hanno un cuore che batte come il nostro, e vene e arterie e occhi e orecchie e naso; che sospirano nel sonno e piangono e sbadigliano, come noi; che amano i loro figli; che provano piacere e dolore, speranza, paura, ira, vergogna; che hanno memoria e prescienza; che sanno che se accadono certe cose, moriranno; che temono la morte quanto noi; che si comunicano i loro pensieri e in certi casi sanno agire in accordo tra di loro. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;La serie delle somiglianze è infinita: vi ho accennato solo perché si potrebbe obiettare che, siccome difficilmente la macchina a vapore verrà migliorata nei suoi elementi principali, ormai, con tutta probabilità, non si modificherà gran che. Questo è troppo bello per essere vero. Si modificherà e si adatterà a un'infinita varietà di scopi, proprio come l'uomo si è modificato fino a conquistare capacità negate ai bruti. Per ora il fuochista è, per la sua macchina, più o meno quello che è il cuoco per noi. Pensate agli uomini che lavorano nelle miniere e nei pozzi di carbone, pensate ai mercanti che vendono il carbone e ai treni che lo trasportano, ai macchinisti, alle navi da carico: che esercito di servitori impiegano le macchine! Non ci sono forse più uomini impegnati a curare le macchine che a curare i propri simili? Le macchine non mangiano forse perché servite dall'uomo? Non stiamo noi stessi creandogli esseri che devono prendere il nostro posto nel dominio della terra? Non stiamo perfezionando giorno per giorno la bellezza e la precisione del loro organismo, accrescendo quotidianamente la loro potenza e fornendo loro anche quella capacità di autoregolamento e di autonomia che varrà più di qualsiasi intelligenza?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;Non è una novità che la macchina si nutra ! L'aratro, la vanga e il carro si nutrono attraverso lo stomaco dell'uomo; il combustibile che li mette ìn moto deve bruciare nella fornace di un uomo o di un cavallo. Per poter scavare, l'uomo deve consumare pane e carne; il pane e la carne sono il combustibile che fa funzionare la vanga. Se un aratro è tirato da un cavallo, la sua forza motrice è rappresentata dall'erba, dalle fave o dall'avena, che bruciano nel ventre dell'animale, dandogli la forza per lavorare; senza di esse il lavoro cesserebbe proprio come una macchina a vapore si fermerebbe se il fornello che l'alimenta si spegnesse. Uno scienziato ha dimostrato che "nessun animale ha il potere di produrre energia meccanica, ma tutto il lavoro da lui fatto finché era vivo, tutto il calore emesso dal suo corpo, nonché il calore che si otterrebbe bruciando le materie combustibili che il suo corpo ha perduto durante la sua intera esistenza, sommati insieme, rappresentano l'esatto equivalente del calore che si otterrebbe bruciando tutto il cibo da lui mangiato durante la sua vita, più una quantità di combustibile capace di sviluppare lo stesso calore sviluppato dal suo corpo che venisse bruciato immediatamente dopo la morte". Non so come abbia scoperto tutto ciò, ma è un uomo di scienza. Come si può allora negare la vitalità futura delle macchine basandosi sul fatto che attualmente, cioè nel loro stadio infantile, sono sottoposte a esseri di per sé incapaci di originare energia meccanica?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;Ciò che preoccupa di più, tuttavia, è il constatare che, mentre un tempo gli animali erano il solo stomaco di cui le macchine potevano disporre, oggi ve ne sono molte con uno stomaco loro proprio, e che consumano il loro cibo da sole. Ciò rappresenta un grosso passo avanti nell'evoluzione che le renderà, se non animate, almeno talmente affini agli esseri animati da non essere molto più diverse da noi di quanto gli animali siano diversi dai vegetali. E ciò, benché l'uomo sia destinato a rimanere, sotto certi aspetti, un essere superiore, non è forse in accordo con i comuni artifizi della natura, che lascia alcune forme di superiorità ad animali nel complesso superati da tempo? Non ha permesso alla formica e all'ape di restare superiori all'uomo per l'organizzazione della loro comunità e dei loro sistemi sociali? O all'uccello per il volo? O al pesce per il nuoto? O al cavallo per la forza e la velocità? O al cane per 1'abnegazione?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;Alcune persone con le quali ho avuto occasione di parlare di questo argomento sostengono che le macchine non potranno mai avere un'esistenza animata o quasi animata, in quanto non posseggono sistema riproduttivo e probabilmente non lo possiederanno mai. Se con ciò si vuol dire che non possono sposarsi, e che non ci sarà mai dato di vedere una fertile unione tra due locomotive, con i piccoli che giocano davanti alla porta del deposito (anche se la cosa ci piacerebbe tanto) lo ammetto senz'altro. Ma è un'obiezione molto superficiale. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;Nessuno pensa che tutti i caratteri degli organismi attualmente esistenti possano esattamente ripetersi in una forma di vita del tutto nuova. Il sistema riproduttivo degli animali è molto diverso da quello delle piante, ma è pur sempre un sistema riproduttivo. Perché la natura dovrebbe avere esaurito le forme di questo sistema?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;&lt;em&gt;(Samuel Butler, da “Erewhon“, ed. Adelphi, trad. Lucia Drudi Demby, pag.172 e seguenti)&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;(continua)&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4582123645814817715-4210858987370001696?l=deladelmur.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://deladelmur.blogspot.com/feeds/4210858987370001696/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4582123645814817715&amp;postID=4210858987370001696&amp;isPopup=true' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/4210858987370001696'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/4210858987370001696'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://deladelmur.blogspot.com/2012/01/il-libro-delle-macchine-v.html' title='Il libro delle macchine  ( V )'/><author><name>Giuliano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06401398690125983204</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4582123645814817715.post-1602802451549726942</id><published>2011-12-28T14:09:00.000+01:00</published><updated>2011-12-28T14:09:51.934+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Samuel Butler'/><title type='text'>Il libro delle macchine  ( IV )</title><content type='html'>&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;Nel capitolo successivo, il secondo dedicato al "Libro delle Macchine" trovato a Erewhon, Samuel Butler comincia a diventare un po’ apocalittico: d’altronde, il genere del suo romanzo è questo, lo stesso del “Gulliver” di Swift. Ho tagliato qualche pagina, il ragionamento comunque funziona, e visto da oggi fa anche un po’ impressione. Molta più impressione che nel 1872, quando “Erewhon” fu pubblicato per la prima volta: perché nel frattempo le macchine si sono davvero evolute, e non di poco.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;Samuel Butler, da “Erewhon“:&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;(...) A questo punto l'autore ridiventava così disperatamente oscuro che fui costretto a tralasciare parecchie pagine. Poi riprendeva: &lt;/span&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;«Si può rispondere che, anche se le macchine riuscissero a sentire perfettamente e a parlare col massimo buon senso, il loro udito e la loro favella sarebbero al nostro servizio, e non al loro; che l'uomo sarà sempre la mente direttiva, e la macchina la sua serva; che appena la macchina non rende più il servizio che l'uomo si aspetta da essa, è destinata a morire; che la macchina si trova, rispetto all'uomo, nella stessa posizione degli animali inferiori, perché persino la locomotiva altro non è se non una specie di cavallo più economico; cosicché, lungi dall’essere destinate a raggiungere, nella loro evoluzione, una forma di vita superiore a quella umana, le macchine devono la loro stessa esistenza e il loro progresso unicamente alla capacità che hanno di soddisfare i bisogni dell'uomo, e di conseguenza sono e saranno sempre inferiori a lui.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;Tutto ciò non farebbe una grinza: ma in realtà, pian piano, attraverso impercettibili mutamenti, il servo finisce per diventare padrone; e già siamo arrivati al punto in cui l'uomo, se fosse costretto a fare a meno della macchina, soffrirebbe terribilmente. Se tutte le macchine venissero distrutte nello stesso istante, e all'uomo non restasse né un coltello, né una leva, né uno straccio di vestito, nulla di nulla, tranne il corpo nudo e crudo con cui è venuto al mondo; se ogni nozione delle leggi meccaniche gli venisse tolta, ed egli non fosse più capace di fabbricare macchine; se tutto il cibo prodotto dalle macchine venisse distrutto, e la razza umana. si trovasse spoglliata di ogni cosa come su un'isola deserta, nel giro di sei settimane scompariremmo dalla faccia della terra. Pochi infelici, forse, sopravviverebbero, ma anch'essi, in un paio d'anni, diventerebbero peggio di scimmie. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;L'anima stessa dell'uomo è dovuta alla macchina, è un prodotto della macchina; perché l'uomo pensa come pensa, prova le sensazioni che prova per l'influsso e l'azione delle macchine su di lui, e la loro esistenza è la condizione sine qua non della sua, come la sua della loro. Questo ci impedisce di chiedere la distruzione totale delle macchine, ma allo stesso tempo ci dimostra che è necessario distruggere tutte quelle che non ci sono indispensabili, per non diventare ancora più schiavi della loro tirannia.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;Da un punto di vista bassamente materialistico si direbbe che abbia vita più prospera chi adopera le macchine quando gli fa comodo e gli conviene. Ma è proprio questa l'astuzia delle macchine: servono per poter comandare. Se l'uomo distrugge per intero una loro razza, non gli serbano alcun rancore, purché ne crei un'altra più perfetta; e anzi lo ricompensano generosamente per aver così accelerato il loro sviluppo. E’ quando le trascura che egli si espone alla loro collera, o quando non fa sforzi sufficienti per inventarne di nuove, o quando le distrugge senza sostituirle con altre. Eppure è proprio questo che dobbiamo fare, e al più presto; perché anche se la nostra ribellione contro il loro potere nascente provocherà infinite sofferenze, dove andremo a finire se aspetteremo ancora a ribellarci?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;Esse hanno approfittato dell'ignobile preferenza dell'uomo per i suoi interessi materiali di fronte a quelli spirituali, e lo hanno vilmente indotto a prestar loro quell'elemento di lotta e di competizione senza cui nessuna specie può progredire.&amp;nbsp; &lt;/span&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;Gli animali inferiori progrediscono perché lottano fra di loro: il più debole soccombe, mentre il più forte si riproduce e trasmette la propria forza. Le macchine, incapaci di lottare esse stesse, hanno spinto l'uomo a lottare in loro vece: finché egli compie il proprio dovere regolarmente, tutto va bene per lui (almeno così crede) ; ma appena cessa di combattere per favorire il progresso delle macchine, incoraggiando le buone e distruggendo le cattive, egli resta indietro nella corsa per il potere; e ciò significa che si troverà a soffrire mille disagi e forse perirà. Quindi, già adesso le macchine servono l'uomo solo a patto di essere servite, e pongono loro stesse le condizioni di questo mutuo accordo. Non appena l'uomo viene meno ai patti esse insorgono e si autodistruggono, distruggendo contemporaneamente tutto quello che possono, oppure si imbizzarriscono e si rifiutano di lavorare. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;Quanti uomini vivono oggi in stato di schiavitù rispetto alle macchine? Quanti trascorrono l'intera vita, dalla culla alla tomba, a curare giorno e notte le macchine? Pensate al numero sempre crescente di uomini che esse hanno reso schiavi, o che si dedicano anima e corpo al progresso del regno meccanico: non è evidente che le macchine stanno prendendo il sopravvento su di noi?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;La macchina a vapore assorbe il cibo e lo consuma col fuoco, esattamente come l'uomo. Alimenta la combustione con l'aria, esattamente come l'uomo. Ha un polso e una circolazione, come 1'uomo. Per ora, lo ammetto, il corpo dell'uomo è ancora il più versatile, ma è anche più antico. Date alla macchina a vapore solo metà del tempo di cui l'uomo ha potuto disporre, fate che essa approfitti ancora del nostro cieco amore per lei, e a quali vette non giungerà fra breve?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;(&lt;em&gt;Samuel Butler, da “Erewhon“, ed. Adelphi, trad. Lucia Drudi Demby, pag.172 e seguenti)&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;(continua)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4582123645814817715-1602802451549726942?l=deladelmur.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://deladelmur.blogspot.com/feeds/1602802451549726942/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4582123645814817715&amp;postID=1602802451549726942&amp;isPopup=true' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/1602802451549726942'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/1602802451549726942'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://deladelmur.blogspot.com/2011/12/il-libro-delle-macchine-iv.html' title='Il libro delle macchine  ( IV )'/><author><name>Giuliano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06401398690125983204</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4582123645814817715.post-9127308741715521034</id><published>2011-12-26T21:24:00.000+01:00</published><updated>2011-12-26T21:24:46.022+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='luoghi comuni'/><title type='text'>La crisi dell'euro</title><content type='html'>E la Turchia, la facciamo poi entrare in Europa? Verrebbe quasi da ridere, se la situazione non fosse così grave: sono passati due anni, forse meno, da quando se ne parlava ogni giorno, da quando Borghezio e la Lega facevano le barricate contro gli islamici – possibile che non se ne ricordi più nessuno? L’euro era la moneta di riferimento, nuovi Paesi lasciavano la loro moneta per l’euro, gli arabi dell’OPEC cominciavano a dire che bisognava misurare il prezzo del petrolio in euro invece che in dollari. D’improvviso, o quasi, tutto questo non conta più niente. Come è possibile? &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qui c’è qualcosa che non mi torna e che non capisco, e se non capisco la colpa è sicuramente mia che non ho studiato abbastanza e di economia ne capisco poco o niente; però ho ascoltato tutte le spiegazioni, ho letto quello che ho potuto leggere, compresi i discorsi (molto tecnici) sul fatto che sono le banche a stampare la moneta e non gli Stati, come si faceva fino agli anni ’60, e che quindi gli Stati non sono i veri padroni della loro moneta, eccetera. Tutto giusto, adesso ne so qualcosa in più, mi sento anche di concordare, eppure.&lt;br /&gt;Di tutte le considerazioni che ho ascoltato, e anche mettendo in conto le autentiche grida di panico sulla situazione in Europa (le mie comprese, molto sommesse ma anch’io ho una gran paura di quel che potrebbe succedere ai miei quattro soldi messi in banca, e anche di tutto il resto), mi sono segnato due o tre cose che ho ascoltato in mezzo a questa confusione di grida e di pareri, e sulle quali mi piacerebbe ragionare. Per esempio:&lt;br /&gt;1) in Europa non c’è più al governo nessuno dei politici che contribuirono a fondare la moneta unica. Per dirla tutta: fino agli anni ’90 l’Europa era in gran parte socialdemocratica, oggi l’Europa è tutta di destra. Per dirla ancora più chiaramente: questa destra è fatta quasi tutta di “euroscettici”, quelli che nell’euro non ci credevano fin dal principio. Al loro fianco, nazionalisti e regionalisti, come la nostra Lega Nord, o come Le Pen in Francia. La domanda è dunque questa: come potrà mai reggersi l’euro, se è in mano a persone che non ci credono?&lt;br /&gt;2) in Europa stanno rinascendo localismi e nazionalismi, per tacere del razzismo. Le generazioni di politici precedenti avevano lottato per abbattere le frontiere, i politici di oggi lottano per tirar su confini anche dove non ci sono mai stati, e per creare Stati sempre più piccoli. In queste condizioni, con questi politici, mi sembra naturale che la moneta unica (l’euro) incontri qualche difficoltà.&lt;br /&gt;3) di tutti i commenti che ho sentito, quello che più mi ha colpito è stato questo: “davvero pensavate che gli Usa sarebbero stati fermi e passivi nel veder minacciata la supremazia mondiale del dollaro?”. Non è che lo abbiano detto in molti, e se lo hanno detto sono stati relegati in un angolino, ma la domanda mi sembra più che legittima, e anche un tantino inquietante. Tra le altre cose, spiegherebbe bene come mai fino a poco tempo fa noi tutti ignoravamo l’esistenza delle agenzie di rating, e oggi invece sembra che non si possa nemmeno respirare senza la loro approvazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E via dicendo: il discorso è lungo e complesso, non sarò certo io a trovare la soluzione, si parla così per passare il tempo; ma un’altra considerazione terribile è questa: in altri tempi, metà delle cose che sono successe in questi ultimi due anni, comprese le rivolte arabe, avrebbero condotto alla guerra. &lt;br /&gt;Tocchiamo ferro e facciamo gli scongiuri, ma per intanto aggiungo ancora qualche considerazione: queste cose erano in gran parte prevedibili, a partire dai problemi derivanti dai bilanci in rosso di molti Stati: come mai non si è fatto niente? Non so bene cosa sia successo in Germania, in Francia, in Lussemburgo o nel Montenegro, ma qui da noi basta avere un po’ di memoria per ricordarsi di cosa si è parlato. Taccio per brevità e per estenuamento sulle mille leggi “ad personam” e sui mille condoni fiscali ed edilizi, ma si è per esempio perso molto tempo a parlare dei terroni degli zingari e degli extracomunitari (che sono magari un problema ma non certo il problema più grosso), e della secessione, e anche del federalismo fiscale che fatto in questo modo è un ottimo metodo per affossare l’economia e che invece è stato presentato come il Messia che avrebbe risolto ogni problema (la primissima cosa da fare, con il federalismo fiscale, era responsabilizzare i sindaci e gli assessori: se mandano in fallimento il loro Comune, che vadano in galera). E poi, con il governo Monti sono usciti i dati su cosa si è speso negli ultimi anni, con i soldi pubblici: maggiori beneficiati ne sono stati la TAV, il Ponte sullo Stretto, le autostrade, le spese militari. Per queste cose si è continuato e si continua a spendere; si è invece tagliato su pensioni, scuola, sanità, treni locali e trasporti pubblici, navigazione verso le isole, difesa dell’ambiente (frane e alluvioni), eccetera. Insomma, si sono spesi soldi nei giocattoli e non nelle cose che servivano veramente al Paese: anche con questo si spiega la crisi, quella dell’euro e quella di noi tutti.&lt;br /&gt;E soprattutto c’è una cosa di cui non sentirete mai parlare: dopo la “morte del comunismo” nel 1989, adesso siamo alla morte del liberismo reaganiano e thatcheriano. Vi ricordate? “Il comunismo ha portato povertà e crisi economica nei Paesi dove ha governato”. Invece noi siamo stati furbi, abbiamo votato a destra...&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4582123645814817715-9127308741715521034?l=deladelmur.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://deladelmur.blogspot.com/feeds/9127308741715521034/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4582123645814817715&amp;postID=9127308741715521034&amp;isPopup=true' title='6 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/9127308741715521034'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/9127308741715521034'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://deladelmur.blogspot.com/2011/12/la-crisi-delleuro.html' title='La crisi dell&apos;euro'/><author><name>Giuliano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06401398690125983204</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>6</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4582123645814817715.post-4374945454040801870</id><published>2011-12-25T21:10:00.001+01:00</published><updated>2011-12-25T21:12:57.221+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='memorie'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Libri'/><title type='text'>Giorgio Bocca</title><content type='html'>&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;Uno dei primi giornalisti che ho imparato a riconoscere e che ho sempre seguito è stato Giorgio Bocca. Il che significa che lo leggo da una vita, cioè da quando mio fratello comperava "Il Giorno" (fine anni '60) e anch'io gli davo un'occhiata. Giorgio Bocca e Walter Tobagi sono stati i primi giornalisti che mi hanno fatto capire qualcosa, su come funzionava il mondo; Tobagi me lo hanno tolto subito (gli ha sparato un figlio di papà che giocava alla rivoluzione, negli anni '70), Bocca invece è rimasto con noi fino a ieri, meno di un mese fa scriveva ancora, e lo leggevamo in tanti: lucidissimo, anche a 91 anni. Non sempre ero d'accordo, non sempre mi convinceva, era diversissimo da me, ogni tanto mi ci arrabbiavo, ma dopo aver letto i suoi articoli avevo sempre qualche informazione in più. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;Metto qui qualche estratto dai suoi articoli, preso a caso: ne ho conservati molti, sono tutti da rileggere, spesso sono sorprendenti, altre volte sorprende il fatto che Bocca sia stato criticato: perché raccontava quello che era sotto gli occhi di tutti.&lt;/span&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;Dietro a Letizia Moratti la città dei danée&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;MILANO, LA CITTÀ FEROCE&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;di Giorgio Bocca, Repubblica 13 maggio 2011 &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;La "moderata" Letizia Moratti che affonda i denti su Pisapia affilati dalla lama di una falsa accusa mi ha fatto riflettere sulla Milano della mia vita, i suoi cambiamenti, il suo diventarmi straniera. Chi arriva a Milano da Torino, insomma da Ovest, vede alla sua sinistra due torri color cioccolato, una dritta al cielo e una storta come quella di Pisa. Perché? &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;L'unica ragione di chi le ha costruite è che la gente si chieda il perché, dato che anche in quella pendente i piani abitativi sono orizzontali. Poi chi entra in città per uno stradone a curve larghe va per il paese delle meraviglie balorde: edifici colossali a triangolo, a rombo, tanto per stupire, e ci si chiede perché nell'era moderna migliaia di persone vi si debbano rinchiudere nelle ore di lavoro. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;Per cominciare Milano è questa, una città come le altre città moderne dove fra le case e chi ci abita e lavora non c'è più un rapporto logico, naturale, di bisogni e di utilità, ma una pretesa ridicola di apparire creativi, originali, ultramoderni. Insomma il rovesciamento della logica millenaria per cui una casa serviva per abitarci e per lavorarci. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;Procedendo verso il centro si presenta un'altra domanda senza risposta: perché gli uomini moderni metropolitani devono stare tutti insaccati in una megalopoli e non nell'ampiezza naturale del territorio, tanto più adesso che con i mezzi di telecomunicazione ognuno potrebbe lavorare a casa sua? Questa è una domanda che un provinciale come me, nato e vissuto fino ai vent'anni in una città alpina fra due fiumi dove non c'era una giornata di nebbia, dove, lo diceva Dino Buzzati, ogni mattina dalla mia finestra apparivano le montagne bianche di neve, si pone. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;Ma perché allora noi milanesi dobbiamo vivere qua, lungo il fetido Lambro e sotto la sua fetida politica? Perché siamo qui per partecipare a un "tavolo", per fare la trattativa fra le varie corporazioni produttive e burocratiche. Perché è stata creata quest'immagine del tavolo? Cosa è, una metafora? &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;No, in tutte le direzioni aziendali e manifatturiere, amministrative e politiche c'è veramente un tavolo nel salone delle riunioni, tavoli ovali lunghi decine di metri con tutte le sedie attorno. È chiaro che queste riunioni hanno un puro significato simbolico, sono fatte per far credere che la scelta era corale, democratica, mentre tutti sanno che a decidere sono solo i pochi che contano veramente. Il culto del tavolo di cui si parla di continuo significa che la Milano di oggi è soprattutto una società urbana condiscendente e concorde. La dirigono, come in un'aristocrazia, le famiglie ricche, i gruppi finanziari potenti non sono legati solo da parentele e da interessi economici, ma anche da legami sportivi, i Moratti dall'Inter e i Berlusconi dal Milan, legami che non sono soltanto affettivi ma anche politici. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;I"dané" nella Milano di oggi contano come in quella di ieri, di sempre, la Moratti sindaco spende per la campagna elettorale quanto tutti gli altri candidati messi insieme, e il Moratti presidente dell'Inter ha speso in questi anni per la squadra milioni di euro, che ai gonzi sembrano spese folli da ricco ambizioso in cerca di popolarità, e invece sono strumenti di consenso politico più convenienti di qualsiasi campagna pubblicitaria.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;Ma che cos'è in questa vigilia elettorale questa Milano? Una metropoli feroce del capitalismo avanzato in cui sotto varie forme comandano i ricchi che hanno il favore e la fedeltà della maggioranza benestante o soddisfatta del suo stato, diciamo il sessanta percento degli abitanti. Gli altri quaranta, che in teoria dovrebbero stare all'opposizione, sono rassegnati a essere cittadini di serie B, per non parlare dei poveri che sono come la pula del grano che vola a ogni soffio di vento; un po' ridicolo che questa società autoritaria dei pochi ricchi e potenti abbia la fedeltà sicura dei benestanti e dei comunque soddisfatti. Ma così è e i signori di Milano non hanno il carisma dei principi e dei sovrani ma sono sopra ogni critica, possono governare la città senza essere criticati da un elettorato che rappresenta la nuova classe unica della borghesia allargata che bada ai suoi interessi, provvede alle opere indispensabili. E che i poveracci vadano a togliere il disturbo dove vogliono, possibilmente isolati.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;Milano è l'immagine perfetta di una società che si crede democratica perché rispettosa di alcuni princìpi, sia chiaro importantissimi, ma non al punto di poter condizionare o sostituire il potere del denaro. Il governo dei ricchi e dei potenti nella società democratica occidentale è, sia ben chiaro, una conquista. Ma il decadimento civile del paese, a cominciare da quello della lingua ridotta a una serie di luoghi comuni, di etichette mandate a memoria, questo è un prezzo durissimo che stiamo pagando alla generale mancanza di indignazione, di protesta a ogni violazione pretesa dal dominio economico e pubblicitario. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;Salvo poche eccezioni non c'è più un politico, un amministratore pubblico, un operatore economico che sappia parlare una lingua, non diciamo corretta, ma decente. Si preferiscono sfilze di luoghi comuni appiccicati alla memoria. Nei livelli inferiori della cronaca e in una gran parte delle cronache sportive si parla come selvaggi da poco arrivati al mondo civile, immagini stereotipe, aggettivi esagerati, congiuntivi omessi. Siamo arrivati al rimpianto dei dialetti come unica fonte di lingua creativa, del loro vigore e chiarezza descrittiva, si preferisce l'obbedienza alle pressioni e ai controlli degli interessi economici. Sarà effetto della vecchiaia, della memoria lunga, ma mi sorprendo spesso a pensare e a parlare in piemontese, a chiamare le cose con un nome, con il loro nome nativo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-sfdHPlN_nRU/TveCBOLiGaI/AAAAAAAAWoE/Ha9M-HwwEIA/s1600/Bocca+skiatore.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="204" rea="true" src="http://3.bp.blogspot.com/-sfdHPlN_nRU/TveCBOLiGaI/AAAAAAAAWoE/Ha9M-HwwEIA/s320/Bocca+skiatore.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;Chi ha paura del cardinal Bagnasco&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;di Giorgio Bocca, L’espresso 31 maggio 2007 &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;Che ne pensa del Family day ? Un certo fastidio per il nome in inglese, da provinciali dell'impero anglosassone, da mercato globale per vendere di più che con "il giorno della famiglia". Poi lo strumentalismo politico cui non poteva mancare Silvio Berlusconi con il suo teorema imbecille: «Il Family day è di destra, solo i dementi sono di sinistra». E poi il trionfalismo, la retorica sulla famiglia bene supremo della società. Non sempre per fortuna. La famiglia per la continuazione della specie, per la formazione e l'esistenza della nazione, d'accordo, ma anche la famiglia come freno della perenne rivoluzione sociale, come ostacolo alla conoscenza. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;Chi ha raccolto le sfide della vita sa che nei momenti decisivi ha dovuto disattendere o disobbedire ai legami della famiglia. La sera che me ne andai da casa per raggiungere la guerra partigiana dissi ai miei: «Sappiate che se vi arrestano o vi perseguitano io non scenderò dalla montagna per costituirmi». &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;Le famiglie hanno giocato un ruolo ambiguo durante il terrorismo più vicino ai legami del sangue che alla legalità. Le lodi alla famiglia cattolica, in parte condivisibili, sono parse fastidiose e acritiche nella loro ignoranza delle famiglie non cattoliche e nel silenzio sui freni e sui limiti che le famiglie hanno posto agli individui ardimentosi e generosi, rosi, anche se cattolici o santi che allargavano le umane conoscenze. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;Di fronte alla manifestazione di piazza, e alle cervellotiche definizioni politiche su chi è un familista di destra o di sinistra, ci è parso di cogliere nella società italiana una diffusa diffidenza verso la democrazia intesa come convivenza e tolleranza fra i diversi. Per i cattolici ogni affermazione di &lt;/span&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;laicismo è vista come una ostilità al mondo cattolico. Ogni riconoscimento di un diritto civile agli omosessuali come l'avvento del regno di Satana e, all'opposto, ogni difesa dei cattolici in materia religiosa come un ritorno alla caccia alle streghe o come una crociata sanfedista.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;Chi vedeva nel cardinale Camillo Ruini un asfissiante difensore di privilegi clericali aveva le sue buone ragioni, ma quelli che promettono morte al cardinal Bagnasco perché fa le sue prediche sono afflitti da mania di persecuzione.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;Che l'Italia sia un paese cattolico nei suoi meriti e nei suoi difetti è un fatto accertato, che la televisione pubblica sia al servizio del Vaticano, dei papi e delle loro pubbliche cerimonie è altrettanto evidente,&lt;u&gt; ma non è una ragione per dire che la Repubblica italiana è una teocrazia in cui i laici sono schiavi dei preti. &lt;/u&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;&lt;u&gt;In tutta la mia avventurosa vita non ho mai avuto ragione di temere un divieto o un rimprovero ecclesiastico. Le ferree regole del capitale, gli infiniti delitti che vengono permessi e perdonati in nome dei soldi, sono i veri privilegi autoritari del nostro tempo. I preti di adesso si fan vedere nelle nostre case solo per la benedizione pasquale e quando ci servono per confessioni e olio santo. &lt;/u&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;Si ha l'impressione che queste paure esagerate, queste contrapposizioni spesso fantastiche nascano dal sentimento generale che non si può andare avanti così, senza principi e senza regole, affidati soltanto alla moltiplicazione dei consumi e al dilagare della corruzione.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;&lt;u&gt;Non si può andare avanti con il rovesciamento dei valori che il capitalismo selvaggio sta operando.&lt;/u&gt; Da capo del governo Berlusconi dichiarava che l'evasione fiscale era un diritto dei cittadini, un modo di resistere allo Stato esoso. Finanziere di livello mondiale, il signor Briatore padrone del Billionaire ricorda con rimpianto i giorni in cui fu arrestato per gioco d'azzardo come inizio della sua fortuna. E allora i casi sono due: o un ritorno a un minimo di ordine o un nuovo cataclisma sociale.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-XQ6F6bX8Txw/TveCTSzxQAI/AAAAAAAAWoc/uoFUGiUtTF0/s1600/bocca+nel+2010.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="205" rea="true" src="http://3.bp.blogspot.com/-XQ6F6bX8Txw/TveCTSzxQAI/AAAAAAAAWoc/uoFUGiUtTF0/s320/bocca+nel+2010.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;Non c'è una sola falce e martello&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;Giorgio Bocca su la Repubblica (2005)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;La prima falce e martello che vidi fu nel gennaio del ´43 su un marciapiedi di corso Dante a Cuneo, appena imbiancato dalla neve. Una piccola falce e martello nera nel candore della neve fatta da un comunista, come dire una specie allora rarissima, che ne aveva lo stampo in una scarpa; tante falce e martello nere come piccoli scorpioni pungenti, per una ventina di metri. Da lasciarti senza fiato all´idea che anche in una provincia dell´Italia fascista c´era uno con quello stampo in una scarpa, forse un compagno di Germanetto il comunista di Cuneo fuggito in Russia.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;E lo stupore, lo scompiglio fra i fascisti delle Federazioni nel palazzo Littorio, la corsa a cancellarle e il pensiero, chi sarà, dove sarà l´uomo con il marchio, come se le distanze e i silenzi del regime si fossero squarciati e fosse apparsa l´immensa, misteriosa, minacciosa Russia di Stalin. Poi nella guerra partigiana le falci e martello sulle bandiere dei garibaldini, sulla carta intestata delle loro brigate e poi nella Torino della liberazione e della ricostruzione le falci e martello della Camera del Lavoro, delle sedi comuniste, dei cortei comunisti che ci erano diventati familiari, che facevano parte definitiva, si pensava, del paesaggio politico italiano. Quel simbolo per noi italiani non era e non è evocativo del terrore staliniano, come è nei Paesi che furono schiacciati dal tallone sovietico, era il simbolo di una lotta di classe che il fascismo aveva nascosta ma non cancellata, di lotte che avevano segnato le nostre campagne e le nostre città. Faceva parte della faticosa costruzione di un Paese unito. Un simbolo graficamente bellissimo, il simbolo delle fabbriche e delle mietiture proletarie, un simbolo tragicamente ambiguo, per gli uni promessa di rivincita, per gli altri, nella Russia della dittatura, di dolore e di pena.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;C´era fra i garibaldini della Val Varaita un operaio torinese che era stato guardia del corpo di Gramsci all´Ordine nuovo. Si parlava del fascismo, della repressione, dei comunisti che si erano rifugiati nell´Unione Sovietica e il suo ricordo dominante era la sera in cui era arrivato per la prima volta sulla Piazza Rossa e in alto aveva visto la grande falce e martello illuminata, ed era caduto in ginocchio, gli occhi pieni di lacrime, sotto quel simbolo di liberazione della "schiava umanità". La richiesta da parte di deputati lettoni o polacchi di equiparare la falce e martello alla svastica nazista non è accettabile storicamente. La falce e martello della rivolta contadina e sociale italiana non ha nulla a che vedere con la falce e martello dell´espansionismo sovietico, e anche dentro le storie di popoli come il polacco o il lettone il rigorismo è sconsigliabile. Sia in Polonia che negli Stati baltici la collaborazione popolare alla persecuzione degli ebrei fu spontanea, popolare durante l´occupazione nazista. La storia è diversa da Paese a Paese; i partigiani baltici, i comunisti baltici erano degli stalinisti che appoggiavano le misure annessioniste dell´Urss, la loro falce e martello non era simbolo di autonomia e di libertà, ma di collaborazionismo e di asservimento.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;La falce e martello del socialismo italiano è cosa ben diversa e l´Italia democratica non può rinunciare alla sua memoria e alla tradizione. Dopo la liberazione dell´Italia nel 1945 il blocco agrario tra latifondisti e alta borghesia era ancora dominante. L´autarchia, l´industria di Stato del fascismo avevano tenuto il Meridione nel suo immobilismo. Il grande latifondo esisteva ancora, basta pensare ai Baracco e ai Berlingieri che possedevano nella campagna di Catanzaro trentamila ettari. La paga giornaliera di un bracciante era di cinquanta lire, paga da fame, le condizioni di vita identiche a quelle scoperte dai piemontesi nei giorni dell´annessione, il fascismo delle conquiste coloniali e della guerra era passato nelle campagne del sud senza cambiarne la miseria. Il sud era ancora quello del feudo: villaggi e città arroccati sulle montagne da cui ogni mattino all´alba a dorso di mulo i contadini partivano per raggiungere i campi delle colture estensive. Il quarantasei per cento del voto contadino alla Repubblica nel ´46 è un evento quasi miracoloso e lo accompagnano le bandiere rosse con la falce e martello che nel socialismo italiano significano l´unione del movimento contadino con quello operaio, la nascita della democrazia italiana. … Teniamocelo questo simbolo - in questo senso - fin che sarà possibile. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;(le immagini vengono da vecchi numeri dell'Espresso o di Repubblica, non ricordo più: sono molto belle e spero che non ci siano problemi nel pubblicarle qui, si tratta solo di un gesto di affetto e di riconoscenza da parte mia. Purtroppo, non ho foto mie di Giorgio Bocca: e in effetti, dato che non lo conoscevo di persona, non sarei mai e poi mai andato a rompergli le scatole, né a lui né a nessun altro, del resto...)&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4582123645814817715-4374945454040801870?l=deladelmur.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://deladelmur.blogspot.com/feeds/4374945454040801870/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4582123645814817715&amp;postID=4374945454040801870&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/4374945454040801870'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/4374945454040801870'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://deladelmur.blogspot.com/2011/12/giorgio-bocca.html' title='Giorgio Bocca'/><author><name>Giuliano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06401398690125983204</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-sfdHPlN_nRU/TveCBOLiGaI/AAAAAAAAWoE/Ha9M-HwwEIA/s72-c/Bocca+skiatore.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4582123645814817715.post-9009090458147418265</id><published>2011-12-23T11:08:00.001+01:00</published><updated>2011-12-23T11:10:45.186+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Samuel Butler'/><title type='text'>Il libro delle macchine  ( III )</title><content type='html'>&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;Un computer di cinquant’anni fa, primi anni ’60, è ben visibile nel film “Il dottor Stranamore” di Stanley Kubrick: guardatelo bene, occupa un’intera stanza ma ha meno memoria del vostro telefonino. Il vostro smartphone, o anche un telefonino di dieci anni fa, sta nel palmo di una mano ma è infinitamente più potente di questo armadio a dodici ante. Stavo per dire: è molto più vivo – ma poi mi sono fermato. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-3fMFmSpV4mc/TvRS4iMGA9I/AAAAAAAAWfI/0vt9t8PcmEE/s1600/computer3.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="241" rea="true" src="http://1.bp.blogspot.com/-3fMFmSpV4mc/TvRS4iMGA9I/AAAAAAAAWfI/0vt9t8PcmEE/s400/computer3.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;&lt;strong&gt;Samuel Butler, da “Erewhon“:&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;«O si deve riconoscere» continuava «che molti atti finora considerati puramente meccanici e inconsci contengono più elementi di coscienza di quanto si ammetta (e in tal caso germi di coscienza si riscontreranno anche in molte operazioni delle macchine superiori) oppure (accettando la teoria dell'evoluzione ma negando contemporaneamente la coscienza all'azione dei vegetali e dei cristalli) la razza umana discende da esseri assolutamente privi di coscienza. Nel secondo caso non è da escludere a priori che dalle macchine attualmente esistenti discenderanno in avvenire macchine coscienti (e più che coscienti), anche se l'apparente assenza di un sistema riproduttivo nel regno meccanico fa sembrare la cosa improbabile. Quest'assenza, comunque, è solo apparente, e lo dìmostrerò. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;Non vorrei che si pensasse, tuttavia, che io abbia paura delle macchine attualmente esistenti. Probabìlmente tutte le macchine conosciute sono solo prototipi della vita meccanica futura. Rispetto alle macchine dell'avvenire quelle di oggi sono come i primi dinosauri rispetto all’uomo. Le più grandi, con tutta probabilità, si rimpiccioliranno molto. Alcuni dei primi vertebrati avevano proporzioni molto maggiori di quelle ereditate dai loro discendenti, dotati di organismi più perfetti; allo stesso modo che le macchine, a mano a mano che si sviluppano e progrediscono, si riducono di dimensioni. Prendete ad esempio l'orologio; osservate il suo meccanismo perfetto, il giuoco intelligente delle minuscole parti che lo compongono; eppure questa piccola creatura è solo un perfezionamento delle ingombranti pendole che l’hanno preceduta, non una degenerazione. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-mXLZoyYJd7Q/TvRTIr-dtGI/AAAAAAAAWfU/gmq-4FR_yYA/s1600/computer1.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="258" rea="true" src="http://4.bp.blogspot.com/-mXLZoyYJd7Q/TvRTIr-dtGI/AAAAAAAAWfU/gmq-4FR_yYA/s400/computer1.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;Verrà un giorno in cui le pendole, che certo finora non si sono rimpicciolite, verranno soppiantate dall'uso universale dell’orologio: la loro diverrà quindi una specie estinta, come quella degli ittiosauri, mentre l'orologio, che da qualche anno tende a rimpicciolirsi piuttosto che a fare il contrario, rimarrà l'unico tipo sopravvissuto di una razza estinta. Ma, per tornare al nostro argomento, nessuna delle macchine attuali, ripeto, mi spaventa. Ciò che mi spaventa è la straordinaria rapidità con cui esse si stanno trasformando in qualcosa di ben diverso da quello che sono oggi. Nessuna specie animale o vegetale ha mai fatto, in passato, simili passi da gigante. Non dobbiamo dunque sorvegliare gelosamente il loro progresso, e arrestarlo finché siamo ancora in tempo? E per far ciò non è forse necessario distruggere le macchine più progredite oggi in uso, anche se sì ammette che di per sé esse non costituiscono un pericolo? Per ora le macchine ricevono le impressioni attraverso il veicolo dei sensi dell'uomo. Una locomotiva in moto lancia un grido acuto di allarme per avvertirne un'altra, e costei immediatamente si ritira: ma è attraverso le orccchie del conducente che la voce dell'una ha avvertito l'altra. Senza il conducente la macchina avvertita sarebbe stata sorda al grido di richiamo. Un tempo, certo, sembrò molto improbabile che le macchine apprendessero a manifestare i loro bisogni coi suoni, sia pure attraverso l'orecchio dell'uomo. Non possiamo, dunque, immaginare che verrà un giorno in cui quell'orecchio non sarà più necessario, e le macchine saranno capaci di cogliere il suono grazie alla loro stessa delicata struttura, un giorno in cui il loro linguaggio si sarà evoluto fino a diventare, da strillo, animalesco, un discorso complesso come quello umano? È possibile che a quell'epoca i bambini imparino il calcolo differenziale (come ora imparano a parlare) dalla madre o dalla nutrice; o che conoscano il linguaggio ipotetico o la regola del tre; ma non è probabile. Non possiamo sperare in un progresso delle capacità intellettuali o fisiche dell'uomo che regga il confronto col molto maggiore sviluppo cui sembrano destinate le macchine. Alcuni potranno dire che l'influenza morale dell'uomo basterà a dominarle: ma non mi sembra prudente contare molto sul senso morale di qualsiasi macchina. Fra l'altro, la maggiore gloria delle macchine non potrebbe consistere proprio nella mancanza del tanto vantato dono della parola? "Il silenzio," ha detto uno scrittore "è una virtù che ci rende graditi ai nostri simili"».&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;&lt;em&gt;(Samuel Butler, da “Erewhon“, ed. Adelphi, trad. Lucia Drudi Demby, pag.172 e seguenti)&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;(continua)&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;(le immagini vengono da “Il dottor Stranamore” di Stanley Kubrick: il computer alle spalle di Peter Sellers è vero, era quello in uso alla Nasa al tempo dei primi viaggi nello spazio).&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4582123645814817715-9009090458147418265?l=deladelmur.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://deladelmur.blogspot.com/feeds/9009090458147418265/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4582123645814817715&amp;postID=9009090458147418265&amp;isPopup=true' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/9009090458147418265'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/9009090458147418265'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://deladelmur.blogspot.com/2011/12/il-libro-delle-macchine-iii.html' title='Il libro delle macchine  ( III )'/><author><name>Giuliano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06401398690125983204</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-3fMFmSpV4mc/TvRS4iMGA9I/AAAAAAAAWfI/0vt9t8PcmEE/s72-c/computer3.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4582123645814817715.post-3347042015025148316</id><published>2011-12-22T11:38:00.000+01:00</published><updated>2011-12-22T11:38:23.365+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Samuel Butler'/><title type='text'>Il libro delle macchine  ( II )</title><content type='html'>&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;Che la si consideri dal punto di vista dei creazionisti (la Genesi, la nascita di Adamo) o dal punto di vista scientifico, la vita nasce sempre da qualcosa di inerte, di inanimato: un sasso, il fango di una pozzanghera, queste cose qui. Difficile pensare, guardando in una pozzanghera, che anche noi veniamo da lì: eppure è successo. Ci sono voluti miliardi di anni, ma adesso ci siamo. Difficile anche trovare una pozzanghera, adesso che ci penso: ormai ci sono solo buche nell’asfalto, qui intorno, ed è ancora più difficile pensare alla vita che nasce da una buca nell’asfalto. Eppure...&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;Samuel Butler, da “Erewhon“:&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;Poi, tornando alla coscienza, e tentando di scoprirne le prime manifestazioni, l'autore prosegue:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;«Esiste una pianta che si nutre di materie organiche per mezzo dei propri fiori; quando una mosca si posa sul calice i petali si chiudono e la rinserrano finché la pianta non l'ha divorata e assimilata; ma quegli stessi petali imprigionano soltanto ciò che può nutrirli. Di una goccia di pioggia o di una scheggia di legno non fanno alcun caso. Curioso: una cosa tanto incosciente sa distinguere tanto bene il proprio utile! Se questa è incoscienza dov'è che c'è la coscienza? Dovremmo dire che la pianta non sa quello che sta facendo semplicemente perché non ha occhi, orecchi e cervello? Se diciamo che agisce meccanicamente, e solo meccanicamente, non saremmo costretti ad ammettere che anche molte altre azioni, apparentemente deliberate, sono meccaniche? Se a noi sembra che la pianta uccida o mangi la mosca meccanicamente, perché alla pianta non può sembrare che l'uomo uccida e mangi meccanicamente l'agnello? Ma si potrà dire che la pianta è priva di ragione, perché la sua crescita è involontaria. In determinate circostanze ambientali della terra, dell'aria, e a una certa temperatura, la pianta deve crescere: è come un orologio, che una volta caricato continua a funzionare finché non si esaurisce la carica o non viene arrestato da cause esterne; è come la nave, che quando il vento soffia e gonfia le vele è costretta a solcare il mare. Ma un ragazzo sano può forse fare a meno di crescere, quando mangia, beve, ed è ben coperto? Esiste qualcosa che può fare a meno di procedere finché dura la propria carica, o di fermarsi quando essa si esaurisce? Non scorgiamo in ogni cosa una molla, come nell'orologio? Persino una patata in una cantina buia possiede una sua bassa astuzia che sfrutta a dovere. Conosce perfettamente il suo scopo, e come realizzarlo. Sente la luce entrare dalla finestra e protende verso di lei i suoi germogli; eccoli strisciare raso terra, arrampicarsi su, lungo il muro, fino al davanzale, e fuori della finestra. Se da qualche parte lungo il percorso, c'è un po' di terra, la pianta riesce a rintracciarla e ad adoperarla per i suoi fini. Quali attente riflessioni essa faccia una volta piantata nella terra per dirigere le sue radici, lo ignoriamo, ma possiamo immaginarla tutta intenta a ragionare più o meno così: "Metterò un tubero in questo punto e un altro un poco più in là, in modo da assorbire ciò che mi serve fra quanto &lt;/span&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;mi circonda. Questa pianta vicina la soffocherò con la mia ombra, e quest'altra la scalzerò alle radici; e ciò che potrò fare sarà il limite di ciò che farò. Chi è più forte di me ed è meglio situato mi vincerà, mentre chi è più debole io lo vincerò". La patata esprime tutto ciò nel farlo. Non è forse questo il migliore dei linguaggi? Che cos'è la coscienza se questa non è coscienza? Non ci riesce facile simpatizzare con le emozioni di una patata o con quelle di un'ostrica, perché la patata non fa chiasso quando la lessano, come non fa chiasso l'ostrica quando viene aperta: mentre nulla per noi è più eloquente del chiasso; ne facciamo tanto sulle nostre sofferenze! E siccome ostriche e patate non ci infastidiscono con manifestazioni di dolore, pretendiamo che non sentano nulla. Ed effettivamente non sentono nulla dal punto di vista del genere umano: ma il genere umano non è tutto. Se poi qualcuno obietta che l'azione della patata è soltanto chimica e meccanica, e dovuta agli effetti chimici e meccanici della luce e del calore, bisognerebbe chiedere, per tutta risposta, se ogni sensazione non è forse un processo chimico e meccanico; se le cose che noi riteniamo puramente spirituali non sono forse mutamenti di equilibrio in una serie infinita di leve, a partire da quelle troppo piccole per essere visibili al microscopio fino ad arrivare al braccio dell'uomo e agli strumenti di cui si serve. Chi ci dice che non esista un movimento molecolare del pensiero da cui si può dedurre una teoria dinamica delle passioni? In altre parole, non dovremmo chiederci di quali specie di leve è composto un uomo invece di domandarci quale sia il suo carattere? In quale equilibrio sono quelle leve? Quanto di questo e di quello ci vorrà per farle funzionare e spingerle a fare così e così?».&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;L'autore proseguiva dicendo che verrà un tempo in cui, esaminando con un potente microscopio anche un solo capello, sarà possibile accertarsi se colui a cui quel capello apparteneva può venire insultato impunemente. Poi il testo diveniva sempre più oscuro, al punto che rinunciai a tentare di tradurlo, perché non riuscivo a seguire il filo dei suoi ragionamenti. Quando, proseguendo la lettura, trovai nuovamente un passaggio intelligibile, mi accorsi che aveva cambiato tattica (...)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;&lt;em&gt;(Samuel Butler, da “Erewhon“, ed. Adelphi, trad. Lucia Drudi Demby, pag.172 e seguenti)&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;(continua)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4582123645814817715-3347042015025148316?l=deladelmur.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://deladelmur.blogspot.com/feeds/3347042015025148316/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4582123645814817715&amp;postID=3347042015025148316&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/3347042015025148316'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/3347042015025148316'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://deladelmur.blogspot.com/2011/12/il-libro-delle-macchine-ii.html' title='Il libro delle macchine  ( II )'/><author><name>Giuliano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06401398690125983204</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4582123645814817715.post-5186743294238631322</id><published>2011-12-21T10:55:00.001+01:00</published><updated>2011-12-21T10:56:44.179+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Incubi e profezie'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Samuel Butler'/><title type='text'>Il libro delle macchine  ( I )</title><content type='html'>&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;Siamo noi che governiamo le macchine, o è piuttosto vero il contrario, cioè che sono le macchine che governano su di noi?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;&lt;strong&gt;Samuel Butler, da “Erewhon“&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;CAPITOLO XXIII Il libro delle macchine&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;L'autore comincia così: «Vi fu un tempo in cui la terra, almeno per quel che ne sappiamo, mancava completamente di vita vegetale e animale e, a detta dei nostri migliori filosofi, era solo una sfera incandescente coperta da una crosta che andava gradatamente raffreddandosi. Ora, se a quell'epoca fosse esistito un essere umano che, sprovvisto di ogni nozione scientifica, avesse potuto vedere la terra come un qualsiasi altro mondo a lui completamente estraneo, non gli sarebbe forse parso impossibile che da quella specie di tizzone ardente potessero nascere e svilupparsi creature dotate di una qualche sorta di coscienza? Non avrebbe egli negato che potesse contenere un germe qualsiasi di coscienza? Eppure, col volgere dei millenni, la coscienza apparve. Perché, allora, non esisterebbero nuove strade attraverso cui essa giungerà a manifestarsi, anche se per ora quelle strade sono invisibili ai nostri occhi ? E ancora. Se la coscienza, in tutte le accezioni attuali del termine, si è manifestata a un certo punto come cosa nuova e, per quanto ci è dato sapere, posteriore persino alla comparsa di un centro individuale di azione e di un sistema riproduttivo (quali vediamo esistere nelle piante anche in assenza di coscienza apparente), perché non potrebbe prodursi una nuova fase dell'intelligenza tanto diversa da tutte le fasi finora conosciute quanto l'intelligenza degli animali è diversa da quella dei vegetali? Sarebbe assurdo tentare di definire un tale stato spirituale (o comunque lo si voglia chiamare) in quanto è così estraneo all'uomo che la sua esperienza non può aiutarlo in alcun modo a concepirla Ma certo, quando pensiamo alle molteplici fasi attraverso cui la vita e la coscienza si sono evolute fino ad oggi, non possiamo affermare con sicurezza che non possano prodursene altre, né che la vita animale sia il limite estremo di tutte le cose. C'era un tempo in cui il limite di tutte le cose era il fuoco, e un tempo in cui lo erano l'acqua e le rocce».&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;Dopo aver dissertato per diverse pagine su questo argomento, l'autore passa a chiedersi se oggi si possano scorgere segni precursori di questa nuova fase di vita; se si notino circostanze ambientali che potranno, in un lontano futuro, favorirne lo sviluppo: se, in pratica, oggi, sulla terra, si possa rintracciare la cellula primordiale che la produrrà. &lt;/span&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;Nel suo trattato egli risponde a questo interrogativo affermativamente, e indica come corrispondenti di quella cellula le macchine più perfezionate.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;«Il fatto che attualmente le macchine posseggano ben poca coscienza, non ci autorizza affatto» cito le sue parole «a ritenere che la coscienza meccanica non raggiungerà col tempo il massimo sviluppo. Un mollusco non possiede gran che di coscienza. Pensate alla straordinaria evoluzione delle macchine in questi ultimi secoli, e osservate con quale lentezza progrediscono il regno vegetale e quello animale. Le macchine più altamente organizzate sono creature non di ieri, ma addirittura degli ultimi cinque minuti, oserei dire, di fronte alla storia dell'universo. Supponiamo che gli esseri coscienti esistano da venti, venticinque milioni di anni: guardate quali passi da gigante hanno fatto le macchine nell'ultimo millennio! Il mondo non può forse durare altri venti milioni di anni? Ma se dura altri venti milioni di anni, che cosa finiranno per diventare le macchine? Non è più prudente distruggere il male all'inizio e impedire loro di progredire ulteriormente?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;«Chi può dire che la macchina a vapore non possieda una qualche sorta di coscienza? Dove comincia e dove finisce la coscienza? Chi può fissare il limite? Chi può fissare un qualsiasi limite? Non sono forse le cose intessute tutte l'una nell'altra? E le macchine non sono legate in mille nodi alla vita animale? Il guscio di un uovo è fatto di una materia bianca e fragile, e rappresenta a suo modo una macchina non meno di un portauovo; il guscio è uno strumento per contenere l'uovo come il portauovo è uno strumento per contenere il guscio: sono entrambi fasi della stessa funzione; la gallina fabbrica il guscio dentro di sé, ma ciò non toglie che il guscio sia un semplice recipiente. La gallina si fabbrica il nido all'esterno per ragioni di comodità, ma anche il nido è una macchina né più né meno del guscio. Una "macchina" è soltanto uno "strumento"». (...)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;&lt;em&gt;(Samuel Butler, da “Erewhon“, ed. Adelphi, trad. Lucia Drudi Demby, pag.172 e seguenti)&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;Quando Samuel Butler scriveva queste pagine, cioè nel 1872, le macchine disponibili erano ancora poche: congegni meccanici, locomotive a vapore, e poco più. Oggi siamo arrivati al computer, all’ipad, allo smartphone: l’evoluzione delle macchine è continua e sempre più rapida.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;(1. continua)&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4582123645814817715-5186743294238631322?l=deladelmur.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://deladelmur.blogspot.com/feeds/5186743294238631322/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4582123645814817715&amp;postID=5186743294238631322&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/5186743294238631322'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/5186743294238631322'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://deladelmur.blogspot.com/2011/12/il-libro-delle-macchine-i.html' title='Il libro delle macchine  ( I )'/><author><name>Giuliano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06401398690125983204</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4582123645814817715.post-4261607621363730497</id><published>2011-12-20T13:58:00.002+01:00</published><updated>2011-12-21T09:25:15.226+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politica'/><title type='text'>L'equivoco di fondo con Casa Pound (e con la Lega)</title><content type='html'>Dopo gli omicidi di Firenze, con un uomo di cinquant’anni che si mette a sparare addosso agli immigrati africani, ne ammazza due e ne ferisce altri tre, Casa Pound è finita per attirasi addosso molta attenzione. Alcuni hanno detto: bisogna chiudere Casa Pound (e anche le sedi di Forza Nuova, si aggiunge in altri commenti).&lt;br /&gt;Come molte altre persone, ieri sera ho visto anch’io la trasmissione di Gad Lerner su La7, dove si parlava di quest’argomento; ed è stata una bella discussione, tra i presenti una rappresentanza dei senegalesi di Firenze (i due morti erano senegalesi), il deputato europeo della Lega Nord (che fu candidato&amp;nbsp;vicesindaco di Milano) Salvini, e molti altri. Io ho ascoltato, ho cercato di seguire il dibattito meglio che potevo, e posso garantire che è stata una bella trasmissione, un ottimo esempio di giornalismo dove si sono capite le ragioni di tutti i presenti. Non è che succeda spesso, anche da Gad Lerner alle volte si fa una gran confusione oppure gli ospiti non sono chiarissimi, ma non è questo il punto di cui vorrei parlare. Il punto di cui vorrei parlare è questo: che quando ha aperto bocca il rappresentante di Casa Pound (vice presidente, mi pare) mi sono messo a contare fino a dieci e prima di arrivare al quattro sapevo già cosa sarebbe saltato fuori: un riferimento alla RSI, a Salò, al “fascismo delle origini”. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Capita sempre così, e ogni volta mi chiedo: possibile che non ci siano altri riferimenti culturali, ma solo e sempre il fascismo e solo e sempre la RSI? Butto lì qualche nome di persone a cui ci si potrebbe ispirare, limitandosi al Novecento: che so, Gandhi, Schweitzer, De Gasperi, Keynes, magari il generale De Gaulle, o magari filosofi, musicisti, Gramsci, Toscanini, don Milani, fate voi. &lt;br /&gt;Conosco a memoria da molti anni questi ritornelli sulla “Repubblica di Salò”, che si possono riassumere in questa frase:&lt;em&gt; “continuare a combattere dalla stessa parte in cui avevamo iniziato”.&lt;/em&gt; Come a dire: chi molla è un traditore. Eh no, quella guerra non andava nemmeno iniziata. Quella guerra è stata combattuta a fianco di autentici criminali, non prendiamoci in giro: ne cito uno per tutti, il dottor Mengele. Vi sembra giusto combattere una guerra a fianco di persone così? Questa è stata la Repubblica di Salò, possibile che sia l’unico costante riferimento culturale di queste persone? E per quanto riguarda il “fascismo delle origini”, si tratta del 1919-1922: pestaggi e olio di ricino a chi non la pensava come lorsignori.&lt;br /&gt;Di fronte a queste cose, tutti i riferimenti culturali tirati fuori da Lerner e dai suoi ospiti mi sembrano ininfluenti. C’è qualcuno che pensa davvero che a Casa Pound si discuta dell’opera poetica di Ezra Pound, o del suo pensiero economico o filosofico? No, l’unica cosa che interessa a queste persone è l’amicizia ventennale di Pound con Mussolini, la sua esaltazione del fascismo. Della poesia, di Pound o di Céline, non gliene frega niente a nessuno: interessa solo che siano stati fascisti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per dire le cose come stanno, queste associazioni, Casa Pound e Forza Nuova ma anche molte sedi della Lega Nord, mi sembrano come quei circoli culturali o quelle bocciofile in apparenza tranquilli e civilissimi, ma dove c’è sempre una porticina che conduce a una bisca, al gioco d’azzardo, a qualche rito più o meno satanico. Oppure, uno di quei club in apparenza di tifo calcistico, dove però (anche qui) basta aprire una porticina, scendere in cantina, e si trovano manganelli, esplosivi, magari anche armi.&lt;br /&gt;Ecco, appunto, le armi: l’uomo che ha fatto quella strage, a Firenze, era armato. Armi sofisticate, come il giovane neonazista Breivik in Norvegia, come il tiratore scelto che poco fuori Roma, un paio d’anni fa, si mise a sparare sui passanti (aveva anche i lanciafiamme)... Mi vengono in mente le invettive dei Salvini e dei De Corato, a Milano, contro i centri sociali “dove si spaccia la droga”: spacciare droga è un reato grave, ma poi chi si droga fa del male solo a se stesso, e alla sua famiglia. L’impressione, forte, è che con la scusa dell’associazione culturale a Casa Pound e dintorni (Forza Nuova) si stia costruendo qualcosa di molto brutto, che prima o poi finiremo col vedere di persona. &lt;br /&gt;Che fare, dunque, chiudere le sedi di Casa Pound, di Forza Nuova? Non lo so, ho paura di quello che potrebbe succedere: sono persone rancorose, inclini al vittimismo, forse quello che vogliono veramente è vedersi contrastati. Insomma, sono vent'anni che si va avanti su questa strada, ci sono responsabilità politiche precise, ormai il danno è stato fatto; e francamente ho paura anche del giorno in cui la Lega Nord comincerà a perdere consensi e passerà all’opposizione. In fin dei conti, e anche qui bisogna parlar chiaro, il deputato Salvini e il deputato Borghezio (che in più di un’occasione ha giustificato violenza e razzismo) siedono vicinissimi, uno di fianco all’altro, nel Parlamento Europeo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;PS. chiedo scusa agli abitanti della città di Salò, un posto bellissimo sul lago di Garda, che non merita di essere sempre associato a una pagina così nera della nostra storia: un po’ come se a uno che viene da Firenze gli si dicesse “ah sì, la città del mostro di Firenze”. Vorrei che ci si potesse dimenticare di quegli anni, purtroppo non dipende da me, e sembra proprio che non sia possibile smettere di parlarne, nemmeno davanti all’evidenza della Storia.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4582123645814817715-4261607621363730497?l=deladelmur.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://deladelmur.blogspot.com/feeds/4261607621363730497/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4582123645814817715&amp;postID=4261607621363730497&amp;isPopup=true' title='6 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/4261607621363730497'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/4261607621363730497'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://deladelmur.blogspot.com/2011/12/lequivoco-di-fondo-con-casa-pound-e-con.html' title='L&apos;equivoco di fondo con Casa Pound (e con la Lega)'/><author><name>Giuliano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06401398690125983204</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>6</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4582123645814817715.post-3566750166301282352</id><published>2011-12-18T11:03:00.000+01:00</published><updated>2011-12-18T11:03:04.489+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Incubi e profezie'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Samuel Butler'/><title type='text'>Samuel Butler, Erewhon</title><content type='html'>Prima di Natale avevo trovato a poco prezzo un libro con una piccola antologia di Samuel Butler (1835-1902, inglese). Si tratta di un piccolo libro pubblicato con uno dei soliti titoli improvvisati e un po' fessi, e contiene estratti dai suoi diari e quaderni e d'appunti. Per esempio, cose come questa:&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;Non sono che io faccio i libri, sono loro che crescono; vengono da me e insistono per essere scritti e vogliono essere scritti a modo loro. Io non avevo intenzione di scrivere Erewhon, volevo continuare a dipingere ed è stata una insopportabile seccatura essere trascinato, mio malgrado, a scriverlo. Allo stesso modo, per tutti i miei libri, i soggetti non sono mai stati una mia scelta; si sono imposti a me con una forza a cui non potevo resistere. Se questi soggetti non mi fossero piaciuti, mi sarei tirato indietro e niente al mondo avrebbe potuto costringermi a prenderli in considerazione. Ma questi soggetti mi piacevano e i libri venivano a dirmi che dovevano essere scritti; così ho brontolato un po' e li ho scritti. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Non credo che Samuel Butler diventerà mai uno dei miei primi scrittori preferiti; però mi sono voluto togliere una curiosità e leggermi Erewhon, visto che è un libro che viene spesso citato (Borges, mi pare). E così me lo sono portato a casa. &lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-oLvatxJSMyc/Tu26K7Nl93I/AAAAAAAAWYc/12HO-u8nFq8/s1600/butler+erewhon.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="267" oda="true" src="http://1.bp.blogspot.com/-oLvatxJSMyc/Tu26K7Nl93I/AAAAAAAAWYc/12HO-u8nFq8/s320/butler+erewhon.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Innanzitutto il titolo: se lo si legge alla rovescia viene fuori Nowhere (più o meno). Ed è infatti la descrizione di un "mondo alla rovescia" , nello stile di Swift e dei viaggi di Gulliver. I primi capitoli sono quelli di un libro d'avventura, e sono piuttosto belli: il giovane che parte alla ricerca di un mondo inesplorato e affronta avventure per arrivare non sa bene dove. Il punto d'arrivo (e naturalmente per arrivarci bisogna perdere la strada e ci si arriva solo per caso...) è il paese di Erewhon, nel quale il giovane arriva con un po' di timore, ma poi scopre che è abitato da gente bella e cordiale, e che somiglia molto all'Inghilterra, ma tutto è leggermente diverso. Il resto del libro è la descrizione degli usi e costumi di questo popolo misterioso. &lt;br /&gt;Non sto a spiegare tutto: ma il protagonista, pur essendo stupito dall'avvenenza e dalla gentilezza degli abitanti di Erewhon, parla spesso della loro "morale aberrante". Cosa succede a Erewhon? Succede, per esempio, che la malattia è considerata come un crimine, da punire con il carcere; e che invece il furto e in genere quelli che da noi sono considerati dei crimini vengono considerati con più attenzione e meritano le cure di un "raddrizzatore" (invece i medici come li intendiamo noi sono considerati individui loschi e pericolosi) e le attenzioni amorose dei parenti e degli amici, in atttesa che chi è caduto in quella tentazione si ristabilisca. Butler sa scrivere molto bene, la descrizione nei dettagli di questi paradossi è molto fine e spesso esilarante. Pezzi forti, per esempio, la descrizione del processo a un tisico (gravissimo criminale) nel corso del quale l'avvocato difensore cerca di far credere che l'imputato si finge malato per frodare l'assicurazione (crimine molto più lieve...). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E ancora: il rapporto con la religione, dove la religione ufficiale è molto rispettata ma solo a parole, e gli edifici di culto sono splendidi ma sempre vuoti ( e in realtà tutti seguono un culto "nascosto" che - ufficialmente - aborriscono e deridono). E il rapporto con la nascita è questo: in Erewhon si crede che esista un mondo di "non nati", esseri spirituali che hanno un loro mondo organizzato più o meno come il nostro. I non nati vanno a disturbare gli uomini, e sono così noiosi ed insistenti che alla fine gli umani cedono e li fanno nascere; ma, siccome nel mondo dei non nati si vive molto bene (e loro ci conoscono benissimo, perché vivono fra di noi) solo gli stupidi ed i folli fra di loro decidono di lasciare il loro mondo. Il che spiega molte cose... &lt;br /&gt;Tra le parti finali c'è "Il libro delle macchine" , che è appunto la parte più citata. Ad Erewhon le macchine sono proibite, da secoli; ce ne sono e le conoscono benissimo, ma stanno nei musei e nessuno si sogna di usarle. Ad esempio, il protagonista viene accolto molto bene, nel suo soggiorno ad Erewhon, ma se passa qualche guaio lo deve soprattutto all'orologio che aveva con sè, e che lo rende sospetto. Come si è arrivati a questo lo spiega negli estratti da un libro del filosofo (vissuto secoli prima) al quale si deve tutto questo. In breve (ma questi capitoli sono tra i più belli da leggere): il filosofo vede con un certo sgomento la grande velocità del progresso della tecnica, e si chiede se le macchine non abbiano una loro coscienza, che a noi sfugge, e che le porterà prima o poi a prendere su di noi il sopravvento. Con grande logica e buon senso, smonta tutte le obiezioni possibili, e il suo ragionamento è così ben portato che convince. Per esempio: anche noi siamo fatti di miglioramenti successivi. E' vero che le macchine attuali sono ingombranti e poco funzionali, ma anche le prime creature viventi erano rozze e limitate (l'ostrica, per esempio) o enormi e pesanti (i dinosauri), ma poi sono state perfezionate fino ad arrivare ai livelli che vediamo oggi. E, continua, non ha senso dire che le macchine non si riproducono: certo, non lo fanno come gli esseri viventi, ma lo fanno con altri mezzi. E, più precisamente, lo fanno tramite nostro: siamo noi che provvediamo al loro desiderio di evoluzione e di riproduzione... Conclude il filosofo erewhoniano: allo stato attuale, le macchine non fanno certo paura. Ma in futuro, cosa potrà succedere? Non è forse meglio intervenire ora, finché possiamo? E così fecero a Erewhon, anche se a prezzo di guerre e di lutti; ma ora è passato tanto di quel tempo che tutto ciò pare naturale, e l'interesse verso le macchine è solo di tipo archeologico, lo stesso che proviamo noi verso gli utensili in selce, per esempio, e a nessuno verrebbe in mente di rimettere in funzione una locomotiva o un orologio... &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Insomma, leggendo questo libro un po' si ride e un po' viene la pelle d'oca. Considerando anche l'epoca in cui è stato scritto, Erewhon è anche il capostipite di tutti i romanzi cyborg - e che una cosa così sia stata pensata 150 anni fa dà da pensare. Butler è davvero un bravo scrittore, e questo mondo dove chi si ammala è colpevole e viene messo in galera non sembra un vero e proprio "Nowhere", ad essere sinceri. Esemplari anche i capitoli sulle "Scuole dell'Irragionevolezza" , dove ai giovani si insegnano le cose che veramente contano: non le tecniche per dipingere, per esempio, ma quali sono i quadri che si potranno vendere. E quel passo dove si accenna a chi si arricchisce, anche con mezzi illeciti: se si supera un certo livello, e si diventa davvero ricchi, si viene lasciati in pace, e anzi si viene guardati con rispetto e con stupore, perché essere così ricchi è gran merito, ed è considerata un'espressione artistica. Anche a voi Erewhon ricorda qualcosa? &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;PS: questo mio riassunto è del 2003, lo avevo pubblicato su un altro blog che adesso non è più on line. In questi giorni ho riletto "Il libro delle macchine", e ho deciso di portarne qui alcune pagine: comincerò nei prossimi giorni.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4582123645814817715-3566750166301282352?l=deladelmur.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://deladelmur.blogspot.com/feeds/3566750166301282352/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4582123645814817715&amp;postID=3566750166301282352&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/3566750166301282352'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/3566750166301282352'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://deladelmur.blogspot.com/2011/12/samuel-butler-erewhon.html' title='Samuel Butler, Erewhon'/><author><name>Giuliano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06401398690125983204</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-oLvatxJSMyc/Tu26K7Nl93I/AAAAAAAAWYc/12HO-u8nFq8/s72-c/butler+erewhon.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4582123645814817715.post-5138299261099178371</id><published>2011-12-15T16:33:00.001+01:00</published><updated>2011-12-15T16:35:26.010+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Il piccolo chimico'/><title type='text'>Baccalite</title><content type='html'>La prima materia plastica sintetica messa in commercio, e diventata di uso comune, è stata la bachelite, o “baccalite” secondo una dizione italiana molto popolare. Si tratta di una resina che solidifica con il calore, e che si può stampare in modo molto simile alla creta e alle resine naturali. La baccalite fu molto usata per ottenere piccoli oggetti, portalampade, manopole per le radio, manici per coltelli, a tutti gli effetti un sostituto del legno; ed in effetti non si poteva fare molto di più con questo materiale. La vera rivoluzione avverrà a partire dai primi anni ’60, dopo la scoperta della “polimerizzazione stereospecifica” (scoperta nel 1954, premio Nobel per la Chimica nel 1963 a Giulio Natta e K.Ziegler) che porterà dapprima al moplen e poi a materie plastiche di sintesi sempre più raffinate. Fino a tutti gli anni ’50, oggetti di uso comune come secchi e catini erano ancora tutti di metallo, o di metallo smaltato: la baccalite non era abbastanza resistente per questi usi. La Garzantina della Chimica la descrive così: &lt;span style="color: #134f5c;"&gt;«Bachelite: nome commerciale di un gruppo di resine sintetiche termoindurenti, ottenute per policondensazione di un fenolo con un'aldeide e appartenenti alla classe dei fenoplasti (resine fenoliche). La bachelite è stata la prima materia plastica della storia; fu ottenuta nel 1906 dal chimico belga L. Baekeland (1863-1944), dal quale prende il nome. Buon isolante elettrico, è tuttora impiegata per la fabbricazione di interruttori, spine, zoccoli di valvole, isolatori ecc.»&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-cHcGAQbwewg/TuoQvGcQK3I/AAAAAAAAWQM/zhiQCrRLadk/s1600/baekeland.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; cssfloat: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="200" oda="true" src="http://2.bp.blogspot.com/-cHcGAQbwewg/TuoQvGcQK3I/AAAAAAAAWQM/zhiQCrRLadk/s200/baekeland.jpg" width="148" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Una definizione che rischia di mettere in crisi chi non ha studiato almeno un po’ di chimica: per far capire qualcosa si può dire molto brevemente che il fenolo (acido fenico) esiste in natura e si può distillare dal catrame, ha un odore pungente, puro è in cristalli, è velenoso e caustico. La formaldeide (formalina, o aldeide fòrmica - che è il nome chimicamente più preciso) è stata molto usata come conservante, prima di scoprire che è cancerogena; si produce industrialmente a partire dal metanolo, cioè l’alcool metilico. A scuola mi hanno insegnato la differenza tra una materia artificiale e una sintetica: artificiale è ciò che si produce a partire da qualcosa di già esistente in natura, come la cellulosa del legno che viene sciolta con acidi e ridotta a una pasta filabile o stampabile (come accade con il rayon e con il cellofan, quasi coetaneo della bachelite); sintetico è invece qualcosa di completamente nuovo, che si ottiene a partire da sostanze completamente differenti dal prodotto finale. In questo caso (la bachelite), il fenolo e la formaldeide; in altri casi (polietilene, PVC, eccetera) il punto di partenza è un gas, come l’etilene o il propilene. Se avete in mano qualcosa di plastica, una biro o un telefonino, un ipad o la manopola di un cassetto, all’origine c’è un gas, una molecola minuscola derivata magari dalla decomposizione di qualche organismo vivente.&lt;br /&gt;La bachelite, così come le materie plastiche oggi di uso comune, ha infatti questo marchio di nascita: è qualcosa che non esiste in natura, opera dell’uomo e non della creazione divina. &lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-hwVu5Ofss2s/TuoRSKbJ59I/AAAAAAAAWQs/dFPufLLxECk/s1600/moebius+alter80agosto.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="307" oda="true" src="http://1.bp.blogspot.com/-hwVu5Ofss2s/TuoRSKbJ59I/AAAAAAAAWQs/dFPufLLxECk/s400/moebius+alter80agosto.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Il ritratto del signor Baekeland sulla copertina di Time, viene dal sito &lt;a href="http://www.projectgreenbag.com/"&gt;http://www.projectgreenbag.com/&lt;/a&gt; ; le formule chimiche vengono dalla Garzantina della Chimica. L’immagine qui sopra viene da una storia a fumetti pubblicata su Alterlinus nel 1980: il grande disegnatore francese Moebius (Jean Giraud) si è inventato in questa storia un personaggio che si chiama Bakalyte. Il perché non ve lo so dire, ma quando me ne sono ricordato non ho potuto fare a meno di metterlo qui.&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-LKYEXRVHMTE/TuoRop4vLvI/AAAAAAAAWQ0/iuKY_b92s00/s1600/fenoli1.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="200" oda="true" src="http://2.bp.blogspot.com/-LKYEXRVHMTE/TuoRop4vLvI/AAAAAAAAWQ0/iuKY_b92s00/s200/fenoli1.jpg" width="193" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-gG43Xh7Mzns/TuoRqXbCfMI/AAAAAAAAWQ8/EYjU1tb-jGo/s1600/fenoli2.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="191" oda="true" src="http://2.bp.blogspot.com/-gG43Xh7Mzns/TuoRqXbCfMI/AAAAAAAAWQ8/EYjU1tb-jGo/s200/fenoli2.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4582123645814817715-5138299261099178371?l=deladelmur.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://deladelmur.blogspot.com/feeds/5138299261099178371/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4582123645814817715&amp;postID=5138299261099178371&amp;isPopup=true' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/5138299261099178371'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/5138299261099178371'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://deladelmur.blogspot.com/2011/12/baccalite.html' title='Baccalite'/><author><name>Giuliano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06401398690125983204</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-cHcGAQbwewg/TuoQvGcQK3I/AAAAAAAAWQM/zhiQCrRLadk/s72-c/baekeland.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4582123645814817715.post-8490492524687305469</id><published>2011-12-12T22:51:00.003+01:00</published><updated>2011-12-16T09:56:59.991+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Il piccolo chimico'/><title type='text'>Cellofan</title><content type='html'>Siamo così abituati a chiamare “cellofan” qualsiasi pellicola trasparente che ci siamo quasi dimenticati di che cos’è veramente il cellofan (o cellophane). Penso che molti ignorino completamente il significato di questa parola, e anch’io l’altro giorno mi sono accorto di aver scritto impropriamemente “cellofan” in uno di questi post, ma non intendevo affatto scrivere cellofan – appena mi ricordo di dove l’ho scritto vado a correggere.&lt;br /&gt;Mia mamma dice addirittura “carta”, e intende la pellicola trasparente, che è quasi sempre polietilene (il pvc è stato vietato per gli usi alimentari): ma se serve per avvolgere qualcosa è carta, si tratta un riflesso condizionato del tutto naturale. Ho pensato più volte di correggerla, ma la cosa in sè non mi dispiace, e poi nel contesto usato si capisce subito cosa si intende; e in fin dei conti, e ragionando da chimico, dire “carta” intendendo il cellofan non è poi così sbagliato. A patto che sia veramente cellofan, e non polietilene o un’altra materia plastica più recente.&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;Il cellofan è infatti un derivato della cellulosa delle piante, esattamente come la carta: è una delle primissime materie plastiche, però artificiale e non di sintesi. Le materie plastiche sintetiche nascono infatti molto più tardi, e vengono commercializzate all’inizio degli anni Sessanta: più o meno cinquant’anni fa. Il polietilene o polipropilene che usiamo normalmente per avvolgere i cibi è un’invenzione degli anni '50 che ha portato al Premio Nobel per la Chimica un chimico&amp;nbsp;italiano, Giulio Natta: nel 1963, per la scoperta della “polimerizzazione stereospecifica” (premiato insieme a K. Ziegler). &amp;nbsp;Ma parlare di questo porterebbe ad allargare troppo il discorso, perciò torno subito al cellofan; che &lt;a href="http://www.wikipedia.it/"&gt;http://www.wikipedia.it/&lt;/a&gt; &amp;nbsp;descrive così: &lt;span style="color: #134f5c;"&gt;«Il cellophane o cellofan è una pellicola sottile e trasparente costituita da idrato di cellulosa. &lt;/span&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;È un materiale molto usato per imballaggi e confezioni alimentari in quanto è resistente all'aria, all'acqua e non viene intaccato da microorganismi. Fu inventato nel 1908 da Jacques Edwin Brandenberger (1872-1954), un ingegnere chimico svizzero. Il termine cellophane, che è diventato un termine di uso comune, fu creato da Brandenberger dall'unione delle parole "cellulosa" e "diaphane" (diafano, che lascia passare la luce e permette di vedere attraverso esso). Il procedimento di fabbricazione consiste nel far passare della viscosa attraverso una sottile fessura posta in un bagno di acido: la viscosa si trasforma in un film di cellulosa. In modo analogo facendo passare la viscosa entro piccoli fori si possono ottenere dei lunghi fili di fibre artificiali come il rayon. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;La produzione industriale di cellophane è iniziata attorno al 1920 e continua ancora ai giorni nostri, in quanto viene utilizzato, oltre che per gli imballaggi alimentari, anche per ottenere membrane semipermeabili (usate in campo medico per le dialisi) o nastri adesivi. In particolare, nel 1929, il conte Paolo Orsi Mangelli fondò, a Forlì, con capitali in parte suoi ed in parte di investitori esteri, la prima ditta italiana per la produzione di cellophane. Tuttavia negli ultimi anni il cellophane è stato sostituito in alcuni utilizzi dal polipropilene orientato, meno costoso.»&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Si può aggiungere che per “viscosa” si intende la pasta di cellulosa (dal legno) lavorata e pronta per essere filata, da cui si ottiene il filato del rayon viscosa, una fibra artificiale simile al cotone che oggi non è più usata così tanto come in passato, ma che mantiene comunque una sua importanza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giusto per curiosità, si può ricordare ancora la celluloide: le pellicole fotografiche e per il cinema hanno anch’esse la stessa origine vegetale. La capacità di produrre un supporto trasparente è dunque fondamentale; supporti simili si possono ottenere facilmente anche con altri mezzi naturali e non solo con il legno, per esempio con il formaggio fuso (dalla caseina si possono produrre anche fibre tessili, come il lanital degli anni ’30); diventa però difficile farne un uso industriale perché queste pellicole sono molto fragili. Piuttosto fragile, e infiammabile, era anche la cellulosa (acetato di cellulosa, nitrato di cellulosa) usata per le pellicole cinematografiche fino agli anni ’60.&lt;br /&gt;A proposito di infiammabilità (ma bisogna starci attenti) per riconoscere la cellulosa se ne può bruciare un pezzettino: brucia esattamente come la carta, con lo stesso odore e le stesse ceneri di un foglio di quaderno. Quando andavo a scuola e me lo avevano spiegato, tanti anni fa, avevo provato con l’involucro trasparente di un pacchetto di sigarette di mio padre: bruciava esattamente come la carta – però non saprei dire con cosa vengono avvolti oggi i pacchetti di sigarette, ed è più che probabile che bruciando la pellicola trasparente si ottenga invece la caratteristica puzza della plastica bruciata, e che la pellicola si arricci e si annerisca invece di lasciare le ceneri. Meglio lasciar perdere, fino agli anni Settanta il cellofan si trovava dappertutto, ma oggi è ormai diventato una rarità.&lt;br /&gt;PS: sulla grafia di cellofan, o cellophane, ognuno si senta libero di fare le sue osservazioni. A me stanno bene tutte e due anche se preferisco la prima (e infatti l’ho messa nel titolo); però a dirla tutta mi piacerebbe chiamarlo “cellofant”, con la t finale ben evidenziata. Qui dalle mie parti, a nord di Milano, i più vecchi dicevano (e dicono ancora) tutti così, “cellofant”; e io alle parole dei miei vecchi sono molto affezionato. Anzi, magari, già che ci sono, propongo questa grafia: celofant, con una elle sola. Così siamo molto vicini alla pronuncia effettiva: per me era e rimarrà sempre celofant, anche se purtroppo non posso scriverlo se no poi chi mi capisce.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4582123645814817715-8490492524687305469?l=deladelmur.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://deladelmur.blogspot.com/feeds/8490492524687305469/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4582123645814817715&amp;postID=8490492524687305469&amp;isPopup=true' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/8490492524687305469'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/8490492524687305469'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://deladelmur.blogspot.com/2011/12/cellofan.html' title='Cellofan'/><author><name>Giuliano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06401398690125983204</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4582123645814817715.post-1505494527238908578</id><published>2011-12-11T22:56:00.001+01:00</published><updated>2011-12-11T22:56:59.849+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='memorie'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='frammenti'/><title type='text'>Pascal</title><content type='html'>La frase più famosa e citata di Blaise Pascal è probabilmente questa. «&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;&lt;strong&gt;Tutta l'infelicità degli uomini deriva da una cosa sola: dal non sapersene stare tranquilli in una stanza.»&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Ho il massimo rispetto per Pascal, ma posso assicurare che non è così. Stare tranquilli in una stanza è la cosa che so fare meglio, fin da bambino: non si direbbe, ma crea un sacco di problemi.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4582123645814817715-1505494527238908578?l=deladelmur.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://deladelmur.blogspot.com/feeds/1505494527238908578/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4582123645814817715&amp;postID=1505494527238908578&amp;isPopup=true' title='12 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/1505494527238908578'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/1505494527238908578'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://deladelmur.blogspot.com/2011/12/pascal.html' title='Pascal'/><author><name>Giuliano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06401398690125983204</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>12</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4582123645814817715.post-5620465775296586790</id><published>2011-12-08T13:54:00.004+01:00</published><updated>2011-12-08T14:02:20.069+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='luoghi comuni'/><title type='text'>Ubriaco al volante</title><content type='html'>Uno dei luoghi comuni più frequenti sull’ex governo Maroni-Berlusconi è questo: che ha fatto solo due cose giuste, la legge sul fumo e il nuovo codice stradale, cioè la patente a punti. Siamo sicuri che sia proprio così? Siccome a me non piace quando si ripetono troppe volte le cose “a pappagallo”, e comincio piuttosto a pensare che sia invece giusto il contrario, provo a mettere qui qualche ragionamento contro questa convinzione. &lt;br /&gt;La legge contro il fumo nei locali pubblici è stata approvata con il ministro Sirchia, quindi uno dei governi Bossi-Berlusconi; ma è stata preceduta da trent’anni di campagne contro il fumo. La bacchetta magica non ce l’ha nessuno, se bastasse promanare una legge per sistemare ogni cosa non avremmo più né ladri né assassini. Onore dunque a chi ha messo nero su bianco, ma nei decenni passati l’approvazione di questa legge sarebbe stata impossibile: quando fu vietata la pubblicità alle marche di sigarette, una ventina d’anni fa, ci fu una forte protesta. Gli appassionati di motori se lo ricordano bene: le multinazionali del tabacco erano i principali sponsors della F1, e ancora oggi basta cercare una foto di Niki Lauda o di Clay Regazzoni per rendersi conto del lavoro che è stato fatto (da molte persone e molte organizzazioni, su scala mondiale) per arrivare al divieto di fumo nei luoghi pubblici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche della patente a punti si parlava da molto tempo: le ipotesi erano di questo tipo, dieci punti da togliere uno alla volta in caso di infrazioni gravi. Invece sulle patenti abbiamo venti punti, ma li tolgono a grappoli di cinque o di dieci, con multe spaventose, anche in caso di infrazioni non gravissime. Inoltre, ed è un particolare che fa spavento, sono arrivate anche le truffe ai danni dei cittadini: la più grossa è quella dei semafori taroccati. Un semaforo dove il giallo dura pochissimo consente di fare introiti notevoli sia ai Comuni che ai gestori (privati) del semaforo: non è bello da dire, ma le multe sono spesso servite per pareggiare i bilanci e arricchire i soliti noti, in quest’ultimo decennio.&lt;br /&gt;Tenendo comunque validi i princìpi ispiratori del nuovo Codice della Strada, bisogna purtroppo aggiungere che, quando si parla di Leggi, è molto importante vedere come vengono scritte. Se vengono scritte male, cominciano i guai per i cittadini. &lt;br /&gt;Il discorso sarebbe lunghissimo, io non sono un esperto ma solo un semplice cittadino e mi limito a porre qualche domanda, come per esempio quella sugli etilometri e sull’alcol quando si guida. Premesso che io non ho preso multe e ho ancora tutti i miei punti (quando si va a finire sul personale mi dà un gran fastidio, perciò questa noiosa premessa sono costretto a farla), quando vedo titoli del tipo “ubriaco al volante” comincio a dare segni di insofferenza e cerco sempre di andare a vedere che cosa è successo veramente. Perché ormai comincio a dubitare che si parli tutti la stessa lingua: in italiano, “ubriaco” è qualcuno che non sta in piedi, che farnetica, che vede doppio. Il legislatore ha stabilito invece una soglia sopra la quale il consumo di alcool etilico è dannoso per la guida: non serve quindi essere ubriachi per prendere le multe, ed è importante dirlo. La questione diventa importante, oltre che per fini educativi e per una maggiore comprensione della legge (“ma io sto benissimo, non sono ubriaco”) anche per capire come è stata stabilita questa soglia, da misurare con l’etilometro. Mi ha spaventato molto, l’ultima volta che se ne è parlato quest’estate, l’idea di una “tolleranza zero”: zero alcol quando si guida, e multe salate per tutti! Per fortuna è arrivato qualcuno a spiegare che l’etanolo (alcool etilico) è un prodotto normale del metabolismo del nostro corpo, della digestione: anche se mangiate solo frutta e verdura, un po’ di etanolo si produce sempre e nel sangue lo si trova. Quindi, una legge che sarebbe stata mal scritta, e che è stata corretta solo in extremis: il dubbio che altre parti di questo nuovo Codice siano sfuggite all’intelligenza del legislatore è più che legittimo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il discorso sull’attenzione e sulla lucidità di chi guida andrebbe esteso: molti farmaci danno sonnolenza, e dovrebbe essere cosa nota. Non è necessario essere drogati o alcolizzati per avere problemi di calo dell’attenzione. Per esempio, le allergie: gli antistaminici danno sonnolenza, è scritto anche sulla confezione. Per esempio, i diabetici: i cali di zucchero possono dare cali di attenzione. Eliminati dalla strada tutti i diabetici e tutti gli allergici, ci sarebbero in giro molte meno automobili e metà dei problemi della circolazione sarebbero risolti. Però non basta, e io – non essendo né diabetico né allergico né drogato o alcoolizzato – non vorrei comunque starne fuori: anche a me un paio di volte è capitato di avere cali d’attenzione e di rischiare di finire fuori strada. Il motivo è questo: il lavorare a turni, e i turni di notte. Alle sei del mattino, all’uscita del turno di notte, siamo tutti pericolosissimi. Alle sei meno un quarto, prima che cominci il turno del mattino, ci sono in circolazione migliaia di insonni che sono stati svegliati all’improvviso da un suono sgradevole: vogliamo tenerne conto?&lt;br /&gt;Non sto scherzando, e non sto esagerando: ho ancora ben presente di quando mi capitò di leggere sul giornale la notizia della morte di un tizio come me, che stava rincasando dal turno di notte ed era finito fuori strada, per fortuna da solo e senza coinvolgere terze persone. Era uno che abitava a una decina di chilometri di distanza da casa mia, su una strada che conoscevo bene anch’io, apparentemente senza pericoli. Né piante né fossi né traffico, eppure.&lt;br /&gt;Bene, adesso che ho svuotato le strade da tutti questi pericolosissimi soggetti, e senza dimenticare i turnisti della Fiat di Pomigliano d’Arco (dopo otto o dieci o dodici ore di quella vita, quando ti lasciano andare sei per forza di cose rincoglionito), e senza dimenticarsi di quella signora multata con etilometro e decurtata di dieci punti sulla patente perché andava in bicicletta dopo aver mangiato un babà al rhum, posso anche chiudere e fermarmi qui. Tanto, a cosa serve parlarne? Abbiamo passato una decina di minuti insieme, vi avrei offerto volentieri un caffè, ma qui via internet purtroppo non è possibile. Alla prossima, dunque.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;PS: tutta la mia solidarietà e un abbraccio alle persone che non amano andare in automobile e che lo fanno solo perché sono costrette a farlo. A loro non pensa mai nessuno, sono in tantissimi (la maggioranza, suppongo) ma non contano niente, e per oggi provo io a dar loro una voce.&lt;br /&gt;PPS: un contributo notevole a queste leggi malfatte lo ha dato il federalismo della Lega Nord, legge malfatta come poche altre. Uno dei prodotti avvelenati di queste leggi e leggine da veri burocrati è per esempio questa: che nel comune A devi avere le catene o le gomme da neve anche se c’è il sole e venti sopra zero, invece nel comune B (due chilometri di distanza) tutto questo non serve. Eccetera: il resto di queste scemenze lo lascio compilare a chi mi sta leggendo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4582123645814817715-5620465775296586790?l=deladelmur.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://deladelmur.blogspot.com/feeds/5620465775296586790/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4582123645814817715&amp;postID=5620465775296586790&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/5620465775296586790'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/5620465775296586790'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://deladelmur.blogspot.com/2011/12/ubriaco-al-volante.html' title='Ubriaco al volante'/><author><name>Giuliano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06401398690125983204</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4582123645814817715.post-2386379687769156619</id><published>2011-12-07T10:31:00.000+01:00</published><updated>2011-12-07T10:31:20.976+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politica'/><title type='text'>Esproprio e privilegio</title><content type='html'>Mi ha fatto una certa impressione, lunedì sera da Gad Lerner (su La7) vedere Eugenio Scalfari definire “un privilegio” le pensioni come ci sono sempre state dal dopoguerra in qua, e che oggi vengono definite “retributive”. E mi ha fatto una brutta impressione vedere, accanto a lui, una giovane donna di cui non ricordo il nome (esperta di qualche cosa) dire queste parole: che lei ha iniziato a lavorare a metà anni ’90, già col sistema contributivo, e che quindi le sembra normale che tutti abbiano il contributivo. Gad Lerner, lì vicino, non ha trovato nulla da obiettare: o forse lo ha fatto più in là, ma io a questo punto ho spento la tv e sono andato a leggermi un libro di Achille Campanile (ne tengo sempre uno da leggere per quando incappo in questi momenti).&lt;br /&gt;Che dire: un secolo di lotte operaie buttate nel cestino. Passi per Scalfari (che non è mai stato di sinistra e che è ricco di famiglia) ma vedere questi ragionamenti, “io guadagno poco e faccio fatica e quindi è giusto che guadagni poco e faccia fatica anche lui”, mi ha sempre dato una gran tristezza, per non dire di peggio. Io invece, guarda un po’, avrei voluto che anche ai nati dopo il 1980 fosse consentito di vivere una vita senza troppi patemi d’animo, di poter guadagnare abbastanza per tirar su due figli, di comperarsi una casa, di aver accesso a un mutuo...Ho sbagliato qualcosa? A questo punto, visto che stanno buttando anche me nel cestino, direi proprio di sì.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Privilegio” la pensione a cinquant’anni per un muratore, un operaio di un’acciaieria, un idraulico, un piastrellista, un contadino? Io li ho visti, ci ho vissuto in mezzo, sono anch’io uno di loro, so bene come si vive e cosa succede: la pensione a cinquant’anni, o magari a cinquantacinque, è stata una conquista di civiltà. Il fatto che oggi venga messa in discussione, o considerata un privilegio, è un ritorno alla barbarie.&lt;br /&gt;Ci sono stati e ci sono ancora dei privilegi? Si intervenga: magari con gli espropri, per le pensioni e le liquidazioni spropositate che sono state date a manager e ministri nei decenni passati. Non si espropriano forse case e giardini ai cittadini comuni, per costruire case e strade e aeroporti? In questi casi, quando parte l’esproprio (o la militarizzazione, come in Val di Susa) c’è poco da fare se non accettare quei quattro soldi (non negoziabili) e far fagotto. E dunque, si vadano a prendere le liquidazioni e le pensioni stratosferiche dei manager che hanno prodotto gli ammanchi di bilancio a Ferrovie, Poste, Trasporti, Sanità, li si espropri o li si paghi d’ora in avanti con BOT e CCT, ma senza interessi e non indicizzati al costo della vita. Non si può fare? Io dico di sì; e comunque il discorso mi serve per suggerire di smontare un altro luogo comune che circola da troppo tempo, e cioè che il sistema retributivo delle pensioni abbia contribuito al deficit statale. No, è stata la corruzione unita all’incapacità dei manager e dei ministri. E anche dei sindaci, bisogna aggiungere oggi: perchè il federalismo proposto dalla Lega Nord sta scavando buchi spaventosi nei nostri bilanci pubblici, e senza nemmeno dare benefici ai cittadini come è avvenuto in passato.&lt;br /&gt;Insomma, invece di mettere in Costituzione il pareggio del bilancio direi che bisognava prima proporre il carcere per chi manda in dissesto le finanze del suo Comune o dell’Ente che governa. Il resto è ideologia, idee preconcette spacciate per verità assolute, e&amp;nbsp;con il consenso di tutta la stampa che conta, La Repubblica compresa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ai giovani, e a tutti quelli sotto i quarant’anni (ma non solo a loro) consiglio un esercizio molto utile: pensare al mondo com’era prima che loro nascessero. Com’era questo posto prima che ci costruissero il cavalcavia e l’uscita dell’autostrada? Come si faceva a vivere prima? E anche domande piccole, del tipo: come si faceva quando non c’erano le obliteratrici nelle stazioni, quando bastava recarsi in biglietteria, quando non c’erano i tornelli per entrare ed uscire? Sono passati meno di dieci anni dalla “tornellizzazione” delle stazioni, prima si entrava e si usciva senza problemi – e si stava molto meglio, credetemi. E’ anche da queste piccole cose, così come dalle pensioni prima che si diventi troppo vecchi, che passa la differenza tra una vita di merda e una vita che vale la pena di essere vissuta.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4582123645814817715-2386379687769156619?l=deladelmur.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://deladelmur.blogspot.com/feeds/2386379687769156619/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4582123645814817715&amp;postID=2386379687769156619&amp;isPopup=true' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/2386379687769156619'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/2386379687769156619'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://deladelmur.blogspot.com/2011/12/esproprio-e-privilegio.html' title='Esproprio e privilegio'/><author><name>Giuliano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06401398690125983204</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4582123645814817715.post-6458963632810467977</id><published>2011-12-05T09:20:00.003+01:00</published><updated>2011-12-21T09:24:45.374+01:00</updated><title type='text'>Pubblicità 23</title><content type='html'>I film interrotti dalla pubblicità, a capocchia, a metà di un dialogo o di una scena d’amore: pensavo che fossero cose degli anni ’80, cose del passato, e invece sono tornati. Ne ho già trovato qualche bell’esemplare, su La7, su Raimovie, sugli sceneggiati di&amp;nbsp;Raipremium, un po’ ovunque. Per adesso in sordina, sottotraccia, per la serie “vediamo se qualcuno se ne accorge”. E se nessuno protesta, via alla grande, come ai vecchi tempi degli anni 80.&amp;nbsp; Tanto, chi se ne frega dei film e degli sceneggiati: la tv si fa per vendere spazi pubblicitari, la radio si fa per vendere spazi pubblicitari, i giornali si stampano per vendere spazi pubblicitari, la città esiste per metterci i cartelloni pubblicitari, le strade, le stazioni, le sale d’attesa, i bancomat, la nostra vita, dunque tutto esiste solo in funzione della pubblicità? A volte mi viene il dubbio che sia proprio così. Forse sarebbe il caso di cominciare a insegnarlo a scuola, magari anche al catechismo, sulle immagini sacre mettere un po’ di spot – ah no, hanno già cominciato, i cartelloni con uomini e donne in mutande belli grandi sul Duomo di Milano non me li sono mica sognati, c’erano davvero.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A me fa impressione vedere come tutti si siano ormai adeguati, e sembra impossibile immaginare un mondo senza spot. Mi fa impressione vedere tutti, ma proprio tutti, dire &lt;em&gt;“è il momento della pubblicità, la pubblicità è importante, ci consente di vivere”.&lt;/em&gt; Lo dicono perfino Gad Lerner su La7, perfino Michele Santoro, perfino su Radio Popolare, non solo sulle tv di Mr. Spot (Silvio Berlusconi e figli), e io mi chiedo se vale la pena di vivere, se dobbiamo vivere solo per la pubblicità.&lt;br /&gt;Ormai anche internet pare che sia diventata impossibile, senza la pubblicità: non solo le finestre che si aprono e ti impediscono di leggere (cari signori, io non comprerò mai quella macchina lì e non andrò mai a vedere quel film lì, è inutile che me li sbattiate davanti), ma anche i rallentamenti quando partono i video pubblicitari. E poi mi tocca anche leggere, che so, che “Explorer rallenta”: no, non raccontiamoci balle, almeno tra di noi; non è un browser che rallenta la navigazione, sono i cookies e i video pubblicitari che intasano la rete. E non c’è wcnet che tenga, ormai siamo oltre ogni limite.&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-ZcngbneoNL0/Ttx-ma3gk3I/AAAAAAAAWGc/ZZ4t775o550/s1600/cerealisecchi.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" dda="true" height="252" src="http://1.bp.blogspot.com/-ZcngbneoNL0/Ttx-ma3gk3I/AAAAAAAAWGc/ZZ4t775o550/s320/cerealisecchi.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Chiedo scusa per lo sfogo, mi rendo conto che sono stato un po’ eccessivo, ma non avrei mai creduto che la nostra vita diventasse così ingorgata dalla pubblicità. E vorrei che fosse ben chiara la mia posizione: non sono affatto contro la pubblicità, che se ben fatta può essere utile e divertente, ma vorrei soltanto che ognuno stesse al suo posto, che ognuno facesse solo il suo mestiere. &lt;br /&gt;Sarebbe un enorme passo avanti: i pubblicitari facciano i pubblicitari, e non i direttori artistici o la programmazione delle tv, che non è nelle loro competenze. E i dottori in Economia facciano quello che a loro spetta: tenere d’occhio i bilanci. E’ una funzione molto importante, hanno le competenze per farlo, ma si fermino lì. Gli economisti dicano: non ci sono i soldi per questa spesa. E i pubblicitari e gli addetti al marketing dicano: pensiamo noi a trovarli. E poi, per piacere, la guida di questo Paese lasciamola a persone che abbiano una visuale un po’ più ampia.&lt;br /&gt;PS: a voler essere gentili e ottimisti, il 30-40% degli spot che passano in tv danno informazioni errate o gravemente errate (anche dannose per la salute), oppure sono volgari e disturbanti (la pulizia del wc all’ora di pranzo). Possibile che nessuno se ne preoccupi?&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-3pMTOWp4dt0/Ttx-s0024VI/AAAAAAAAWGk/pkrXqA_xlJQ/s1600/tv+thrill.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" dda="true" src="http://1.bp.blogspot.com/-3pMTOWp4dt0/Ttx-s0024VI/AAAAAAAAWGk/pkrXqA_xlJQ/s1600/tv+thrill.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;(le vignette vengono dalla Settimana Enigmistica, &lt;a href="http://www.aenigmatica.it/"&gt;http://www.aenigmatica.it/&lt;/a&gt; )&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4582123645814817715-6458963632810467977?l=deladelmur.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://deladelmur.blogspot.com/feeds/6458963632810467977/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4582123645814817715&amp;postID=6458963632810467977&amp;isPopup=true' title='6 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/6458963632810467977'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/6458963632810467977'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://deladelmur.blogspot.com/2011/12/pubblicita-23.html' title='Pubblicità 23'/><author><name>Giuliano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06401398690125983204</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-ZcngbneoNL0/Ttx-ma3gk3I/AAAAAAAAWGc/ZZ4t775o550/s72-c/cerealisecchi.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>6</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4582123645814817715.post-8256916983170864576</id><published>2011-11-28T18:02:00.001+01:00</published><updated>2011-12-10T09:13:57.752+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politica'/><title type='text'>E' un momento di passaggio</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-QSJpCJ-cOi8/TtO-Yb-JwwI/AAAAAAAAV-s/mXh-lla24ks/s1600/Bucchi+2002.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" dda="true" height="355" src="http://2.bp.blogspot.com/-QSJpCJ-cOi8/TtO-Yb-JwwI/AAAAAAAAV-s/mXh-lla24ks/s400/Bucchi+2002.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;Questa vignetta di Massimo Bucchi è del 2002. Cosa è cambiato da allora? E’ cambiato questo: che fin qui hanno disboscato e buttato il diserbante; adesso sta per arrivare la schiacciasassi. Lo sentite il rumore, sempre più vicino?&lt;br /&gt;&lt;em&gt;PS: un omaggio al grande Massimo Bucchi (&lt;/em&gt;&lt;a href="http://www.repubblica.it/"&gt;&lt;em&gt;www.repubblica.it&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;em&gt;) e un’enorme preoccupazione non solo per il futuro ma anche per il presente. (non sto parlando né di tasse né del governo nuovo, sia ben chiaro).&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4582123645814817715-8256916983170864576?l=deladelmur.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://deladelmur.blogspot.com/feeds/8256916983170864576/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4582123645814817715&amp;postID=8256916983170864576&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/8256916983170864576'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/8256916983170864576'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://deladelmur.blogspot.com/2011/11/e-un-momento-di-passaggio.html' title='E&apos; un momento di passaggio'/><author><name>Giuliano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06401398690125983204</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-QSJpCJ-cOi8/TtO-Yb-JwwI/AAAAAAAAV-s/mXh-lla24ks/s72-c/Bucchi+2002.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4582123645814817715.post-3693733387372192294</id><published>2011-11-28T17:58:00.002+01:00</published><updated>2011-11-29T16:37:40.419+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='luoghi comuni'/><title type='text'>Furbetti</title><content type='html'>Uno dei luoghi comuni che non reggo proprio più è quello sui “furbetti”. Si era iniziato in maniera accettabile, perfino divertente, quando pochi anni fa furono arrestati alcuni truffatori, tra Milano e Roma (la Popolare di Lodi, se non ricordo male, le immobiliari, la speculazione edilizia, e tante altre cose ancora), che avevano come dato in comune di essere giovani e molto sicuri di sè. Così sicuri e così spavaldi da muoversi senza troppe precauzioni: avevano appoggi importanti, si sentivano intoccabili, era giusto definirli “furbetti”.&lt;br /&gt;Ma adesso leggo che vengono descritti come furbetti e approfittatori le persone che dopo quarant’anni pensavano di aver maturato il diritto alla pensione; e su giornali e tv (e internet, e dintorni) leggo titolazioni bizzarre, come quella dell’altro giorno sul quotidiano di Como “La Provincia”, in prima pagina a nove colonne, secondo la quale ci sarebbero migliaia di furbetti che non hanno pagato il bollo auto e stanno per essere smascherati. Quattromila, se non ricordo male, o forse quarantacinquemila, chi può dirlo: spero di non essere anch’io nel numero, perché io il bollo auto l’ho sempre pagato e conservo regolare ricevuta. Via, siamo seri: come si fa a evadere il bollo auto, o il canone Rai? Quando l’hai pagato la prima volta, sei sistemato per sempre: più che furbetti bisognerebbe essere un po’ coglioni, se si pensa di farla franca e che nessuno se ne accorga. Molto più facile, e difatti lo fanno in tanti, è evadere l’assicurazione auto: i rischi che si corrono sono enormi, ma qui non esiste un database, il contratto si fa tra privati, si può tentare di fare il furbo. Cosa può essere dunque successo? Visto l’altissimo numero di bolli auto non pagati, facile che ci sia stato qualche disguido (o peggio) alle Poste o alle agenzie predisposte alla riscossione. Il che significa noie e grane anche per i contribuenti onesti, e purtroppo non sarebbe la prima volta.&lt;br /&gt;A pensarci bene, è l’idea stessa del “furbetto” che mi disturba. Perché mai dividere il mondo in furbi e fessi, come nelle barzellette? Il mondo è molto più vasto, e basterebbe poco per accorgersene. Per fare solo un piccolo esempio, davvero minuscolo, anni fa un amico mi confessò di essersi dimenticato una scadenza delle tasse: gli era nata una bambina. Tutto il resto, di colpo, non esisteva più. Quando gli venne in mente quella scadenza, era tardi e dovette pagare una multa. Lo vorreste chiamare furbetto? Di eventi simili, felici e tristi, è piena la nostra vita; e a me non va di essere chiamato furbetto quando invece ho magari – ed è solo un altro dei mille possibili esempi – malattie e dispiaceri in casa, o magari una gioia suprema che ti manda all’aria tutte le scempiaggini burocratiche e amministrative. Non esistono solo i furbi e i criminali, insomma.&lt;br /&gt;Prima di fare quei titoli, per cortesia, ci si fermi un attimo a pensare. Per quel che mi riguarda, ho preso nota e so già che se leggo o ascolto la parola “furbetto” sto avendo a che fare con un giornalista pigro o disattento: pessimo giornalismo dunque, da evitare.&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-PAjJWNXIoyI/TtQF1dRe-PI/AAAAAAAAV-0/CwylwkSr3UE/s1600/provincia+furbetta.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" dda="true" height="220" src="http://2.bp.blogspot.com/-PAjJWNXIoyI/TtQF1dRe-PI/AAAAAAAAV-0/CwylwkSr3UE/s320/provincia+furbetta.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4582123645814817715-3693733387372192294?l=deladelmur.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://deladelmur.blogspot.com/feeds/3693733387372192294/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4582123645814817715&amp;postID=3693733387372192294&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/3693733387372192294'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/3693733387372192294'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://deladelmur.blogspot.com/2011/11/furbetti.html' title='Furbetti'/><author><name>Giuliano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06401398690125983204</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-PAjJWNXIoyI/TtQF1dRe-PI/AAAAAAAAV-0/CwylwkSr3UE/s72-c/provincia+furbetta.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4582123645814817715.post-1846757452254779508</id><published>2011-11-26T14:39:00.002+01:00</published><updated>2011-12-27T20:02:25.796+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='dizionario'/><title type='text'>Grana Padano e Gazzettino Padano</title><content type='html'>L’altro giorno un deputato leghista, o comunque una delle teste pensanti della Lega, ha dichiarato in pubblico che la Padania esiste, perché ci sono il gazzettino padano e il grana padano; aggiungendo che “si sa che da noi si mangia bene”. Tutto questo è stato filmato, il filmato gira in rete e sembra che susciti molta ilarità, con battute del tipo “sì, come l’insalata russa”. Io trovo invece tutto questo molto avvilente, e – visto che fin qui non lo ha ancora fatto nessuno - mi vedo costretto a spiegare che cos’è il Grana Padano, e magari anche il Gazzettino Padano.&lt;br /&gt;Da tempo immemorabile, più di mille anni, lungo il corso del Po si produce un formaggio stagionato chiamato grana. Non si riesce a produrlo altrove: non così buono. Si sa che per i prodotti alimentari la geografia e l’orografia sono importantissimi: le cipolle di Tropea vengono così buone solo a Tropea in Calabria, se le trapiantate e le coltivate a casa vostra il sapore cambia, e di molto. La stessa cosa capita per i vini, per quasi tutti i formaggi (l’Asiago viene buono solo sull’altipiano di Asiago, l’Emmenthal buono è solo quello svizzero, eccetera), per i prosciutti (il prosciutto di Parma viene così buono solo in determinati paesi della provincia di Parma, per via dell’aria, dell’umidità, eccetera). Tutto questo è risaputo, o almeno dovrebbe esserlo.&lt;br /&gt;Il grana prodotto nella Pianura Padana è diviso in due grandi consorzi: il Parmigiano-Reggiano, che si produce in un’area ben delimitata tra le provincie di Parma e di Reggio Emilia, e il Grana Padano, che si produce nelle zone limitrofe, a Cremona ma anche nel sud del Piemonte, per esempio. Non è solo una questione di geografia: i due consorzi hanno regole diverse sull’alimentazione delle mucche che danno il latte per il formaggio. La descrizione completa sarebbe molto lunga, e rimando per questo ai siti ufficiali o magari a wikipedia; qui si può dire per brevità che il consorzio del Parmigiano-Reggiano ha norme molto restrittive, le mucche possono mangiare solo il fieno e l’erba dei pascoli, niente mangimi preparati. Così facendo, si vede anche solo a occhio cosa stanno mangiando le mucche: il sapore del latte dipende moltissimo da quello che mangiano le mucche. Nel consorzio del Grana Padano la qualità è sempre garantita, ma le regole su cosa mangiano le mucche sono meno restrittive: è per questo che c’è una differenza di prezzo fra i due formaggi.&lt;br /&gt;Esistono caseifici che producono il grana anche al di fuori dei due consorzi, e spesso è anche buono, ma non possono usare né il marchio “parmigiano-reggiano” né il marchio “grana padano”: sono le stesse regole del DOC e del DOCG dei vini, a volte discutibili (bastano pochi chilometri al di là del confine geografico per negare il marchio?), il più delle volte essenziali per mantenere alta la qualità del prodotto. Non è una cosa da poco: è grazie a queste norme, per esempio, che l’Italia è rimasta fuori dal problema della “mucca pazza” (in altri Paesi europei alle mucche si davano da mangiare cose ignobili), o da altre gravi degenerazioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il discorso sul Gazzettino Padano invece è molto più breve: si chiama così, da tempo immemorabile, il giornale radio RAI per la Lombardia. Lo ascoltavo sempre con mio papà, negli anni ’60: la sigla risorgimentale della “bella gigogìn” ne avvertiva l’inizio, ma si tratta di un giornale radio regionale e nulla di più. Invece, a me pare che i leghisti intendano per padania qualcosa che va da Sondrio a Ferrara ad Aosta a Belluno, località dove i notiziari milanesi non sempre arrivano e non sempre interessano.&lt;br /&gt;Mi dispiace perdere tempo a specificare cose note e stranote, ma la Lega Nord è fatta così: mi ricordo bene, per esempio, quando a Umberto Bossi chiesero l’origine del suo federalismo, e lui rispose: &lt;em&gt;«Ma sì, Carlo Cattaneo»,&lt;/em&gt; come se fosse cosa ovvia e scontata. Dato che Carlo Cattaneo fa parte dei programmi scolastici, mi sono sempre meravigliato che nessuno lo fermasse per chiedergli: «Ma lei sta parlando di quel Carlo Cattaneo nato nel 1801 e morto nel 1869? Quello che nel 1848 voleva unire l’Italia, dalle Alpi alla Sicilia?”. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se ci fate caso, e se vi capita di percorrere la Milano-Bologna, troverete molte nuove uscite dell’autostrada. Sono le zone in cui si produce il Grana Padano, il Parmigiano-Reggiano, il prosciutto di Parma, il culatello, il salame di Felino, il lambrusco, i tortellini, la salama da sugo...Forse non ci avete mai pensato, ma ad ogni nuova uscita dell’autostrada corrisponde una lottizzazione implacabile. Tutti i campi dove si producono quelle cose che fanno dire “da noi si mangia bene” stanno per scomparire. E, per questo, bisogna ringraziare le amministrazioni leghiste e berlusconiane, i loro infiniti condoni edilizi nel governo nazionale, e via elencando (perfino Sassuolo, provincia di Modena, ha oggi un’amministrazione berlusconiana-leghista). &lt;br /&gt;Ma qui mi fermo, non ne posso più di quest’alluvione di scemenze e di inesattezze da correggere, spacciate per verità e per ovvietà, e che nessuno mai corregge (nemmeno La Repubblica, nemmeno L’Unità, nemmeno il TG3). Mi stupisce piuttosto una cosa: che dal consorzio produttore del Grana Padano non sia arrivata una denuncia per violazione del copyright, o per abuso del marchio.Di solito ci stanno molto attenti, ma si sa che la Lega Nord è oggi molto potente e che con i potenti bisogna stare attenti a quel che si dice.&lt;br /&gt;Avremo ancora il Parmigiano-Reggiano, il Lambrusco, il Prosciutto di Parma, nei prossimi anni? La vedo dura, e il primo a sparire sarà proprio il Grana Padano, ormai completamente accerchiato da superstrade, autostrade, centri commerciali, speculazioni edilizie, discariche, inceneritori.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;PS: se i leghisti ci stessero più attenti, si sarebbero accorti che la Padania ha perfino avuto il Premio Nobel per la Letteratura. Indovinate chi... (un ghigno, uno sberleffo, uno sghignazzo, in purissimo dialetto padano: già ai tempi di Mistero Buffo, e forse ancora prima, c'era&amp;nbsp;Dario Fo che usava questa benedetta parola)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4582123645814817715-1846757452254779508?l=deladelmur.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://deladelmur.blogspot.com/feeds/1846757452254779508/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4582123645814817715&amp;postID=1846757452254779508&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/1846757452254779508'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/1846757452254779508'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://deladelmur.blogspot.com/2011/11/grana-padano-e-gazzettino-padano.html' title='Grana Padano e Gazzettino Padano'/><author><name>Giuliano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06401398690125983204</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4582123645814817715.post-7526626487439194602</id><published>2011-11-25T21:25:00.001+01:00</published><updated>2011-11-25T21:27:50.038+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='luoghi comuni'/><title type='text'>Assegni criminali, contanti assassini</title><content type='html'>E’ in atto una campagna ferocissima contro l’uso del contante: a destra come a sinistra (anche sinistra sinistra) dicono che l’unica arma possibile e definitiva contro l’evasione fiscale è fare ogni minima transazione di denaro con le carte di credito, passando sempre attraverso una banca “così tutti i movimenti saranno controllabili”. C’è anche chi dice: tutto tutto ma proprio tutto, compresi il quotidiano e il caffè al bar. &lt;br /&gt;Sarà. Ne siamo proprio sicuri? Premesso che vedo il futuro molto fosco (la crisi economica è gravissima, e mica solo quella), premesso che quando ci sono troppe persone che ripetono a pappagallo lo stesso concetto io comincio a pensare che sia invece giusto il contrario, premesse tante altre cose compreso il fatto che ormai vale da anni il principio “se è una cazzata state sicuri che si farà”, metto qui i sotto i punti principali di questo ragionamento che non mi convincono.&lt;br /&gt;1) se tutto deve passare dal conto corrente, i conti correnti devono essere gratuiti. Si chiamano le banche, tutte le banche, e si spiega bene che così si deve fare: altrimenti se pago ogni giorno il caffè con la carta di credito fanno trecentosessantacinque movimenti all’anno, se ne prendo due o se ne offro uno a un amico diventano settecentotrenta, settecentotrentadue nei bisestili: scherziamo o facciamo sul serio?&lt;br /&gt;2) ci sono milioni di italiani che guadagnano pochissimo, e che non possono reggere il peso di un conto corrente. Che si fa? Se uno guadagna trecento euro al mese, cosa gli resta da mettere sul conto corrente? E se nonostante tutto riesce ad aprire il conto e poi va in rosso, che succede?&lt;br /&gt;3) molte persone, soprattutto gli anziani, andrebbero incontro a enormi difficoltà. Che si fa, ce ne freghiamo? Diciamo, come già fecero in tempi recenti dei personaggi importanti, “non si possono rinviare le riforme per qualche misera vecchietta”? (sono contrario alle torture e alle pene corporali, ma in questo caso faccio un’eccezione e mi permetto di dire quello che penso: questi personaggi, quando dicono queste cose, andrebbero fustigati sulla pubblica piazza).&lt;br /&gt;4) i grandi evasori fiscali, di queste misure, se ne fregano. Non solo: se ne infischiano allegramente. Chi andrebbe a colpire, questa misura? I piccoli artigiani, i piccoli bar, le piccole otturazioni dei dentisti, cose così. State sicuri che i grandi bar e ristoranti di Venezia, Firenze, eccetera, sono già pronti a controbilanciare i costi. E anche tutti gli altri, iper e supermercati, gioiellieri, Vanna Marchi, don Verzé, finanziamenti occulti ai partiti, ville ad Antigua, tutti quanti già prontissimi, non vedono l’ora che si cominci.&lt;br /&gt;5) e poi ci sono i falsari, molti dei quali rimarrebbero senza lavoro. Di questo devo dire che un po’ mi dispiace: in fin dei conti falsificare monete e banconote è un lavoro manuale di grande precisione, roba da artisti, roba fine. Ho detto “molti dei quali”, e non “tutti”: infatti i falsari informatici con un provvedimento del genere andrebbero a nozze, stapperebbero champagne, miliardi di dati e di pin da rubare, grande gioia. Già oggi rubano le password e i dati a colpi di centomila alla volta, figuriamoci cosa potrebbero fare in futuro.&lt;br /&gt;Che faccio, mi fermo? Ma sì, mi fermo: tanto è già cosa fatta, e il perché sia cosa già fatta l’ho già spiegato all’inizio, non sto qui a ripeterlo.&lt;br /&gt;PS: gli assegni erano comodissimi. Possibile che adesso si passi per criminali, se si usa un assegno?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4582123645814817715-7526626487439194602?l=deladelmur.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://deladelmur.blogspot.com/feeds/7526626487439194602/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4582123645814817715&amp;postID=7526626487439194602&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/7526626487439194602'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/7526626487439194602'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://deladelmur.blogspot.com/2011/11/assegni-criminali-contanti-assassini.html' title='Assegni criminali, contanti assassini'/><author><name>Giuliano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06401398690125983204</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4582123645814817715.post-7602921723789597167</id><published>2011-11-24T09:56:00.001+01:00</published><updated>2011-11-24T09:59:08.723+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='memorie'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Achille Campanile'/><title type='text'>Far finta di essere sani</title><content type='html'>L’altro giorno mi è successo questo: una ditta esterna ha tranciato due radici di un grosso albero nella nostra proprietà. Stanno facendo dei lavori (pura e semplice speculazione edilizia) e hanno costruito un muro qui sotto le mie finestre. Nel fare il muro, si sono trovati davanti l’albero e hanno tirato diritti; ma passi. Intanto che si discute su chi dovrà pagare l’abbattimento dell’albero nel caso che muoia o che cada (tagliare un albero così alto costa un sacco di soldi, per chi non lo sapesse), ecco che il geometra responsabile del cantiere, con eleganza e nonchalance, passa a quello che secondo lui è invece l’argomento principale di cui preoccuparsi, e cioè&amp;nbsp;il tubo del gas metano, che passa quasi a fior di terra. Lo indica: perpendicolare al muro. Ve ne eravate mai accorti? Certo che sì, ma fino a ieri qui c’era un giardino, qui sopra passavano soltanto gatti e lucertole, è così da più di quarant’anni, l’azienda del gas lo sa, e se voi non aveste aperto quel cantiere inutile a due passi da un parco regionale il problema non si sarebbe posto. Intanto che ragiono così, mi accorgo che il discorso è passato elegantemente ad altro. Si sa, un’impresa edile o un’immobiliare fanno sempre comodo. Così, quando mi chiedono: «Tu che ne pensi?» rispondo che io sto male, e che torno di sopra.&lt;br /&gt;Così facendo, temo d’esser passato per matto. Categoria alla quale ormai mi onoro di appartenere, dato che i sani di mente oggi sono fatti in questo modo:&lt;br /&gt;- i sani di mente aprono un cantiere dove c’è un tubo del gas a mezzo metro dalla superficie; lo vedono, non avvertono nessuno, non chiudono il cantiere, ci fanno passare sopra una ruspa, scavano, ci costruiscono sopra un muro. A lavori finiti ti dicono sorridendo che hai un problema col tubo del gas.&lt;br /&gt;- i sani di mente costruiscono nei letti dei fiumi e dei torrenti.&lt;br /&gt;- i sani di mente fanno i condoni edilizi un anno sì e un anno pure.&lt;br /&gt;- i sani di mente danno concessioni edilizie assurde, ed emanano leggi che consentono qualsiasi cosa, pur di fare speculazioni edilizie.&lt;br /&gt;Eccetera. Il tutto, lo ammetto, aggravato da un fatto: la settimana scorsa ho preso una testata che è guarita subito, meno di tre giorni, ma purtroppo mi è sceso l’ematoma sotto gli occhi, fino agli zigomi; e non è ancora andato via. Ecco, in questi giorni ho davvero l’aspetto del pazzo.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;Achille Campanile, da “Gli asparagi e l’immortalità dell’anima”&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;Io certe volte sospetto di essere pazzo. E certe volte ne ho l'assoluta certezza e allora vorrei abbandonare ogni finzione di saviezza. Come è riposante non simulare più! La cosiddetta saggezza non è assenza di pazzia, perché tutti abbiamo la stoffa dei pazzi. É soltanto possibilità di simulare e possesso maggiore di alcuni freni. Il bello è, poi, che quando mi convinco di essere pazzo e decido di gettar la maschera della saggezza, mi sento in un certo senso rinsavito. Finché simulavo la saggezza, mi sentivo pazzo. Abbandonandomi alla follia, mi sento savio. Andate a spiegare una cosa simile.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;La maggior percentuale di sofferenze e di dolori - morali, s'intende -- che ci procuriamo deriva dal fatto che, salvo alcune fortunate eccezioni, noi siamo dei pazzi costretti a fingerci savi e a regolarci come tali. Le fortunate eccezioni non si riferiscono a persone che non sono pazze, ma a quelle che, essendolo, non sono costrette alla simulazione. Il male consiste nel fatto che il mondo riconosce ma non accetta la pazzia e perciò obbliga alla simulazione. Intanto, però, ognuno la riconosce soltanto negli altri. Spesso da quello di cui dice: « È pazzo », il mondo pretende atti da savio.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;Ora io non voglio dire che la saviezza sia infelicità e sofferenza. Lo è in quanto simulata. E questa apparente saviezza è la peggior forma di pazzia, la più sinistra, la più dolorosa. Invece la saviezza dovrebbe consistere nel capire quello che si è ed esserlo veramente. Un pazzo sarà savio se si considererà pazzo e se si regolerà e ragionerà da pazzo. Sarà due volte pazzo se cercherà di regolarsi e di ragionare da savio. Beninteso, un savio sarà savio se si regolerà e ragionerà da savio.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;In generale siamo dei pazzi che recitiamo la parte di persone savie, l'uno con l'altro. Il cosiddetto inconscio che cos'è se non una delle numerose forme di pazzia che sono in noi? È molto strana la commedia che recitiamo: tutti siamo pazzi in varia misura, che simulano la saviezza. Chi molla, o s’abbandona, viene estromesso materialmente o moralmente dalla società; non tutti e non sempre siamo consci della simulazione. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;Prendiamo due individui. Premesso che entrambi sono pazzi e simulano la saviezza, si possono dare i seguenti casi, quanto alla pazzia: ognuno dei due 1) ignora di sé e dell'altro; 2) ignora di sé, ma sa dell'altro; 3) sa di sé, ma ignora dell'altro; 4) sa di sé e dell'altro.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;Mescolate le otto situazioni in tutte le possibili combinazioni. Per esempio, A potrebbe trovarsi nella situazione 1 e B nella situazione 2, ecc. In ognuna di queste situazioni, il risultato apparente sarà sempre il medesimo, in virtù della generale simulazione più o meno cosciente o incosciente.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;Basta: afflitto, come dicevo, dal dubbio di essere pazzo, volli consigliarmi con un medico circa l'opportunità di sottopormi a un esame psichiatrico.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;«Ma sei pazzo?» mi disse quegli. « Perché vuoi farlo? Sarebbe una pazzia andare a mettersi in bocca al lupo.»&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;« Naturalmente, » dissi « se sono pazzo, niente di strano che commetta delle pazzie. »&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;« Che vuol dire? » esclamò l'altro, ridendo bonariamente.« Anch'io sono pazzo. Ma non lo dico a nessuno. Fossi matto. » &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;« Perché? »&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;« Ma andiamo, dovrei esser pazzo per rivelare d'esser pazzo. Simulo. Fa' altrettanto tu e non ti crear problemi. »&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;Mentre me ne andavo, mi richiamò.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;« Per carità, » fece « non lo dire a nessuno. » « Che cosa? »&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;« Che sono pazzo. »&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;« Credo che già si sappia. » &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;Andai da un amico.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;« Vorrei simulare la saggezza » gli dissi.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;« Ti consiglio di non imitare me, allora » mi disse. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;Malgrado il parere del medico, mi presentai al manicomio e chiesi d'esser messo in osservazione.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;« Che sintomi avete? » mi domandò il direttore. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;« Ecco, io mi considero pazzo. »&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;« Non basta. Bisogna assodare se lo siete davvero. » &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;«Perché? Nel caso che io fossi pazzo, lei mi considererebbe pazzo?»&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;« Evidentemente. »&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;« E sbaglierebbe. Se io fossi realmente pazzo, non sarei pazzo a considerarmi pazzo. Mentre, se non lo fossi, è chiaro che lo sarei per il fatto di ritenermi tale. »&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;« Ma in che consisterebbe allora la vostra pazzia? » ;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;« Nel credermi pazzo senza esserlo. »&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;« Ma allora non sareste pazzo, se non lo siete. »&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;« Lo sarei in quanto, senza esserlo, mi ritengo tale. Se mi ritenessi pazzo essendolo realmente, questo mio credermi pazzo non sarebbe pazzia; mentre lo è se non lo sono. »&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;Il direttore del manicomio si passò una mano sulla fronte. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;« Voi mi fate diventare pazzo » mormorò. Si volse all'assistente: « Cosicché, dovremmo metterlo al manicomio se non è pazzo? ».&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;« Precisamente » fece l'assistente. « Perché, non essendolo, ritiene di esserlo. Questa è la sua forma di pazzia. »&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;« Ma con questo ragionamento » obbiettò il direttore « se fosse pazzo non lo metteremmo al manicomio. »&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;« Beninteso. È pazzo se non è pazzo. » &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;« Ma siete pazzo voi. »&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;« Sarei pazzo se non ritenessi pazzo uno che non essendo pazzo si considera pazzo e che non sarebbe pazzo a considerarsi pazzo, se fosse realmente pazzo. »&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;A tagliar corto il direttore mi sottopose a una minuziosa visita, sperimentò le mie reazioni, mi interrogò e alla fine mi batté affettuosamente la mano sulla spalla e disse congedandomi :&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;« Andate, andate tranquillo; questo vostro ritenervi pazzo non è sintomo di pazzia, inquantoché siete realmente pazzo ».&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;Me ne andai tranquillizzato, sereno, ormai, essendomi tolto un gran peso dallo stomaco : dunque non sono pazzo, visto che sono pazzo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;&lt;em&gt;(Achille Campanile, il racconto "Pazzi" da "Gli asparagi e l'immortalità dell'anima")&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;PS: “Far finta di essere sani” è un verso di Giorgio Gaber, ed è anche il titolo di un suo spettacolo.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4582123645814817715-7602921723789597167?l=deladelmur.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://deladelmur.blogspot.com/feeds/7602921723789597167/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4582123645814817715&amp;postID=7602921723789597167&amp;isPopup=true' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/7602921723789597167'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/7602921723789597167'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://deladelmur.blogspot.com/2011/11/far-finta-di-essere-sani.html' title='Far finta di essere sani'/><author><name>Giuliano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06401398690125983204</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4582123645814817715.post-913646823562653055</id><published>2011-11-20T12:41:00.002+01:00</published><updated>2011-11-23T16:54:37.780+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Incubi e profezie'/><title type='text'>Fino alla fine del mondo</title><content type='html'>Camminando per Milano (o comunque per una via affollata di una città media o grande), da un po’ di tempo, bisogna fare molta attenzione: c’è sempre più gente che cammina con lo sguardo rivolto in basso, verso il piccolo schermo dello smartphone, o dell'ipad, o di chissà che cosa. La prima volta che mi è successo di notare questa cosa ero in metropolitana: un signore giovane ed elegante mi ha sfiorato proprio vicino alle scale; non se ne è nemmeno accorto ma io mi sono un po’ spaventato. Vuoi vedere che è un avvocato, mi sono detto, e se cade poi dice che è colpa mia che non stavo attento e mi fa causa? &lt;br /&gt;La cosa poi si è diffusa, oggi lo fanno in molti, e così mi è tornato alla mente un film che mi era piaciuto molto quand’era uscito. Ma nel film tutto era molto più bello e poetico: la protagonista si perdeva a guardare, dentro un piccolo schermo che stava in una mano, l’immagine di se stessa bambina recuperata da uno dei suoi sogni. &lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-1pgDmvePjm0/TsjmrO_7ZOI/AAAAAAAAV-E/NRuxe-Biiy0/s1600/wenders+fino+alla+fine+del+mondo.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" hda="true" height="183" src="http://1.bp.blogspot.com/-1pgDmvePjm0/TsjmrO_7ZOI/AAAAAAAAV-E/NRuxe-Biiy0/s320/wenders+fino+alla+fine+del+mondo.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Il film è&lt;span style="color: #134f5c;"&gt; “Fino alla fine del mondo” (Bis ans Ende der Welt, 1991), di Wim Wenders,&lt;/span&gt; su soggetto di Wenders e di Solveig Dommartin. Ne è protagonista la stessa Solveig Dommartin, con Sam Neill, William Hurt, Max von Sydow, Jeanne Moreau, David Gulpilil, Rüdiger Vogler, e molti altri. Si tratta di questo:&lt;br /&gt;Registrare i nostri sogni, e rivederli. E’ quello che succede a Solveig Dommartin, nell’ultima parte del film. Lo scienziato Max von Sydow ha inventato questo apparecchio, e adesso Solveig è persa dentro quest’immagine profonda di se stessa da bambina, un’immagine che non sapeva di aver mai sognato e che adesso può rivedere su un apparecchio molto simile ai nostri videofonini di oggi. Quest’immagine la colpisce così profondamente che non riesce più a staccarsene, e la stessa cosa accade a William Hurt, che nel film interpreta il figlio di Max von Sydow. E’ un momento davvero sconvolgente, so che tutti quelli che hanno visto il film, quando uscì, ne erano rimasti molto toccati. Sarà il marito di lei, interpretato da Sam Neill, a strapparla da quell’immagine: quando le pile si saranno esaurite, il visore non manderà più quella sequenza e Solveig avrà una vera e propria crisi di astinenza, come accade per le droghe pesanti. Ma poi le cose pian piano si rimetteranno a posto, la vita reale riprenderà il suo corso anche se Sam non riuscirà a riavere sua moglie con lui. L’apparecchio era stato inventato da Max von Sydow, in origine, per poter ridare la vista alla moglie (la interpreta Jeanne Moreau), cieca dall’età di sette anni. Per farlo, bisognava andare a pescare le immagini direttamente nel cervello, e poi riproiettarle: una cosa non facile. (...)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-ZC8XggRVV1w/Tsjm7HOQlYI/AAAAAAAAV-M/IUwUTGmNRMM/s1600/wenders+fino+alla+fine+del+mondo+%25281%2529.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" hda="true" height="182" src="http://1.bp.blogspot.com/-ZC8XggRVV1w/Tsjm7HOQlYI/AAAAAAAAV-M/IUwUTGmNRMM/s320/wenders+fino+alla+fine+del+mondo+%25281%2529.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;E’ a questo punto che l’esperimento si completa: il prototipo della macchina per vedere i sogni è pronto, la sperimentano Solveig e Hurt. La realtà sparisce, l’esterno sparisce, rimane solo il guardare dentro se stessi: autismo o narcisismo, si può dire. Le immagini dei nostri sogni più intimi diventano l’unica cosa che conta, togliere di mano l’apparecchio genera una crisi di astinenza come per l’eroina. Sam Neill, il narratore, commenta: «&lt;em&gt; Mi era sempre piaciuto l’inizio del Vangelo di Giovanni, “in principio era il Verbo” (in inglese: “in the beginning there was the Word”, la Parola). Ora temevo che l’Apocalisse fosse “e alla fine c’erano solo immagini”».&lt;/em&gt; Ma saranno la scrittura, e la pittura nel caso di Hurt, a far tornare alla normalità, una volta esaurite le pile del nuovo gadget elettronico e finita la crisi d’astinenza. Attività antiche come l’uomo, narrare, disegnare, fare musica. (...) Il film ha un finale rassicurante, tutto torna a posto, la crisi nucleare è stata solo passeggera. Oggi Wenders è più ottimista: dice &lt;em&gt;“anche a me dicevano che i fumetti mi avrebbero rovinato, invece mi hanno dato molto; forse capiterà lo stesso con i videogiochi”.&lt;/em&gt; &lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-8gzKbN0CBKw/TsjnG-lIsTI/AAAAAAAAV-c/_SKO4jYVUV0/s1600/wenders+fino+alla+fine+del+mondo+%25283%2529.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" hda="true" height="182" src="http://1.bp.blogspot.com/-8gzKbN0CBKw/TsjnG-lIsTI/AAAAAAAAV-c/_SKO4jYVUV0/s320/wenders+fino+alla+fine+del+mondo+%25283%2529.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Mah, non sono sicuro che sia andata proprio così; e, quantomeno, perdersi su uno schermo che riproduce i nostri ricordi più intensi è qualcosa di tutto sommato accettabile. Molto meno accettabile, a mio parere, rincoglionirsi nel modo che ho descritto sopra (ricordo ai distratti che la casa del giovane neonazista norvegese Breivik, ottanta morti quest’estate in Norvegia, era strapiena di videogiochi “spara-spara”).&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-WJPU-8F1VTc/TsjnMrhVd3I/AAAAAAAAV-k/gPEWB9lp5Is/s1600/wenders+fino+alla+fine+del+mondo+%25282%2529.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" hda="true" height="226" src="http://3.bp.blogspot.com/-WJPU-8F1VTc/TsjnMrhVd3I/AAAAAAAAV-k/gPEWB9lp5Is/s400/wenders+fino+alla+fine+del+mondo+%25282%2529.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;em&gt;(tutte le immagini qui sopra sono fotogrammi da "Fino alla fine del mondo" di Wim Wenders: l'attrice è Solveig Dommartin, protagonista anche di "Il cielo sopra Berlino")&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4582123645814817715-913646823562653055?l=deladelmur.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://deladelmur.blogspot.com/feeds/913646823562653055/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4582123645814817715&amp;postID=913646823562653055&amp;isPopup=true' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/913646823562653055'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/913646823562653055'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://deladelmur.blogspot.com/2011/11/fino-alla-fine-del-mondo.html' title='Fino alla fine del mondo'/><author><name>Giuliano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06401398690125983204</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-1pgDmvePjm0/TsjmrO_7ZOI/AAAAAAAAV-E/NRuxe-Biiy0/s72-c/wenders+fino+alla+fine+del+mondo.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4582123645814817715.post-7113991067311355680</id><published>2011-11-18T13:29:00.000+01:00</published><updated>2011-11-18T13:29:23.984+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='luoghi comuni'/><title type='text'>Paese dormitorio</title><content type='html'>La prima volta che ho sentito definire “paese dormitorio” il posto dove abito da quando sono nato, mi sono arrabbiato e sono rimasto sorpreso. Poi, è bastato poco tempo per capire che era tutto vero: “siamo diventati un paese dormitorio”, mi aveva detto un signore dell’età di mio padre, nativo di qui, che il paese lo aveva visto crescere e cambiare.&lt;br /&gt;“Paese dormitorio” una volta era Quarto Oggiaro, erano le periferie di Milano, i “casermoni”, quei posti lì: qui da noi (meno di venti chilometri di distanza) li guardavamo con una certa sufficienza, e mai si sarebbe pensato che sarebbe arrivata anche la nostra ora. Qui da noi, nel mio paese, la popolazione è quasi raddoppiata nel giro di dieci anni: e non è che si siano fatte guerre di conquista, la superficie in chilometri quadri è sempre quella lì, quella di cent’anni fa, immutata. La stessa cosa è successa nei comuni vicini.&lt;br /&gt;Chi sono i nuovi abitanti del Comune? Gente che viene qui a dormire, per l’appunto. Si sono comperati la casa “in campagna”, “nel verde”, stanno via tutto il giorno, nei weekend vanno a sciare, al lago, hanno la casa al lago, in montagna, al mare, vanno a fare surf, a sciare, a Sharm. Qui ci dormono e basta: il che spiega tante cose, anche troppe.&lt;br /&gt;Un luogo comune confermato, purtroppo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4582123645814817715-7113991067311355680?l=deladelmur.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://deladelmur.blogspot.com/feeds/7113991067311355680/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4582123645814817715&amp;postID=7113991067311355680&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/7113991067311355680'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/7113991067311355680'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://deladelmur.blogspot.com/2011/11/paese-dormitorio.html' title='Paese dormitorio'/><author><name>Giuliano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06401398690125983204</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4582123645814817715.post-524262225289675743</id><published>2011-11-17T15:53:00.003+01:00</published><updated>2011-11-18T15:46:26.793+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='luoghi comuni'/><title type='text'>L'imprenditore brianzolo</title><content type='html'>Qualche imprenditore brianzolo, o comasco, o varesotto, l’ho pur conosciuto anch’io: nel senso che ci ho lavorato, sono stato alle loro dipendenze, ci ho parlato insieme, queste cose qui. Mi sento quindi di poter parlare con cognizione di causa, e del resto non sto per dire cose rivoluzionarie, ma qualcosa che tutti sappiamo o che quantomeno dovremmo sapere. Le cose funzionavano quasi sempre così: in tempi di boom economico, gli anni ’50 e ’60, le ditte grandi o medio-grandi avevano spesso un’eccedenza di lavoro. Così si trovavano davanti ad un bivio: cosa fare, ingrandire la ditta o affidare una parte del lavoro a terzi? Ognuno faceva le sue valutazioni, ma la via più semplice era questa: prendere un proprio dipendente di quelli bravi ed affidabili, capoturno o caporeparto, e proporgli di mettersi in proprio, aiutandolo inizialmente. Così fecero in molti, e quasi tutti con successo. I più bravi si affrancarono presto dalla ditta di partenza, cercando nuove commesse e nuovi brevetti, non rimanendo fermi e diventando presto indipendenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo è successo per decenni, soprattutto nell’industria tessile e tintoriale e in quella metalmeccanica. La voglia di lavorare, dunque, c’entra: ma è solo una parte del fenomeno, anche oggi la voglia di lavorare non manca, così come non mancherebbe la voglia di impresa; manca invece la materia prima, cioè il lavoro in sè. Quasi tutto quello che è tessile o metalmeccanico, oggi, viene dalla Cina o da altri Paesi d’Europa, quella che una volta era l’Europa dell’Est e che oggi invece fa magari parte dell’UE. Un’altra cosa che è venuta a mancare, rispetto ai decenni passati, è l’appoggio delle banche: possibilità di finanziamenti vicina allo zero, e scomparsa quasi totale delle piccole banche locali che quasi sempre conoscevano di persona i piccoli imprenditori e sapevano a chi dare fiducia. Oggi le banche sono quasi soltanto i colossi che conosciamo, e che si comportano spesso più da strozzini che da banca (chiedo scusa per la parola, ma è così), ottenere credito è difficilissimo. Spesso, basta guardarsi intorno e vedere che fine ha fatto chi ha provato a “mettersi in proprio” (magari amici o parenti) per farsi passare ogni minima voglia di imprenditorialità. &lt;br /&gt;Questa è la realtà, ma nelle dotte analisi finanziarie o giuslavoristiche non ne sento mai parlare. Per rimanere a queste ultime settimane: 200 dipendenti da licenziare a Olgiate Comasco (motori elettrici), 140 a Caronno Pertusella (tra Milano e Varese, stampaggio cd e dvd), 600 a Varese (elettrodomestici: la Whirlpool), e, ultima ma solo per la data dell’annuncio, i 5000 (cinquemila) dipendenti da liquidare del colosso Unicredit. Qui invece si parla di contratti, di sindacati, di tasse, di lacci e di lacciuoli, di imprese da aprire in un solo giorno, e ci si dimentica che con la legislazione degli anni ’60 e ’70 abbiamo fatto il boom economico, il lavoro c’era, e siamo stati bene tutti – quantomeno al Nord. &lt;br /&gt;Di queste analisi non so cosa farmene. Di analisti del lavoro o di esperti di finanza che non partono da questo dato di fatto, la scomparsa del lavoro, la chiusura delle fabbriche, la globalizzazione, la delocalizzazione, io di questi analisti del piffero (chiedo ancora scusa per il linguaggio), io non so proprio che cosa farmene, eppure eccoli ancora lì a pontificare, a dire “si fa così, anzi bisogna fare così”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questo marasma di analisi che non tengono conto dei fatti, ecco rispuntare il luogo comune sull’imprenditore brianzolo (o comunque lombardo) che “lui sì che ha voglia di lavorare” e che tiene in piedi da solo l’economia italiana: magari fosse ancora così, magari. Come in tutti i luoghi comuni, c’è molto di vero, anzi moltissimo: ma, per piacere, vorrei una risposta alla mia domanda. Che, ridotta ai minimi termini, è questa: quante imprese hanno chiuso, in Lombardia, negli ultimi 15 anni? Quanti posti di lavoro in meno?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4582123645814817715-524262225289675743?l=deladelmur.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://deladelmur.blogspot.com/feeds/524262225289675743/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4582123645814817715&amp;postID=524262225289675743&amp;isPopup=true' title='8 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/524262225289675743'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/524262225289675743'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://deladelmur.blogspot.com/2011/11/limprenditore-brianzolo.html' title='L&apos;imprenditore brianzolo'/><author><name>Giuliano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06401398690125983204</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>8</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4582123645814817715.post-7492811955156230457</id><published>2011-11-12T10:32:00.001+01:00</published><updated>2011-11-12T10:33:12.087+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politica'/><title type='text'>Oneroso ferroviario</title><content type='html'>Un’altra notizia degna di nota, tra quelle dei giorni scorsi, è la prossima partenza dei treni “di Montezemolo”, e la conseguente reazione dell’attuale amministratore delegato delle Ferrovie “normali”: dice bisognerà rivedere il contratto con lo Stato, perché così diventa tutto troppo oneroso.&lt;br /&gt;Provo a tradurre: per “convenzione con lo Stato troppo onerosa” si intendono i treni locali, quelli dei pendolari, tutto ciò che non è TAV o Eurostar. Cioè, tutto quello che serve veramente al Paese.&lt;br /&gt;Lo stesso discorso sento fare alle Poste: consegnare la posta ai cittadini è troppo oneroso e sfiancante, e se lo Stato desse via libera, allora Poste Italiane potrebbe diventare una banca, e che i cittadini si arrangino, con i loro pacchi ottocenteschi e le loro missive antiquate.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E se invece dessimo un taglio a questi dirigenti accattoni, quelli con stipendi milionari e liquidazioni da sultano delle Mille e Una Notte, se li mandassimo tutti a casa? La priorità è quello che serve al Paese, siamo capaci tutti di fare soldi con i giocattoli costosi, dopo che lo Stato (cioè tutti noi) si è accollato i debiti delle passate gestioni (il caso Alitalia è esemplare). Non contenti, adesso vorrebbero anche mollare il servizio pubblico.&lt;br /&gt;La prima riforma da fare, se si parla di ricostruzione del Paese, è proprio questa: mandare a casa tutti i dirigenti che la pensano così. Se non ci avete ancora pensato, avere trasporti pubblici efficienti è la prima condizione per abbattere l’inquinamento ed eliminare gli ingorghi sulle nostre strade: se si facesse funzionare bene la ferrovia tra Milano e Lecco, per esempio, il traffico in Brianza sarebbe dimezzato.&lt;br /&gt;Per fare questo, servono investimenti: molti treni, molte corse, possibilità di fare il biglietto anche in treno, tariffe basse, qualcosa di simile alla metropolitana, per intenderci. Invece la strategia di Trenitalia in questi anni è andata esattamente nella direzione opposta: chiuse le biglietterie, multe salatissime, tanti treni di diversi proprietari (ognuno con i suoi rispettivi biglietti...), investimenti sulle linee che collegano le grandi città (e solo quelle: e peggio per chi abita a Pavia, a Ivrea, a Lucca, a Treviso, a Viterbo...). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Così non sarà, e anzi è molto probabile che gli elettori mandino al governo proprio uno come Montezemolo, lui in persona o qualcuno di quel giro. E così continueremo a tagliare i trasporti locali, e a distruggere boschi e terreni agricoli: per poi fare il blocco del traffico quando lo smog diventa così spesso che lo si può fare a fette. Auguri a tutti, il futuro è questo: la linea TAV che vi passa sotto casa ma che non vi serve a niente, perché la stazione in cui potete salirci sopra è ad almeno duecento chilometri di distanza: capita già a Reggio Emilia, per esempio, ma gli esempi sono molteplici. Ma tanto, si sa, le persone importanti mica abitano a Reggio Emilia...&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-tuR6rM4o1VU/Tr48_yKBN-I/AAAAAAAAVl4/mP8WZOwhCSo/s1600/ferrovie+1986.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="400" nda="true" src="http://1.bp.blogspot.com/-tuR6rM4o1VU/Tr48_yKBN-I/AAAAAAAAVl4/mP8WZOwhCSo/s400/ferrovie+1986.jpg" width="282" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;PS: la pubblicità qui sopra è del 1986, cioè degli anni in cui Bettino Craxi e Ciriaco De Mita aprirono la voragine del debito pubblico. Questo era l’inizio delle tante balle che ci hanno raccontato, sulle privatizzazioni e sullo statalismo inefficiente: ma allora le Ferrovie funzionavano, non benissimo ma funzionavano. Quante linee sono state chiuse, da allora? E quante stazioni, quante biglietterie? Prima, le Ferrovie erano di tutti; oggi sono di Moretti e di Montezemolo...&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4582123645814817715-7492811955156230457?l=deladelmur.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://deladelmur.blogspot.com/feeds/7492811955156230457/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4582123645814817715&amp;postID=7492811955156230457&amp;isPopup=true' title='6 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/7492811955156230457'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/7492811955156230457'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://deladelmur.blogspot.com/2011/11/oneroso-ferroviario.html' title='Oneroso ferroviario'/><author><name>Giuliano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06401398690125983204</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-tuR6rM4o1VU/Tr48_yKBN-I/AAAAAAAAVl4/mP8WZOwhCSo/s72-c/ferrovie+1986.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>6</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4582123645814817715.post-1907317352848963011</id><published>2011-11-10T10:08:00.002+01:00</published><updated>2011-11-10T10:13:57.698+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politica'/><title type='text'>La Bocconi mi fa paura</title><content type='html'>Ieri in tv, verso le 13, era ospite di Corrado Augias uno stimato&amp;nbsp;professore della Bocconi; intorno a lui, alcuni studenti di un istituto per geometri. Non sto qui a fare il nome del professore della Bocconi, non è poi così importante al fine del mio discorso; dirò solo che si tratta di una persona vicina (almeno in teoria) al centrosinistra.&lt;br /&gt;L’argomento era la scuola, e il suo rapporto con il mondo del lavoro. Il professore della Bocconi ha detto che bisogna collegare la scuola al mondo del lavoro, e che il diploma di scuola superiore non basta più, bisogna migliorare i corsi triennali universitari. E qui, lo ammetto, sono rimasto – come dire – perplesso. In che mondo vivono questi economisti, questi professori della Bocconi?&lt;br /&gt;Io una scuola come quella che descriveva il professore della Bocconi l’ho già fatta: non solo mi ci sono iscritto (quasi) quarant’anni fa, ma la mia scuola esiste dal 1859, poco prima dell’Unità d’Italia. Scuole simili alla mia esistono ovunque, in Italia: nelle Marche c’è il perito chimico ad indirizzo cartario, a Faenza c’è un diploma di scuola superiore voluto dall’industria della ceramica, eccetera eccetera eccetera. Sono realtà che esistono da tempo immemorabile, ma la novità oggi è questa: per chi non se ne fosse accorto, sono sparite le fabbriche. &lt;br /&gt;La scuola che ho frequentato io, e che mi è servita molto, oggi è frequentata da giovani che fanno fatica a trovare lavoro, molta fatica: e la ragione è questa, l’industria tessile e tintoriale ormai è tutta made in China. Le grandi ditte “storiche” hanno chiuso e licenziato qui, e sono andate in Cina, in Romania, in Serbia, in Turchia, ovunque. Possibile che alla Bocconi non se ne siano ancora accorti?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’altra questione, quella del diploma che non basta più e servono i corsi triennali universitari, è ancora più drammatica: l’analisi è esatta, ma bisognerebbe trarne delle conclusioni. Se queste conclusioni non si traggono, mi vien da dire, la ragione c’è: il professore della Bocconi stava infatti dicendo ai giovani che studiare e diplomarsi ai fini del lavoro non serve a niente, e che i loro genitori dovranno mantenerli fino ai ventidue o venticinque anni. Eterni bambini, ma non per loro colpa. Per chi non lo sapesse, professori della Bocconi inclusi, le scuole superiori quando funzionano bene (e così dovrebbe essere sempre) danno una preparazione ottima, con il diploma di perito chimico ti prendevano a lavorare già a diciassette anni, d’estate, e poi quel posto di lavoro diventava quasi sempre un posto di lavoro vero. Questo succedeva fino a qualche anno fa: oggi mi guardo in giro, e le fabbriche che conoscevo e che sembravano eterne non ci sono più. I piccoli hanno chiuso, i grandi hanno spostato la produzione all’estero, deserto sulla terra lombarda. Con buona pace della Lega Nord, tra poco se ne accorgeranno tutti. I diciottenni, a quel che vedo, l’hanno già capito da un pezzo.&lt;br /&gt;Che dire? Sono vent’anni che siamo bombardati da messaggi più o meno bocconiani, “privatizzare”, “gestire lo Stato come un’azienda”, eccetera eccetera: i risultati sono quelli che abbiamo sotto gli occhi adesso, novembre 2011. Forse sarebbe ora di cambiare sistema. I bocconiani teniamoli buoni per redigere i bilanci e come cassieri-tesorieri, per il resto, cioè per la Politica, suggerirei qualcuno con una visione più ampia.&lt;br /&gt;Sugli economisti circolano molte barzellette divertenti. Quella che mi sembra perfetta per il discorso del professore della Bocconi di cui parlavo all’inizio è questa: c’è un signore che decide di fare un giro in mongolfiera, e tutto funziona bene ma poi si alza un po’ di vento e perde l’orientamento. Così decide di abbassarsi e di chiedere informazioni a un passante: «Scusi, buon uomo, mi sa dire dove sono adesso?» «Su un pallone» risponde il passante. L’altro rimane un attimo perplesso, poi chiede: «Mi perdoni, ma lei è per caso un economista?» «Sì, come ha fatto a capirlo?» «Lei mi ha appena dato un’informazione esatta, ma che non mi serve a niente: dunque, ne deduco, lei è sicuramente un economista di professione.»&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Però preferisco chiudere con un’altra storia, non barzelletta ma storia vera: quella di Angelo Rizzoli senior, che ho visto di recente su Raistoria (canale 54 digitale terrestre). Gli intervistati erano grandi giornalisti, Montanelli, Biagi, Afeltra; la cosa che più mi è rimasta in mente è questa, “Rizzoli non ha mai fatto debiti, se gli serviva una macchina nuova (per la stampa dei libri e delle riviste) prima la noleggiava, e poi quando aveva cominciato a guadagnarci decideva se era il caso di comperarla.”. Normale economia domestica, si dirà: ma Rizzoli in partenza non aveva nulla di nulla, era uscito dal collegio dei martinitt, cioè gli orfani di Milano, ed era diventato un grande industriale proprio con questi metodi, mai indebitarsi, niente prestiti e molte idee in testa. In questi anni invece hanno indicato la strada i teorici dei bonds, dei derivati, queste cose qui, col risultato che stiamo tutti lavorando per pagare gli interessi sul debito. Follia pura, ma aspetto ancora qualcuno che si alzi a dirlo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;PS: è di ieri sera la nomina di Mario Monti, rettore della Bocconi, a senatore a vita: “per alti meriti culturali”. Mah. Incrociamo le dita e speriamo in bene, a me per quella motivazione erano venuti in mente almeno altri venti nomi prima di lui, ma quantomeno – questo possiamo dirlo - non è un qualsiasi commercialista di provincia.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4582123645814817715-1907317352848963011?l=deladelmur.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://deladelmur.blogspot.com/feeds/1907317352848963011/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4582123645814817715&amp;postID=1907317352848963011&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/1907317352848963011'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/1907317352848963011'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://deladelmur.blogspot.com/2011/11/la-bocconi-mi-fa-paura.html' title='La Bocconi mi fa paura'/><author><name>Giuliano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06401398690125983204</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4582123645814817715.post-8474272539641276966</id><published>2011-11-07T14:01:00.006+01:00</published><updated>2011-11-07T15:31:32.235+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Il piccolo chimico'/><title type='text'>Complicazione mon amour</title><content type='html'>Il discorso di oggi riguarda qualcosa che tutti abbiamo continuamente sotto gli occhi, e che ci provoca enormi fastidi; non è un discorso facile da affrontare, ma vorrei provare almeno a iniziarlo. Comincio da un esempio pratico, di vita quotidiana, solo apparentemente fuori tema. &lt;br /&gt;Ho rinnovato la patente pochi giorni fa: fino a tutti gli anni ’90 sarebbe bastato un timbro, oggi ci vogliono due o tre mesi per vedersi arrivare a casa un cerottino, che poi va applicato sulla tesserina col microchip. Trovo la cosa incredibilmente ridicola: perché spendere soldi per fare le patenti col chip se poi devi appiccicarci sopra un’etichettina? Nel frattempo, nel tempo in cui non ho a disposizione il cerottino, devo circolare tenendo in tasca un enorme foglio di carta che certifica l’esame medico superato. La stessa cosa è successa con le carte d’identità, rinnovate con un timbro per evitare di dover ristampare tutte le tesserine col microchip: il che va benissimo sul cartoncino, ma dove si mette un timbro sulla tesserina di plastica? Ecco dunque rispuntare la carta: nel caso fosse richiesta la carta d’identità, bisogna esibire la tesserina insieme al foglio con la proroga, e tutto questo per cinque anni. Il bello è che io non ho la patente “nuova”, ho ancora quella di carta (tenuta benissimo) con la fotografia di quando avevo diciott’anni. Ho chiesto se non era il caso di cambiarla, e all’agenzia a cui mi sono rivolto c’era un impiegato (giovane) che mi ha detto: “La tenga da conto, quelle nuove sono un disastro”. &lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-BOWsvKLILQA/TrfVTq4PdpI/AAAAAAAAVSE/nF6jHVNVIas/s1600/boss.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; cssfloat: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="199" ida="true" src="http://2.bp.blogspot.com/-BOWsvKLILQA/TrfVTq4PdpI/AAAAAAAAVSE/nF6jHVNVIas/s200/boss.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Quante cose simili vi sono capitate negli ultimi mesi? L’elenco sarebbe lunghissimo, interminabile; ma io qui vorrei continuare a parlare di chimica e di strumenti scientifici, l’esempio della patente mi è servito solo da introduzione. L’argomento in realtà è questo, e a me pare importante: le nuove tecnologie arrivate negli ultimi vent’anni sono magnifiche, ma non sempre portano a una semplificazione. Anzi, molte volte è vero il contrario: e la colpa non è della tecnologia in sè, ma delle persone che la applicano. Nel caso in questione, basterebbe poco per renderci la vita più semplice, magari portando il codice fiscale sulla carta d’identità: basterebbe così una tesserina sola, e usando un sistema simile alla “nuvola” di cui parlava Steve Jobs sparirebbero di colpo patenti, carte sei servizi regionali, tessere sanitarie, e quant’altro ancora. Ma non succederà mai, perché invece si tende sempre alla complicazione: anche con nuovi strumenti e nuove tecnologie, va sempre a finire che tutto si complica. &lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-kf9yEJhspXU/TrfVeYTbuFI/AAAAAAAAVSM/lsOfQrLQJ5c/s1600/bilancia.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; cssfloat: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="184" ida="true" src="http://3.bp.blogspot.com/-kf9yEJhspXU/TrfVeYTbuFI/AAAAAAAAVSM/lsOfQrLQJ5c/s200/bilancia.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Come chimico, per motivi generazionali, io sono a metà strada tra la generazione che faceva tutto a mano, pesate analitiche comprese, e quella odierna dove tutto è affidato a strumenti velocissimi che fanno quasi tutto da soli. La generazione dei chimici come Primo Levi, per intenderci, aveva bilance analitiche che non erano nemmeno elettriche: le bilance elettriche sono arrivate negli anni ’50, e anche un po’ più in là. Quelli della mia generazione non hanno mai usato le bilance manuali, quelle con i pesini da spostare tramite pinzetta; e quando ho iniziato a lavorare mi è stato detto – proprio per questo motivo - che noi giovani non avevamo manualità, e che non eravamo in grado di capire fino in fondo quello che stavamo facendo. &lt;br /&gt;Invece, molte cose – pesate a parte – lo facevamo ancora a mano, e l’occhio era importantissimo per cogliere i colori. Per esempio, io ho usato molti colorimetri: ce ne sono di molti modelli, ognuno col nome del suo inventore, ma ormai sono pezzi da museo. Oggi gli strumenti sono fatti più o meno così: una vaschetta o un portacampioni dove si mette il campione da analizzare, e un display dove premendo un pulsante appaiono tutte le modalità possibili di lettura di quel colore. Tutto molto veloce, e molto semplice: lo strumento legge la lunghezza d’onda che corrisponde a quel colore e poi col ditino fate scorrere sul display l’unità di misura che vi interessa, estinzione, assorbanza, colore Lovibond, colore Gardner, lunghezza d’onda, quello che vi pare. Le unità di misura ci sono tutte, antiche e moderne, ed è sicuramente un sistema molto pratico.&lt;br /&gt;Ma io, invece, il colore Gardner l’ho misurato per anni proprio con lo strumento inventato dal signor Gardner: una serie di provette tutte uguali, riempite con oli di colori diversi. E’ infatti una scala nata soprattutto per gli oli minerali, buona anche per gli oli vegetali e per altre sostanze colorate, ma solo in giallo-arancio-marrone. Sul Gardner, per esempio, il verde dell’olio di oliva non c’è. Si parte dalla provetta numero 1, che è praticamente incolore, e si arriva al bruno passando per il giallino, il giallo, il giallo arancio, e via elencando fino alla provetta n.18. Si va a occhio: l’analista riempie una provettina identica alle altre, e poi confronta il colore con le provette del Gardner. Quando si trova quella corrispondente, si segna il numero, che può essere 2, 3, 4, 7, fino a 18 che è l’ultima. Una misura molto pratica, veloce, per la quale però bisogna essere almeno un po’ allenati, perché è facile sbagliare. Al massimo, come approssimazione, si può scrivere qualcosa come 7/8, cioè una via di mezzo fra due colori vicini: ma di solito non è necessario. Con i nuovi strumenti, invece, succede questo: che il colore Gardner viene espresso anche in decimali, cose tipo 6,753. Un’assurdità, che purtroppo ormai ha preso piede: ma chi sa più cosa è davvero il colore Gardner?&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-2bMFtsw3GQk/TrfVpAafFFI/AAAAAAAAVSU/HfBOt_TLrdE/s1600/gardner.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; cssfloat: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="165" ida="true" src="http://3.bp.blogspot.com/-2bMFtsw3GQk/TrfVpAafFFI/AAAAAAAAVSU/HfBOt_TLrdE/s320/gardner.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;La stessa cosa capita con il pH e il pHmetro per misurarlo: a parte le cose più complicate, come in batteriologia, il più delle volte (per esempio con saponi e detergenti) si usava una cartina apposita: neutro, acido, basico, e poco più. Il pHmetro (si legge “piaccàmetro”) è invece un elettrodo collegato a un display, e dà misure molto precise, quindi è utilissimo: ma che senso ha scrivere cose come pH=6,325 ? Tra l’altro, c’è sempre un minimo di variazione e il pH con tre decimali dopo la virgola non dura sul display nemmeno due secondi... Eppure, ormai tutti lo scrivono, anche sui certificati; e molti capitolati sono fatti così. E' un’altra assurdità ma ha preso piede, ed ha effetti non secondari sull’economia aziendale, perché lavorando sui detergenti, come è capitato a me, si perdono ore e ore di lavoro per portare i prodotti entro capitolati da barzelletta. Per intenderci, uno shampoo può tranquillamente avere un pH compreso fra 6 e 8: ma se si pretende 5,8-6,3 tutto diventa più difficile. Ho il ricordo, netto e spiacevolissimo, di infinite discussioni e di camion interi rimandati indietro per un pH=6,45 invece che pH=6,5. Tenetelo a mente, quando vedete un’autobotte davanti a voi in autostrada: potrebbe essere un caso come questo che ho appena raccontato, un andare e venire dalla fabbrica A alla fabbrica B e viceversa per via di un capitolato assurdo, generato da persone (sicuramente con laurea) che non sanno dare la giusta importanza alle cose che stanno facendo.&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-M2c1fVb8vMc/TrfV2QYpxYI/AAAAAAAAVSk/OV_90vzf6-4/s1600/t_ford_04v.jpeg" imageanchor="1" style="clear: right; cssfloat: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="200" ida="true" src="http://3.bp.blogspot.com/-M2c1fVb8vMc/TrfV2QYpxYI/AAAAAAAAVSk/OV_90vzf6-4/s200/t_ford_04v.jpeg" width="141" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Un terzo esempio riguarda la misura della viscosità, per la quale esistono (ancora una volta) moltissimi strumenti. Uno di questi l’ho sempre trovato magnifico per la sua semplicità: la tazza Ford. Si tratta proprio della Ford intesa come casa automobilistica: i suoi meccanici inventarono, più o meno cent’anni fa, uno strumento semplicissimo per misurare la viscosità degli oli minerali, che come si sa è importantissima per il funzionamento del motore. Lo strumento è questo: una tazzina tipo quelle del tè, ma di metallo e montata su un supporto. La tazzina ha un foro sul fondo, ben calibrato: si mette un dito su quel foro, dall’esterno, poi si riempie la tazzina fino a un segnale preciso, si toglie il dito e si misura in quanto tempo si vuota la tazzina. Tutto qui, avendo ovviamente la precauzione di mettere un contenitore sotto la tazzina, altrimenti quando si toglie il dito si fa un mezzo disastro (l’olio è difficile da pulire).&lt;br /&gt;Ovviamente, deve essere una misura veloce: nelle misure di viscosità è importantissima la temperatura, e se si lascia un liquido in una tazzina per venti minuti la temperatura cambia sensibilmente. Di solito, la misura è espressa in secondi: se si passa il minuto, la tazza Ford non serve più e bisogna passare a un altro strumento. Eppure, sembrerà incredibile, ma io ho fatto delle misure in Tazza Ford della durata di un quarto d’ora, e anche più. I miei capi, tutti laureati, lo pretendevano; e non su un olio minerale, ma su un intermedio per un docciaschiuma. Ne conseguiva che il bagnoschiuma, inserito a 25°C esatti nella tazzina, terminava il flusso a non si sa quale temperatura venti minuti dopo (era molto viscoso), una misura tutt’altro che scientifica. Per misurare bene questo dato, bisognava dunque prendere un altro viscosimetro, magari il modello Höppler: ma “il cliente ha richiesto questo dato in questo modo”, ed era un cliente molto importante e famoso (non faccio il nome, ma è davvero di quelli importanti e famosi, nella cosmetica) per cui si faceva così, e basta. Adesso, quantomeno, so che anche nelle Ditte Importanti e Famose si aggirano laureati che non sanno come si fa una viscosità: il che mi spiega tante cose, tantissime, compreso il bollino da appiccicare sulla mia patente. Se i laureati in chimica sono così, figuriamoci gli avvocati e i commercialisti.&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-AOslyACtPoM/TrfV8NGfu8I/AAAAAAAAVSs/L1bAyaygAPQ/s1600/curriculums.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="188" ida="true" src="http://4.bp.blogspot.com/-AOslyACtPoM/TrfV8NGfu8I/AAAAAAAAVSs/L1bAyaygAPQ/s400/curriculums.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Non so se sono riuscito a dare l’idea di quello che intendo. Mi è uscito un articolo molto lungo, che non posso certo definire “post”. In parte, la mia mancanza di sintesi e di chiarezza è dovuta alla rabbia repressa e accumulata per anni: quando questo genere di cose succede tutti i giorni, per otto ore al giorno, diventa difficile guardarle serenamente e con distacco. Così, tanto per chiudere l’argomento – almeno per oggi – riporto qui un appunto che mi ero segnato dieci anni fa, quando questa per me era ancora materia viva. Ogni tanto lo rileggo, ma non sono mai riuscito a dargli una forma definitiva: lo metto qui anche per cercare di scaricarlo, ma so già che non riuscirò a togliermi questi argomenti dalla testa, perché nel frattempo la situazione è molto peggiorata, e basterà pensare alla complicazione delle leggi che sono state emanate in questo inizio di millennio da Comuni, Regioni, Province, Stato, e via elencando, per capire come e quanto la Complicazione e la Burocrazia regnino ormai sovrane, non solo nel pubblico ma anche e soprattutto nel privato.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Nasometria&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;La complicazione del mondo: strumenti bellissimi e raffinati, fatti per l'industria farmaceutica e per la precisione assoluta, paragonati ai vecchi e cari attrezzi empirici: la tazza Ford, il visc. Engler, le provette del Gardner... C'è chi ci ride sopra, e in effetti sembrano un po' ridicoli (il dito che tappa il buco sotto la tazza, la matita di legno di bosso e la “ballerina”, la scala di colori "ad occhio"...). Se invece si pensasse un po' , solo un pochino, ci si accorgerebbe che i nostri vecchi avevano visto giusto, che l'empirismo spesso è la via giusta da seguire, che non sempre e non in tutti i settori serve la precisione assoluta. Una buona scala empirica, un buon metodo d'analisi studiato per non far perdere tempo (sì, misure di colore fatte ad occhio: per non perdere tempo inutile con misure troppo raffinate), ecco quello che serve nell'industria dei saponi. Badare al sodo, non perdere tempo inutile, lavorare così come si farebbe in cucina, e usare gli strumenti costosi, precisi e moderni solo quando veramente servono: nell'industria dei farmaci servono sempre, da noi non è mica la stessa cosa. Nell'industria dei saponi non è necessario essere precisissimi, chi lo fa vuole solo complicare la vita a se stesso e agli altri. E' una vittima del marketing e delle mode (esistono le mode anche nell'analisi...) e, in sostanza, è spesso un imbecille o un incompetente, e c’è il sacrosanto dubbio che tante volte si esageri a cercare la precisione di un dato dove la precisione non serve a nulla, un po' come per le dosi in cucina: i bravi cuochi fanno tutto “a occhio”. Si compera il giocattolo complicato, per far vedere che si è proprio bravi - ma senza un po’ di discernimento è come aver le bici sofistificatissime e poi non saper pedalare... “Nasometrie” sarebbe un bel titolo. Lo potrei usare in difesa dei vecchi metodi empirici (Gardner, tazza Ford...), contro i complicatori delle cose semplici. Come dice anche Oliver Sacks, e come diceva Primo Levi oggi la chimica è sempre meno divertente, non si vede nulla, non si tocca, non si annusa: fino a poco tempo fa era possibile vedere l'acido citrico sciolto 1:1 che raffredda l'acqua fino allo zero, o una flocculazione, o un precipitato, o un viraggio... E quei bei libri d'una volta, come il Villavecchia, e quello sugli oli che aveva il mio capo sulla scrivania e che la cretina che ha preso il suo posto ha subito sbolognato: ma tanto, che se ne faceva? L'avrà guardato di sbieco e avrà concluso che era roba vecchia. (luglio 2002)&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-3dTmzdfGKQY/TrfWMKA2QVI/AAAAAAAAVS0/NWpzRrZIlZA/s1600/qualitas.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="257" ida="true" src="http://2.bp.blogspot.com/-3dTmzdfGKQY/TrfWMKA2QVI/AAAAAAAAVS0/NWpzRrZIlZA/s320/qualitas.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;PS: ogni tanto, lo ammetto, prendo le misure a spanne: la mia spanna, dal pollice al mignolo, è esattamente di 25 centimetri. &lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-n06wpxmMSY8/TrfWRPKdy9I/AAAAAAAAVS8/85KYXcqgCKo/s1600/spanna+precisissima.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="282" ida="true" src="http://3.bp.blogspot.com/-n06wpxmMSY8/TrfWRPKdy9I/AAAAAAAAVS8/85KYXcqgCKo/s400/spanna+precisissima.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;(le vignette vengono dalla Settimana Enigmistica, &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.aenigmatica.it/"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;www.aenigmatica.it&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt; &amp;nbsp;; le immagini hanno varie fonti, ma provengono più che altro dai cataloghi di fornitori di strumenti scientifici)&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4582123645814817715-8474272539641276966?l=deladelmur.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://deladelmur.blogspot.com/feeds/8474272539641276966/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4582123645814817715&amp;postID=8474272539641276966&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/8474272539641276966'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/8474272539641276966'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://deladelmur.blogspot.com/2011/11/complicazione-mon-amour.html' title='Complicazione mon amour'/><author><name>Giuliano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06401398690125983204</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-BOWsvKLILQA/TrfVTq4PdpI/AAAAAAAAVSE/nF6jHVNVIas/s72-c/boss.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4582123645814817715.post-4098248663507668180</id><published>2011-11-04T09:19:00.006+01:00</published><updated>2011-11-05T20:50:24.352+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Il piccolo chimico'/><title type='text'>Azoto</title><content type='html'>Le vaschette con l’affettato, quelle che troviamo nei supermercati, sono ormai così comuni che sembra che esistano da sempre. Si apre la vaschetta, e troviamo il prosciutto come se fosse stato appena affettato: ma non è sempre stato così, anzi è da meno di dieci anni che questa tecnologia è arrivata in tutti i negozi. Prima, c’erano soltanto le confezioni sottovuoto: basta una piccola pompa aspirante, sul tipo di quelle degli aspirapolvere, e il gioco&amp;nbsp;è fatto. L’unico inconveniente col sottovuoto è che il prosciutto riusciva tutto schiacciato, compresso, quasi una mattonella più che un affettato. Un’ottima invenzione, dunque, dato che l’affettato “appena affettato” va consumato subito, anche in frigorifero non dura più di un giorno; invece con queste vaschette tutto funziona per il meglio, e non solo con gli affettati ma anche con le verdure, la frutta, e altre cose ancora.&lt;br /&gt;Sto parlando di “atmosfera modificata”: la spiegazione in sè è semplicissima, si toglie l’aria dalla vaschetta e si mette al suo posto l’azoto puro preso delle bombole - ma mi sono accorto che quando ne parlo trovo molto spesso sorpresa e disagio. Nessuno sa cos’è l’azoto, pare anzi che siano moltissime le persone che non sanno cosa sia l’aria, e che magari non ci avevano mai nemmeno pensato. Queste cose si insegnano a scuola, o quantomeno io mi ricordo che me lo avevano insegnato, fin dalle elementari; non ho figli e non so bene cosa si insegni oggi a scuola, ma devo dire che sono molto sorpreso di questa ignoranza assoluta, di questi sguardi persi, anche in persone giovani e “scolarizzate” magari fino al diploma o alla laurea.&lt;br /&gt;Eppure l’azoto è il componente principale dell’aria, la percentuale di azoto nell’aria varia ma si aggira sempre intorno al 78% : nuotiamo nell’azoto, così come i pesci nuotano nell’acqua. Ma è probabile che, se si potesse chiedere a un pesce che cos’è l’acqua, non saprebbe rispondere: la darebbe per scontata, così come facciamo noi con l’aria.&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-EyD2WQqwKV0/Tqq_eGA0jDI/AAAAAAAAUzM/wMFuhQWEIsQ/s1600/waterdry.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; cssfloat: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="200" ida="true" src="http://2.bp.blogspot.com/-EyD2WQqwKV0/Tqq_eGA0jDI/AAAAAAAAUzM/wMFuhQWEIsQ/s200/waterdry.jpg" width="164" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;L’aria che respiriamo è una miscela di molti gas diversi. I più importanti sono l’azoto, intorno al 78% del totale) e l’ossigeno, in una percentuale vicina al 21 %: queste due percentuali sono riferite all’aria “secca”, cioè priva di umidità, e a condizioni di pressione e temperatura “normali”. Come è noto, in montagna (dove diminuisce la pressione atmosferica) c’è meno ossigeno, al punto che alle persone con problemi cardiocircolatori è sconsigliato andare sopra i mille metri d’altitudine. E, in caso di incendi o di surriscaldamento, o magari di aria molto umida, queste percentuali diventano molto variabili: in queste condizioni molte persone hanno problemi respiratori, soprattutto d’estate quando si combinano temperature elevate e umidità elevata (afa).&lt;br /&gt;Altri gas che compongono l’aria che respiriamo sono prodotti della respirazione o della combustione: anidride carbonica, ossidi dell’azoto, anidride solforica e solforosa. Poi si trovano tracce di gas inerti (elio, argo), magari l’ozono (che è ossigeno triatomico, molto instabile), cloro e iodio (vicino al mare), eccetera.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tornando alle vaschette dell’affettato e all’atmosfera modificata, quello che si fa è togliere l’aria e nel contempo immettere azoto puro, preso da apposite bombole. L’azoto è un gas poco reattivo, quasi inerte; i processi di degradazione della materia (il marcio, il rancido) vengono invece dall’ossigeno e in maniera minore anche dagli altri gas che ho citato sopra. Togliendo i gas all’origine del rancido, il prodotto rimane integro anche per molto tempo; mantenendo comunque un’atmosfera dentro alla vaschetta, il prodotto rimane dell’aspetto e della consistenza che noi preferiamo. Ne consegue che, quando apriamo la vaschetta, il prodotto ritorna in contatto non solo con l’azoto ma anche con l’ossigeno e gli altri gas atmosferici, e va dunque consumato entro poche ore.&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-qKd5_c80jZA/Tqq_w-UHpZI/AAAAAAAAUzc/fEWA9ns8ijg/s1600/Gay+Lussac.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="137" ida="true" src="http://2.bp.blogspot.com/-qKd5_c80jZA/Tqq_w-UHpZI/AAAAAAAAUzc/fEWA9ns8ijg/s400/Gay+Lussac.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;L’azoto, così come gli altri gas atmosferici, venne isolato e identificato solo alla fine del Settecento: per la precisione (come spiega la Garzantina della Chimica) nel 1772, ad opera dello scozzese Daniel Rutherford. La scoperta andrebbe però condivisa con molti altri scienziati di quel periodo, dato che Rutherford (da non confondersi con l’omonimo Ernest Rutherford, studioso della struttura atomica, premio Nobel nel 1908) si avvalse di molti studi precedenti e contemporanei: la storia della scienza è una storia collettiva, e questo non andrebbe mai dimenticato.&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-hwsA8xLh-5s/Tqq_5p648lI/AAAAAAAAUzk/BLUIXPaZh74/s1600/Daniel_Rutherford.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; cssfloat: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" ida="true" src="http://1.bp.blogspot.com/-hwsA8xLh-5s/Tqq_5p648lI/AAAAAAAAUzk/BLUIXPaZh74/s1600/Daniel_Rutherford.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Il Settecento è infatti il secolo in cui si cominciò a studiare seriamente il mondo che ci circonda, mettendo da parte o contestando apertamente le teorie di Aristotele e degli altri scienziati e filosofi della Grecia classica che fin lì si erano insegnati nelle Università. Alcuni aspetti di quelle antiche teorie ressero, la maggior parte di esse invece era destinata a dimostrarsi sbagliata. (La dimostrazione sta nel mondo in cui viviamo: lo scrivo qui en passant, per i distratti e per i creazionisti). &lt;br /&gt;Fino alla metà del Settecento, le principali teorie sulla composizione dell’aria si basavano sull’esistenza di sostanze dai nomi che oggi ci appaiono piuttosto approssimativi: nomi come “flogisto”, per esempio. Il flogisto era la sostanza che provoca il fuoco: si era notato da tempo che in mancanza d’aria il fuoco si spegne, o comunque lavora ma in modo diverso (la produzione del carbone di legna, per esempio). Quando ci si mise sul serio a cercare il misterioso flogisto (qualcosa di magico e filosofico, di stampo alchimistico), si scoprì invece un’altra cosa: l’Ossigeno. Le ricerche definitive furono fatte dal francese Lavoisier (1743-1794) che scoprì che l'aria è una miscela di un gas attivo che mantiene la combustione e la respirazione (l'ossigeno) e di un gas inattivo (l'azoto).&lt;br /&gt;Sia l’Ossigeno che l’Azoto sono due elementi chimici, in particolare l'azoto è l'elemento chimico di numero atomico 7 e suo simbolo è N perché in molte lingue il suo nome è Nitrogeno. Dell’origine di questi nomi parlo qui sotto, per intanto ripubblico la Tavola con il Sistema Periodico degli Elementi (facendo clic sull'iiamgine si legge meglio), qualcosa che tutti dovremmo conoscere: è l’alfabeto che ci permette di conoscere la Creazione. Come si può vedere dalla Tavola Periodica, l'azoto è un gas molto stabile ma non fa parte dei gas inerti (o “gas nobili”, se preferite: l’ultima colonna a sinistra), e quindi può reagire in molti modi diversi, dando origine sia a composti organici (come nel DNA e negli amminoacidi) che inorganici (ammoniaca, acido nitrico, nitrati).&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-8NS7TN06RkM/TqrABa5NlKI/AAAAAAAAUzs/r0Q3PH5RFyk/s1600/tavola+periodica.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="285" ida="true" src="http://2.bp.blogspot.com/-8NS7TN06RkM/TqrABa5NlKI/AAAAAAAAUzs/r0Q3PH5RFyk/s400/tavola+periodica.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Azoto significa “senza vita”: non perché l’azoto sia velenoso, ma perché in un’atmosfera di solo azoto noi non possiamo vivere. La vita sulla Terra è condizionata all’esistenza dell’Ossigeno: che però deve essere in quelle determinate percentuali, intorno al 20-22%. Per questo è fondamentale il ruolo dell’Azoto, che funziona egregiamente per la diluizione dell’ossigeno. E’ per cose come queste che è bello conoscere la chimica e la fisica: si scopre che l’esistenza del mondo in cui viviamo è dovuta a condizioni ben precise, e che basta alterarle di poco per cancellare la vita o per farla nascere. Con l’Ossigeno sopra al 25%, la Terra brucerebbe; con l’Azoto sopra all’80%, non potremmo respirare. In questa miscela, invece, la nostra vita è possibile: se dietro ci sia un disegno divino, o se sia tutto dovuto alla Fortuna Imperatrix Mundi, lo lascio decidere a chi legge; in ogni caso, continuo a pensare che sia bello sapere queste cose.&lt;br /&gt;L’altro nome dell’azoto, Nitrogeno, deriva da una delle parole più antiche della chimica: le cave egiziane di Natron, giacimenti di sali di varia composizione (soprattutto carbonati e nitrati: il salnitro è nitrato di potassio) che servivano agli antichi egizi per l’imbalsamazione delle mummie ma anche come detersivi. La liscivia dei nostri nonni, insomma. Il Nitrogeno-Azoto non è presente nei carbonati, ma si trova invece combinato nei nitrati: da qui lo estrasse nel 1790 il chimico Jean Antoine Chaptal, che lo chiamò “nitrogène”, generatore di nitro. “Azoto” pare invece che sia una parola inventata da Lavoisier. Però devo aggiungere che trovare informazioni esaurienti sulle parole “nitron” e “natron” non è facilissimo: so da tempo che “Natrium” è il nome scientifico del Sodio, ma sulla parola “nitro” (devo ammetterlo) non mi ero mai fermato a pensare prima di oggi.&lt;br /&gt;In tedesco l’azoto si chiama “Stickstoff”, in inglese “nitrogen”, in francese “nitrogène”; sull’origine della parola tedesca ho provato a fare qualche ricerca, ma ho trovato solo una radice comune, “Stick”, con telaio e ricamo; mentre “Stoff” è materia, tessuto. Il che sembra un po’ strano, ma di sicuro un significato c’è e prima o poi scoprirò cosa c’è dietro. L'ottimo e misterioso Herr Gifh (&lt;a href="http://www.carnevaledellachimica.org/"&gt;http://www.carnevaledellachimica.org/&lt;/a&gt; ) suggerisce questa etimologia: &lt;em&gt;«Per il tedesco aiuta wikipedia, che riporta più o meno l'origine alla parola "soffocare" („erstickt“) per la sua proprietà di estinguere una fiamma o la vita, soffocata dall'assenza del vitale comburente che è l'ossigeno.»&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ed infine, come si separano i gas? Si procede per compressione e liquefazione, e successiva distillazione: un procedimento che non si può fare in casa e che necessita delle necessarie apparecchiature e misure di sicurezza, ma che comunque era già noto al tempo di Lavoisier. &lt;br /&gt;L’azoto liquido, che si vede spesso nei documentari scientifici, è vicino ai duecento gradi sotto zero: il suo punto di ebollizione è infatti –195,8°C.&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-gPS4Br8i9cg/TqrAUhM960I/AAAAAAAAUz0/onAMOYZBGt0/s1600/lavoisier.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="266" ida="true" src="http://3.bp.blogspot.com/-gPS4Br8i9cg/TqrAUhM960I/AAAAAAAAUz0/onAMOYZBGt0/s400/lavoisier.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;(il ritratto di Daniel Rutherford viene da &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.wikipedia.it/"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;www.wikipedia.it&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt; ; la biografia di Gay-Lussac viene da un mio libro di scuola del 1972; la Tavola Periodica viene da un tappetino per il mouse, materiale pubblicitario; il ritratto di Lavoisier con la moglie viene da un vecchio quotidiano: l'originale è a colori, opera di un grandissimo pittore del Settecento. Infine, me ne scuso profondamente ma non ricordo più dove ho preso l'acqua deidratata. E'&amp;nbsp;un'immagine che mi mette sempre di buon umore, prima o poi dovevo metterla in un post)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4582123645814817715-4098248663507668180?l=deladelmur.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://deladelmur.blogspot.com/feeds/4098248663507668180/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4582123645814817715&amp;postID=4098248663507668180&amp;isPopup=true' title='6 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/4098248663507668180'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/4098248663507668180'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://deladelmur.blogspot.com/2011/11/azoto.html' title='Azoto'/><author><name>Giuliano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06401398690125983204</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-EyD2WQqwKV0/Tqq_eGA0jDI/AAAAAAAAUzM/wMFuhQWEIsQ/s72-c/waterdry.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>6</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4582123645814817715.post-1645756318359182364</id><published>2011-11-03T09:25:00.001+01:00</published><updated>2011-11-03T09:27:03.482+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Il piccolo chimico'/><title type='text'>Ozono</title><content type='html'>Da una parte l’ozonoterapia, gli ozonizzatori, il buco nell’ozono, la fascia di ozono che ci protegge; dall’altra parte, lo smog, l’inquinamento, &lt;em&gt;“l’ozono ha superato i livelli di guardia”,&lt;/em&gt; i blocchi del traffico per ridurre i livelli di ozono. E qui arriva la fatale domanda: «Ma allora, l’ozono fa bene o fa male?». E’ una domanda legittima ma un tantino rozza, grossolana. Innanzitutto, dipende: quanto siete vicini all’ozono? L’effetto dell’ozono sulla pelle è paragonabile a quello dell’acqua ossigenata, che in qualche modo è sua parente: disinfetta molto bene, ma irrita le ferite. Però, per evitare altre semplificazioni eccessive, è meglio partire da una definizione ufficiale. Che cos’è di preciso l’ozono è meglio farselo dire dalla Garzantina della Chimica: che gli dedica una voce molto lunga, ma in questa sede posso limitarmi a riportare le prime due righe, &lt;span style="color: #134f5c;"&gt;&lt;strong&gt;“forma allotropica dell’ossigeno, con molecola triatomica”.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;A questo punto bisogna stabilire che cos’è una forma allotropica, anche e soprattutto perché “allotropo” è una parola che ricorre spesso, ma il suo significato preciso io non me lo ricordo mai. E dunque, sempre dalla Garzantina della Chimica: &lt;em&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;«allotropia: fenomeno per cui un elemento chimico può esistere in più forme che differiscono tra di loro per struttura cristallina e per proprietà chimiche e fisiche.»&lt;/span&gt;&lt;/em&gt; Sottolineo in questa frase la parola &lt;strong&gt;“elemento”:&lt;/strong&gt; non è un’espressione generica, ma si tratta ancora una volta del Sistema Periodico degli Elementi. La Garzantina fa alcuni esempi: il Carbonio può esistere come diamante e grafite (forme allotropiche del Carbonio), lo Zolfo esiste sia con molecole lineari che orientate nello spazio, il Fosforo esiste sia come fosforo bianco che come fosforo rosso, anch’essi forme allotropiche. L’ozono è una forma allotropica dell’Ossigeno: elemento atomico numero 26 della Tavola Periodica. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per capire cosa succede (mi dispiace, è un argomento complicato) bisogna parlare dei gas e di come si trovano in natura. I gas formati da più elementi, come l’anidride carbonica o il metano, hanno composizione variabile nelle loro molecole; invece i gas formati da elementi puri, l’azoto, l’ossigeno, l’elio, l’idrogeno, hanno sempre una molecola formata da due atomi. Per spiegare il motivo di questa composizione biatomica bisognerebbe parlare della struttura degli atomi, il discorso si farebbe ancora più complicato e richiederebbe un corso di chimica completo, perciò sorvolo e vado avanti: il principio fondamentale è questo, la molecola normale dell’Ossigeno è composta da due soli atomi uniti insieme, quella dell’Ozono da tre atomi.&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-UNJP2cu1Ias/Tq1nTZmdIGI/AAAAAAAAU0M/2kCfErl8YB8/s1600/ozono+e+formule.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; cssfloat: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" ida="true" src="http://1.bp.blogspot.com/-UNJP2cu1Ias/Tq1nTZmdIGI/AAAAAAAAU0M/2kCfErl8YB8/s1600/ozono+e+formule.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;In condizioni particolari, come una forte scarica elettrica (temporali) o come una forte carica di energia (i raggi solari nell’atmosfera più esterna) la molecola di Ossigeno può incorporare un terzo atomo, proveniente dalla rottura di un’altra molecola. Questa struttura a tre atomi è però molto instabile, e il terzo atomo (uno dei famosi “radicali liberi”) andrà a fissarsi sulla prima cosa che capita. Per cercare di capire cosa succede si può tornare all’esempio dell’acqua ossigenata: un’acqua che, sempre per effetto di forti scariche elettriche (così viene preparata industrialmente) ha inglobato un secondo atomo di ossigeno. Anche l’ossigeno in più dell’acqua ossigenata è molto instabile, e reagisce a contatto della nostra pelle come vediamo quando la mettiamo su una piccola ferita.&lt;br /&gt;Quando l’ozono è presente nell’aria, lo respiriamo; l’effetto dell’ozono sui nostri bronchi e mucose è lo stesso che vediamo sulla nostra pelle (piccoli tagli e sbucciature) quando gli versiamo sopra l’acqua ossigenata. Cioè, un effetto di irritazione provocato dal radicale libero dell’ossigeno: che nel caso di una sbucciatura a un ginocchio è poca cosa, ma in gola o nei polmoni può recare disturbi seri.&lt;br /&gt;Quando invece l’ozono si forma nell’alta atmosfera, ha suo malgrado una funzione protettiva: i raggi ultravioletti del sole (raggi UV e UVA) vanno a scontrarsi sulla fascia di ozono; la serie di reazioni che ne nasce filtra in qualche modo i raggi UV, rendendoli meno pericolosi.&lt;br /&gt;Il buco nell’ozono, va ricordato, è prodotto in gran parte dall’azione dell’uomo: nel ‘900 abbiamo inventato e prodotto in grande quantità sostanze molto volatili (refrigeranti per frigoriferi e propellenti per bombolette spray) che sono salite fino allo strato di ozono, distruggendolo o danneggiandolo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4582123645814817715-1645756318359182364?l=deladelmur.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://deladelmur.blogspot.com/feeds/1645756318359182364/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4582123645814817715&amp;postID=1645756318359182364&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/1645756318359182364'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/1645756318359182364'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://deladelmur.blogspot.com/2011/11/ozono.html' title='Ozono'/><author><name>Giuliano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06401398690125983204</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-UNJP2cu1Ias/Tq1nTZmdIGI/AAAAAAAAU0M/2kCfErl8YB8/s72-c/ozono+e+formule.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4582123645814817715.post-4150944015803930869</id><published>2011-11-02T09:29:00.003+01:00</published><updated>2011-11-07T13:48:49.760+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Musica del Duemila'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politica'/><title type='text'>Io sono un classico, lo so per certo</title><content type='html'>Porto qui “allo scarico” tre dichiarazioni sulla musica che ho purtroppo letto o ascoltato e che non mi escono più dalla testa. Spero che scrivendole qui la mia situazione migliori.&lt;br /&gt;1)&amp;nbsp;Un compositore quarantenne marchigiano&amp;nbsp;che dichiara “io compongo musica classica, dato che scrivo ogni nota”: vado un po’ a memoria, ma il concetto era proprio questo. Dopo le primissime apparizioni tv mi ero fatto una buona opinione di lui, in attesa di ascoltare anche la sua musica; oggi, dopo qualche anno, confesso di essere rimasto deluso. Che significa, “io faccio musica classica”? Un’autocertificazione? Mi sembra quasi di non parlare la stessa lingua del compositore quarantenne marchigiano. Un classico, nella lingua italiana, è qualcosa che dura nel tempo e che piace a più generazioni: non è l’autore a dire di se stesso “sono un classico”, sono gli altri a dirlo, si vedrà col tempo. La musica del compositore quarantenne marchigiano la ascoltiamo da meno di dieci anni; se fra trenta o quarant’anni si ascolterà ancora questa musica, il compositore quarantenne marchigiano sarà diventato un classico: è così che funziona. Mozart e Beethoven sono dei classici non perché lo hanno detto loro ma perché dopo 250 anni li ascoltiamo e suoniamo ancora: sono 250 anni che ogni giorno qualcuno suona o ascolta le loro musiche, senza interruzione. Auguro una gran fortuna al compositore quarantenne marchigiano, ma il mondo è pieno di musicisti che hanno scritto per esteso ogni più piccola nota delle loro partiture, ma che non sono mai diventati dei classici. Oltretutto, dato che il compositore quarantenne marchigianodice di aver fatto il Conservatorio, dovrebbe sapere che “classici” propriamente detti sono i compositori come Haydn e J.S. Bach, cioè quelli che sono stati presi a modello dai loro contemporanei e da quelli che sono venuti dopo. Io ho studiato da perito chimico e lo so,&amp;nbsp;lui che ha passato gli esami al Conservatorio non lo sa? Mi sembra un po’ grossa, a me per saperlo è bastato leggere Massimo Mila (“Breve storia della musica”, ed. Einaudi: un libro piuttosto piccolo).&lt;br /&gt;2) Un altro personaggio che mi è simpatico, il rapper Francesco Di Gesù (Frankie HiNRG), quest’estate ha detto che a scuola bisogna insegnare non solo Bach e Beethoven ma anche Lady Gaga. Beh, c’è qualche differenza. Innanzitutto, non c’è bisogno della scuola per sapere chi è Lady Gaga: gli studenti ci arrivano anche da soli, se vogliono e anche se non vogliono. Ringraziando il cielo, l’interrogazione con il voto su Lady Gaga, almeno questa, fin qui ce la siamo risparmiata. Io non ho avuto bisogno della scuola per sapere chi erano i cantanti e i gruppi degli anni ’70 e ’60, penso che la cosa valga anche oggi. Invece Bach e Beethoven richiedono qualche aiuto, ma è importante conoscerli perché Bach è uno di quelli che hanno messo le basi del sistema musicale su cui tutti suoniamo e cantiamo da quattrocento anni, compresi i rappers e i gruppi heavy-metal. Frankie fa il musicista di professione e non lo sa? Mi sembra grave, ma so che è un’ignoranza molto diffusa anche fra i musicisti.&lt;br /&gt;3) Ultima della fila, ma solo per oggi, è la grande pianista Yuja Wang, che a La Repubblica il 30 ottobre scorso spiega che anche lei (interprete di Bach e di Liszt, di Stravinskij e di Chopin, di Ravel e di Scarlatti) ascolta Lady Gaga, e che divide la musica in due categorie, “quella che mi piace e quella che non mi piace”. Che dire, Yuja Wang è molto bella e molto brava (ascoltare per credere!), ma a me è successo di incontrare e parlare con dei musicisti eccellenti, che però&amp;nbsp;oltre al saper suonare a meraviglia non è che avessero una gran coscienza di quello che facevano. So che molti pianisti non amano suonare Schubert, “perché è troppo facile”: facile tecnicamente, è questo che intendono, oltre al discorso sulla difficoltà tecnica con loro non si riesce ad andare. Eppure i più grandi pianisti hanno sempre avuto in repertorio Schubert, e per un motivo facile da intuire: è musica straordinaria. Un flautista a cui avevo chiesto se aveva in repertorio l’assolo dall’Orfeo di Gluck (danza degli spiriti beati) mi fece un risolino dicendo “e che ci vuole...”. E in effetti è grande musica, ma non è musica difficile da suonare, quasi quasi certe cose di Mozart e di Gluck stavo riuscendo a suonarle anch’io, ma poi mi sono accorto che non era cosa per me, che non è da tutti saper suonare, ho mollato tutto e ormai chi si ricorda più come si fa. Però mi ricordo di cosa diceva Eugenio Montale sui musicisti: aveva tentato la carriera da baritono, ma si era accorto che fare il musicista di professione significava dover ripetere venti, trenta, quaranta, cento volte al giorno sempre quelle stesse poche battute. E’ così che funziona, i vicini dei casa dei musicisti lo sanno. I nuotatori professionisti passano ore e ore in piscina, i musicisti professionisti passano ore e ore su un solo passaggio, i ballerini professionisti passano ore e ore alla sbarra, il rischio – se non ci si sta attenti – è magari di ritrovarsi un po’ intronati, a ripetere sempre gli stessi gesti, quasi come gli operai alle catene di montaggio di Pomigliano d’Arco e di Fiat Mirafiori.&lt;br /&gt;PS: Eugenio Montale c’era andato giù un po’ pesante, io mi sono permesso di censurarlo; ma se qualcuno me lo chiedo gli mando il testo da dove ho preso la sua dichiarazione.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4582123645814817715-4150944015803930869?l=deladelmur.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://deladelmur.blogspot.com/feeds/4150944015803930869/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4582123645814817715&amp;postID=4150944015803930869&amp;isPopup=true' title='12 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/4150944015803930869'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/4150944015803930869'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://deladelmur.blogspot.com/2011/11/io-sono-un-classico-lo-so-per-certo.html' title='Io sono un classico, lo so per certo'/><author><name>Giuliano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06401398690125983204</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>12</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4582123645814817715.post-7718523946994443063</id><published>2011-10-31T16:45:00.003+01:00</published><updated>2011-11-01T11:47:44.660+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politica'/><title type='text'>Copyright, ma forse no</title><content type='html'>Il discorso sul copyright in teoria è semplicissimo: se uno inventa qualcosa di nuovo, di bello o di utile, è giusto che sia ripagato. E si potrebbe finire qui se non fosse per un dettaglio: che il mondo non è perfetto, e quindi di cose da dire ce ne sono tante, i “se” e i “ma” sorgono numerosi non appena ci si addentra nella pratica, cioè nella vita vera.&lt;br /&gt;La prima cosa da dire è questa: siamo sicuri che quello che viene coperto dal copyright è veramente nuovo e autentico? Non entro nel dettaglio del copyright tecnologico-scientifico perché la materia è troppo complessa, gli interessi sono molto grandi, ed è meglio lasciare queste cose agli esperti (anche di politica, s’intende). Nel nostro campo più ristretto e più accessibile a tutti, e cioè parlando di musica, di libri, di spettacoli, succedono cose che lasciano molto perplessi. Provo a farne un piccolo elenco.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1) Nella musica, non si inventa niente. L’ultima grande stagione di novità è stata quella dell’inizio del Novecento, la dodecafonia di Arnold Schoenberg, il jazz, il blues, la musica elettronica. A guardar bene, anche i grandi gruppi rock e pop degli anni ’60 non hanno inventato nulla di nuovo, dal punto di vista musicale: i Rolling Stones, i Beatles, Eric Clapton, Bob Dylan, si sono mossi molto bene ma con chiarissimi punti di riferimento a musiche già esistenti: appunto il blues, il folk, il jazz, la musica classica. I musicisti lo sanno da sempre: il giro di accordi del blues non è infinito, è anzi molto ristretto; il più delle volte conta più la personalità dell’artista che la musica in sè. E che cosa dire dei musicisti venuti dopo i Rolling Stones, i Beatles, i Pink Floyd, eccetera? Nella musica non si inventa più niente da almeno cinquant’anni, sono sempre gli stessi accordi che girano. Possono essere cose piacevoli, anche molto piacevoli, ma sono sempre sempre gli stessi accordi: chiedetelo a chi ha studiato composizione, a me è bastato fare i primi tre anni di pianoforte (tanti anni fa) per accorgermi di cosa succede. Gli esercizi del Longo, quelli per allenare le dita, contengono più musica di tutti i Festival di Sanremo dal 1950 in qua: io mi vergognerei a portare alla Siae canzoni come quelle che oggi vengono difese come se fossero dei tesori d’inventiva. Non faccio nomi, perché so che i fans sono molto&amp;nbsp;aggressivi, ma i primi dieci nomi che vi sono venuti in mente sono comunque perfetti come esempio. Il discorso vale anche per le colonne sonore dei film, quelle contenute nei trailers e che oggi la Siae vuole far pagare: ad un orecchio attento, il 90% delle colonne sonore contiene evidentissimi arrangiamenti da Mahler, da Wagner, da Brahms, da Monteverdi, da Vivaldi, da Scarlatti... Pagherei molto volentieri le royalties almeno a Gustav Mahler, il più giovane tra quelli che ho citato, ma non mi sembra che abbia lasciato eredi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2) Molti testi, molte registrazioni, molti film, non sono disponibili sul mercato. Non sono disponibili nel senso che i proprietari dei diritti li tengono nascosti, chiusi a prender polvere, perduti, dimenticati: e il discorso vale anche per le pietre miliari del cinema e della letteratura. Siamo nelle mani di pochi manager (e dispiace dirlo: sempre più incolti) che decidono cosa posso comperare e cosa no. E in questi casi che si fa? Ci si rivolge alla pirateria, ci si arrangia su youtube? Aspetto sempre che qualcuno me lo spieghi; nell’attesa, abbraccio fraternamente tutte le persone che, in questi ultimi vent’anni, hanno reso disponibile materiale che altrimenti non avremmo mai potuto vedere, leggere, ascoltare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3) Con le nuove tecnologie, quelle nate negli ultimi anni, il copyright diventa impossibile. Un e-book, tanto per dirne una, sarà copiato subito ventimila volte, inutile sbattersi tanto, conviene farsene una ragione. Volete metterne in galera uno, mandarlo alla sedia elettrica o all'iniezione letale? Si può fare, ma ora che lo trovate quel file sarà già stato duplicato all’infinito. Io ho risolto il problema così: sono uno scrittore, sono stato pubblicato da terzi, ogni tanto c’è perfino qualcuno che mi dice che sono bravo, ma i miei testi sono qui disponibili, gratis. Ho una certa età e so bene come funzionano queste cose: nel mondo dell’editoria si entra quando si è già famosi, o quando si è parenti, amici, amanti, eccetera. Insomma, saper scrivere, saper suonare, saper comporre musica, saper fare un film – mi si passi la battuta – sono diventate questioni del tutto secondarie. Nel mondo in cui sono cresciuto io non era così, chi voleva entrare nell’editoria aveva davanti i Calvino e i Pavese, per esempio; era dura entrare, durissima, ma poi venivi preso in considerazione. Oggi non è più così, né nel mondo dell’editoria né in quello del cinema e della tv (la fìccion, quelle storie copiate, quei dialoghi tutti uguali, ci vuole una gran faccia tosta per coprirli col copyright), eccetera eccetera eccetera.&lt;br /&gt;Uno spazio sarebbe rimasto, ed è quello dell’editoria di qualità: ne abbiamo molti ottimi esempi, sia nei dvd che nei libri che nei dischi. Edizioni accuratissime, nei libri, le abbiamo fin dagli inizi del Novecento (i libri della Sansoni, poi la BUR, poi gli Oscar del vecchio Mondadori...): vesti grafiche eleganti ma semplicissime, costi ridotti, traduzioni accuratissime, note a margine. Il Dante della Hoepli è ancora oggi esemplare: tutta la Divina Commedia (inferno, purgatorio, paradiso) in un libro che sta in una mano (cm 7x12), caratteri piccoli ma leggibilissimi, note a piè di pagina. Un altro esempio: i dvd della Ripley’s Home Video, immagini perfette, versione italiana e versione originale, sottotitoli italiani e nella lingua originale, commento dell’autore in voce su tutta la durata del film, con i sottotitoli tradotti per l’occasione, eccetera. Di fronte ad oggetti come questi, come si fa a piratare? Io non me la sentirei mai, vado in negozio e compro; piuttosto è un peccato che la pubblicità non sia adeguata, ma questo è un altro discorso.&lt;br /&gt;Ma se invece si pensa di far scaricare e di guadagnare, signori miei, tempo perso e fatica sprecata. Pensate di recuperare qualcosa con le multe? Mah, se volete provarci provateci: io se appena posso non scarico nulla, ci ho provato un paio di volte ma le connessioni sono ancora troppo aleatorie, il più delle volte quando si ascolta o si guarda quello che si è scaricato poi si butta via tutto. A meno che non siano cose brevi, di pochi minuti, il gioco non vale il tempo che ci si perde; ma se voi mi chiudete tutti i negozi, se mi licenziate tutti i commessi esperti e appassionati, chi volete mai che comperi le cose che tenete sotto chiave e che non fate vedere a nessuno?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4582123645814817715-7718523946994443063?l=deladelmur.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://deladelmur.blogspot.com/feeds/7718523946994443063/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4582123645814817715&amp;postID=7718523946994443063&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/7718523946994443063'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/7718523946994443063'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://deladelmur.blogspot.com/2011/10/copyright-ma-forse-no.html' title='Copyright, ma forse no'/><author><name>Giuliano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06401398690125983204</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4582123645814817715.post-5627400644987265643</id><published>2011-10-30T09:35:00.000+01:00</published><updated>2011-10-30T09:35:40.024+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politica'/><title type='text'>«Né di destra né di sinistra»</title><content type='html'>La settimana scorsa, in tv, il ministro Sacconi ha messo a tacere, o quantomeno in serio imbarazzo, il sindaco di Firenze, Matteo Renzi. Renzi gli aveva appena detto “il governo Berlusconi in dieci anni non ha fatto niente per combattere il deficit dello Stato”; Sacconi è diventato aggressivo e cattivo, gli ha sparato in faccia un “voi nel 2007 avete impedito l’innalzamento dell’età pensionabile” , e il buon Renzi è visibilmente impallidito, si è bloccato. Incalzato dal ministro berlusconiano, ma essendo presente al dibattito come rappresentante del principale partito di opposizione, Matteo Renzi non ha potuto dire quello che sicuramente pensava: e cioè che era d’accordo con Sacconi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Io li ho visti, in fabbrica, gli operai di sessant’anni. Qualcuno c’è sempre stato, non è vero che tutti andavano in pensione a quarantanove e mezzo: i datori di lavoro non gli avevano pagato i contributi, da giovani, e adesso gli toccava lavorare “per raggiungere il minimo”. Siccome io in fabbrica c’ero e li ho visti (parlo degli anni dal 1978 al 2003) posso dire che non è bello vedere una persona di sessant’anni ancora alle prese con lavori pesanti e turnazioni impossibili. Molti avevano avuto malattie serie (infarto, ernia del disco) ma dovevano stare lì, e fare quello che facevano gli altri. Non si dica “poveretti”, per piacere. Non c’è niente da compatire, perché è un discorso che ci coinvolge tutti, perché va a toccare la sicurezza di noi tutti. Oggi il problema è stato risolto così: con le agenzie private del lavoro, nessuna persona con più di quarant’anni trova lavoro, e se lo trova è precario. Se vi viene l’ernia del disco (malattia professionale per i piastrellisti, per i camionisti, eccetera), cavoli vostri. E questo è solo un piccolo inizio di tutto quello che si potrebbe dire sull’argomento, ma qui mi fermo perché l’argomento di cui vorrei parlare oggi è un altro, cioè questo: cosa doveva fare il buon Matteo Renzi di fronte al Sacconi incalzante? Avrebbe dovuto dirgli che era orgoglioso di aver aiutato, come Partito Democratico, molti lavoratori a terminare serenamente il loro percorso lavorativo; che gli dispiaceva di non aver potuto continuare su quella strada, e che i tagli andavano fatti altrove, gli sprechi di denaro pubblico di cui parlare – Ponte di Messina in testa - non mancano di certo. Ma Renzi non poteva arrivare a questo, perché Renzi non è mai stato di sinistra, non ha la formazione di un politico di sinistra, non ha mai visto una fabbrica, gli operai li chiama quando ha bisogno di un lavoro, tutto qui. Il discorso non tocca solo Renzi ma un po’ tutta la dirigenza del PD, giovani e vecchi, francamente non vedo una gran differenza fra gli uni e gli altri. L’elettorato di sinistra se ne è accorto da tempo, e i risultati si sono visti e toccati con mano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questi anni sono stati fatti passare come “di sinistra” persone magari di valore ma che con la sinistra non hanno mai avuto nulla a che vedere: come Antonio Di Pietro, per esempio (ai tempi di Mani Pulite si dava per scontato che avesse sempre votato MSI), come Romano Prodi (cattolico e democristiano) o magari come Marco Travaglio (vicinissimo alle idee di Indro Montanelli). Che cosa farà Di Pietro, se dovesse andare al governo? E che cosa farà il partito Cinquestelle di Beppe Grillo? E la Lega Nord, da che parte sta? Gli operai votano Lega Nord, invocano Umberto Bossi, ma hanno capito di cosa si sta parlando? Solo la destra è stata chiarissima, sempre, e coerente: fare confusione, e tanta, così si può andare diritti allo scopo.&lt;br /&gt;Insomma, sono vent’anni che il tormentone “né di destra né di sinistra” viene martellato quotidianamente nelle teste degli italiani, e il risultato è questo magma indistinto, queste valanghe di fango (purtroppo, tutt’altro che metaforiche) che ci hanno portato alla distruzione di un sistema dove tutti stavamo abbastanza bene. Sarebbe ora invece di cominciare a dire da che parte si sta, ma tranquillamente, senza fare guerre. Se io dico che bisogna tagliare quest’albero, e tu dici che invece bisogna piantarne altri, almeno sappiamo di cosa stiamo parlando. Se invece si dicono parole astratte, o se si nega l’esistenza dei problemi, prepariamoci a qualcosa di davvero brutto: qualcosa che, ormai, si comincia a vedere con contorni sempre più definiti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;PS: mio padre è morto a 55 anni, dopo più di quarant’anni di lavoro: il fornaio che lo aveva assunto a quattordici anni non gli ha mai pagato i contributi. Da dove fosse venuto il tumore che lo ha ucciso, non lo sapremo mai – posso solo dire che non era una cosa ereditaria. Quando ne parlo, mi dicono: "ehh, ma adesso l'aspettativa di vita si è alzata". Lo vadano a dire ai familiari di quelli che sono morti alla Thyssen di Torino, o nei cantieri edili.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;PPS: io non sono in pensione, la pensione non solo è lontana ma non la vedrò mai: ho pagato tanti anni di contributi, come lavoratore dipendente, ma solo per scoprire che sono stati soldi buttati via.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4582123645814817715-5627400644987265643?l=deladelmur.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://deladelmur.blogspot.com/feeds/5627400644987265643/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4582123645814817715&amp;postID=5627400644987265643&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/5627400644987265643'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/5627400644987265643'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://deladelmur.blogspot.com/2011/10/ne-di-destra-ne-di-sinistra.html' title='«Né di destra né di sinistra»'/><author><name>Giuliano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06401398690125983204</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4582123645814817715.post-7025143751310732585</id><published>2011-10-27T22:16:00.003+02:00</published><updated>2011-10-27T22:16:37.007+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='frammenti'/><title type='text'>Guerra di classe?</title><content type='html'>&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;«Oggi i capi azienda hanno un reddito che è 532 volte quello dei lavoratori, che è in media 42mila dollari all'anno. E' una differenza quasi impensabile. Quando io ero giovane, questo rapporto era 12:1. Che cos'è questa, se non guerra di classe? »&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;(&lt;em&gt;Mario Cuomo, ex governatore NewYork State, da L'Espresso 12.2.2004, int. di Enrico Pedemonte)&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;(mi ricorda qualcuno...)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4582123645814817715-7025143751310732585?l=deladelmur.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://deladelmur.blogspot.com/feeds/7025143751310732585/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4582123645814817715&amp;postID=7025143751310732585&amp;isPopup=true' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/7025143751310732585'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/7025143751310732585'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://deladelmur.blogspot.com/2011/10/guerra-di-classe.html' title='Guerra di classe?'/><author><name>Giuliano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06401398690125983204</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4582123645814817715.post-1820103389742596893</id><published>2011-10-27T22:09:00.002+02:00</published><updated>2011-10-30T19:38:40.394+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politica'/><title type='text'>Michele Serra e la TAV</title><content type='html'>Leggo quello che scrive Michele Serra fin dai tempi di Linus, quindi non mi sono sorpreso più di tanto: i suoi ultimi articoli (umoristici) sull’Espresso sono dedicati alla linea ad alta velocità, il bersaglio sono i No-Tav. In precedenza, sul Venerdì di Repubblica, Serra lo aveva spiegato molto chiaramente: non li capisce proprio, i No-Tav.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La spiegazione, secondo me, è molto semplice: Serra è di Milano. A Milano non esiste la linea dell’orizzonte, chi è nato dagli anni ’50 in su non ha nemmeno idea di cosa sia guardare l’orizzonte, lo sguardo si ferma al condominio lì vicino, ed è tutto. La linea dell’orizzonte è qualcosa di esotico, ci si va in vacanza, a vedere l’orizzonte. Io invece, che sono di poco più giovane rispetto a Michele Serra, sono cresciuto in una piccola città con molti campi, granoturco, patate: non ho mai fatto il contadino, ma vedere la distruzione dell’ambiente fatta negli ultimi 10 anni mi fa star male. Non mi ci abituerò mai.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sia ben chiaro: non conosco Serra, magari mi sbaglio. Ma le spese delle linee TAV (chi non capisce il discorso che ho fatto sopra capirà almeno questo, spero) sono una voragine che si è triplicata nel giro di pochi anni, documentatissima: ultimi della serie, gli articoli su “Il fatto quotidiano” disponibili anche on line &lt;a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/"&gt;http://www.ilfattoquotidiano.it/&lt;/a&gt; . C’è anche chi ha fatto calcoli precisi: cancellando le spese per la linea TAV, il ponte sullo Stretto, e un paio di caccia militari, si poteva evitare di tagliare le pensioni, o di mettere le tasse sulla sanità (voi continuate pure a chiamarli ticket, io li chiamo col loro vero nome: tasse, e salate). Ma si vede che io mi sbaglio, se anche sui giornali di sinistra si scrivono queste cose, non mi resta che prenderne atto: arrivare un paio d’ore prima a Milano tornando da Parigi è molto ma molto più importante che pagare l’assegno di accompagnamento agli handicappati.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4582123645814817715-1820103389742596893?l=deladelmur.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://deladelmur.blogspot.com/feeds/1820103389742596893/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4582123645814817715&amp;postID=1820103389742596893&amp;isPopup=true' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/1820103389742596893'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/1820103389742596893'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://deladelmur.blogspot.com/2011/10/michele-serra-e-la-tav.html' title='Michele Serra e la TAV'/><author><name>Giuliano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06401398690125983204</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4582123645814817715.post-1722572061129741125</id><published>2011-10-26T11:42:00.003+02:00</published><updated>2011-10-27T20:08:35.823+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='memorie'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politica'/><title type='text'>El Alamein</title><content type='html'>Sulla battaglia di El Alamein ho avuto testimonianze dirette da un mio carissimo parente. nato nel 1920, che purtroppo non c’è più da un paio d’anni. Era un soldato semplice, un assaltatore, quello che corre più rischi di tutti: giù dal camion, fucile in mano, e correre. «Eravamo in 400, siamo rimasti in 40»: gliel’ho sentito dire molte volte. Da bambino non capivo, era una persona mite e gentile, e come tutti i bambini avevo un’idea completamente diversa su cosa fosse un soldato. Lui non era un gigante, era piccolo di statura e molto robusto; ed essere piccoli di statura è un ottimo requisito, per un assaltatore: difatti lui se l’era cavata tutto sommato bene, un timpano rotto e una scheggia nel collo, per il resto è arrivato fino a novant’anni in forma splendida.&amp;nbsp; L’ho sempre ascoltato con attenzione, e mi ha detto alcune cose che ricorderò sempre, perché la guerra vista dal basso, vista dai soldati semplici, è un racconto molto istruttivo. Teneva per sè le cose più terribili, ma raccontava spesso di quei due anni nel deserto, forse anche per liberarsi di un peso. Le cose che più mi sono rimaste nella memoria sono queste: che l’acqua ce l’avevano i tedeschi, che camion e autobotti erano quasi tutti dei tedeschi, che armi e logistica erano quasi tutte in mano dei tedeschi, e che ad un certo punto, dopo la battaglia, vagando per il deserto, ci si ripeteva: “o morto, o prigioniero”. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da questi racconti, identici su tutti i fronti, emerge una costante terribile: l’impreparazione e il pressappochismo dei vertici militari fascisti. Dopo vent’anni di preparazione alla guerra e di istruzioni martellanti, l’esercito fascista si fece cogliere del tutto impreparato: sul fronte russo, sul fronte greco-albanese, nel deserto libico-egiziano, ovunque. Mario Rigoni Stern, che era un ufficiale, racconta dei suoi primi giorni al fronte, sulle Alpi: era vietato accendere fuochi (avrebbero segnalato la presenza al nemico), ma le scorte di cibo erano tutte di cose da cuocere. Che fare? I soldati italiani mangiarono carne e verdure crude, alternative non ce n’erano; ma era un gran brutto inizio, un segnale di improvvisazione generale che purtroppo avrebbe avuto conferma nei mesi successivi (l’intervista con Rigoni Stern, autore di “Il sergente nella neve”, realizzata da Marco Paolini, è disponibile anche su dvd). I ricordi di Rigoni Stern, e di tutti i reduci dalla campagna di Russia, sono molto simili a quelli di El Alamein: i camion li avevano quasi soltanto i tedeschi, i carri armati li avevano i tedeschi, la logistica era tutta in mano ai tedeschi. I nostri alpini erano lì con i muli: e tutti quelli a cui l'ho fatto notare mi hanno risposto che sì, ma sì, ma ceerto, i muli, la montagna, la neve, gli alpini. Invece quelli che sono tornati (per esempio Peppino Prisco, avvocato milanese ed ex vicepresidente dell'Inter) sono sempre stati categorici: si sono salvati quelli che erano sui camion, o comunque sui mezzi motorizzati. I muli, a venti gradi sotto zero, fanno la stessa fine degli alpini: non ce la fanno più, si fermano, e finiscono col morire assiderati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando arrivarono gli inglesi e lo fecero prigioniero, il mio parente tirò un sospiro di sollievo. Da lì in avanti, sarebbe andato tutto in discesa: quattro anni da prigioniero, ma trattato bene, in California. Il bello è che, se gli si chiedeva un parere su Mussolini, rispondeva che “lo avevano tradito”: potenza della propaganda. Se veramente Mussolini si era fatto prendere per il naso, e per vent’anni, questa sarebbe una aggravante; ma quando si parla di El Alamein la retorica gonfia sempre tutto, e non si riesce mai a ragionare. A me sta bene, anzi benissimo, che si parli del valore dei soldati italiani: ma i soldati italiani furono mandati allo sbaraglio, a sicura morte. Vincere ad El Alamein era impossibile, troppo più forti gli inglesi, e molto meglio organizzati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di questi racconti ne ho ascoltati tanti, perché i reduci dalla guerra erano ancora giovani, negli anni ’60 e ’70 in cui sono cresciuto; e ogni famiglia aveva qualcuno che raccontava cos’era successo. Uno dei miei zii, per esempio, era tra i soldati che in Germania rifiutarono di aderire alla RSI: la maggioranza assoluta, più del 90% dei soldati italiani, si rifiutò di tornare a combattere con i nazisti. Un altro mio zio, fratello di mio padre (che ha schivato la guerra per un pelo: compiva 19 anni nel 1945), è tra i dispersi in Russia. Per decenni lo abbiamo immaginato così, disperso in Russia, nel gelo, o magari riparato presso qualche famiglia di contadini, chissà. Invece, temo che la realtà sia questa: dopo l’8 settembre 1943, i soldati “badogliani” presenti in Ucraina e in Polonia vennero rinchiusi nei campi di concentramento, nei lager tedeschi: e lì fecero la stessa fine degli ebrei, degli zingari, dei prigionieri politici. Qualcuno è tornato e ha raccontato, e le documentazioni in proposito sono imponenti, ma non se ne parla mai. Addirittura, esiste ed è ben conservato un documento firmato Benito Mussolini: il duce scriveva ai nazisti di non rimandargli a casa i soldati dell’Armir, erano troppo magri e debilitati, poi cosa avrebbero detto i parenti. Anche mio zio, temo, avrà fatto la stessa fine: passato per il camino o sepolto in una fossa comune, anche da servitore della Patria col fascismo si correvano questi rischi.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4582123645814817715-1722572061129741125?l=deladelmur.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://deladelmur.blogspot.com/feeds/1722572061129741125/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4582123645814817715&amp;postID=1722572061129741125&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/1722572061129741125'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/1722572061129741125'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://deladelmur.blogspot.com/2011/10/el-alamein.html' title='El Alamein'/><author><name>Giuliano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06401398690125983204</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4582123645814817715.post-4474639591678002906</id><published>2011-10-20T10:22:00.000+02:00</published><updated>2011-10-20T10:22:46.161+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Monteverdiana'/><title type='text'>Il ritorno di Ulisse</title><content type='html'>A Venezia, nel 1640, va in scena “Il ritorno di Ulisse in patria”: testi di Giacomo Badoaro, musica di Claudio Monteverdi. Si tratta quindi dell’Odissea, la parte finale: massacro dei Proci compreso. Come tutti i grandi registi e autori drammatici, Monteverdi non si tira indietro: c’è tutto, la scena dell’arco, la lotta con Iro, il riconoscimento con la nutrice, il massacro, l’incontro finale e il riconoscimento con Penelope, che inizia così:&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;- Et illustratevi, o cieli! Rinfioratevi, prati! Aure, gioite! ...&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;&lt;em&gt;(Monteverdi-Badoaro, Il ritorno di Ulisse in patria )&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non mancano nemmeno le divinità, Minerva in primo luogo. Ulisse viene infatti accolto da Minerva, al suo arrivo ad Itaca, e di fronte a Minerva nelle sembianze di un pastorello si mostra non solo sorpreso ma anche un po’ seccato (ne ha viste troppe, verrebbe da dire):&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;- Chi crederebbe mai, le deità&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;vestite in uman velo!&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;Si fanno queste mascherate in cielo?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;&lt;em&gt;(Monteverdi-Badoaro, Il ritorno di Ulisse in patria)&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La musica è molto bella, come sempre; ma sembra proprio che non sia tutta di Monteverdi, e che alcune sue parti siano state scritte da Cavalli, che di Monteverdi fu il continuatore, a Venezia. Una volta detto che lo stile è identico, e che il passaggio di mano è inavvertibile (i musicologi hanno dovuto consultare antiche carte e manoscritti), bisogna ricordare che era cosa normale, a quel tempo, scrivere a più mani, sia per l’opera che per il teatro di prosa. Non esisteva ancora il copyright come lo intendiamo oggi, e soprattutto la cosa non era considerata di fondamentale importanza. L’importante, insomma, era che tutto andasse avanti con successo: l’opera, o il testo teatrale, cambiavano a seconda delle serate e dell’interprete (un cantante o un attore particolarmente bravi avevano sempre con sè arie e monologhi da inserire nel momento giusto). Insomma, tutto era molto diverso da quello che siamo abituati a vedere oggi: è anche per questo che tra gli appassionati d’opera queste opere passano per noiose, ma la colpa non è né di Monteverdi né dei poeti che gli scrivevano i testi, la colpa è prima di tutto del tempo che è passato. Capita la stessa cosa anche con Shakespeare, e con Cervantes: entrambi contemporanei di Monteverdi. Molti non lo sanno, e anche al cinema o a teatro molti non l’hanno ancora capito: a teatro, al tempo di Shakespeare e di Monteverdi, si poteva entrare ed uscire a piacimento, senza aspettare gli intervalli; non era necessario stare seduti al buio e in religioso silenzio. Quest’usanza “sacrale” arriverà solo nell’Ottocento: è solo la prima delle molte cose che si dovrebbero ricostruire per tornare ad apprezzare davvero questo magnifico repertorio.&lt;br /&gt;Che è ricco di sorprese, alcune buffe e del tutto inaspettate: per esempio quando Penelope, in dubbio se rimanere fedele dopo tanti anni passati in attesa di Ulisse, usa questa metafora:&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;...come sta in dubbio un ferro&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;se fra due calamite&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;da due parti diverse egli è chiamato&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;così sta in forse il cuore&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;nel tripartito amore ...&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;&lt;em&gt;(Monteverdi-Badoaro, Il ritorno di Ulisse in patria)&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’opera è ricca di momenti davvero belli o curiosi, e necessita di attori che sappiano cantare e di cantanti che sappiano recitare: cose rare. Però alle volte capita che tutto vada bene. Questo, per esempio, viene dal duetto fra Eurimaco e Melanto (Melanto è una ragazza, i nomi greci – come Andrea, del resto – traggono spesso in inganno noi italiani):&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;- Ah, come volentieri cangerei questa reggia in un deserto...&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Per rimanere da soli, s’intende: è il recitativo che precede uno dei momenti più belli dell’opera dal punto di vista della musica, il duetto che inizia con “&lt;em&gt;lieto mio ben...dolce mio bene, dolce mia vita”&lt;/em&gt; nel duetto di Melanto ed Eurimaco, atto primo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il momento forse più spettacolare, a metà fra canto e recitazione, è quando i Proci provano a tendere l’arco di Ulisse, senza riuscirci: momento difficile da rendere bene in teatro, a meno che non sia un teatro piccolo, come succedeva a Venezia. Sappiamo già chi vincerà la sfida, e sappiamo anche come la vincerà: vincerà Ulisse, in parte per la sua bravura, in parte perché l’arco l’ha costruito lui e ne conosce i segreti, ma soprattutto perché Minerva impedisce agli altri di riuscire nell’impresa.&lt;br /&gt;In fondo l’Iliade e l’Odissea e, come insegna il Mahabharata, anche la nostra vita, altro non sono che un gioco di dadi truccato.&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-VOh0Qita_GI/Tp_aIyZIupI/AAAAAAAAUoU/kM4gW79SYFU/s1600/mahabharata+peter+brook.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="291" rda="true" src="http://4.bp.blogspot.com/-VOh0Qita_GI/Tp_aIyZIupI/AAAAAAAAUoU/kM4gW79SYFU/s400/mahabharata+peter+brook.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-DG2cbFZispU/Tp_aKhyIggI/AAAAAAAAUoc/PgXzVoT97u8/s1600/mahabharata+peter+brook+%25281%2529.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="307" rda="true" src="http://1.bp.blogspot.com/-DG2cbFZispU/Tp_aKhyIggI/AAAAAAAAUoc/PgXzVoT97u8/s400/mahabharata+peter+brook+%25281%2529.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-X3x0-Wic1ug/Tp_aM8MOzQI/AAAAAAAAUok/XDPhjpL3mDY/s1600/mahabharata+peter+brook+%25283%2529.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="297" rda="true" src="http://2.bp.blogspot.com/-X3x0-Wic1ug/Tp_aM8MOzQI/AAAAAAAAUok/XDPhjpL3mDY/s400/mahabharata+peter+brook+%25283%2529.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;(le immagini vengono dal film “The Mahabharata” di Peter Brook, girato nel 1989, edito su dvd dalla Dolmen)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4582123645814817715-4474639591678002906?l=deladelmur.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://deladelmur.blogspot.com/feeds/4474639591678002906/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4582123645814817715&amp;postID=4474639591678002906&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/4474639591678002906'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/4474639591678002906'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://deladelmur.blogspot.com/2011/10/il-ritorno-di-ulisse.html' title='Il ritorno di Ulisse'/><author><name>Giuliano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06401398690125983204</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-VOh0Qita_GI/Tp_aIyZIupI/AAAAAAAAUoU/kM4gW79SYFU/s72-c/mahabharata+peter+brook.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4582123645814817715.post-8342227477558322344</id><published>2011-10-18T19:59:00.000+02:00</published><updated>2011-10-18T19:59:20.683+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Libri'/><title type='text'>Narcisismo</title><content type='html'>Ho osservato con un certo sgomento le reazioni al Nobel per la letteratura 2011, lo svedese Tomas Tranströmer. Molti commentatori, quasi tutti, hanno una avuto una reazione che può essere semplificata così: &lt;em&gt;«Io non lo conosco, quindi non vale niente.»&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa reazione c’è stata anche in persone che si dicono di sinistra, e dimostra una volta di più (come se altri esempi, a cui assistiamo quotidianamente, non fossero sufficienti a dimostrarlo) quanto sia penetrata dentro di noi l’idea consumista e – mi si perdoni – “berlusconiana”. Se mi si dice &lt;em&gt;“una cosa è valida solo se la conosco io”,&lt;/em&gt; questo è narcisismo e lo si può anche perdonare; ma sta di fatto che dietro al conoscere o non conoscere un nome, un libro, un film, un prodotto, c’è quasi sempre, oggi, un’adeguata campagna pubblicitaria. Promozione, marketing, ufficio stampa: da noi nessuno dei dirigenti dei grandi gruppi editoriali (tutti ormai provenienti dal marketing) aveva interesse in Tomas Tranströmer, e quindi – ecco qua – se non è un nome noto, non merita nessun premio, men che meno “il” premio per eccellenza, quello che tutti sognano e che dà celebrità mondiale.&lt;br /&gt;Sono purtroppo finiti i tempi in cui si poteva andare nelle librerie dove si conservavano libri editi quaranta o cinquant’anni fa; sono purtroppo poche le persone che vanno a curiosare nelle biblioteche (molte hanno già chiuso o sono rimaste senza fondi, perciò chiuderanno presto), o magari su internet dove si trova di tutto. Le grandi librerie, fateci caso, sono tutte uguali: magari cambia l’arredamento, ma i libri e i dvd sono sempre gli stessi, inesorabilmente.&amp;nbsp; Sono tempi, questi, in cui si esaltano autentiche ciofeche (non faccio nomi, chiedo scusa ma non voglio querele), sia in musica che al cinema che nell’arte figurativa eccetera, e si perde di vista l’essenziale; sono tempi in cui la critica (critica musicale, cinematografica, d’arte, eccetera) è stata completamente abolita, non esiste più il critico capace di spiegare, esistono solo gli uffici stampa e i pubblicitari. &lt;br /&gt;Io, per me, per quel che mi riguarda (eccomi giunto al mio narcisismo), seguo il Premio Nobel dagli anni ’70, quando ogni anno si diceva Borges, Borges, Borges, ma Borges non veniva mai premiato. Il fatto è che Borges era già famosissimo, un maestro riconosciuto e molto amato: che bisogno aveva del Premio Nobel? Anch’io avevo già letto tutto il possibile, di Borges; non conoscevo invece neppure il nome di Isaac Bashevis Singer, premio Nobel 1978 e grandissimo scrittore, neppure quello di Wole Soyinka, premio Nobel 1986, o di Kenzaburo Oe (premio Nobel 1994) o di Seamus Heaney, (premio Nobel 1995) o di Wyslawa Szymborska, (premio Nobel 1996) , eccetera eccetera eccetera. E quindi io (eccomi ancora al narcisismo), io, io e sia ben chiaro solo io, ero un bel po’ ignorante. Grazie al Premio Nobel, lo sono un po’ di meno: adesso ho imparato che esiste un poeta che si chiama Tranströmer, non farò battute cretine sul suo nome, me lo metterò qui con cura da qualche parte (scaffale o computer o ipod o streetphone o chissà che cosa d’altro), magari accanto a Biagio Marin, a Massimo Ferretti, a Toti Scialoja, ad Adolfo Bioy Casares, e a tanti altri nomi d’ignoti che sono orgoglioso di conoscere. E, già che ci sono, viva Dario Fo! (premio Nobel 1997, stiamo ancora ridendo dalla felicità).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;Con un sospiro gli ascensori iniziano a salire&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;in alti edifici &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;fragili come porcellana.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;Fuori sull'asfalto si fa caldo il giorno.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;I segnali hanno le palpebre abbassate.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;La terra una salita verso il cielo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;Cima dopo cima, nessuna vera ombra.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;Voliamo avanti a caccia di Te&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;per l'estate in cinemascope. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;E di sera sono un vascello&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;a luci spente, a giusta distanza&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;dalla realtà, mentre a terra&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;nei parchi fluisce l'equipaggio.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;(poesia di Tomas Tranströmer pubblicata da La Repubblica 7.10.2011; tradotte da Maria Cristina Lombardi, pubblicate dall'editore Crocetti )&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;PS: attenzione, Tomas Tranströmer non scrive in italiano, questa è una traduzione dallo svedese: come in tutte le traduzioni, qualcosa si perde sempre. Ed è un peccato non conoscere la lingua svedese, mi piacerebbe molto conoscere tutte le lingue del mondo ma, purtroppo, io – si badi bene: io, e soltanto io - sono un bel po’ ignorante.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4582123645814817715-8342227477558322344?l=deladelmur.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://deladelmur.blogspot.com/feeds/8342227477558322344/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4582123645814817715&amp;postID=8342227477558322344&amp;isPopup=true' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/8342227477558322344'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/8342227477558322344'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://deladelmur.blogspot.com/2011/10/narcisismo.html' title='Narcisismo'/><author><name>Giuliano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06401398690125983204</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4582123645814817715.post-2983545884175362078</id><published>2011-10-16T14:29:00.000+02:00</published><updated>2011-10-16T14:29:17.807+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='frammenti'/><title type='text'>Rime  ( IV )</title><content type='html'>&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;Ciò che il mondo pretende dai poveri essi lo eseguivano interamente: il padre andava a prendere la colazione per i più modesti impiegati di banca, la mamma si sacrificava per la biancheria di estranei, la sorella correva a destra e a sinistra dietro al banco secondo gli ordini dei clienti, però le forze della famiglia non andavano oltre. A Gregor la ferita sulla schiena riprendeva a dolere più di prima (...)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;&lt;em&gt;Franz Kafka, La metamorfosi, parte terza&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;E’ ben risaputo che i limitati di mente adorano l’oro dei galloni, gli emblemi del potere, lo scintillio delle divise, si rapiscono all’esecuzione di comando-obbedienza, provano frenetica gioia ad essere parte intima di un rito.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;&lt;em&gt;Mario Tobino, Gli ultimi giorni di Magliano, pag.95&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4582123645814817715-2983545884175362078?l=deladelmur.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://deladelmur.blogspot.com/feeds/2983545884175362078/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4582123645814817715&amp;postID=2983545884175362078&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/2983545884175362078'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/2983545884175362078'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://deladelmur.blogspot.com/2011/10/rime-iv.html' title='Rime  ( IV )'/><author><name>Giuliano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06401398690125983204</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4582123645814817715.post-6715951120193839169</id><published>2011-10-02T09:32:00.004+02:00</published><updated>2011-10-03T09:37:20.750+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politica'/><title type='text'>Industriali e politici</title><content type='html'>Sono capitato su Jacopo Morelli, nuovo presidente dei Giovani Industriali, mentre stavo caricando sul televisore un dvd con un film di Jean Renoir, “Questa terra è mia”. Si sa che per caricare un dvd ci vuole sempre un po’ di tempo, nel frattempo il televisore era acceso, e a dire il vero non sapevo neanche che “Ballarò” era ricominciato, ma ecco qua una faccia nuova, finalmente: e così mi sono fermato ad ascoltare cosa diceva. Oltretutto, stava spiegando cosa bisogna fare per far ripartire il nostro Paese: ragion di più per fermarsi ad ascoltare, dato che si tratta di una persona molto giovane. Il programma dei Giovani Industriali è dunque diviso in quattro punti: al primo punto, spiega Morelli con molta sicurezza, dizione chiarissima e piglio convincente, c’è l’adeguamento dell’età pensionabile. Ho capito bene? Sembrerebbe proprio di sì. L’età a cui si va in pensione, al primo punto di un programma per la ripresa economica? Se mi si parla di bilanci, posso anche capire; ma se un dirigente d’azienda di trent’anni (forse anche meno) mi mette queste cose al primo posto del programma per ripartire, vuol dire che siamo proprio messi male, e che il male è destinato a durare anche per i prossimi decenni. Da un giovane industriale sui trent’anni (forse anche meno di trenta) mi aspettavo qualcosa di diverso dal solito ritornello dei vecchi industriali, magari avrei voluto sentir parlare di un piano industriale, qualche idea nuova, investimenti sulla ricerca... Il costo del lavoro e l’età pensionabile, insieme alla preoccupazione per le tasse e per i “lacci e lacciuoli” (cioè la sicurezza dei lavoratori e le garanzie per malattia e maternità) sono stati il cavallo di battaglia dei Vecchi Industriali negli ultimi trent’anni, con i risultati che abbiamo oggi sotto gli occhi. I risultati, tanto per intenderci, sono questi: tutte le nostre fabbriche sono emigrate all’estero, soprattutto nei Paesi dell’est Europa, ma anche in Turchia, o magari direttamente in Cina.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chi ce le ha portate, queste fabbriche, fuori d’Italia? Qualche politico perverso e cattivo? Sembrerebbe di sì, a quel che si dice: anche l’autorevole Mario Monti, rettore veneratissimo della Bocconi, dice cose non molto diverse da queste, tipo che negli anni Settanta i politici per far ripartire l’economia giocavano sulla svalutazione della lira, che questo con l’euro non è più possibile, e che è per questo motivo che i giovani sono disoccupati. Sono disoccupati, a me sembra, perché gli industriali hanno chiuso qui e sono andati ad aprire le fabbriche all’estero; così facendo hanno magari salvato la ditta e il marchio, ma hanno creato centinaia di persone senza lavoro qui da noi. Insomma, questi esperti, opinionisti e manager bocconiani, si sono persi come minimo la caduta del Muro di Berlino, anno 1989: è da qui che bisogna partire per capire le ragioni della crisi. Sono passati ventidue anni, e ancora si sentono ripetere le storielle dell’età pensionabile e del costo del lavoro: mi immagino che tra qualche giorno si tornerà a parlare anche dei lacci e dei lacciuoli, che è tanto che non li sento nominare e a dire il vero comincio a impensierirmi. Gli unici provvedimenti presi in vent’anni sono stati proprio questi, quelli che vorrebbe il Giovane Industriale: riduzione del costo del lavoro, aumento dell’età pensionabile. Sono stati presi a partire da metà anni ’90, le agenzie del lavoro, il precariato, le Manpower e le Adecco e le Metis, per esempio. E l’età pensionabile è già stata alzata e adeguata, ma la crisi continua. Che fare? Emigriamo tutti in Romania?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;PS: Intanto che sono qui che scrivo, arrivano altri analisti fenomenali, e ne devo citare almeno due: l’industriale Della Valle che compera una pagina intera dei quotidiani più diffuse (sono costosissime) per autoassolversi, dando tutta la colpa (ma proprio tutta) ai politici; e l’intero gruppo dirigente della Lega Nord che inneggia alla secessione, spiegando che il Sud è una zavorra e che il Nord da solo ha un PIL meraviglioso. Non so quanto durerà questo stato di felicità e benessere: qui intorno a me, tra Como e Varese, in questi ultimi dieci anni ho visto soltanto chiudere le fabbriche, mai riaprirle. Fabbriche che sono andate a produrre in Romania, in Croazia, in Egitto, nella Repubblica Ceca, in Cina (le industrie della seta ormai fanno tutto direttamente in Cina, qui la seta non si lavora quasi più), qui non torneranno mai più, e chissà chi le ha portate all’estero, queste Ditte. Forse qualche evento soprannaturale, forse gli extraterrestri, chissà.&lt;br /&gt;PPS: il film di Jean Renoir, del 1943, non è uno dei suoi migliori ma tratta di un argomento di strettissima attualità: la zona grigia, le persone che – magari in buona fede, operosi, convinti di fare del bene - preparano l’avvento delle dittature.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4582123645814817715-6715951120193839169?l=deladelmur.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://deladelmur.blogspot.com/feeds/6715951120193839169/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4582123645814817715&amp;postID=6715951120193839169&amp;isPopup=true' title='7 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/6715951120193839169'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/6715951120193839169'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://deladelmur.blogspot.com/2011/10/industriali-e-politici.html' title='Industriali e politici'/><author><name>Giuliano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06401398690125983204</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>7</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4582123645814817715.post-7028661908588596656</id><published>2011-09-20T12:18:00.002+02:00</published><updated>2011-12-12T19:59:52.158+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Libri'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Incubi e profezie'/><title type='text'>Orwell 2012</title><content type='html'>1.&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;Quell’apparecchio, che veniva chiamato teleschermo, si poteva abbassare di volume, mai annullare del tutto.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;&lt;em&gt;(George Orwell, 1984, prima pagina)&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Nelle stazioni e nelle sale d’aspetto, e in metropolitana,&amp;nbsp;è già così: non era così fino a pochi anni fa (pochissimi) ma, in contemporanea con una crisi economica gravissima che ha fatto togliere ai cittadini anche i servizi essenziali, i nostri politici hanno speso una enorme quantità di soldi in teleschermi. I teleschermi sono ovunque, e non trasmettono quasi mai informazioni ma pubblicità e altri messaggi più o meno subliminali; a differenza di quello che succede a casa nostra, non abbiamo il telecomando in mano, non c’è la manopola del volume. Si può pensare che questo sia solo un ulteriore passo verso qualcosa di più sottile: ormai la tecnologia lo consente, con i satelliti, con i telefonini, con gli smart phone, con facebook, con internet e con la tv digitale, siamo da tempo ben oltre a quello che poteva immaginarsi Orwell. &lt;br /&gt;Una cosa Orwell non ha previsto, né poteva prevederla: che gli umani sarebbero stati ben contenti di essere controllati, e che anzi avrebbero pagato contenti pur di non rimanere senza quei gadget che permettono di controllarli, giungendo fino al punto di disprezzare chi non ne sente il bisogno e di disperarsi quando ne sono momentaneamente privi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2. &lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;Lontano, un elicottero volava fra un tetto e l’altro; se ne restava librato in aria per qualche istante, come un moscone, e poi saettava con una curva in un’altra direzione. Era la squadra di polizia, che curiosava nelle finestre della gente. Le squadre non erano granché importanti, tuttavia: quello che soprattutto contava era la polizia del pensiero, la cosiddetta Psicopolizia.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;(&lt;em&gt;George Orwell, 1984, seconda pagina)&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;La Guardia di Finanza usa già da tempo elicotteri per sorvegliare nel dettaglio i cittadini: lo fa (per adesso) per usi nobili, come la lotta all’evasione fiscale (piscine non dichiarate al catasto, eccetera). Sta di fatto che la tecnologia immaginata da Orwell oggi esiste: non solo, ci sono anche in giro i cosiddetti “droni”, mezzi volanti senza pilota, molto piccoli, con telecamera incorporata. Non solo: abbiamo da tempo Google View, Google Map, le riprese dal satellite, i navigatori satellitari, le videocamere nelle strade nelle banche nelle scuole e nei negozi (prossimamente anche in fabbrica), e altre tecnologie ancora. Ho controllato la via dove abito su uno di questi servizi: c’è tutto nel dettaglio, meno male che quando hanno scattato le fotografie avevo le tende abbassate. Per adesso cancellano le persone: ma è da supporre che da qualche parte gli originali siano conservati e, d’altra parte, una delle persone più influenti oggi sul pianeta, il signor Zuckerberg inventore di Facebook, ha espresso più volte pubblicamente il suo pensiero in proposito: per lui la privacy è un valore superato, roba da buttare via.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3.&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;Si doveva vivere (o meglio: si viveva, per un’abitudine che era infine diventata istinto) tenendo presente che qualsiasi suono prodotto sarebbe stato udito e che, a meno di essere al buio, ogni movimento sarebbe stato visto.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;&lt;em&gt;(George Orwell, 1984, terza pagina)&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Penso che siano in pochi, pochissimi, ad aver letto il libro di Orwell dalla prima all’ultima pagina: i più lo citano pensando che sia un libro sull’Unione Sovietica, molti pensano che sia un libro ormai vecchio, sorpassato (se il titolo è 1984, figuriamoci, siamo ormai nel 2012...), altri infine (i più indottrinati dall’ideologia dominante) pensano che si riferisca solo ed unicamente al bieco comunismo. E quindi converrà ricordare che il titolo è un semplice cambio di cifre fra il 1948, anno in cui fu scritto il libro, e un anno che nel primo dopoguerra era ancora molto lontano ma non lontanissimo; che Orwell al comunismo vero e proprio e a quello che vide in URSS ha dedicato un altro libro, l’apologo di “La fattoria degli animali”; e che infine – questo è importante e mi sta molto a cuore – che “1984” ha molte chiavi di lettura, una delle quali riguarda la nostra stessa vita e il passare del tempo. E’ come se il protagonista vedesse se stesso in diverse fasi della sua vita, essendo presente in diverse forme contemporaneamente; ma questo è un discorso complesso e magari se ne può parlare più avanti. Si può però ancora aggiungere che è fortissima la tematica religiosa e trascendente: chi è quest’Essere che tutto vede e tutto controlla? Ai tempi di Orwell, non c’era nemmeno la tv...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;PS: aggiornamento fine dicembre 2011: tutti i conti correnti verranno controllati, e tutti dovranno avere un conto corrente. Anche i pensionati non potranno più avere la pensione in contanti, per ora la soglia è 500 euro, domani si abbasserà ancora. Un passettino alla volta, ci si abitua a tutto: e intanto il vicepresidente della Regione Lombardia (Nicoli Cristiani, di CL) aveva in casa buste da centomila euro in contanti...&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4582123645814817715-7028661908588596656?l=deladelmur.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://deladelmur.blogspot.com/feeds/7028661908588596656/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4582123645814817715&amp;postID=7028661908588596656&amp;isPopup=true' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/7028661908588596656'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/7028661908588596656'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://deladelmur.blogspot.com/2011/09/orwell-2012.html' title='Orwell 2012'/><author><name>Giuliano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06401398690125983204</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4582123645814817715.post-4453506316197260509</id><published>2011-09-02T08:57:00.001+02:00</published><updated>2011-09-02T08:59:47.882+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politica'/><title type='text'>Lasst mich betrunken sein</title><content type='html'>&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;Se la vita è solo un sogno,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;perché allora la fatica, e il tormento?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Abbiamo al governo un partito fondato, tra gli altri, da un condannato per corruzione e da un condannato per mafia. Questo partito è al governo da molti anni, ed è stato votato da moltissimi miei connazionali: scusatemi, ma io non ce la faccio a dimenticarlo e a far finta di niente.&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;Wenn nur ein Traum das Leben ist,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;Warum denn Müh und Plag?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ho passato tutta la mia vita ad ascoltare le parole degli ignoranti, che si facevano beffe dei libri che leggevo e della musica che ascoltavo. &lt;em&gt;“Li hai letti tutti, quei libri?” “Ma non ti viene da dormire ad ascoltare quella roba lì?”.&lt;/em&gt; Io pensavo: però in fin dei conti sono brave persone, gli voglio bene, non importa che siano ignoranti. Oggi quelle persone ignoranti sono ministri, sindaci, assessori, presidenti di regione e di provincia, dirigenti della Rai, si occupano del futuro dei nostri figli, li vogliono uguali a loro, ignoranti e indifferenti, e ormai ci sono riusciti. Scusatemi, ma io non ce la faccio più.&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;Wenn nur ein Traum das Leben ist,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;Warum denn Müh und Plag?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La povertà è già qui tra noi, ma nessuno ne vuole parlare. Queste cose, nel senso degli sfratti e delle persone buttate in mezzo ad una strada perché chiudono le fabbriche, in USA esistono già da anni e sono state documentate da molti film. Le abbiamo importate anche qui, e c’è perfino gente che ne è contenta. D’altra parte, finché non tocca a noi... Per tutte queste cose, e per molte altre ancora di cui ho scritto qui in questi due anni, mi sto chiedendo se valga la pena di andare avanti a parlare ancora, o se non sia invece meglio far finta che tutto vada nel migliore dei modi. Dicono che la crisi non c’è, che si risolverà presto, ma non sono sicuro che la cosa riguardi anche me.&lt;br /&gt;Per tutti questi motivi, dunque, &lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;Was geht mich denn der Frühling an?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;Laßt mich betrunken sein!&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;Musica: &lt;strong&gt;Gustav Mahler, da “Il canto della Terra”&lt;/strong&gt; (Das Lied von der Erde, 1908)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;Wenn nur ein Traum das Leben ist,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;Warum denn Müh und Plag?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;Ich trinke, bis ich nicht mehr kann,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;Den ganzen, lieben Tag!&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;Und wenn ich nicht mehr trinken kann,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;Weil Kehl und Seele voll,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;So tauml' ich bis zu meiner Tür&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;Und schlafe wundervoll!&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;Was hör ich beim Erwachen? Horch!&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;Ein Vogel singt im Baum.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;Ich frag ihn, ob schon Frühling sei,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;Mir ist als wie im Traum.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;Der Vogel zwitschert: "Ja! Der Lenz&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;Ist da sei kommen über Nacht!"&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;Aus tiefstem Schauen lausch ich auf,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;Der Vogel singt und lacht!&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;Ich fülle mir den Becher neu&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;Und leer ihn bis zum Grund&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;Und singe, bis der Mond erglänzt&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;Am schwarzen Firmament!&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;Und wenn ich nicht mehr singen kann,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;So schlaf ich wieder ein,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;Was geht mich denn der Frühling an?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;Laßt mich betrunken sein!&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;da "Die chinesische Flöte. Nachdichtungen chinesischer Lyrik", by Hans Bethge (1876-1946) , "Der Trinker im Frühling" &lt;/span&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;Based on a text in Chinese by Li-Tai-Po (701-762) &lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;by Gustav Mahler (1860-1911) , "Der Trunkene im Frühling", 1908, from Das Lied von der Erde, no. 5.&lt;/span&gt; &lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;L'ubriaco in primavera &lt;/strong&gt;Se solo un sogno è la vita, perché allora la fatica e il tormento? Io bevo, fino a non poterne più, per tutto il santo giorno! E quando non mi riesce più di bere, perché ho piena la gola e l'anima, barcollo fino alla porta di casa e dormo a meraviglia. E cosa sento al mio risveglio? Ascolta! &lt;/em&gt;&lt;em&gt;Un uccellino canta fra i rami. Gli chiedo se è già primavera, e tutto è come in sogno. Mi risponde cinguettando: "Sì! Sì, primavera è qui, è arrivata durante la notte"&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;E io ascolto con la più profonda attenzione, l'uccellino canta e ride! Torno a riempirmi il bicchiere e&amp;nbsp;lo vuoto sino in fondo, e&amp;nbsp;canto finché la luna non si leva a risplendere nel nero firmamento! E quando non ce la faccio più a cantare, ecco che di nuovo mi addormento,&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Che me ne importa della primavera?&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Lasciatemi ubriacare!&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #bf9000;"&gt;&lt;strong&gt;«La vita nel mondo non è che un lungo sognare:&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #bf9000;"&gt;&lt;strong&gt;con lavoro e cure non la voglio sciupare.»&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #bf9000;"&gt;&lt;strong&gt;Così dicendo restai tutto il giorno ubriaco&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #bf9000;"&gt;&lt;strong&gt;allungato nel portico innanzi alla porta di casa.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #bf9000;"&gt;&lt;strong&gt;Sveglio, sgranai gli occhi abbagliati sul prato:&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #bf9000;"&gt;&lt;strong&gt;un uccello cantava, solo in mezzo ai fiori.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #bf9000;"&gt;&lt;strong&gt;Mi chiesi se il giorno era stato bello o piovoso:&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #bf9000;"&gt;&lt;strong&gt;lo zeffiro ne parlava all'uccello mango.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #bf9000;"&gt;&lt;strong&gt;Da quel canto commosso trassi un lungo sospiro&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #bf9000;"&gt;&lt;strong&gt;e poiché il vino c'era riempii la mia coppa.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #bf9000;"&gt;&lt;strong&gt;Come un pazzo, cantando attesi l'alba lunare;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #bf9000;"&gt;&lt;strong&gt;a canzone finita i miei sensi se n'erano andati.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #bf9000;"&gt;&lt;strong&gt;Stavo seduto a bere e non m'accorsi del buio;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #bf9000;"&gt;&lt;strong&gt;finché cadenti petali mi empiron le pieghe dell'abito.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #bf9000;"&gt;&lt;strong&gt;Ebbro, mi alzai; camminai verso il ruscello lunare:&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #bf9000;"&gt;&lt;strong&gt;gli uomini erano radi e gli uccelli non c'erano più.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #bf9000;"&gt;&lt;strong&gt;(Li Po, 701-761 dC )&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;(per Mahler, testo e traduzione da &lt;a href="http://www.lieder.org/"&gt;http://www.lieder.org/&lt;/a&gt; &amp;nbsp;)&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4582123645814817715-4453506316197260509?l=deladelmur.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://deladelmur.blogspot.com/feeds/4453506316197260509/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4582123645814817715&amp;postID=4453506316197260509&amp;isPopup=true' title='10 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/4453506316197260509'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/4453506316197260509'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://deladelmur.blogspot.com/2011/09/lass-mich-betrunken-sein.html' title='Lasst mich betrunken sein'/><author><name>Giuliano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06401398690125983204</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>10</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4582123645814817715.post-7745129016200170913</id><published>2011-08-31T09:13:00.001+02:00</published><updated>2011-08-31T09:21:08.052+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='L&apos;entomologo-Storie naturali'/><title type='text'>Chilometro zero</title><content type='html'>Nel mio piccolo giardino c’era un pesco, che dava pesche bianche di ottima qualità. Ma poi il tempo passa, gli alberi di pesco non sono molto longevi, il mio era diventato molto alto (più di tre metri) e quasi completamente secco. Rimaneva solo qualche ramo verde, tra i più difficili da raggiungere, e di pesche ormai non se ne vedevano da tempo. Che fare? Molto a malincuore, lo diamo per perduto; si decide di tagliarlo e di farne crescere un altro un po’ più in là. Tutto questo avveniva nel 2009: la pianta del pesco viene completamente tagliata fino a livello terra, e io evito di assistere all’opera della motosega perché veder tagliare le piante mi fa star male. &lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-g14osK9Y-FM/Tl0IoA7ZXsI/AAAAAAAAUHM/_1y0S8WUFW8/s1600/agosto+2011+002.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; cssfloat: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="176" src="http://4.bp.blogspot.com/-g14osK9Y-FM/Tl0IoA7ZXsI/AAAAAAAAUHM/_1y0S8WUFW8/s200/agosto+2011+002.jpg" width="200" xaa="true" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Il giorno dopo, la prima sorpresa: dal tronco tagliato rasoterra sorge molta linfa, abbondante. Dopo qualche giorno, nascono i primi butti (così li chiama mia mamma: il nome italiano pare che sia “polloni”). Sono tanti, e rigogliosi: che fare? Aspetto un po’, poi bisogna decidersi: prendo una forbice da giardiniere e comincio a tagliare, a sfoltire. Lo faccio un po’ a caso, perché io non ho mai potato nulla, fin qui: l’unica mia attività in questo campo era di tagliare i rametti che sporgevano un po’ troppo pericolosi, e del resto questa non la considero una potatura, la pianta non vuole morire e – confesso – per molti miei motivi personali che non sto qui a spiegare ne sono un po’ commosso. La nuova pianta comincia a crescere rigogliosissima, nel giro di poche settimane è già alta come me, cioè quasi due metri: ed è piena di rami e di foglie. &lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-bEsSVPvibdA/Tl0JMTmtB2I/AAAAAAAAUHU/65kqDzGzyZc/s1600/agosto+2011+004.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; cssfloat: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="149" src="http://3.bp.blogspot.com/-bEsSVPvibdA/Tl0JMTmtB2I/AAAAAAAAUHU/65kqDzGzyZc/s200/agosto+2011+004.jpg" width="200" xaa="true" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Poi arriva l’inverno, e non ci si pensa più: è difficile che le piante nate in questo modo facciano i frutti che facevano prima, di solito “rinselvatichiscono” e le nuove pesche sono di qualità inferiore. Se sarà così, pazienza: la pianta si presenta molto robusta, vuol dire che se passa l’inverno poi proveremo con degli innesti. Alla primavera del 2010 invece la pianta fiorisce: un fiore solo, forse due, ma bianchi. Bianchi con leggere sfumature rosa: il fiore giusto per le pesche bianche, dato gli altri fiori di pesco generalmente sono rosa. L’evento mi lascia sperare bene: per tutto l’anno 2010 faccio solo piccoli interventi, e la pianta nuova ormai si presenta bene: due tronchi già rispettabili che sorgono dal vecchio tronco tagliato, e che si intrecciano fra di loro.&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-GA-Mfd8COqU/Tl0JUnIcevI/AAAAAAAAUHY/UVVi21kzxVc/s1600/agosto+2011+021.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="297" src="http://4.bp.blogspot.com/-GA-Mfd8COqU/Tl0JUnIcevI/AAAAAAAAUHY/UVVi21kzxVc/s400/agosto+2011+021.jpg" width="400" xaa="true" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Quest’anno, primavera 2011, un’esplosione di fiori: cento, duecento fiori, fiori in ogni punto possibile, e anche dove non ti saresti mai aspettato che potesse nascere un fiore. Non riesco a credere ai miei occhi: speriamo in bene, ci diciamo in casa...E alla fine, ormai ad agosto (qui in Lombardia i peschi danno raccolti tardivi) ecco le pesche mature, tante, bellissime, di qualità eccellente, sopravvissute perfino ad una grandinata. Ne riempiamo quattro cesti molto capienti, si divide con amici e parenti, una vera festa inaspettata.&lt;br /&gt;Il motivo per cui ne parlo qui è questo: che io mi ero ormai dimenticato di cos’era la frutta vera, quella appena colta dall’albero. Trovare frutta veramente buona è ormai diventato un’impresa disperata: e capisco benissimo (oggi, non negli anni ’60) i bambini che non vogliono mangiare frutta e verdura: se è quella roba che vendono nei supermarket, e che non sa di niente, come dar loro torto?&lt;br /&gt;Le mie pesche bianche sono frutti ottimi, dalla buccia ruvida e pelosa (pelle di pesca), ed è una buccia dura, naturale, sono bellissime ma non so se al supermercato riuscirebbero a venderle. Il sapore è straordinario: dolce ma non dolcissimo, consistenza perfetta, belle anche da mordere, il nocciolo (l’osso della pesca) si stacca completamente così come deve essere.&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-e5eP-bJkLgg/Tl0JjUt0njI/AAAAAAAAUHg/azZKEhOwdhU/s1600/agosto+2011+007.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; cssfloat: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="149" src="http://4.bp.blogspot.com/-e5eP-bJkLgg/Tl0JjUt0njI/AAAAAAAAUHg/azZKEhOwdhU/s200/agosto+2011+007.jpg" width="200" xaa="true" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Sono pesche che non si possono conservare: bisogna coglierle e mangiarle. Così succedeva, da sempre, con gli alberi da frutto: ed è per questo motivo che i nostri vecchi si erano inventati conserve e marmellate. Anche il marcio della frutta normale è diverso dal marcio di quella del supermercato: là dove comincia a marcire (ma si pulisce quel punto e si mangia lo stesso) il marcio è nero-marrone, già color del fango, già pronto a ritornare terra, così come dovrebbe essere e come invece non succede più perché si sono selezionate specie che non marciscono - a scapito del sapore ovviamente.&lt;br /&gt;Le mie pesche sono finite presto, ovviamente: per golosità e anche perché il raccolto è stato eccezionale, ma si tratta pur sempre di una pianta sola, e neanche tanto grande. Non so se l’anno prossimo avrò ancora tanta fortuna e tutto questo ben di Dio “a gratis”, e non sono nemmeno ben sicuro di averlo meritato quest’anno; so però che ieri sera ho visto in tv una nota conduttrice “ecologica-biologica” parlare giuliva di comperare merce a chilometro zero, cioè prodotta vicino a casa nostra, come se fosse una scelta possibile, come se il consumatore potesse scegliere. Non è così, non è una scelta possibile: lo era fino a quindici o venti anni fa, qui nell’operosa Lombardia, ma poi le grandi catene di supermercati e ipermercati hanno preso il sopravvento, politici distratti o corrotti gli hanno lasciato fare tutto quello che volevano, e oggi non solo la frutta arriva da ogni parte del mondo, ma è sempre frutta trattata e selezionata in modo da non marcire e da resistere imperterrita anche se prende dei colpi, e anche la clientela fa la sua parte perché rifiuta a priori i frutti “ruvidi e pelosi” (anche le albicocche, anche le mele renette, devono ormai essere lisce e impeccabili), rifiuta disgustata i frutti con i semi (la frutta in natura deve avere i semi, altrimenti è inutile star lì a parlare di biologico), eccetera. Insomma, se avessi portato il mio eccellente raccolto al mercato, sarebbe rimasto invenduto: è venuta su una generazione intera di incompetenti, forse anche due o tre, e sarebbe ora di cominciare a dirlo.&lt;br /&gt;PS: un particolare ringraziamento alle api e ai bombi che hanno reso possibile il lieto fine di questa storia. PPS: le foto sono mie, la pianta e le pesche sono proprio quelle giuste: su qualcuna delle pesche si vede anche il segno lasciato dalla grandine.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4582123645814817715-7745129016200170913?l=deladelmur.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://deladelmur.blogspot.com/feeds/7745129016200170913/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4582123645814817715&amp;postID=7745129016200170913&amp;isPopup=true' title='8 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/7745129016200170913'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/7745129016200170913'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://deladelmur.blogspot.com/2011/08/chilometro-zero.html' title='Chilometro zero'/><author><name>Giuliano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06401398690125983204</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-g14osK9Y-FM/Tl0IoA7ZXsI/AAAAAAAAUHM/_1y0S8WUFW8/s72-c/agosto+2011+002.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>8</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4582123645814817715.post-5761581678070869697</id><published>2011-08-30T10:42:00.001+02:00</published><updated>2011-08-30T10:44:09.502+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='L&apos;entomologo-Storie naturali'/><title type='text'>Il baco della ciliegia, e altri bachi</title><content type='html'>Trovare un abitante dentro la frutta che stiamo mangiando era un’esperienza comune: a tutti è capitato di mordere un frutto e trovare qualche sorpresa. Di solito, si imparava subito e poi ci si stava attenti: oggi dubito che i bambini e gli adulti cresciuti con la frutta del supermarket abbiano confidenza con questi “vermetti” (in realtà, i vermi sono tutt’altra cosa – ma qui lo darei per scontato), che finché restano candide e bianche larve ( o magari marroncine-beige) sembrano tutti uguali, ed è difficile distinguerli l’uno dall’altro. In realtà, si tratta di animali completamente diversi: una volta terminata la muta, alcuni diventano farfalle, altri mosche, altri perfino coleotteri.&lt;br /&gt;Ho già parlato qui della farfallina delle mele, “cydia pomonella”, che colpisce anche le pere; il vermetto delle castagne invece diventa un piccolo coleottero con la proboscide, detto balanino.&lt;br /&gt;Il baco delle ciliegie, invece, è una mosca: “Rhagoletis cerasi L.”&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-ChjqXNwfpc4/TkZGfFnXFgI/AAAAAAAAT4Q/k7_POgcBh5w/s1600/mosca-ciliegia.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; cssfloat: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="126" naa="true" src="http://4.bp.blogspot.com/-ChjqXNwfpc4/TkZGfFnXFgI/AAAAAAAAT4Q/k7_POgcBh5w/s200/mosca-ciliegia.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;dal sito &lt;a href="http://www.agraria.org/"&gt;http://www.agraria.org/&lt;/a&gt; &amp;nbsp;:&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;La Mosca delle ciliegie è un piccolo Dittero i cui adulti misurano circa 3-4 mm di lunghezza; essi hanno il corpo nerastro, con la parte dorsale dell'ultimo segmento toracico color giallo-ocra. Gli occhi, composti, sono verdastri e le ali, trasparenti, presentano chiazze scure trasversali. Le larve, che sono biancastre e lunghe circa 5-6 mm a maturità, sono carpofaghe. Il danno si manifesta a livello della drupa (ciliegia) ed è provocato dall'azione trofica delle larve; queste completano il loro sviluppo all'interno dei frutti, nutrendosi della polpa fino al nocciolo. Infatti, è facile vederle tra polpa e nocciolo. Le ciliegie attaccate hanno la polpa che perde di consistenza in modo più o meno evidente e comunque vengono deprezzate commercialmente sul mercato interno; inoltre è vietata l'esportazione di partite infestate, ai sensi dei regolamenti internazionali sulla commercializzazione della frutta. I frutti colpiti possono: 1. Essere soggetti a cascola; 2. Essere soggetti a marciumi fungini successivi (Monilie); 3. Apparire di aspetto normale, senza accentuati rammollimenti della polpa, cioè senza nessun segno palese della presenza della larva all'interno del frutto. L'intensità dell'attacco può variare anche in funzione di una certa recettività varietale; ad esempio il Ciliegio acido è sicuramente meno sensibile di quello dolce, così come tra questi ultimi vi sono varietà più colpite di altre (varietà più tardive, varietà a polpa bianca ed altre)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-vajexKp42BY/TkZGoCghnXI/AAAAAAAAT4U/iz3l5pdeBqs/s1600/adulto-mosca-frutta.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; cssfloat: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="133" naa="true" src="http://3.bp.blogspot.com/-vajexKp42BY/TkZGoCghnXI/AAAAAAAAT4U/iz3l5pdeBqs/s200/adulto-mosca-frutta.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Sempre da &lt;a href="http://www.agraria.org/"&gt;http://www.agraria.org/&lt;/a&gt; &amp;nbsp;apprendo l’esistenza della Mosca della frutta, che colpisce pesche, susine, e tante altre cose: è un baco “polifago”, cioè mangia qualsiasi cosa: Drupacee, Pomacee, Agrumi, Kaki, Fico, Actinidia.&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;La Mosca della frutta (Ceratitis capitata Wied) è un insetto estremamente polifago e molto diffuso nell'areale mediterraneo fino all'Europa centrale; è una Mosca caratteristica anche delle zone subtropicali e tropicali. La Ceratisis capitata è un piccolo moscerino, di 4-6 mm di lunghezza; il capo porta due occhi composti verdastri. Il torace è grigio-giallastro. Le ali membranose presentano caratteristiche macchie colore giallo ocraceo. L'addome, che è tipicamente tondeggiante e termina a punta, è di colore giallo-arancio, con barrature trasversali grigio argentee. Le larve sono biancastre, carpofaghe ed adattate in modo specifico alla vita endofitica. I danni si verificano sui frutti e sono provocati: 1) Dalle punture di ovideposizione che determinano la comparsa di aree zonate e mollicce (Agrumi) soggette, successivamente, a marcescenza; 2) Dall'attività delle larve che si sviluppano in modo gregario dentro ai frutti; esse si nutrono della polpa provocando anche il disfacimento molle della polpa stessa che successivamente viene attaccata anche da agenti di marciumi fungini, determinando la completa degenerazione del frutto. I frutti colpiti sono soggetti a cascola. (...)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Un’altra mosca famosa (o famigerata) è quella delle olive, che può provocare danni enormi.&lt;br /&gt;da &lt;a href="http://www.agraria.org/"&gt;http://www.agraria.org/&lt;/a&gt; : &lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-00MRlOodPSw/TkZGyfZe2nI/AAAAAAAAT4Y/3lL77Qc6AJg/s1600/olivo_mosca.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; cssfloat: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="133" naa="true" src="http://1.bp.blogspot.com/-00MRlOodPSw/TkZGyfZe2nI/AAAAAAAAT4Y/3lL77Qc6AJg/s200/olivo_mosca.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;Mosca dell'olivo (Dacus oleae). La larva della Mosca dell'olivo misura circa 8 mm, è apoda, ha apparato masticatore costituito da due mandibole nere ben visibili ad occhio nudo, è di colore giallognolo ed è più sottile verso l'estremità cefalica. L'insetto adulto somiglia ad una mosca di piccole dimensioni (4-5 mm) con un apertura alare di 10-12 mm., presenta capo fulvo con occhi verdastri, corpo. Il corpo è di colore grigio ed ali trasparenti con due piccole macchie scure alle estremità. L'alimentazione di questo dittero differisce a seconda dello stadio in cui si trova: da larva si nutre della polpa dei frutti entro i quali scava gallerie (i frutti così danneggiati sono sede di marciumi e conseguente cascola a causa dell'instaurarsi di colonie di microrganismi); da adulto si nutre con i succhi che fuoriescono dalla puntura di ovideposizione, con materiali zuccherini o proteici che estraggono dalle diverse parti verdi dell'olivo tramite il suo apparato boccale tipicamente pungente-succhiante. La Mosca dell'olivo è uno tra i principali vettori della Rogna dell'olivo. (...)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Torniamo alle farfalline parlando dell’uva: due specie diverse, la tignola della vite (genere Eupoecilia, o Clysia) e la tignoletta della vite (genere Lobesia).&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-ayNqTO562Og/TkZG9hD4QiI/AAAAAAAAT4g/L8J5feHr8Bo/s1600/tignola-della-vite1.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="112" naa="true" src="http://3.bp.blogspot.com/-ayNqTO562Og/TkZG9hD4QiI/AAAAAAAAT4g/L8J5feHr8Bo/s200/tignola-della-vite1.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;da &lt;a href="http://www.agraria.org/"&gt;http://www.agraria.org/&lt;/a&gt; &amp;nbsp;:&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;La Clysia è la seconda Tignola della Vite è diffusa negli areali dell'Italia settentrionale dove effettua due generazioni all'anno che spesso coincidono con quelle della Lobesia, per cui il controllo è spesso abbinato. A volte la seconda generazione della Clysia è più lenta, rispetto a quella di Lobesia, coincidendo con la terza di quest'ultima. L'insetto adulto è una farfalla di medio-piccole dimensioni (10-15 mm di apertura alare); il colore delle ali anteriori è giallastro con una striscia trasversale bruno-nerastra, posta nella parte mediana. Le ali posteriori sono di colore grigio-giallastro uniforme. La larva di prima età è molto chiara; successivamente il colore diviene più intenso assumendo un tono variabile dal verdastro, al violaceo, al bruno-rossastro (lunghe 10-12 mm). Il danno si verifica sia sul grappolo fiorale (la prima generazione), sia sugli acini in fase di ingrossamento ed invaiatura (seconda generazione), determinando gli stessi effetti negativi della Lobesia. L'insetto sverna come crisalide, sotto la scorza della pianta o in altri anfratti del vigneto (pali di legno, vecchi ceppi, ecc.). In primavera gli adulti compaiono ad aprile-maggio e le femmine ovidepongono sui grappolini fiorali; inizia, pertanto, la prima generazione di larve che sono antofaghe. Queste larve si incrisalidano nel grappolino fioraie ed i nuovi adulti compaiono fra giugno e luglio. Questi adulti ovidepongono su grappolini già formati, originando la seconda generazione di larve che sono carpofaghe. Le larve di seconda generazione hanno un ritmo di accrescimento più lento, rispetto a Lobesia, tanto che, a volte, si protrae fino ad ottobre. Le larve di seconda generazione originano le crisalidi che sverneranno. L'insetto compie, pertanto, due generazioni all'anno; molto raramente, nei paesi più caldi, si può avere una 3a generazione a fine estate che spesso però è parziale ed incompleta. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-yl0gyiM-PIo/TkZHaprAioI/AAAAAAAAT4w/e7Oy5gwBjhQ/s1600/tignoletta-della-vite.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="148" naa="true" src="http://1.bp.blogspot.com/-yl0gyiM-PIo/TkZHaprAioI/AAAAAAAAT4w/e7Oy5gwBjhQ/s200/tignoletta-della-vite.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;I parassiti delle piante da frutto sono ovviamente molti, dalle cocciniglie alle muffe, e magari approfitterò ancora dell’eccellente sito di &lt;a href="http://www.agraria.org/"&gt;http://www.agraria.org/&lt;/a&gt; &amp;nbsp;, dal quale ho preso in prestito anche le foto; ma per oggi intendevo parlare soltanto dei bachi, mi sono tolto un po’ di curiosità e mi sembra di aver già messo in fila un bel po’ di piccoli mostri, per oggi direi che può bastare.&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-rOJS2KfwuVM/TkZHY4mnwZI/AAAAAAAAT4s/Rlf8txt8aew/s1600/tignola-della-vite.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="141" naa="true" src="http://4.bp.blogspot.com/-rOJS2KfwuVM/TkZHY4mnwZI/AAAAAAAAT4s/Rlf8txt8aew/s200/tignola-della-vite.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4582123645814817715-5761581678070869697?l=deladelmur.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://deladelmur.blogspot.com/feeds/5761581678070869697/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4582123645814817715&amp;postID=5761581678070869697&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/5761581678070869697'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/5761581678070869697'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://deladelmur.blogspot.com/2011/08/il-baco-della-ciliegia-e-altri-bachi.html' title='Il baco della ciliegia, e altri bachi'/><author><name>Giuliano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06401398690125983204</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-ChjqXNwfpc4/TkZGfFnXFgI/AAAAAAAAT4Q/k7_POgcBh5w/s72-c/mosca-ciliegia.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4582123645814817715.post-3323000949028208722</id><published>2011-08-29T09:01:00.001+02:00</published><updated>2011-08-29T09:02:44.588+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politica'/><title type='text'>Una facile profezia</title><content type='html'>Tutto quello che è stato privatizzato dal 1995 in qua tornerà nuovamente pubblico (statale, regionale, comunale) entro dieci o quindici anni. &lt;br /&gt;Sto dando i numeri? No, magari: ma è una cosa facile da prevedere. Mantenere in efficienza una rete autostradale, una rete ferroviaria, l’acqua potabile, queste cose qui, costa. E costa molto. Di conseguenza, non appena si sarà raggiunto il massimo profitto possibile, i privati se ne disferanno volentieri: e chi può acquistare queste cose? Lo Stato, è ovvio. Così si farà l’affare due volte: la prima volta, negli anni ’90, si è comperato per poco; la seconda volta, domani o dopodomani, si venderà per molto.&lt;br /&gt;Lo Stato acquisterà, anche perché nel frattempo si sarà badato a creare un’opinione pubblica favorevole alla statalizzazione. Scommettiamo? Di regola non scommetto mai, per principio: ma su queste cose qui qualche biglietto da dieci ce lo metterei; il problema sarebbe però trovare un bookmaker che accetti la mia puntata, troppo facile, troppo scontato, chi vuoi mai che accetti una scommessa così.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4582123645814817715-3323000949028208722?l=deladelmur.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://deladelmur.blogspot.com/feeds/3323000949028208722/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4582123645814817715&amp;postID=3323000949028208722&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/3323000949028208722'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/3323000949028208722'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://deladelmur.blogspot.com/2011/08/una-facile-profezia.html' title='Una facile profezia'/><author><name>Giuliano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06401398690125983204</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4582123645814817715.post-3790980343193145077</id><published>2011-08-28T09:03:00.001+02:00</published><updated>2011-08-28T09:04:13.046+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='memorie'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Musica del Novecento'/><title type='text'>Rodolfo Celletti</title><content type='html'>Devo molto a Rodolfo Celletti, e non solo per quanto riguarda la musica. Quando ho iniziato ad ascoltare l’opera lirica, che avevo letteralmente detestato fino ai 18 anni, non avevo nessun punto di riferimento: a casa mia non c’era nessuno che si interessava di musica. Per questo motivo, non sapendo da dove incominciare, avevo scelto di partire dai nomi più famosi, Giuseppe Di Stefano, Mario Del Monaco, Maria Callas, Tito Gobbi, e tanti altri. Dopo un paio d’anni, e dopo aver comperato qualche disco, venni a sapere dai giornali che esisteva un libro, molto recente, in cui il critico musicale Rodolfo Celletti aveva passato in rassegna tutte le principali edizioni discografiche esistenti: “Il teatro d’opera in disco”, editore&amp;nbsp;Rizzoli. Era piuttosto costoso, ma in Biblioteca a Como ce l’avevano e così cominciai a leggerlo. La sorpresa fu enorme, e anche l’irritazione: Celletti “distruggeva” quasi tutte le interpretazioni più celebrate, trovava difetti ovunque, parlava bene di cantanti con una voce meno bella degli altri, dava la sufficienza scarsa a direttori d’orchestra di cui tutti parlavano con ammirazione, come Tullio Serafin. &lt;br /&gt;Com’era possibile? Qualcosa non mi tornava, e in seguito avrei scoperto che a Celletti piaceva esagerare, che era molto umorale e alle volte anche un bel po’ maleducato: ma Rodolfo Celletti era un critico serio, ti dava dei punti di riferimento, e soprattutto non parlava mai in astratto, ma indicava i punti precisi in cui, in quella registrazione, quel cantante aveva commesso degli errori. Siccome avevo molti di quei dischi, era facile andare a controllare: ebbene sì, nella maggior parte dei casi Celletti aveva ragione. Come dargli torto se, ragionando sul “Simon Boccanegra” diretto da Gabriele Santini, diceva che Tito Gobbi era un grande baritono ma solo nella zona centrale, e che appena c’era da andare in zona acuta la voce sbiancava, e rivelava gravi difetti di tecnica? L’esempio che ancora mi ricordo, riguardo a Tito Gobbi, è quello nel “Don Carlos” (sempre diretto da Santini), alle parole “inaspettata aurora”... Insomma, era facile controllare, verificare.&lt;br /&gt;Inoltre, per la prima volta, grazie a Celletti imparavo nozioni di tecnica vocale, di filologia, dei veri motivi per cui Maria Callas era da considerare un evento epocale, della reale grandezza di Renata Tebaldi, delle lezioni di canto di Carlo Bergonzi, del fatto che alcuni cantanti sono perfetti per una parte ma non per tutte, della differenza fra quello che si ascolta in disco e in teatro, eccetera. Grazie a Celletti, ho capito che la magia del teatro non si troverà mai in una registrazione, che direttori come Serafin, Votto, De Sabata e Sawallisch erano grandi non tanto e non solo per le loro registrazioni, ma per il loro lavoro quotidiano in teatro.&lt;br /&gt;Tutte cose che non sapevo e che ho imparato: ed è un discorso che mi torna alla mente ogni volta che trovo qualcuno che parla a vanvera, non solo di musica o di letteratura ma in politica, sul lavoro, in famiglia, qualsiasi cosa. Ci sono persone che sono magari poco simpatiche o irritanti, come capitava spesso con Celletti, ma che ti danno comunque dei punti di riferimento, qualcosa su cui riflettere, e che magari ti aprono nuovi orizzonti, e che per questi motivi ti fanno crescere, ti danno qualcosa in più che prima non avevi. Di queste persone, di Celletti ma non solo di Celletti, sento una grande mancanza.&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c; font-size: x-small;"&gt;da &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.wikipedia.it/"&gt;&lt;span style="color: #134f5c; font-size: x-small;"&gt;www.wikipedia.it&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="color: #134f5c; font-size: x-small;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-EzuSnGhjaDM/TkfNLK7LJ1I/AAAAAAAAT5I/fwFh3LuTI5M/s1600/Celletti.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; cssfloat: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="200" naa="true" src="http://4.bp.blogspot.com/-EzuSnGhjaDM/TkfNLK7LJ1I/AAAAAAAAT5I/fwFh3LuTI5M/s200/Celletti.jpg" width="155" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="color: #134f5c; font-size: x-small;"&gt;Rodolfo Celletti (Roma, 13 giugno 1917 – 4 ottobre 2004) è stato un musicologo, critico musicale, maestro di canto e scrittore italiano. Dopo aver servito nell'esercito dal 1937 al 1943, nel dopoguerra si laureò in legge. Alternò per lungo tempo l'attività di dirigente d'azienda a quella di musicologo e critico musicale autodidatta, collaborando a varie riviste e pubblicando saggi, tra cui, fondamentale, quello sulla storia della vocalità, che costituisce il settimo volume della monumentale "Storia dell'opera", edita dalla UTET . Per molti anni fu critico musicale del settimanale «Epoca» e collaboratore di riviste, specialistiche o divulgative, come «Analecta musicologica», «Nuova rivista musicale italiana», «Rivista Italiana di musicologia», «Discoteca», «Musica», «L'Opera», «Opera» (di Londra), «Opéra international» (di Parigi) e «Amadeus». Collaborò inoltre ad enciclopedie e dizionari (dalla direzione della "Sezione cantanti" della Enciclopedia dello Spettacolo a The New Grove Dictionary of Opera), e pubblicò diversi libri, tra cui: Le grandi voci (1964), considerato per lungo tempo la più completa fonte biografica e critica sui grandi cantanti d'opera a partire dalla fine dell'800, e Storia del belcanto (1983), tradotto in inglese, francese e tedesco. Un cenno particolare meritano poi le due edizioni (1976 e 1988) de Il teatro d'opera in disco, primo testo del suo genere, che per lungo tempo ha costituito un riferimento imprescindibile, oltre che per gli addetti ai lavori, per tutti gli appassionati melomani e discofili. In esso Celletti espresse, soprattutto su mostri sacri della vocalità, giudizi talvolta radicali e "fuori dal coro", ma costantemente circostanziati ed analiticamente motivati. Dal 1980 al 1993 fu Direttore Artistico a Martina Franca del Festival della Valle d'Itria, specializzato nella rappresentazione di opere rare e nella revisione critica di opere di repertorio. Nell'ambito del Festival Celletti svolse anche l'attività di maestro di canto, valorizzando giovani esecutori che hanno poi contribuito al rilancio del Belcanto. Tra essi Lella Cuberli, Daniela Dessì, Maria Dragoni, Martine Dupuy, William Matteuzzi, Giuseppe Morino, Dano Raffanti.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c; font-size: x-small;"&gt;Rodolfo Celletti si è spento, nel completo silenzio all'età di 87 anni. Considerato uno dei più grandi esperti di canto lirico e di storia dell'opera, ha ricoperto un ruolo di primo piano nel mondo musicale italiano del secondo dopoguerra, soprattutto nella riscoperta del mondo del belcanto, dal periodo barocco al primo romanticismo, e come animatore del revival che ha riguardato questo stile canoro nell'ultimo scorcio del XX secolo. Pubblicazioni Saggistica Le grandi voci: Dizionario critico, biografico dei cantanti, Istituto per la collaborazione culturale, 1964 Il teatro d'opera in disco, Rizzoli, 1976. Storia del belcanto, Discanto, 1983 Memorie d'un ascoltatore: Cronache musicali vere e immaginarie, Il Saggiatore, 1985. Pavarotti: 25 anni per la musica, Ruggeri edizioni, 1986 Il canto, Garzanti (Edizioni Speciali Vallardi), 1989 Voce di tenore, IdeaLibri, 1989. Storia dell'opera italiana, Garzanti, 2000. La grana della voce: opere, direttori e cantanti, Baldini &amp;amp; Castoldi, 2000. Romanzi Viale Bianca Maria, Feltrinelli, 1961 Gli squadriglieri, Bompiani, 1975 Tu che le vanità, Rizzoli, 1981 L'infermiera inglese, Giunti, 1995. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-a6HxCSMJO3M/TkfNQRaIBXI/AAAAAAAAT5M/-Fv64i29N_A/s1600/viale.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" naa="true" src="http://3.bp.blogspot.com/-a6HxCSMJO3M/TkfNQRaIBXI/AAAAAAAAT5M/-Fv64i29N_A/s320/viale.jpg" width="203" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4582123645814817715-3790980343193145077?l=deladelmur.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://deladelmur.blogspot.com/feeds/3790980343193145077/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4582123645814817715&amp;postID=3790980343193145077&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/3790980343193145077'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/3790980343193145077'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://deladelmur.blogspot.com/2011/08/rodolfo-celletti.html' title='Rodolfo Celletti'/><author><name>Giuliano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06401398690125983204</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-EzuSnGhjaDM/TkfNLK7LJ1I/AAAAAAAAT5I/fwFh3LuTI5M/s72-c/Celletti.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4582123645814817715.post-2015959303866543554</id><published>2011-08-27T08:10:00.000+02:00</published><updated>2011-08-27T08:10:14.929+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Musica del Duemila'/><title type='text'>Starobinski</title><content type='html'>&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;- Perché l’opera è il luogo dell’incanto per eccellenza?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;- Perché nasce a cavallo tra finzione, mito, seduzione e virtuosismo. &lt;strong&gt;Le sue convenzioni non la obbligano alla verità (...) il suo unico obbligo è piacere, permettere la felicità.&lt;/strong&gt; E quando l’opera porta in scena le muse incantatrici, propone allora la rappresentazione del suo stesso potere. (...) In fondo, molto spesso l’opera è stata la rappresentazione lecita della seduzione illecita. (...) &lt;strong&gt;La sorgente del suo incanto si trova nell’elementare potere del canto, lo stesso potere che agisce sulla ninna nanna che riesce a calmare un bambino (...) tale incanto si trova nel profondo delle nostre esperienze elementari, arricchito però da un bisogno di elaborazione raffinata.&lt;/strong&gt; (...) &lt;/span&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;Il mondo è apparso disincantato quando gli uomini lo hanno visto dominato solamente dalle concatenazioni delle cause fisiche, quando è stato abbandonato al calcolo della scienza, dell’economia e dell’industria. &lt;strong&gt;La musica, e in particolare l’opera, si sono allora viste attribuire il compito di restituire al mondo una certa profondità magica, ma anche di innalzarlo al di sopra delle servitù dell’utilitarismo economico attraverso l’ironia e il comico.&lt;/strong&gt; La creazione poetica e la musica hanno ricevuto la missione, specialmente per Hoffmann, di affermare un principio di libertà spirituale. (...) E.T.A. Hoffmann fa riferimento proprio a Mozart per confortare le sue idee sul valore liberatorio della favola e dell’ironia; ma evoca anche Carlo Gozzi, che fu l’ispiratore delle “Fate”, la prima opera di Wagner. (...) &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;- E allora perché i giovani e l’opera sono due mondi che difficilmente comunicano?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;- &lt;strong&gt;Spesso si parla dei giovani come di un’istanza decisionale, capaci di definire e legittimare scelte ragionate. In realtà sono troppo spesso il riflesso passivo di ciò che le diverse industrie del divertimento riescono a vendere loro quando sono ancora immaturi, non abbastanza preparati. Ne risulta un impoverimento di fatto che è difficile da combattere.&lt;/strong&gt; (...)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;&lt;em&gt;(Jean Starobinski, intervista a L’Espresso 14 settembre 2006, F.Gambaro)&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Il libro a cui si accenna è “Le incantatrici” di Jean Starobinski (EDT Torino edizioni), che al tempo dell’intervista era stato appena pubblicato in Francia. Starobinski, svizzero di lingua francese, è nato nel 1920; è medico psichiatra ma è anche laureato in lettere classiche.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4582123645814817715-2015959303866543554?l=deladelmur.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://deladelmur.blogspot.com/feeds/2015959303866543554/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4582123645814817715&amp;postID=2015959303866543554&amp;isPopup=true' title='6 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/2015959303866543554'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/2015959303866543554'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://deladelmur.blogspot.com/2011/08/starobinski.html' title='Starobinski'/><author><name>Giuliano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06401398690125983204</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>6</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4582123645814817715.post-3532514689490657968</id><published>2011-08-26T09:03:00.000+02:00</published><updated>2011-08-26T09:03:02.741+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='L&apos;entomologo-Storie naturali'/><title type='text'>Tauromachia</title><content type='html'>L’abolizione delle corride, e del Palio di Siena, è uno degli argomenti ricorrenti in questi ultimi anni, anche in Spagna se ne è parlato molto. Devo dire che io non ho un’opinione netta in proposito, nel senso che ne ho una molto articolata: ho molti ragionamenti in testa, spesso uno contrario all’altro, e provo a metterli qui in fila meglio che posso.&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-sVYDAPGVfNU/TlVDe5_R8uI/AAAAAAAAUC0/K-26jovTZGU/s1600/Picasso+toreri+22.jpg" imageanchor="1" style="cssfloat: left; margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="208" qaa="true" src="http://2.bp.blogspot.com/-sVYDAPGVfNU/TlVDe5_R8uI/AAAAAAAAUC0/K-26jovTZGU/s320/Picasso+toreri+22.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;1) la Tauromachia, il combattimento con i tori, non solo le corride ma anche i rodei americani, sono cose antiche quanto l’uomo. Se oggi ci sembrano cose strane, è probabilmente perché abbiamo perso ogni contatto con la natura, e viviamo in un ambiente molto urbanizzato. Faccio un paio di esempi partendo non dall’antica Grecia o da Creta e dal Minotauro, ma da me stesso: da bambino ho visto spesso macellare conigli e galline. Un attimo prima il coniglio è nella sua gabbia, l’aspetto pacioso e simpatico; un attimo dopo è scuoiato e svuotato delle interiora, pronto ad essere messo in pentola. Una barbarie? Provate un po’ a guardare sui banchi dei negozi e dei supermercati: da dove vengono tutte quelle cosce di pollo e di tacchino? Anche quei polli e quei tacchini, come il coniglio di cui ho parlato prima, erano esseri viventi.&amp;nbsp; 2) Da questo prima ragionamento, può nascere un discorso molto radicale: non solo il diventare vegetariani, ma l’eliminazione di borse, giubbotti&amp;nbsp;e scarpe di pelle. Per esempio, questo paio di mocassini: appena li ho portati a casa ho guardato bene l’etichetta, e c’è scritto che è pelle d’agnello. Confesso la mia colpa: ho guardato solo il prezzo, le scarpe erano belle e comode, mi pareva d’aver fatto un buon affare, ma adesso so che cammino grazie a un agnello macellato. Lo stesso discorso vale per le vostre borse, per i giubbotti dei motociclisti, e per tante altre cose.&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-bHNeCKvEVlM/TlVEkyCwmkI/AAAAAAAAUDE/kA-75AQNjQ8/s1600/toro+cnosso.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="221" qaa="true" src="http://4.bp.blogspot.com/-bHNeCKvEVlM/TlVEkyCwmkI/AAAAAAAAUDE/kA-75AQNjQ8/s400/toro+cnosso.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;3) In casa mia si racconta ancora di quando scappava il toro: mio nonno, fino al 1945, aveva una fattoria. Oggi si direbbe “azienda agricola”, potrei dire che era un piccolo imprenditore, ma mio nonno l’ho conosciuto bene, e so che ne avrebbe sorriso, di questa definizione: era lui che andava a riprendere il toro, quando scappava. Il toro aveva un anello al naso, bisognava agganciare quell’anello con un bastone appositamente preparato, l’anello al naso faceva male, il toro era costretto a seguirti: ma non era mica una cosa da poco, era già una tauromachia. Vita quotidiana, per millenni, per tutta l’umanità.&lt;br /&gt;4) I nostri vecchi, per diecimila anni o forse più, avevano ben chiare queste cose; oggi noi ne abbiamo perso memoria. Questa perdita di memoria è iniziata già con me, e si accresce di anno in anno. Quanti bambini di oggi hanno avuto a che fare – tutti i giorni - con conigli e galline? Il pulcino che avevi allevato con cura e con affetto, prima o poi veniva macellato. E questo lo sapevano tutti. 5) Essere vegetariani è un lusso che solo oggi possiamo permetterci. Prima, per millenni, si mangiava quel che c’era: coltivare e allevare costava una gran fatica. Oggi facciamo le diete, per millenni si è celebrato il grasso. Anche su queste cose bisognerebbe cominciare a ragionare.&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-3lH38tDzlg4/TlVE9HKf_ZI/AAAAAAAAUDI/bt72d0U9eWw/s1600/toro+cretese.bmp" imageanchor="1" style="clear: right; cssfloat: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" qaa="true" src="http://1.bp.blogspot.com/-3lH38tDzlg4/TlVE9HKf_ZI/AAAAAAAAUDI/bt72d0U9eWw/s1600/toro+cretese.bmp" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;6) Tornando alle corride, alla tauromachia, ai rodei, alle corse dei tori a Pamplona, alla caccia e alla pesca, purtroppo oggi sono diventate manifestazioni inutili, folkloristiche nel senso brutto del termine, roba per turisti, puro e semplice maltrattamento degli animali. Non è sempre stato così, e mi sento di dire che alla tauromachia e al rodeo è successa la stessa cosa che è successa, per esempio, all’alpinismo: per millenni in montagna non c’è andato quasi nessuno, oggi siamo tutti sciatori e alpinisti, sull’Everest si va e si torna in giornata con le scarpe da tennis, si va a Timbuctu e alle Maldive in viaggi comitiva, si fanno corse podistiche e motoristiche nel deserto, si fanno epiche corse in mountain bike nei pochi boschi residui, si caccia e si pesca e poi si butta via il cacciato e il pescato perché chi la mangia più quella roba, e io penso che tutto questo andrebbe abolito, non solo la corrida. La montagna va lasciata stare, come facevano i nostri vecchi. A Cortina d’Ampezzo sembra di stare a Milano, lo dicono tutti da parecchi anni, perché ci sono più automobili che a Milano: a voi sembra una cosa normale?&lt;br /&gt;Io una conclusione non ce l’ho, per me è un argomento troppo complesso. Però, concludendo, perché una conclusione bisogna pur trovarla, ogni volta che vedo uno che mi passa davanti in bicicletta col casco e con la tuta e accessori da centomila euro, firmatissimi e fighissimi, volto la faccia dall’altra parte. Pensate che il semplice fatto di andare in bicicletta vi renda ecologisti? Errore, l’ecologista in bicicletta è uno che va in sandali e calzoncini corti, magari con la canottiera, senza correre come un matto, e se non corri non c’è bisogno del casco: quando si cade, dalla bici, una persona normale si spela le ginocchia e le mani. Se usi la bici per spostarti, per divertimento, per lavoro, non fai le acrobazie: invece voi mi state costringendo a infilarmi nelle piste ciclabili (qui in giro era tutto pista ciclabile, sono andato in giro a nord di Milano per quarant’anni, in bici, e potevo andare ovunque senza troppi pericoli), mi state costringendo a usare l’automobile anche per andare a comperare il pane, mi costruite palazzine e autostrade anche davanti a casa, e trovate tutto questo giusto e normale... In queste condizioni, visto che non posso neanche più uscire di casa senza casco e senza accessori firmati, prendo sottobraccio Orson Welles e Pablo Picasso, magari anche John Huston, se lui ci sta;&amp;nbsp;poi tiro giù&amp;nbsp;dallo scaffale un libro di Federico Garcia Lorca, e vado anch’io alla corrida, alla Tauromachia, come ai tempi di Minosse, di Arianna, di Teseo, e del Minotauro. Non ci sono mai andato e non mi sarei mai sognato di andarci, ma ci vado volentieri, a questo punto.&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-6bHdIDPXBwo/TlYQ9_t9pkI/AAAAAAAAUDU/qW-BuuTL8Io/s1600/lascaux1.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="252" qaa="true" src="http://2.bp.blogspot.com/-6bHdIDPXBwo/TlYQ9_t9pkI/AAAAAAAAUDU/qW-BuuTL8Io/s320/lascaux1.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;em&gt;(i toreri sono di Picasso, un'immagine presa da vecchi quotidiani e riviste; la tauromachia acrobatica viene da Creta, palazzo di Cnosso, più o meno due millenni e mezzo fa; anche la testa del toro è cretese; i disegni delle grotte di Lascaux, in Dordogna, risalgono a quindicimila anni fa, mese più mese meno)&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4582123645814817715-3532514689490657968?l=deladelmur.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://deladelmur.blogspot.com/feeds/3532514689490657968/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4582123645814817715&amp;postID=3532514689490657968&amp;isPopup=true' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/3532514689490657968'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/3532514689490657968'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://deladelmur.blogspot.com/2011/08/tauromachia.html' title='Tauromachia'/><author><name>Giuliano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06401398690125983204</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-sVYDAPGVfNU/TlVDe5_R8uI/AAAAAAAAUC0/K-26jovTZGU/s72-c/Picasso+toreri+22.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4582123645814817715.post-3135348696758481526</id><published>2011-08-25T11:03:00.001+02:00</published><updated>2011-08-25T11:06:09.293+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politica'/><title type='text'>Napolitano al meeting di CL</title><content type='html'>Devo dire che mi ha fatto una certa impressione, la settimana scorsa, vedere il Presidente della Repubblica al meeting di CL, a Rimini. Mi ha fatto impressione perchè gli uomini al suo fianco, quelli di Comunione e Liberazione, sono al governo da almeno quindici anni, e in Lombardia quasi da vent’anni consecutivi. Napolitano ha parlato di princìpi morali, di buona amministrazione, ma a chi stava parlando? Chi lo applaudiva, dalla platea di quel meeting? La foto qui sotto è abbastanza eloquente, molte di queste facce le vediamo da decenni, al fianco di chi ha governato, e governanti essi stessi: hanno approvato tutto, tutti i bilanci e le Finanziarie da vent’anni in qua, compresi i condoni edilizi e fiscali, l'abolizione del falso in bilancio, i progetti faraonici (quel ponte di Messina...) e adesso provano a tirarsi fuori e a dire che la crisi e il deficit pubblico vengono da chissà dove, che loro non c’entrano.&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-hA8uiNV3UKE/TlTpnwteWVI/AAAAAAAAUCw/yY0G-qOKyws/s1600/nap.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="132" qaa="true" src="http://1.bp.blogspot.com/-hA8uiNV3UKE/TlTpnwteWVI/AAAAAAAAUCw/yY0G-qOKyws/s320/nap.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;S’intende, il Presidente della Repubblica ha compiti di rappresentanza e non può mica mettersi a tirare invettive: capisco benissimo Napolitano, provo ad immaginare il suo pensiero, in fin dei conti anche gli elettori hanno le loro precise responsabilità (bisognerebbe cominciare a dirlo, ad alta voce, forte e spesso). Però poi, ieri sera, finito il meeting, vedo in tv il presidente della Regione Lombardia, che si chiama Formigoni, è di CL, ed è al governo da vent’anni sia a Milano che a Roma, dire che la manovra del governo Berlusconi è iniqua, che sarà costretto a intaccare la spesa sulla cultura, ad aumentare il prezzo dei biglietti sui mezzi pubblici, ad aumentare le tasse... Ma, insomma: caro signor Formigoni, il partito di Berlusconi è anche il suo. Ma, insomma, caro signor Formigoni, lei governa la regione Lombardia con la Lega Nord, esattamente come a Roma: e se provaste a parlarvi, tra di voi? Molto spesso si tratta delle stesse persone, per esempio l’on. Lupi, milanese e vicepresidente del Senato, era tra quelli al fianco di Napolitano, al meeting di Rimini...&lt;br /&gt;Circola intanto una notizia che ha riportato, che io sappia, solo “Il fatto quotidiano”: la Regione Lombardia ha stanziato una cifra vicina ai centomila euro, per quel Meeting di CL a Rimini. Formigoni ne sa qualcosa? Non sarebbero venuti buoni, quei centomila euro, per evitare di alzare i prezzi dei biglietti dei treni e dei tram?&lt;br /&gt;In questo contesto, e preso atto che non c’è più un Enzo Biagi a porre queste domande (sarebbe stato bello avere una risposta, magari “Il fatto quotidiano” ha scritto cose non vere e meritevoli di rettifica, e i giornalisti dovrebbero essere lì per quello, per fare le domande scomode e ottenere risposte chiare), non mi resta che interpretare una delle proposte di Formigoni, quella di accorpare non solo Comuni e Province ma anche le Regioni, come l’intenzione di avere le mani sempre più libere per appalti e lavori pubblici, e magari di arrivare più facilmente alla secessione chiesta a gran voce da Bossi e dalla Lega Nord. C’è sotto qualcosa? Ah, saperlo...&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4582123645814817715-3135348696758481526?l=deladelmur.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://deladelmur.blogspot.com/feeds/3135348696758481526/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4582123645814817715&amp;postID=3135348696758481526&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/3135348696758481526'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/3135348696758481526'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://deladelmur.blogspot.com/2011/08/napolitano-al-meeting-di-cl.html' title='Napolitano al meeting di CL'/><author><name>Giuliano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06401398690125983204</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-hA8uiNV3UKE/TlTpnwteWVI/AAAAAAAAUCw/yY0G-qOKyws/s72-c/nap.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4582123645814817715.post-6341972640132170722</id><published>2011-08-24T11:50:00.001+02:00</published><updated>2011-08-24T11:52:18.233+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Musica del Novecento'/><title type='text'>Puccini  ( II )</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-rF1Mdxy5CFQ/TlNjeiTA9iI/AAAAAAAAUCs/tNPp4_jnrVY/s1600/metlicovitz.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="400" qaa="true" src="http://3.bp.blogspot.com/-rF1Mdxy5CFQ/TlNjeiTA9iI/AAAAAAAAUCs/tNPp4_jnrVY/s400/metlicovitz.jpg" width="190" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Alcune delle melodie più belle di Puccini sono nascoste in momenti che non t’aspetti, così nascoste e così velocemente enunciate rischiano di passare inosservate. Alcuni esempi: il coro nel saloon di fine atto, “La fanciulla del West”, abbinato a versi molto goffi; “dica quant’anni ha, caro signor Benoit” nella Bohème (una melodia dolcissima e toccante, per una caricatura, meno di un minuto), o magari “O mio babbino caro” dal Gianni Schicchi (con un tema così, altri ci avrebbero costruito un’opera intera, o un quartetto d’archi), quasi tutta “La Rondine”, quasi tutta la parte di Ping, Pang e Pong in "Turandot", ma gli esempi potrebbero continuare all’infinito. Troppa grazia? Non si direbbe, tanto più che non è finita qui: bisogna parlare anche delle armonizzazioni finissime, come quel coro nel saloon, e delle orchestrazione mahleriane (il secondo atto della “Fanciulla del West”, la Turandot, la Bohème stessa: ma Mahler era più giovane di due anni rispetto a Puccini) che emergono con evidenza nelle esecuzioni in teatro, ma solo con le grandi orchestre e con i grandi direttori (tanto per fare un nome solo, ho avuto la fortuna di ascoltare Giuseppe Sinopoli, alla Scala, per Puccini).&lt;br /&gt;Questi momenti vorresti che durassero di più e invece no, si passa ad altro. Evidentemente, Puccini poteva permetterselo. In un’epoca di ingegni stitici come quella in cui viviamo, in cui “grande artista” lo si dice a chiunque, uno come Giacomo Puccini sarebbe completamente fuori moda; i più, anche tra gli appassionati d’opera e tra i critici, si fermano alle arie più famose, “Nessun dorma”, “E lucevan le stelle”. E invece Puccini meriterebbe ben altra attenzione, ma appena ho finito di scriverlo me lo sono visto qui davanti, come in carne e ossa, a ridermi in faccia, da buon toscano d’altri tempi. Ha preso su il suo fucile in spalla e se ne è andato a divertirsi e far bisboccia, non so dove ma immagino con chi. &lt;em&gt;“Con tutti i danari che ho portato a casa, secondo te dovrei esser così bischero da star qui a perder tempo a guardare a codeste cose?”,&lt;/em&gt; mi ha detto: e se non sono proprio le parole esatte (sto scrivendo a memoria) era di sicuro qualche cosa di molto simile.&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-Vw_S1yCzbPY/TlNjFUwGjQI/AAAAAAAAUCk/uosNzNNJIAI/s1600/Puccini+oceano.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="400" qaa="true" src="http://1.bp.blogspot.com/-Vw_S1yCzbPY/TlNjFUwGjQI/AAAAAAAAUCk/uosNzNNJIAI/s400/Puccini+oceano.jpg" width="396" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;(l'immagine qui sopra viene da un programma del Teatro alla Scala, primi anni '90)&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4582123645814817715-6341972640132170722?l=deladelmur.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://deladelmur.blogspot.com/feeds/6341972640132170722/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4582123645814817715&amp;postID=6341972640132170722&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/6341972640132170722'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/6341972640132170722'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://deladelmur.blogspot.com/2011/08/puccini-ii.html' title='Puccini  ( II )'/><author><name>Giuliano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06401398690125983204</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-rF1Mdxy5CFQ/TlNjeiTA9iI/AAAAAAAAUCs/tNPp4_jnrVY/s72-c/metlicovitz.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4582123645814817715.post-2606111683027603103</id><published>2011-08-23T09:00:00.000+02:00</published><updated>2011-08-23T09:03:05.247+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Musica del Novecento'/><title type='text'>Puccini  ( I )</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_BbhzGWD_EOQ/TFWBb0_QEhI/AAAAAAAAPFE/E2qSskxnPL0/s1600/Tosca.jpg"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5500444834983318034" src="http://3.bp.blogspot.com/_BbhzGWD_EOQ/TFWBb0_QEhI/AAAAAAAAPFE/E2qSskxnPL0/s400/Tosca.jpg" style="cursor: hand; display: block; height: 357px; margin: 0px auto 10px; text-align: center; width: 200px;" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Non c'è nulla da fare, Puccini mi frega sempre. Hai voglia di ridere, leggendo il libretto della Butterfly o della Bohème o della Tosca: di goffaggini ce ne sono tante, e poi le sai già tutte a memoria, come si fa a mettersi a piangere, ancora, alla tua età, con Mimì e con Cio-cio San? E invece succede, perché Puccini ti frega sempre.&lt;br /&gt;Me lo ricordo ancora, come se fosse oggi: Mirella Freni alla Scala, con il maestro Kleiber che fa segno all'orchestra "più piano, sempre più piano", e per spiegarsi meglio si accascia sulle ginocchia, quasi a scomparire dietro il leggio; e i colpi di timpani, alla fine della Madama Butterfly, nell'edizione diretta da Chailly, che vanno diritti a colpirmi nella bocca dello stomaco, al plesso solare, là dove nascono le emozioni più forti e incontrollabili.&lt;br /&gt;Il problema di Puccini è che è troppo bravo. Troppo belle le sue melodie, troppo orecchiabili, alla fine uno si ricorda solo quelle ("Nessun dorma", "O dolci baci o languide carezze"...), e invece bisognerebbe ascoltare bene l'orchestra, e questo a teatro si può fare. Per esempio "La fanciulla del West" (testo di rara goffaggine e insipienza drammatica) nelle mani di un grande direttore sinfonico com'era Sinopoli, diventa quello che è in realtà: un contemporaneo di Mahler, solo che Puccini ha due anni di più e Mahler ha di sicuro ascoltato Puccini, perché il boemo in vita era famoso quasi solo come direttore d'orchestra.&lt;br /&gt;Ci sono solo due cose che non mi piacciono di Puccini, e sono le due arie famose della Bohème, "Mi chiamano Mimì / Che gelida manina". Non le sopporto, mi suonano proprio male; ma forse il difetto è tutto mio. Comunque sia, quando prendo in mano la Bohéme preferisco andare all'inizio del terzo atto, alla Parigi che si risveglia la mattina sotto la neve, con i due innamorati che si lasciano e si riprendono, l'amore che fa rima con dolore, e con la musica più grande del mondo.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_BbhzGWD_EOQ/TFWBcmg-2jI/AAAAAAAAPFM/4ruYWHOWZEM/s1600/Puccini_image_04.jpg"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5500444848278133298" src="http://4.bp.blogspot.com/_BbhzGWD_EOQ/TFWBcmg-2jI/AAAAAAAAPFM/4ruYWHOWZEM/s400/Puccini_image_04.jpg" style="cursor: hand; display: block; height: 400px; margin: 0px auto 10px; text-align: center; width: 292px;" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4582123645814817715-2606111683027603103?l=deladelmur.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://deladelmur.blogspot.com/feeds/2606111683027603103/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4582123645814817715&amp;postID=2606111683027603103&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/2606111683027603103'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/2606111683027603103'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://deladelmur.blogspot.com/2009/08/puccini.html' title='Puccini  ( I )'/><author><name>Giuliano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06401398690125983204</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_BbhzGWD_EOQ/TFWBb0_QEhI/AAAAAAAAPFE/E2qSskxnPL0/s72-c/Tosca.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4582123645814817715.post-1354705072095790576</id><published>2011-08-22T09:24:00.001+02:00</published><updated>2011-08-22T09:25:33.173+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Musica del Novecento'/><title type='text'>Bachianas brasileiras</title><content type='html'>Una musica meravigliosa, un tappeto sonoro ideale per scrivere, pensare, fare l’amore, tutte le cose belle che vi vengono in mente. Questa musica è opera di &lt;strong&gt;Heitor Villa-Lobos&lt;/strong&gt;, uno dei più grandi compositori del Novecento: sto parlando dei “Choros” e delle “Bachianas brasileiras”.&lt;br /&gt;E’ importante far notare subito che la parola “Bachianas” viene dal nome di Johann Sebastian Bach, e quindi va pronunciata con la “ch” alla tedesca: non cominciamo a fare confusione, prego. “Choros” invece si pronuncia con la c dolce, “cioros” (ma i brasiliani veri già li vedo che mi tirano le orecchie per questa semplificazione)&lt;br /&gt;La Bachiana n.5 è sicuramente la più famosa, è l’unica cantata, ed è molto eseguita anche perchè piace moltissimo alle cantanti. Il motivo di questo gradimento è chiarissimo fin dalle prime parole, quelle che fanno:&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;1. Aria (Cantilena) by Ruth Valladares Corrêa &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;&lt;em&gt;Tarde uma nuvem rósea lenta e transparente. Sobre o espaço, sonhadora e bela...&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;e che continua così nella seconda parte:&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;2. Dansa (Martelo) by Manuel Bandeira (1886-1968) &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;&lt;em&gt;Irerê meu passarinho do sertão do Carirì, irerê meu companheiro, cadê viola ? Cadê meu bem ? Cadê Maria ? Ahi triste sorte do violeiro cantadô ! Ah ! ...&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-WN4D5jyZ-S8/TkaLYhnjYEI/AAAAAAAAT44/BTb-x84Qffo/s1600/villalobos+bachianas.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" naa="true" src="http://4.bp.blogspot.com/-WN4D5jyZ-S8/TkaLYhnjYEI/AAAAAAAAT44/BTb-x84Qffo/s320/villalobos+bachianas.jpg" width="315" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Cerco informazioni, ma scopro che su Heitor Villa Lobos, a parte la bella faccia aperta, da attore (sarebbe stato perfetto nei film di John Huston), non c’è molto da dire: c’è invece molto da ascoltare, la sua musica è bellissima, quando comincio ad ascoltarla poi vado avanti per settimane, e mi capita ogni volta, anche a conoscerla a memoria il piacere non cambia. Si potrebbe chiamarle sinfonie, volendo: ma Villa-Lobos ha scritto dodici sinfonie chiamandole Sinfonie, e quindi quando si parla di Bachianas Brasileiras si tratta di qualcosa di diverso. Tutto qui quello ho da dire, a parte la riconoscenza infinita che si deve sempre a chi ci dà qualcosa di bello; perciò mi appoggio, come faccio spesso, alla Garzantina della Musica. Che recita così:&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;&lt;strong&gt;Villa-Lobos, Heitor&lt;/strong&gt; (Rio de Janeiro 1887-1959) compositore brasiliano. Di madre indigena, ebbe dal padre le prime nozioni di musica, imparando a suonare il violoncello, il pianoforte e alcuni strumenti a fiato. Soltanto dopo il 1906, quando già componeva, intraprese studi regolari, ma si formò soprattutto compiendo viaggi all'interno del paese alla scoperta del canto popolare. Esordì nel 1915, suscitando vivaci polemiche e trovando poi in Anton Rubinstein un valido sostenitore. Dal 1923 VillaLobos risiedette per lo più in Europa (Parigi, Londra, Vienna, Berlino); rientrato in patria, nel 1930, fu sovrintendente all'istruzione musicale e si batté per la creazione di una pedagogia musicale su basi etnologiche. Nel 1942 fondò il conservatorio di canto Orfeónico e nel 1946 l'Accademia di musica, cui presiedette sino alla morte. VillaLobos è il maggior compositore brasiliano. Autore d'una fecondità eccezionale (il catalogo delle sue opere tocca le 1300 composizioni), rifiutò per tutta la vita l'educazione musicale accademica. Prima i lunghi viaggi nell'Amazzonia, poi i contatti col canto popolare più tipicamente brasiliano determinarono in lui il gusto per una musica colta imbevuta di tradizione locale. Nacquero così le 12 sinfonie (molte delle quali con cori su testi indigeni), i 16 poemi sinfonici, i 17 balletti (tra cui Uirapurrí e Amazonas, entrambi del 1917; Cainxinha de boas festars, 1932; Emperor Jones, 1955), le numerose suites sinfoniche e cameristiche e soprattutto i celebri 14 Chóros, composizioni per vari complessi strumentali a plettro e a fiato di cui 3 con partecipazione di cori. Altra importante serie di lavori è costituita dalle 9 Bachianas brasileiras, ispirate, come dice il titolo, alla musica di Bach, nelle quali è ricercata un'ideale fusione tra l'universale linguaggio bachiano e le melodie popolari. Nel suo catalogo figurano inoltre 10 opere teatrali (Aglaia, 1908; Izhat, 1912; Jesús, 1918: Malazarte, 1921), vari concerti (per pianoforte, per violoncello, per arpa, per chitarra, per armonica a bocca), 17 quartetti e altra copiosa musica da camera, moltissime pagine pianistiche, con raccolte di vasta notorietà come i quaderni “Prole do bébé”, i pezzi “Cirandas” (riferito a giochi per l'infanzia), brani vocali, opere teoriche e pedagogiche. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;(voce su Heitor Villa-Lobos, dalla Garzantina della Musica)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-0tl2fkFndU4/TkaLWMK4ILI/AAAAAAAAT40/kZ7n3dy4z1Q/s1600/villalobos.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="213" naa="true" src="http://3.bp.blogspot.com/-0tl2fkFndU4/TkaLWMK4ILI/AAAAAAAAT40/kZ7n3dy4z1Q/s320/villalobos.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4582123645814817715-1354705072095790576?l=deladelmur.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://deladelmur.blogspot.com/feeds/1354705072095790576/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4582123645814817715&amp;postID=1354705072095790576&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/1354705072095790576'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/1354705072095790576'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://deladelmur.blogspot.com/2011/08/bachianas-brasileiras.html' title='Bachianas brasileiras'/><author><name>Giuliano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06401398690125983204</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-WN4D5jyZ-S8/TkaLYhnjYEI/AAAAAAAAT44/BTb-x84Qffo/s72-c/villalobos+bachianas.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4582123645814817715.post-7295594785774369555</id><published>2011-08-21T09:21:00.000+02:00</published><updated>2011-08-21T09:21:33.580+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politica'/><title type='text'>Per un nuovo Umanesimo</title><content type='html'>La Barclays Bank ha annunciato un migliaio di licenziamenti, o forse di più; da noi, Banca Intesa e Unicredit fanno a gara a chi prepensiona più dipendenti, e a chi chiude più sportelli. Per chi è fuori dai prepensionamenti e per chi è ancora protetto dai vecchi contratti, l’alternativa è fra lo “scivolo” (un po’ di soldi e fuori) oppure il mobbing (si fa, si fa ma non si dice). &lt;br /&gt;D’ora in poi, parleremo con una macchina; e i clienti già lavorano al posto dei cassieri, prendendosi anche responsabilità che ai clienti non dovrebbero spettare. Sì, mi dicono: però si risparmia, però così non fai le code. Sarà, ma io non ho mica studiato da ragioniere, e – soprattutto – fino a poco tempo fa non solo tutto questo era gratis, ma mi davano anche gli interessi sul conto corrente. Qui qualcosa non funziona, e penso di sapere cos’è: non perché io sono bravo, ma perché è talmente evidente che per non accorgersene bisogna essere in malafede, oppure essere un bel po’ addormentati (o ipnotizzati, fate voi).&lt;br /&gt;Si tratta di questo: che i dirigenti delle nuove generazioni, da almeno vent’anni in qua, sono stati addestrati a fare una sola cosa, ridurre il personale. Il personale è un costo: questo è il dogma, lo si è ripetuto all’infinito, quaranta volte al giorno, anche di notte, anche le feste comandate, su tutti i media disponibili, tv, libri, giornali, internet, ovunque. Il personale è un costo, se si vuole aumentare l’efficienza e il profitto bisogna ridurre il personale, altra via non esiste. Inutile far notare che con il personale che c’era prima, prima negli anni ’70 e ’80 e ’90, le imprese e le banche facevano lo stesso dei grandi profitti, così grandi che si meritavano nomi come “le sette sorelle”, “poteri forti”, eccetera eccetera.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Come mai c’è la crisi, da dove viene la crisi", ripetono le stessi menti ottenebrate dall’ideologia (quella della Thatcher, di Reagan, dei Bush); e ci sarebbe anche da ridere se la nostra situazione non fosse invece così tragica. Andate in un qualsiasi supermercato, magari uno di quelli per bricolage ed elettrodomestici: vi sfido a trovare merce italiana. Magari il nome è italiano e familiare, ma dietro c’è un’etichettina “made in China”. Quasi tutti se la prendono con i cinesi, ma sbagliano: i cinesi fanno il loro interesse, come è ovvio, e lo fanno bene; ma i padroni di quei supermercati sono italiani, lombardi, veneti, brianzoli, comaschi, “dei nostri”. A queste persone, ai padroni dei supermarket e degli ipermarket, non importa nulla dell’economia del loro Paese: importa solo vendere-comprare-guadagnare, e se mi conviene comperare dai cinesi io compro dai cinesi. Non si accorgono (nessuno se ne accorge...) che in realtà così facendo chiudono le nostre imprese, chiudono o delocalizzano (cioè chiudono qui e assumono gente altrove), come si fa anche solo a pensare di uscire dalla crisi con dirigenti come questi, che non hanno fiducia nel loro Paese e nella gente che vi abita?&lt;br /&gt;Conosco diverse persone che avevano un negozio, fino a tutti gli anni ’90: non erano ricchi, ma era comunque un’impresa personale, non erano sotto padrone, c’era spesso orgoglio e onestà, cartolerie e mercerie, macellai ed erboristerie, tante piccole attività spazzate via dall’apertura di un enorme centro commerciale o magari di una grossa catena, che aveva sfruttato la presenza in quel posto di un negozio già avviato per evitare di far fatica con l’avviamento di un negozio.&lt;br /&gt;Conosco giovani di vent’anni a cui viene ripetuto, ogni giorno, “non sei nessuno, non vali niente e non conti niente”: ma non a parole, con i fatti. Stai qui tre mesi, ti faccio fare un lavoro da poco, poi ti mando via e assumo un altro: come si fa a parlare di crescita, di futuro, di uscita dalla recessione, se non si dà fiducia alle persone? Conosco gente che ha 35, 40, 50 anni: gli dicono che non c’è più la pensione come prima, che dovranno lavorare fino a settant’anni, ma per loro il lavoro non esiste più. Dopo i trent’anni, per le Manpower e le Metis e le Adecco (eccetera) non esisti più: ed era prevedibile che andasse così, prevedibilissimo, lo si diceva fin dal principio, ma se dici cose sensate chi vuoi che ti ascolti?&lt;br /&gt;Alla fine, si sta creando un esercito di disoccupati e di disperati: difficile che stiano tutti quieti, qualcosa succederà, poi si manderà l’esercito (quello vero), si parlerà di criminali, come sta facendo il premier inglese Cameron in questi giorni, ma tutto questo era non solo prevedibile ma anche evitabile.&lt;br /&gt;Come uscire da tutto questo, come ridare un futuro al Paese, all’Europa intera? Non sarà facile, ma per intanto bisognerebbe cominciare a fare una cosa: ridare dignità alle singole persone, ridare loro quello che avevamo giù ottenuto dal 1945 in qua, una vita decente, sostegno, assistenza quando si è in difficoltà, per esempio. Ma tutto questo non succederà, non può succedere. Con una classe dirigente come questa, ci toccherà assistere alla catastrofe, fino in fondo. Scordatevi dei luoghi comuni e del passato: bisogna pensare in termini adatti al nuovo millennio, e se nel futuro ci sarà ancora una Madre Teresa, non andrà ad assistere i poveri a Calcutta, ma in Piemonte, in Veneto, e in Lombardia. &lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-tXDQpqqG_Is/Tk1ri7LiT6I/AAAAAAAAT8Y/PR8TcdOqDPE/s1600/tutti.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="172" qaa="true" src="http://3.bp.blogspot.com/-tXDQpqqG_Is/Tk1ri7LiT6I/AAAAAAAAT8Y/PR8TcdOqDPE/s320/tutti.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;(la foto qui sopra, che mostra quasi tutte le grandi menti che stanno combattendo la crisi,&amp;nbsp;viene dal sito dell'Espresso, &lt;a href="http://www.espressonline.it/"&gt;http://www.espressonline.it/&lt;/a&gt; ; la lascio piccola perché potrebbero passare di qui delle persone impressionabili)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4582123645814817715-7295594785774369555?l=deladelmur.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://deladelmur.blogspot.com/feeds/7295594785774369555/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4582123645814817715&amp;postID=7295594785774369555&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/7295594785774369555'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/7295594785774369555'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://deladelmur.blogspot.com/2011/08/per-un-nuovo-umanesimo.html' title='Per un nuovo Umanesimo'/><author><name>Giuliano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06401398690125983204</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-tXDQpqqG_Is/Tk1ri7LiT6I/AAAAAAAAT8Y/PR8TcdOqDPE/s72-c/tutti.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4582123645814817715.post-8581004027420483513</id><published>2011-08-20T09:29:00.002+02:00</published><updated>2011-08-20T09:37:33.492+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politica'/><title type='text'>Tobin tax</title><content type='html'>Tra l’altra sera e ieri mattina, facendo scorrere i quotidiani e i tg, ho trovato due notizie che mi hanno colpito e che mi hanno lasciato un po’ spiazzato. Una (un po’ ovunque) era quella della “Tobin tax”, che sarebbe nei programmi “per uscire dalla crisi” di Sarkozy e Merkel; l’altra (sulla “Stampa”) riguardava un Barack Obama preoccupato perché il Texas del governatore Perry, suo probabile avversario alle prossime elezioni, è in crescita economica e ci sono tante assunzioni di personale.&lt;br /&gt;Ho appena il tempo di prenderne nota che una giornalista di quelle in gamba (al Tg3) mi spiega che cos’è la Tobin tax: risale al 1972 e non è mai stata applicata da nessuno, perché si teme che potrebbe portare ad una fuga di capitali. La Tobin tax fu elaborata dal premio Nobel per l’economia James Tobin, e sui dettagli più precisi non mi soffermo, perché non è il mio campo: mi colpisce però il modo con cui è stata presentata questa possibilità, dato che la destra (Sarkozy e la signora Merkel sono di destra) ha sempre avversato questa proposta. Spero che non sia così, ma l’impressione è questa: siamo alla disperazione, agli estremi rimedi, al “va beh, proviamo anche questo, chissà che non funzioni”. Si prende una teoria vecchia di quarant’anni, la si spolvera un po’, e la si presenta come qualcosa di nuovo: tanto valeva andare ancora un po’ più indietro e saltare direttamente al New Deal di F.D.Roosevelt, che almeno una volta si sa per certo che ha funzionato. &lt;br /&gt;E Obama, e il Texas? Anche qui, bisognerebbe entrare nel dettaglio, studiare bene cosa succede, il Texas è enorme, in gran parte desertico, eccetera. Il titolone è suggestivo, ma io dopo un attimo ripenso a cosa si diceva dell’Irlanda una decina d’anni fa: che l’Irlanda era in pieno boom economico ed era un esempio da seguire, perché detassando si invogliavano le aziende a investire, eccetera. Infatti, ancora oggi, il resoconto dei fondi di Banca Intesa arriva datato da Dublino. Nel frattempo, l’Irlanda è tornata alla povertà: come era successo con la nostra Cassa del Mezzogiorno, negli anni ’70, le imprese prendono i soldi, usano i capannoni gratis, quando i fondi statali e gli incentivi sono finiti chiudono tutto e se ne tornano da dov’erano venute. Durerà il boom del Texas? Ha basi solide, o è solo l’ennesima bolla? Mah.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La mia impressione (so che non è solo mia) è che come al solito si tiri avanti alla giornata, a lume di naso, senza minimamente pensare a cosa succederà, non dico a lungo termine, ma fra cinque o dieci anni. Per fare solo un piccolo esempio e per dare un minimo di base a quello che sto scrivendo, ricordo che quest’inverno, in tv da Santoro, ho visto un imprenditore dei pannelli solari interrogare un ministro in carica chiedendo se in futuro ci sarebbero stati ancora gli incentivi statali per le energie alternative, appena scaduti ma non ancora rinnovati. Il ministro non solo non ha risposto, ma l’impressione (molto netta) era che non avesse nemmeno capito la domanda. La domanda venne così ripetuta con parole diverse: “Ministro, cosa devo dire ai clienti che mi chiedono quanto devono pagare? La mia azienda va bene, è florida, ho molti clienti, non posso fare di queste figure: con gli incentivi il prezzo è questo, senza incentivi è quest’altro, potrei avere un’indicazione precisa?”. Passi il non rispondere, ci può stare; ma vedere un ministro boccheggiare, irritarsi, inalberarsi, e per una cosa come questa, fa davvero impressione. Questi non hanno la minima idea sul cosa fare, verrebbe da dire. Spero che non sia così, ma intanto continuano a ricorrere provvedimenti a capocchia, frasi fatte vecchie di cinquant’anni, toccare le pensioni, i ticket per la sanità, privatizzare, le grandi opere, l’edilizia traino dell’economia, l’imprenditorialità brianzola, i lacci e lacciuoli, gli “ha ragione Marchionne”, gli incentivi per la rottamazione, la facoltà di licenziare come meglio si crede, eccetera eccetera eccetera.&lt;br /&gt;Intanto che noi europei stiamo qui a giocare, i cinesi hanno comperato quasi tutte le aree coltivabili in Africa (ma i giornali non danno queste notizie, bisogna andare sul sito dei missionari, &lt;a href="http://www.misna.org/"&gt;http://www.misna.org/&lt;/a&gt; ) , e il sito Amare Produzioni Agricole ( &lt;a href="http://amareproduzioniagricole.blogspot.com/"&gt;http://amareproduzioniagricole.blogspot.com/&lt;/a&gt; ) ci informa che il grande squalo della finanza internazionale, lo speculatore George Soros, quello che affossò la lira e la sterlina vent’anni fa, sta facendo la stessa cosa: compera grandi appezzamenti di terreno agricolo, negli USA e in Canada. Il futuro è questo: essere autosufficienti non solo sulle fonti energetiche, ma anche sulla roba da mangiare e sull’acqua da bere. Il frumento italiano, il celebratissimo grano duro per gli spaghetti, viene quasi tutto dal Canada, dalla Russia, dall’Ucraina: ma in quanti lo sanno?&lt;br /&gt;Questa sarà, con ogni probabilità, l’economia del futuro: svellere l’asfalto delle autostrade e delle superstrade, e tentare di rendere nuovamente coltivabili quelle aree. Se cominciamo oggi, forse fra vent’anni non avremo bisogno di dare l’assalto ai forni, come accadeva al tempo dei Promessi Sposi.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4582123645814817715-8581004027420483513?l=deladelmur.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://deladelmur.blogspot.com/feeds/8581004027420483513/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4582123645814817715&amp;postID=8581004027420483513&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/8581004027420483513'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/8581004027420483513'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://deladelmur.blogspot.com/2011/08/tobin-tax.html' title='Tobin tax'/><author><name>Giuliano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06401398690125983204</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4582123645814817715.post-6912147921267727904</id><published>2011-08-19T10:30:00.001+02:00</published><updated>2011-08-19T13:24:30.852+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politica'/><title type='text'>I nuovi treni delle Nord</title><content type='html'>Un posto a sedere proprio davanti al wc, in treno: ecco una cosa che non mi sarei mai aspettato, ma la vita riserva molte sorprese. Negli anni ’30, ’40, ’50, ’60, ’70, ’80, ’90, insomma da quando esistono i treni, nessun progettista avrebbe mai messo un posto a sedere direttamente di fronte al cesso, e invece oggi c’è. Negli anni ’30, ’40, ’50, ’60, ’70, ’80, ’90, insomma da quando esistono i treni, se un ragazzo di bottega nell’ufficio del progettista di vagoni ferroviari avesse disegnato un posto proprio davanti all’ingresso della “ritirata” si sarebbe preso uno scappellotto e gli avrebbero detto “cancella tutto e rifai da capo, e non fare più lo spiritoso che se no ti licenzio”. Oggi invece, sui nuovi treni delle Nord, in Lombardia, (e presumo che queste carrozze stiano già viaggiando un po’ in tutta Italia) è diventato normale sedersi non più di fianco al finestrino ma di fronte a una parete, a un pannello elettrico, o al wc, per l’appunto. Voi siete lì seduti (si tratta di dieci-dodici posti per carrozza, mica pochi), arriva uno o una che deve andare al wc, vi passa davanti, tirate in dentro le gambe se le avete distese, si apre la porta scorrevole (molto grande), quello entra, poi esce, si fa finta di niente, non si può guardar fuori dal finestrino perché il finestrino non c’è più (finiti in tempi in cui dal treno si guardava il panorama), che si fa. Si spera almeno che l’aria sia sempre respirabile, anche perché alcune persone (io compreso) sono allergiche ai deodoranti e agli spray in genere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che fare, che dire? Si rimane ancora una volta senza parole, ma qualcosa bisogna pur dirlo, ed è questo: il posto a sedere davanti al wc, o al pannello elettrico, è l’ennesima prova del disprezzo e del disinteresse dei dirigenti d’azienda verso le persone che utilizzano i mezzi pubblici. Parole grosse, esagerazioni? Chiedetelo un po’ ai pendolari, che vi risponderanno più o meno così:&lt;br /&gt;- le zuccate continue, anche se si è alti 1.70&lt;br /&gt;- niente ombrelli e niente valigie&lt;br /&gt;- l’aria condizionata che ti soffia addosso da ogni parte&lt;br /&gt;- gli aumenti continui dei prezzi&lt;br /&gt;- la diminuzione delle corse&lt;br /&gt;- la soppressione delle stazioni &lt;br /&gt;- la soppressione delle biglietterie&lt;br /&gt;- le porte che si aprono su voragini o su “gradini” alti un metro&lt;br /&gt;- la pubblicità straziante e dilagante dai megaschermi in ogni angolo della stazione&lt;br /&gt;- la mancanza di informazioni&lt;br /&gt;- la soppressione dei cartelli con gli orari&lt;br /&gt;- multe e divieti continui ed esagerati&lt;br /&gt;- tornelli e obliteratrici che rendono un labirinto entrare e uscire dalle stazioni&lt;br /&gt;- l’impossibilità pratica di viaggiare per un handicappato, anche momentaneo&lt;br /&gt;- le toilette a pagamento nelle stazioni, se non hai la moneta stringi i denti che te la porti a casa&lt;br /&gt;- i ritardi, i ritardi, i ritardi, i ritardi, i ritardi, i ritardi, i ritardi.&lt;br /&gt;E, aggiungo io, la smania di cambiar continuamente nome alle società, tipica dei pubblicitari: prima, per cent’anni, erano FNM, Ferrovie Nord Milano: poi sono diventate Ferrovie Regionali Lombarde, e fin qui si poteva capire, ma poi ancora (bastano due o tre anni) sono diventate LeNord (oh che bel nome oh che bel nome), e adesso ancora TreNord (quanto costano ai contribuenti questi continui restyling e cambi di logo? e chi ci guadagna, dai continui restyling e cambi di logo?). Insomma, basta con i pubblicitari al posto di comando, vadano a fare il loro mestiere, ognuno al suo posto; e soprattutto basta anche con queste facce eternamente sorridenti, con questi “smile!” da venditore di battitappeti, obliteratori e contenti, lo so che loro, i grandi capi, sono contenti: ma poi, alla fin dei conti, che&amp;nbsp;cosa c’è da ridere?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-tEH_75CpWuI/Tk1smz1GMjI/AAAAAAAAT8c/KtAeO_lMDpM/s1600/biesuz+cattaneo+formigoni+%25282%2529.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="300" qaa="true" src="http://2.bp.blogspot.com/-tEH_75CpWuI/Tk1smz1GMjI/AAAAAAAAT8c/KtAeO_lMDpM/s400/biesuz+cattaneo+formigoni+%25282%2529.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-eRnM6nv6JtE/Tk1tXupBRJI/AAAAAAAAT8k/rZIOpCbOyWU/s1600/biesuz+cattaneo+formigoni+%25281%2529.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="213" qaa="true" src="http://2.bp.blogspot.com/-eRnM6nv6JtE/Tk1tXupBRJI/AAAAAAAAT8k/rZIOpCbOyWU/s320/biesuz+cattaneo+formigoni+%25281%2529.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;PS: mi vedo già le risposte possibili, del tipo "con i matti non si ragiona", "vado avanti per la mia strada perché ho gli elettori dalla mia parte", "il bilancio è in pareggio, gli investimenti sono stati fatti"; e io sono sicuro che, se si chiedesse ai pendolari una cosa del genere "preferite le carrozze coi sedili di legno ma con tante corse e meno inconvenienti, oppure le nuove carrozze dove ci si siede con le ginocchia nel grembo altrui..." (ma no, non lo faranno mai un questionario così)&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;(le immagini vengono dai siti degli Enti che nominato qui sopra)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4582123645814817715-6912147921267727904?l=deladelmur.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://deladelmur.blogspot.com/feeds/6912147921267727904/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4582123645814817715&amp;postID=6912147921267727904&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/6912147921267727904'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/6912147921267727904'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://deladelmur.blogspot.com/2011/08/i-nuovi-treni-delle-nord.html' title='I nuovi treni delle Nord'/><author><name>Giuliano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06401398690125983204</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-tEH_75CpWuI/Tk1smz1GMjI/AAAAAAAAT8c/KtAeO_lMDpM/s72-c/biesuz+cattaneo+formigoni+%25282%2529.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4582123645814817715.post-9021843175792880909</id><published>2011-08-18T21:37:00.000+02:00</published><updated>2011-08-18T21:37:41.590+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='L&apos;entomologo-Storie naturali'/><title type='text'>Ditteri</title><content type='html'>Il Dalai Lama rappresenta una religione che vieta le violenze verso gli animali, ogni tipo di animali; una volta in una conferenza gli hanno chiesto se questo rispetto valeva anche per le zanzare e lui, ridendo (il Dalai Lama sorride spesso, e quando il momento lo permette si lascia andare volentieri a qualche bella risata) ha ammesso che, sì, con le zanzare aveva qualche problema anche lui...&lt;br /&gt;Del resto, come si fa? Le zanzare sono un bel po’ noiose, e fosse solo quello: in molte zone del mondo sono portatrici di gravi malattie. Non che sia direttamente colpa loro: quasi sempre il parassita infetta prima le zanzare, poi passa a noi attraverso la loro puntura. Il che non cambia la sostanza delle cose, in fin dei conti il fatto che ci sia in giro qualcuno che ci succhia il sangue è pur sempre una cosa antipatica.&lt;br /&gt;Dal punto di vista dell’entomologo, la zanzara appartiene all’ordine dei Ditteri, come le mosche. Non una bella famiglia, verrebbe da dire: ma le mosche e le zanzare sono molto importanti nella catena alimentare, servono da cibo a molti animali che invece ci sono simpatici, non è una gran consolazione quando ci vengono a pungere o a molestarci, ma è così che funziona il mondo. Molte specie di ditteri, inoltre, sono del tutto innocue e svolgono anzi un’azione utile alle coltivazioni, come nel caso dei Sirfidi: sono mosche in tutto e per tutto, ma si nutrono del polline dei fiori e le loro larve mangiano gli afidi delle piante. Ai Sirfidi (che spesso hanno colori che li rendono somiglianti ad api e vespe) non importa nulla della nostra persona, e di questo bisogna render loro atto.&lt;br /&gt;Dìtteri significa “con due ali”: tutti gli altri insetti ne hanno quattro. In realtà ne hanno quattro anche le mosche e le zanzare, ma due sono molto piccole e servono da timone e da stabilizzatori durante il volo: se avete sottomano un moscone di quelli grossi, si vedono distintamente anche a occhio nudo. Queste piccole ali modificate servono a compiere prodigi durante il volo: forse sono in pochi ad averci pensato, quasi solo gli ingegneri aeronautici, ma mosche e zanzare in volo sono imbattibili, cambiano direzione in una frazione di secondo, sono velocissime, e riusciamo a prenderle facilmente solo in autunno, quando comincia a fare un po’ troppo freddo per loro. Altrimenti, per noi sono troppo veloci ed è troppo facile per loro cambiare direzione; hanno anche una vista nettamente superiore alla nostra. Macchine perfette, insomma. Va anche detto che la particolare conformazione del secondo paio d’ali è all’origine del loro ronzio, veramente fastidioso.&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-O3kosLAhS8s/TkatpU0p8eI/AAAAAAAAT5E/bgOJyJ_nRwU/s1600/zanzara+venere.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="148" naa="true" src="http://1.bp.blogspot.com/-O3kosLAhS8s/TkatpU0p8eI/AAAAAAAAT5E/bgOJyJ_nRwU/s400/zanzara+venere.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;A differenza delle mosche, le zanzare nascono in acqua: se si riesce a prendere per un attimo le distanze dal fastidio che ci provoca l’insetto adulto, le larve della zanzara sono molto interessanti da vedere. Sembrano dei piccoli girini: dapprima hanno forma a martello, appese al filo dell’acqua a testa in giù; poi prendono una forma rotonda, a trottola; infine nascono dall’acqua, a filo d’acqua si compie la loro metamorfosi, che ricorda molto la nascita di Venere. Una nascita altamente spettacolare, l’insetto che ne esce a guardarlo bene è bello ed elegante, ma basta farne la conoscenza una prima volta e si smette subito di amarlo.&lt;br /&gt;Cos’altro aggiungere sulle zanzare, che già non si sappia? Una volta detto che mio nonno le ha sempre chiamate sansòss (il pramsàn però non si può trascrivere, se trovate qualche vecchio da quella parte del Po vi darà la pronuncia esatta) mi restano sempre da capire quelle zanzare che, avendo a disposizione un uomo intero alto un metro e novanta disteso sul letto, vengono a farmi uno gni gni molto insistente proprio nelle orecchie. La maggior parte delle zanzare ti punge e succhia e non te ne accorgi neanche, questa qui invece sta cercando grane, e per giunta alle due di notte. Mi toccherà di alzarmi e accendere la luce, e iniziare la caccia: è anche così che funziona la selezione naturale, per chi ancora non se ne fosse reso conto.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;(l'illustrazione, se non ricordo male, viene da un vecchio numero dell'Espresso o del Venerdì di Repubblica)&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4582123645814817715-9021843175792880909?l=deladelmur.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://deladelmur.blogspot.com/feeds/9021843175792880909/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4582123645814817715&amp;postID=9021843175792880909&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/9021843175792880909'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/9021843175792880909'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://deladelmur.blogspot.com/2011/08/ditteri.html' title='Ditteri'/><author><name>Giuliano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06401398690125983204</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-O3kosLAhS8s/TkatpU0p8eI/AAAAAAAAT5E/bgOJyJ_nRwU/s72-c/zanzara+venere.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4582123645814817715.post-4377232348222483915</id><published>2011-08-18T14:15:00.001+02:00</published><updated>2011-08-18T21:37:13.706+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='L&apos;entomologo-Storie naturali'/><title type='text'>Mussàti</title><content type='html'>A Venezia li chiamano “mussàti” e alcune specie, quelle che si muovono in sciami e nascono nelle paludi, in alcune estati arrivano a diventare così numerose e prolifiche da invadere ogni spazio disponibile. Dal punto di vista dell’entomologo, sono sempre ditteri: insetti con due ali grandi e due piccole a fare da bilanciere. Per esempio, i Bibionidae che la “Guida agli insetti d’Europa” (editore Muzzio) descrive così: &lt;span style="color: #134f5c;"&gt;«insetti pelosi, di colore scuro, con antenne robuste situate ben al di sotto degli occhi, spine sulle tibie anteriori»,&lt;/span&gt; come il Dilophus febrilis, n.12 della tavola qui a fianco. Per esempio, le tipule: &lt;span style="color: #134f5c;"&gt;«la maggior parte sono saprofaghe o carnivore, mentre le specie più grandi sono per lo più fitofaghe, alcune larve sono acquatiche» (ptychopteridae, n.10 della tabella)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Descrizioni da film dell’orrore? ma no, sono insetti magari bruttini ma del tutto innocui: quando si dice “carnivoro”, riferito a un insetto, significa soltanto che si nutre di altri insetti, o magari di ragni o di lumache.”Saprofago” significa invece che si nutre di cose in decomposizione, come fanno anche mosche e moschini (anch’essi appartenenti all’ordine dei ditteri).&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-cFseGodSlO0/Tkas5QNu9KI/AAAAAAAAT5A/KxVOdGQU5Bk/s1600/mussati.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; cssfloat: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" naa="true" src="http://1.bp.blogspot.com/-cFseGodSlO0/Tkas5QNu9KI/AAAAAAAAT5A/KxVOdGQU5Bk/s320/mussati.jpg" width="236" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Quelli che pungono sono altri ditteri, psychodidae e phlebotomidae, e poi le zanzare che per un entomologo assumono il nome buffo di “Culicidae”. Non conosco l’etimologia di questo nome, so però da tempo che le zanzare più comuni da noi (n.3 e n.4 nella tavola qui a fianco) sono la “culex pipiens” e la “culiseta annulata”. A proposito, il maschio della zanzara non punge: si riconosce perché ha le antenne a pettine, un po' pelose, mentre la femmina le ha sottili, a filamento, senza baffi. Pericolosi sono anche i simulidi, cioè le mosche cavalline (Simulium equinum, n.6 della tavola).&lt;br /&gt;In natura c’è una gran varietà di mussati, molti li chiamano “zanzaroni” e ne hanno paura, pensando che pungano ancora di più di quelle piccole; in questo campo vale invece la regola che più sono grossi e più sono innocui, è con le zanzare piccole che bisogna stare più attenti. Sono insetti a metamorfosi completa: le larve, a seconda della specie, possono nascere in acqua oppure nell’erba in decomposizione.&lt;br /&gt;“Mussàti” per antonomasia sono le tipule (Tipulidae), del tutto innocue. La più grossa è la tipula gigante (tipula maxima) che arriva a 65 millimetri (millimetri, non mezzo metro!) di apertura alare. Sono insetti molto attratti dalla luce, per questo entrano facilmente in casa; alcune specie si muovono in sciami, e in annate particolari (per il clima e per chissà che cos’altro, gli insetti sono imprevedibili) ne nascono così tanti, di mussàti, che non si sa più dove metterli. Fossero buoni da mangiare, almeno...&lt;br /&gt;Nella scheda qui sopra, che viene dalla “Guida degli insetti d’Europa” pubblicata dall’editore Muzzio (dove sono descritti nei particolari) ci sono un bel po’ di mussati, di zanzare e di mosche cavalline: la formazione completa è questa, &lt;span style="color: #134f5c;"&gt;Tipulidae, Trichoceridae, Culicidae; Antisopodidae, Simuliidae, Scatopsidae; Cecidomylidae, Sciaridae, Ptychopteridae, Chironomidae, Bibionidae, Blephariceridae&lt;/span&gt; (sono dodici, una dovrà stare in panchina...).&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4582123645814817715-4377232348222483915?l=deladelmur.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://deladelmur.blogspot.com/feeds/4377232348222483915/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4582123645814817715&amp;postID=4377232348222483915&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/4377232348222483915'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/4377232348222483915'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://deladelmur.blogspot.com/2011/08/mussati.html' title='Mussàti'/><author><name>Giuliano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06401398690125983204</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-cFseGodSlO0/Tkas5QNu9KI/AAAAAAAAT5A/KxVOdGQU5Bk/s72-c/mussati.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4582123645814817715.post-2389555778258718065</id><published>2011-08-17T09:03:00.001+02:00</published><updated>2011-08-17T09:06:15.581+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Musica del Duemila'/><title type='text'>Riccardo Muti e il flautino a scuola</title><content type='html'>&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;&lt;strong&gt;Intervista con Riccardo Muti&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;&lt;em&gt;di michele smargiassi, rep ven 26 novembre 2010 &lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;RAVENNA. E’ difficile dirigere un'orchestra preoccupata per il suo futuro, è una gran fatica fare cultura in un Paese sfiduciato. Nello «stellato soglio» della sua bella casa di Ravenna Riccardo Muti recupera le forze per affrontare all'Opera di Roma una vera impresa: il Moise di Rossini, versione francese del Mosé in Egitto, debutto il 2 dicembre, oltre quattro ore di musica, canto e balletto su allestimenti imponenti; ma non riesce a farlo del tutto serenamente. (...)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;- Ce la farà? Il Mar Rosso rischia di richiudersi prima ancora dell'ouverture: deficit ripianato a fatica, musicisti preoccupati...&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;«In Italia faccio sempre più fatica a concentrarmi. &lt;em&gt;Primum vivere deinde philosophari&lt;/em&gt;, quant'è vero. Sono abituato a spendere anche un'ora su una singola nota, su un timbro, ma &lt;strong&gt;mi sento a disagio se devo chiedere questa concentrazione a musicisti che non sanno se arriverà lo stipendio a fine mese o che cosa sarà del loro lavoro fra un anno.&lt;/strong&gt; Vale per tutti i mestieri, ma se un impiegato può tirare a campare, l'artista sa che deve dare tutto, perché il suo compito non è intrattenere ma arricchire. Non ho mai visto un'orchestra a cui piaccia suonare male, ma per suonare bene devi essere sereno, devi sapere che puoi permetterti una visita medica e mantenere i figli a scuola. Quando i ragazzi della Cherubini, l'orchestra giovanile che dirigo, i più talentuosi o fortunati allievi dei nostri conservatori, mi dicono "grazie Maestro, ma dopo?", che cosa racconto?». &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;- Già, che risponde?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;«Può fare cultura solo chi sa di poter vivere una vita dignitosa. Ma oggi i teatri italiani fanno fatica a programmare, alcuni rischiano la chiusura, le orchestre sono ormai decimate». &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;- &lt;strong&gt;La crisi c'è per tutti... (...)&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;&lt;strong&gt;«Paghiamo il fatto che le classi dirigenti non hanno cultura musicale.&lt;/strong&gt; Tranne Napolitano e pochi altri, non vedi mai politici ai concerti. &lt;strong&gt;Anche l'idea dei licei musicali è un errore: togli la musica da tutte le altre scuole per confinarla in un ghetto&lt;/strong&gt;. La musica va insegnata ovunque, e non dico far suonare quei tremendi flautini, intendo la storia, l'ascolto». &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;- Ma se la tivù è piena di bambini che cantano...&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;«Appunto, &lt;strong&gt;in televisione musica significa bambinetti allo sbaraglio&lt;/strong&gt; che imitano gli adulti su palchi luccicanti; mentre nessuno fa vedere esperienze straordinarie come la banda cittadina di Delianuova, in Calabria, che ho voluto dirigere al Ravenna Festival, ottanta ragazzi di disciplina oxfordiana che hanno preso in mano un clarino invece che un fucile». &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;- &lt;strong&gt;Intanto crollano le case di Pompei. Lei è nato a Napoli, maestro, come ha preso la notizia?&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;&lt;strong&gt;«Come si dice in italiano, vediamo... incazzato?&lt;/strong&gt; Non so di chi è la colpa, ma non mi parlino della pioggia. Quel che non fece neppure lo sterminator Vesevo, come lo chiamava Leopardi, ha fatto l'incuria. I gioielli si proteggono. &lt;strong&gt;Se Pompei è patrimonio dell'umanità, dovrebbero licenziarci come custodi incapaci.&lt;/strong&gt; In Italia la cultura non è una ricchezza, è un fardello sulle spalle, un sacco pieno di toppe. Cultura, cultura, &lt;strong&gt;questa parola si riveste solo di retorica, finiremo per essere come i pregamorti della mia Puglia, quelli che piangono a comando nei funerali».&lt;/strong&gt; (...) «Io sono sempre stato via, in realtà, ma posso dire queste cose perché un lavoro per il mio Paese continuo a farlo. Il mio amore per l'Italia è enorme e mi sento in debito. Vengo dai conservatori italiani, che hanno dato una chance a un ragazzino nato a Napoli e cresciuto a Molfetta che poi è finito a dirigere quattro volte i concerti di Capodanno a Vienna». &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;&lt;strong&gt;La denuncia del grande direttore d'orchestra in un'intervista all'Adnkronos "Abbiamo perso la capacità di sentire il 'bello', che per secoli abbiamo dato al mondo"&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;&lt;strong&gt;MUTI: "L'ITALIA HA ABDICATO ALLA SUA STORIA MUSICALE"&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;&lt;em&gt;Riccardo Muti (da La Repubblica, 9 gennaio 2010 )&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;«L'Italia ha abbandonato la musica al suo destino, come se fosse un fenomeno obsoleto, mentre nel resto del mondo, compresi i Paesi emergenti a cominciare dalla Cina, c'è rispetto e interesse per la cultura occidentale.» La denuncia viene dal maestro Riccardo Muti. «&lt;strong&gt;L'Italia ha abdicato alla sua storia culturale e musicale in particolare, a causa di una concezione generale della cultura che non riguarda solo i politici&lt;/strong&gt; di oggi, ma è una storia lunga nel tempo», dice il grande direttore d'orchestra italiano in un'intervista all'agenzia Adnkronos. «Noi italiani – aggiunge - abbiamo dimenticato che la musica non è solo intrattenimento, ma è una necessità dello spirito. &lt;strong&gt;Questo è grave perchè significa spezzare delle radici importanti della nostra storia&lt;/strong&gt;».&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;Muti punta il dito contro alcune "trasmissioni televisive dove la musica e soprattutto l'opera lirica, vengono presentate come cose obsolete. Così si respingono i giovani invece di interessarli". Al contrario, racconta, "in Cina, dove sono appena stato per dirigere l'orchestra di Shanghai, stanno puntando molto sulla musica occidentale, preparando i giovani musicisti i quali studiano nei conservatori occidentali e poi tornano in Cina per suonare nelle loro orchestre. I cinesi costruiscono nuove sale da concerto e scommettono culturalmente su quello che noi italiani invece stiamo esaurendo. In Italia abbiamo perso la capacità di sentire il 'bello', quel 'bello' che per secoli abbiamo dato al mondo e che adesso non sentiamo più". &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;Sono d’accordo su tutto, però passando vicino alla scuola elementare del mio paese, la primavera scorsa, ho ascoltato una bella esecuzione della “marcia turca” dalla Nona Sinfonia di Beethoven, tutta fatta con i flautini. Evidentemente, mi vien da pensare, molto dipende anche dall’insgenante...&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;PS: la marcia turca, nel quarto movimento della Nona Sinfonia di Beethoven, è da sempre molto famosa; e fu resa molto popolare anche dall’arrangiamento elettronico in “Arancia meccanica” di Stanley Kubrick.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4582123645814817715-2389555778258718065?l=deladelmur.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://deladelmur.blogspot.com/feeds/2389555778258718065/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4582123645814817715&amp;postID=2389555778258718065&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/2389555778258718065'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/2389555778258718065'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://deladelmur.blogspot.com/2011/08/riccardo-muti-e-il-flautino-scuola.html' title='Riccardo Muti e il flautino a scuola'/><author><name>Giuliano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06401398690125983204</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4582123645814817715.post-5939262630526268192</id><published>2011-08-16T10:39:00.002+02:00</published><updated>2011-12-24T21:19:12.837+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Musica del Novecento'/><title type='text'>Prokofiev</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-CMyM-jmiUnE/TkYqCNn8vlI/AAAAAAAAT4A/EwNU-3avA88/s1600/prokofiev+12.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; cssfloat: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" naa="true" src="http://4.bp.blogspot.com/-CMyM-jmiUnE/TkYqCNn8vlI/AAAAAAAAT4A/EwNU-3avA88/s320/prokofiev+12.jpg" width="207" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Da quando Claudio Abbado ebbe l’idea di eseguire in concerto “Pierino e il lupo” con Roberto Benigni come voce recitante, ormai vent’anni fa, quest’opera in miniatura di Prokofiev ha avuto una fortuna notevole anche da noi: nel senso che, dopo Benigni, tutti hanno voluto fare “Pierino e il lupo”, attori e cantanti, e poi si è parlato quasi solo del testo e della voce recitante. Non solo: molti si sono messi a interrogarsi su quel testo, a farne dotte esegesi, perfino riuscendo a trovarvi significati che, veramente, in più di trent’anni da appassionato, non mi sarei mai sognato di trovare. La realtà è questa: “Pierino e il lupo” fu musicato da Prokofiev per far conoscere ai bambini gli strumenti musicali, così come avevano fatto molti musicisti prima (il padre di Mozart, Leopold: la “Sinfonia dei giocattoli”) e molti hanno fatto dopo (Benjamin Britten, “A young person’s guide...”). &lt;br /&gt;A dirla tutta, senza troppi preamboli, mi viene da dire: ma - e se invece si ascoltasse la musica? Chi se ne frega di Pierino e del lupo, del nonno e della papera e dell’uccellino...E’ una favola come tante, e se volete ascoltarla come si deve c’è la versione magnifica di Tino Carraro, un grandissimo attore di teatro che la registrò negli anni ’60. Tino Carraro non si sovrappone mai alla musica, anzi si fonde in essa come uno strumento musicale; l’orchestra è diretta da Herbert von Karajan, l’incisione è ottima, e per me rimane quella l’esecuzione di riferimento, soprattutto per quello che riguarda la voce recitante. Ma la musica, la musica di Prokofiev, l’avete mai ascoltata bene? E’ la musica che bisogna ascoltare, buttate pure a mare Pierino e il lupo, e troverete cose magnifiche.&lt;br /&gt;Prokofiev era fatto così: alternava momenti di leggerezza mozartiana a durezze inaspettate; se la Sinfonia n.1 e la n.6 sono nello stesso spirito di “Pierino e il lupo”, la Sinfonia n.3 è invece aggressiva e addirittura violenta; nei Concerti per pianoforte si alternano Ciaikovskij e Schoenberg e Bartok, tutto orchestrato magnificamente. Questa estrema versatilità, la capacità di mettere in musica qualsiasi cosa e sempre con risultati eccellenti, è tipica dei russi di quel periodo: non solo Prokofiev, ma anche Sciostakovic e Stravinskij. Dietro c’è la grande scuola di Nikolaj Rimskij-Korsakov, che oltre ad essere un compositore di grande successo fu per molto tempo docente al Conservatorio; da Rimskij-Korsakov andarono a lezione quasi tutti i più grandi compositori del Novecento, compreso l’italiano Ottorino Respighi: e se ascoltate i “Pini di Roma” e le “Fontane di Roma” questa parentela si sente.&lt;br /&gt;Tornando a Prokofiev, due cose colpiscono nella sua biografia: quando scoppiò la Rivoluzione era all’estero e poteva restarci (come fece Stravinskij), invece decise di tornare in URSS, dove però non ebbe vita facile – come tutti, del resto. L’altro dettaglio è questo: Sergej Prokofiev morì nello stesso giorno di Stalin, nel 1953. Il grande pianista Sviatoslav Richter, suo amico fraterno, racconta che la notizia passò quasi sotto silenzio, e che ci furono difficoltà sia nel reperire qualche fiore che nell’allestire i funerali: tutto quello che c’era in materia di pompe funebri era stato destinato ai funerali solenni del grande capo. Nemmeno Sviatoslav Richter potè dare l’ultimo saluto all’amico: fu precettato, prelevato da casa e messo su un aereo e portato a Mosca; lo si può vedere nei filmati per i funerali di Stalin, è lui che suona il piano. “Non avevo scelta”, commentava Richter ogni volta che gli si rimproverava la cosa. Bisognava pur continuare a vivere...&lt;br /&gt;Fra le composizioni di Prokofiev segnalo tutte le Sinfonie i Concerti per pianoforte, le musiche per i film di Eisenstein (Alexander Nevskij, soprattutto), l’opera L’Angelo di fuoco, la marcia dall’opera “L’Amore delle tre melarance” (brevissima e indimenticabile), il balletto “Romeo e Giulietta” (molti suoi momenti sono finiti nelle colonne sonore e negli spot pubblicitari, quindi li conoscete anche senza saperlo), e moltissime altre cose, quasi tutto quello che ha scritto Prokofiev è memorabile o degno di attenzione, perfino i brani scritti per propaganda o per le obbligatorie celebrazioni di regime hanno qualcosa di unico e inimitabile.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;(le foto vengono da un vecchio programma di sala della Scala)&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-iKnMRXHLHhU/TkYqK-YVzOI/AAAAAAAAT4E/wny5xKVh-qY/s1600/Prokofiev+1910.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="275" naa="true" src="http://2.bp.blogspot.com/-iKnMRXHLHhU/TkYqK-YVzOI/AAAAAAAAT4E/wny5xKVh-qY/s400/Prokofiev+1910.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4582123645814817715-5939262630526268192?l=deladelmur.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://deladelmur.blogspot.com/feeds/5939262630526268192/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4582123645814817715&amp;postID=5939262630526268192&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/5939262630526268192'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/5939262630526268192'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://deladelmur.blogspot.com/2011/08/prokofiev.html' title='Prokofiev'/><author><name>Giuliano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06401398690125983204</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-CMyM-jmiUnE/TkYqCNn8vlI/AAAAAAAAT4A/EwNU-3avA88/s72-c/prokofiev+12.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4582123645814817715.post-871694952367896986</id><published>2011-08-15T09:40:00.000+02:00</published><updated>2011-08-15T09:40:19.489+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Musica del Duemila'/><title type='text'>Micrologus</title><content type='html'>Uno dei concerti più belli tra quelli a cui ho assistito, forse il più bello in assoluto - roba da applausi ritmati e gente che non se ne vuole più andare, per intenderci – è stato quello dell’Ensemble Micrologus di Assisi. Era un concerto di musica antica, di quelli che passano per noiosissimi: il pubblico, dapprima un po’ perso (che si fa? si applaude o si sta in religioso silenzio?) capisce presto cosa bisogna fare e fin dal secondo brano applaude senza risparmiarsi. Mai un momento di noia, viene anzi voglia di mettersi in marcia, di mettersi a ballare, la sedia col posto numerato diventa un impaccio, si vorrebbe essere per strada, ballare, cantare, danzare. Anche noi, e non solo i musicisti.&lt;br /&gt;Un amico umbro mi aveva poi spiegato che da loro si faceva così, e forse lo si fa ancora: le processioni si fanno con musica come questa, fin da ragazzi ti insegnano a suonare gli strumenti adatti, poi si canta, si balla, si sta seri, ci si commuove, ma non c’è niente di obbligato, è davvero una festa; e dunque il nostro impulso a saltare su dalla sedia a ballare e cantare era del tutto naturale, ed era proprio l’effetto che volevano raggiungere i musicisti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-dRssvhcqkQk/TkVJwdheanI/AAAAAAAAT3s/xCU4Y5GAIAI/s1600/micrologus+2.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="400" naa="true" src="http://3.bp.blogspot.com/-dRssvhcqkQk/TkVJwdheanI/AAAAAAAAT3s/xCU4Y5GAIAI/s400/micrologus+2.jpg" width="281" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Nel dopoconcerto, anch’io mi sono mescolato ai musicisti; un ricordo particolare è la breve chiacchierata con Patrizia Bovi, mia quasi omonima, “umbra da generazioni”, non solo voce straordinaria ma anche donna bellissima (l’emozione del ricordo nasce anche da qui).&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-WX0l6v6R5fc/TkVJyFuDkVI/AAAAAAAAT3w/uxCkGOfxcwc/s1600/Patrizia+Bovi.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; cssfloat: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" naa="true" src="http://4.bp.blogspot.com/-WX0l6v6R5fc/TkVJyFuDkVI/AAAAAAAAT3w/uxCkGOfxcwc/s320/Patrizia+Bovi.jpg" width="215" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;da &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.wikipedia.it/"&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;www.wikipedia.it&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;Il gruppo viene alla luce nel 1984, fra i primi che si propongano di far conoscere la musica medievale a quel tempo poco eseguita. Su impulso di quattro musicisti: Patrizia Bovi, Gabriele Russo, Adolfo Broegg e Goffredo Degli Esposti, nasce Micrologus. Il bagaglio professionale dei componenti, tutti esperti di musica medievale, li spinge ad esplorare, in particolare, la musica sacra dal XII al XIV secolo con un occhio di riguardo alle forme della sacra rappresentazione e del dramma sacro. Il loro approccio al repertorio si indirizza alla lettura filologica degli spartiti ed al recupero delle sonorità del tempo a mezzo della costruzione di strumenti dell'epoca e dello studio delle vocalità del tempo in cui furono composte le opere da loro rappresentate. Ben presto riescono ad imporsi a livello europeo ed internazionale portando i loro spettacoli in giro per l'Europa, in Nordafrica ed in Asia. Fra i paesi in cui hanno dato concerti si ricordano, in ordine alfabetico, Austria, Belgio, Canada, Francia, Germania, Giappone, Inghilterra, Marocco, Olanda, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Spagna, Svizzera, Slovenia, e Ungheria. Il 23 aprile 2006 la prematura scomparsa dell'artista Adolfo Broegg lascia un vuoto incolmabile.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;Componenti: Patrizia Bovi - Canto, arpa gotica; Gabriele Russo - Ribeca, viola da gamba, liuto; Goffredo Degli Esposti - Canto, organo portativo Il gruppo ha organico variabile in base all'opera rappresentata e varia di volta in volta con l'aggiunta di altri cantori e strumentisti.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;La loro discografia è costituita da 20 CD dei quali si riporta qui di seguito un parziale elenco:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;Landini e la Musica Fiorentina (1994); Anonimo, Llibre vermell de Montserrat S. XIV, Discant CD-E 1008 (2001); Anonimo, Laudario di Cortona, Edizioni Disc CD M00010/3 (1999); Anonimo, Cantico della terra, Opus 111 OPS 30-277 (1999); Autori vari, Napolitane, villanelle, arie, moresche, Opus 111 OPS 30-214 (1998); Anonimo, Napoli Aragonese, Opus 111 OP 30-215 (2000); Gloria et Malum (2007)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;Il Micrologus è un trattato sulla musica medievale scritto da Guido Monaco intorno al 1026. Egli lo dedicò al vescovo di Arezzo Tedaldo; l'autore gli attribuisce una parte importante nel suo abbandono di uno stile di vita molto ritirato: «Mentre io desiderava di condurre vita almeno in parte solitaria, la vostra benigna estimazione è venuta a ritormene, per associare a sè stessa la mia piccolezza nello studio della divina parola.» (Testo originale: "Ad sacri verbi studium meam sibi sociari voluit parvitatem. Non quod vestrae desint excellentiae multi et maximi spiritales viri, et virtutum effectibus abundantissime roborati et sapientiae studiis plenissime adornati" , traduzione di Antonio Brandi da “Guido Aretino, monaco di S. Benedetto”, pag. 132) Il trattato si occupa delle modalità di canto ed insegnamento del gregoriano, e discute estesamente la composizione di musica polifonica. Fu uno dei trattati di musica più diffusi nel Medio Evo. L'opera tratta l'organum parallelo e libero, riportando anche alcuni esempi a due voci; esse sono contrapposte e talvolta si incrociano. Mette in guardia il lettore dall'uso della quinta giusta e della seconda minore, consigliando invece la seconda maggiore e la quarta giusta (ma consentendo anche l'introduzione di terze). Una parte importante è la sua trattazione dell'occursus (letteralmente "incontro"), un antenato della cadenza. Esso si verifica quando due voci si avvicinano all'unisono. Guido Monaco suggerisce che tale avvicinamento avvenga per moto contrario da una terza maggiore o per moto obliquo da una seconda maggiore.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Il concerto a cui mi riferisco è quello del 21 maggio 1993 a Cantù, Basilica di San Vincenzo in Galliano, musiche dal Llibre Vermell di Montserrat e canti di pellegrini italiani. L’Ensemble Micrologus di Assisi ha un suo sito, &lt;a href="http://www.micrologus.it/"&gt;http://www.micrologus.it/&lt;/a&gt; &amp;nbsp;, dove si trovano tutte le date dei loro prossimi concerti.&lt;br /&gt;Il mio primo incontro con l’Ensemble Micrologus nasce da un ascolto radiofonico: le canzoni di Francesco Landini, anno 1200 (esiste anche un cd tratto da quei concerti). Il concerto era magnifico, trascinante; in casi come questi (mica solo per i Rolling Stones) i bis diventano inevitabili.&lt;br /&gt;Poco tempo fa ho trovato sui giornali un’intervista a Stefania Sandrelli, che stava promuovendo un suo nuovo film di cui è anche regista; diceva che avrebbe voluto mettere le musiche dell’epoca, ma, si sa, &lt;em&gt;“sono così noiose”.&lt;/em&gt; Lo diceva dandolo per scontato, l’intervistatore acconsentiva con ogni evidenza, ecco un altro luogo comune confermato. Ma i luoghi comuni, anche se hanno qualche fondamento, confinano sempre con la pigrizia: a mio parere la signora Sandrelli avrebbe potuto fare una chiacchierata con Patrizia Bovi, prima di dire queste scemenze. &amp;nbsp;Più tardi, in tv, un documentario con intervista al cantautore inglese Donovan, che ha un ricordo simile delle musiche del 1200 risalente al tempo della sua collaborazione con Franco Zeffirelli, negli anni ’60. A quel tempo, la riscoperta degli strumenti antichi e della musica antica stava per cominciare: si tornava a eseguire quel repertorio, ma senza sapere ancora bene come fare di preciso. Ma da allora di acqua ne è passata, sotto i ponti: e quando mai, va detto, della gente si è radunata ad ascoltare musica con l’intento preciso di annoiarsi? Se ci si annoia, se non ci si commuove, se non viene voglia di alzarsi e ballare, questo significa soltanto una cosa: esecutori non all’altezza, oppure – molto più probabile - ascoltatori non all’altezza.&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-a8xOcxqtzpk/TkVJumKzuFI/AAAAAAAAT3o/OEHh8-dVVsQ/s1600/micrologus+1.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="400" naa="true" src="http://3.bp.blogspot.com/-a8xOcxqtzpk/TkVJumKzuFI/AAAAAAAAT3o/OEHh8-dVVsQ/s400/micrologus+1.jpg" width="311" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4582123645814817715-871694952367896986?l=deladelmur.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://deladelmur.blogspot.com/feeds/871694952367896986/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4582123645814817715&amp;postID=871694952367896986&amp;isPopup=true' title='6 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/871694952367896986'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4582123645814817715/posts/default/871694952367896986'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://deladelmur.blogspot.com/2011/08/micrologus.html' title='Micrologus'/><author><name>Giuliano</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06401398690125983204</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-dRssvhcqkQk/TkVJwdheanI/AAAAAAAAT3s/xCU4Y5GAIAI/s72-c/micrologus+2.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>6</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4582123645814817715.post-4690861045689451895</id><published>2011-08-14T09:58:00.001+02:00</published><updated>2011-12-22T21:18:41.424+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='luoghi comuni'/><title type='text'>"La Stalingrado d'Italia"</title><content type='html'>In questi giorni, complici le disavventure del signor Penati ex sindaco di Sesto San Giovanni (Milano), risuona spesso l’espressione “Stalingrado d’Italia”. E forse è il caso di fermarsi e di riflettere un po’ su questo modo di dire; anche se forse non è il problema più urgente tra quelli che abbiamo davanti, mi pare comunque che ci sia qualcosa su cui ragionare.&lt;br /&gt;Cominciamo da Stalingrado: basta una piccola ricerca su un’enciclopedia per scoprire che è una città della Russia che si è chiamata per secoli Tsaritsyn (esiste anche la grafia “Caricyn” o “Zarizin”, ma la pronuncia è sempre quella) fino a che non si decise di chiamarla con quel nome; nome che fu cancellato già nel 1961, da Nikita Krusciov. Il nome attuale della città, da cinquant’anni, è dunque Volgograd, “Città del Volga”.&lt;br /&gt;Stalingrado è passata alla storia perché lì passava il fronte della resistenza all’invasione nazista: la “battaglia di Stalingrado” fu in realtà un lungo assedio che durò dall’agosto 1942 al febbraio 1943, che costò due milioni di morti (quarantamila i civili) e che terminò con la vittoria dei russi. La sconfitta dei nazifascisti, e la loro ritirata, va dunque considerata come l’inizio di più di sessant’anni di pace in Europa. Da qualsiasi parte la si voglia girare, è anche la battaglia di Stalingrado, e non solo lo sbarco in Normandia, l’evento al quale noi europei dell’Ovest dobbiamo la pace, la democrazia, il benessere in cui abbiamo vissuto dal 1945 fino ad oggi.&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-uW6641Lu1ao/TkaL_aqJupI/AAAAAAAAT48/laRCgnl7ADo/s1600/stalingrado+wiki.png" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" naa="true" src="http://4.bp.blogspot.com/-uW6641Lu1ao/TkaL_aqJupI/AAAAAAAAT48/laRCgnl7ADo/s1600/stalingrado+wiki.png" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;E dunque, cosa significa “Stalingrado d’Italia”? Mah, per me è un mistero. In passato, a Sesto San Giovanni c’era una forte presenza del PCI: dovuta anche alla presenza di grandi fabbriche. Gli operai votavano PCI, e il Partito Comunista Italiano in quegli anni prendeva il 30-35% dei voti in tutta Italia, quindi non mi sembra che ci sia nulla di cui stupirsi. Oggi le fabbriche a Sesto non ci sono più, ci sono capannoni vuoti e vaste aree liberate dalla fabbriche che sono un terreno appetitoso per la speculazione edilizia; e il PCI non esiste più da almeno quindici anni.&lt;br /&gt;Ci sono battaglie da combattere, a Sesto San Giovanni? Se era quella contro la speculazione edilizia, temo che sia persa da tempo: ma non solo a Sesto, ma in tutta la Lombardia ciellina, nel Veneto leghista, ovunque. Se era quella contro il comunismo, è un fronte ormai antico come quello del ’15-’18: ammesso e non concesso che il PCI sia stato un pericolo, il PCI è ormai il passato e – mi si permetta di dirlo – un passato da rimpiangere. Vorrei far notare una cosa soltanto: che 
