mercoledì 1 dicembre 2010

Falsi in bilancio e facce di tolla

“Non si può, perché c’è il debito pubblico”: da qualche tempo i massimi esponenti del governo Bossi-Berlusconi, quando si presentano in tv, tirano fuori questo argomento in risposta a chi gli dice che si sono fatti troppi tagli anche in settori vitali e che toccano direttamente tutte le famiglie. Lo dicono storcendo il naso, alzando il ditino, sottolineando il fatto che loro non sono responsabili, eh no, non sono responsabili. Dato che uno dei principali attori di questa piccola gag è l’on. Cicchitto, direi che conviene ripassare un po’ la storia del debito pubblico.
Basta mettere in un grafico, uno di quelli più semplici, in ascissa l’andamento del debito pubblico e in ordinata le date dal 1945 in qua (o viceversa, che è lo stesso), e abbinare alle date i rispettivi governi, e si vede subito che cosa è successo. Mi dispiace di non avere qui i dati precisi e di non poter mettere qui il grafico vero e proprio, perchè è di un’evidenza sconcertante: purtroppo io non faccio il giornalista, questo lavoro spetterebbe ad altri. Ma questo grafico ogni tanto salta fuori, io l’ho letto (purtroppo non l’ho conservato) e posso riassumere.
E dunque: si parte dal 1945, cioè dalle macerie, dai morti, dalle rovine e dalla devastazione lasciate in eredità da Mussolini e dalla Repubblica di Salò: quindi da sotto zero.
Nel giro di pochi anni, De Gasperi e la generazione politica uscita dalla Resistenza (con l’aiuto iniziale del Piano Marshall) rimettono in sesto i bilanci: nei primi anni ’60 la lira italiana è addirittura una delle monete più stabili e affidabili d’Europa. Da qui nasce il grande boom economico, che porterà l’Italia tra le primissime potenze industriali del pianeta.
La curva del debito pubblico, fin qui in attivo, comincia a scendere dal 1973: la prima grande crisi petrolifera, la nascita dell’OPEC, l’austerity. Da qui, dal 1973, poteva nascere un grande ciclo virtuoso: ma la generazione dei De Gasperi non c’è più, al governo ci sono politici meno attenti, e quando la crisi petrolifera sembra risolversi tutti pensano che si possa andare avanti come prima, ma non è così. L’inflazione seguente a quegli anni è devastante, e malgovernata: come capita sempre, se ne dà la colpa alle pretese dei sindacati – e forse è il caso di ripetere: dal 1945 a tutti gli anni ’60 la lira fu una moneta forte e affidabile, e i bilanci erano in ordine. In ordine: con l’assistenza sanitaria gratuita, con le pensioni a 50 anni. Forse qualche problema è venuto anche da una classe politica e dirigente inadeguata, almeno il sospetto potrebbe nascere: ma lasciamo stare, questo non è un trattato di storia, è solo un piccolo sfogo personale.

Da qui in avanti, la curva del debito pubblico comincia a diventare preoccupante, ma sempre nei limiti. Il buco vero, la vera voragine (e mi dispiace di non aver qui i dati e il grafico, sono più che eloquenti – spero che qualcuno lo faccia) arriva negli anni ’80: governo Craxi, governo De Mita. E’ importante far notare che sono anni in cui non solo l’economia va bene, ma Craxi si vanta più volte del “sorpasso” all’Inghilterra e alla Francia: l’Italia è la quarta potenza economica mondiale.
Invece di approfittarne per rimettere in sesto i bilanci, si arriva vicinissimi alla catastrofe: è il 1992, l’anno degli accordi di Maastricht, e il capo del governo è Giuliano Amato.
Amato tasserà tutto il tassabile, e anche di più: e diventerà odioso. Lo stesso Amato, anni dopo, in un’intervista spiegherà come era messa l’Italia: come l’Irlanda e la Grecia di oggi, e anche peggio.
Dopo Amato, il governo viene affidato a Ciampi, governatore della Banca d’Italia: un tecnico. Ciampi ha avuto un brevissimo passato politico, nel 1945, prendendo la tessera del Partito d’Azione: “non ci votarono nemmeno le nostre fidanzate, e il partito si sciolse” è la battuta che circola ancora oggi tra i superstiti del Partito d’Azione – e forse sta qui il vero guaio della storia italiana, perché nel Partito d’Azione (di centro, non ideologico) stavano alcune fra le migliori persone che siano mai entrate in politica. o che ci abbiano provato.
Siamo ormai alla storia recente: grazie a Ciampi (per cinque anni ministro dell’Economia nel governo Prodi, e seguenti) il debito pubblico scende dal 124% lasciato da Craxi fino al 102%, consentendo l’ingresso nell’euro. Nel 2001 riprendono il potere Bossi, Berlusconi e Tremonti, dopo il breve passaggio del 1994: da allora il debito pubblico continua a salire. Gli ultimi dati parlano del 118%, molto vicino al deficit lasciato da Craxi e De Mita nel 1992. Come a dire: diciotto anni di sacrifici buttati al vento.
C’è chi ne dà la colpa al crollo delle Torri Gemelle, New York 2001: invece io quando vedo in tv (quasi ogni sera) il volto severo e accigliato dell’on. Cicchitto, io penso: «Onorevole Cicchitto, lei c’era. Quando si scavava la voragine senza fondo, lei era lì, a fianco di Craxi...(e non era l’unico, ma non fatemi fare gli altri nomi, che non ne posso più di ascoltarli).
PS: in milanese, “tolla” è la latta, quella della lattine. Che se la lucidi bene diventa bella come l’oro, ma resta sempre lamiera.
PPS: il federalismo è costosissimo...preparatevi a pagare caro tutto quello che vi vedete intorno, oppure vedete se riuscite ad aggregarvi al carro. Auguri!

(vignetta di Maramotti, da L'Unità anno 2007)

domenica 28 novembre 2010

Incubi e profezie ( n.7 )

Incubi e profezie, n.7 – Il mandarino di Bartok
Di fascisti, o sedicenti tali, ne ho messi a tacere parecchi, quando ancora si poteva parlare.
In effetti, non è difficile: gli argomenti non mancano e sono sotto gli occhi di tutti, basta una normale cultura scolastica (una volta bastava: oggi, a dire il vero, non so più e ne dubito, perché loro stanno manipolando tutto, anche i nostri figli.) Per esempio: davanti ad una serie di vanterie, io rispondo che Mussolini è stato ladro e traditore della Patria, e che per di più era un cialtrone. L'interlocutore conosce già la mia posizione sulle prime due questioni (Matteotti e le sue denunce sulla corruzione dei fascisti, le leggi razziali del 1937 e la Repubblica di Salò che consegnarono l'Italia e gli italiani ad un paese straniero), e non insiste per non dover ascoltare; ma sulla terza si inalbera.
- Cialtrone! Come puoi dire una cosa del genere, come la giustifichi?
Eccetera. Ma il gioco è troppo facile: Mussolini fu davvero un cialtrone, per esempio perché ha sempre insistito sulla necessità di cambiare gli italiani e di farne un popolo guerriero, insistendo molto su questo punto e avendo vent'anni di tempo a disposizione; e, dopo vent'anni (una generazione intera da lui costruita) al momento di fare la guerra eravamo clamorosamente impreparati, e i nostri alpini furono mandati a combattere in Russia con le scarpe di cartone. E alcune domande a cui non si sa, né si vuole rispondere: chi ha vinto ad El Alamein? chi c'era al governo prima dell'8 settembre? chi ha causato la disfatta dell'esercito e della Patria giunta al suo culmine quell'8 settembre del 1943? Quando fu ucciso Matteotti, in che anno? E perché fu ucciso, e da chi? Come fu combattuta la guerra in Grecia e in Albania?
Il colpo è duro, e il mio interlocutore tace; ma io so già che sarà per poco tempo, e che già domani riprenderà con i suoi discorsi, qui sul lavoro o altrove.
Tutto questo, unito ai discorsi di questi ultimi giorni, mi torna in mente riascoltando "Il Mandarino meraviglioso" di Béla Bartok (nella foto, interpretato da Luciana Savignano alla Scala). Un soggetto strano, per un balletto: una donna subisce un'aggressione da parte di un misterioso "mandarino", e pur essendo aiutata da tre altri uomini, non riesce a respingerne l'assalto. Alla fine, pur ferito e morente, il Mandarino riesce a ottenere ciò che vuole. Mi sono sempre chiesto cosa avesse trovato Bartok in questo soggetto, e purtroppo ho trovato la risposta. Loro sono come il mandarino meraviglioso del balletto di Bartok: non si fermano mai, qualsiasi cosa succeda. Sono sempre pronti a ripartire, come i morti viventi dei film del terrore, finché non hanno ottenuto quello che vogliono; e tenerli lontani è difficile, impegnativo. Ogni tanto, noi ci stanchiamo e abbassiamo la guardia: ma loro sono sempre lì. Non mollano mai, sono come una malattia grave e subdola, e purtroppo sono parte di noi stessi e della nostra società.

venerdì 26 novembre 2010

Monteverdiana ( IV )

Poesie musicate da Claudio Monteverdi, quarto libro dei madrigali.

QUARTO LIBRO

Sfogava con le stelle
Un infermo d'amore
Sotto notturno ciel
Il suo dolore,
E dicea fisso in loro:
"O immagini belle
De l'idol mio ch'adoro,
Sì com'a me mostrate
Mentre cosí splendete
La sua rara beltate,
Così mostraste a lei
I vivi ardori miei.
La fareste col vostr'aureo sembiante
Pietosa sì come me fate amante."
(Ottavio Rinuccini)


A un giro sol de' begl 'occhi lucenti
Ride l'aria d'intorno,
E 'l mar s'acqueta e i venti,
E si fa il ciel d'un altro lume adorno;
Sol io le luci ho lagrimose e meste.
Certo quando nasceste
Cosí crudel e ria,
Nacque la morte mia.
(Guarini)


Non piú guerra, pietate
Non piú guerra, pietate, pietate,
Occhi miei belli, occhi miei trionfanti!
A che v'armate
Contr'un cor ch'è giá preso, e vi si rende?
Ancidete i rubelli,
Ancidete chi s'arma e si difende,
Non chi, vinto, v'adora.
Volete voi ch'io mora?
Morrò pur vostro, e del morir l'affanno
Sentirò si, ma sará vostr'il danno.
(Guarini)


Piagn'e sospira, e quand'i caldi raggi
Fuggon le greggi a la dolce ombr'assise,
Ne la scorza de' pini o pur de' faggi
Segnò l'amato nome in mille guise;
E de la sua fortuna i gravi oltraggi
E i vari casi in dura scorza incise,
E in rilegendo poi le proprie note
Spargea di pianto le vermiglie gote.
(Tasso: "Gerusalemme conquistata" VIII,6)

giovedì 25 novembre 2010

Amminoacidi e DNA

Quando si dice “amminoacidi” quasi tutti pensano subito che si stia parlando di una dieta: si tratta invece di un termine chimico molto preciso, ma è difficile da descrivere se non si conosce almeno un po’ di chimica. E qui nasce il problema, perché la maggior parte della gente non solo ignora la chimica, ma trova questa ignoranza del tutto naturale. Dico subito che si tratta di un tipo di ignoranza del tutto scusabile e comprensibile, perché a scuola di chimica non se ne parla proprio, a meno di non fare scuole specifiche. Ci sono chiare spiegazioni per questo “rifiuto” della chimica (e della fisica, e della matematica) da parte dei programmi ministeriali, sulle quali per oggi preferisco sorvolare; ma io penso che del Sistema Periodico si potrebbe cominciare a parlare fin dalle elementari. Quantomeno, la definizione di elemento chimico è importante e la dovrebbero conoscere tutti.
Gli elementi sono come le lettere dell’alfabeto: almeno questo si potrebbe spiegare. Unendosi fra di loro, gli elementi danno luogo ai composti, così come le lettere dell’alfabeto danno luogo a sillabe e parole: spiegato così mi sembra comprensibile a tutti. Per esempio, idrogeno e ossigeno sono due elementi: combinati insieme danno l’acqua.
E’ una spiegazione a livello elementare: che serve benissimo però a capire il mondo. E vorrei che si spiegasse a scuola, ai bambini, perché poi va a finire che tocca a uno come me (perito chimico diplomato con un voto basso nel 1978) spiegare cosa succede, e questo non mi sembra giusto. Alla mia età, poi...

L’immagine qui sopra viene da wikipedia, e rappresenta il DNA: sembra una treccia di lana di diversi colori, ma chi l’ha visto al microscopio dice che è proprio così. Ad ogni filamento corrisponde un amminoacido, e la sorpresa comincia qui: al di là dell’elaborazione grafica di questo disegno, i colori da prendere in considerazione sono solo quattro.
Il DNA è un sistema molto complesso, ma i suoi componenti principali sono soltanto quattro: quattro amminoacidi. Gli amminoacidi sono (detto molto brevemente) lunghe catene di atomi di carbonio: così è tutta la vita sulla Terra, lunghe catene di atomi di carbonio combinate con idrogeno, ossigeno e azoto. Questi quattro elementi, Carbonio, Ossigeno, Idrogeno e Azoto, sono i componenti principali della vita sul nostro pianeta. Disposti diversamente, con catene più o meno lunghe, formano tutto ciò che vive: dalla cellulosa delle piante al nostro DNA.
Gli amminoacidi che compongono il DNA sono fondamentalmente quattro: adenina, citosina, guanina, timina, spesso indicati con la lettera iniziale, A, C, G, T.
I mattoni biologici: con questi quattro mattoni, combinati come in un puzzle o in un gioco di costruzioni, si coprono quasi tutte le informazioni relative alla nostra persona. Una delle meraviglie della Creazione, e sarebbe ora di conoscerla anche per i politici e per i religiosi.
Con il DNA mi fermo qui, andare oltre sarebbe troppo complicato anche per me: però la voce DNA su http://www.wikipedia.it/ è ben fatta, chi non ne sa niente di niente (compresi politici, preti, filosofi, e tutti i diplomati al liceo classico) può cominciare a dare un’occhiata.
PS: il disegno qui sopra è di Winsor Mc Cay, grandissimo illustratore e autore di fumetti, che centocinque anni fa pubblicava sul New York Herald le avventure di Little Nemo. Una volta le tavole di Winsor Mc Cay erano pubblicate da Milano Libri Edizioni, cioè da Giovanni Gandini editore di Linus: oggi Gandini non c’è più, e temo che sia tutto fuori catalogo. (“puzzle” in inglese è anche il cruciverba, qualcosa da risolvere, che fa pensare ).

martedì 23 novembre 2010

Orizzontali e verticali

L’idrogeno e l’elio sono gli elementi più leggeri presenti sulla Terra: sulla tavola periodica occupano il posto n.1 e n.2. L’elio è il gas con cui si gonfiano i palloncini (quelli che volano: se li gonfiate col fiato rimangono qui con noi); l’idrogeno è uno degli elementi più comuni, ma in Natura non si trova mai allo stato puro, bensì sempre combinato con qualcos’altro, magari con l’ossigeno, come capita per l’acqua.
Nella tavola periodica, leggendo in orizzontale e andando a capo come se fosse un poema in versi, gli elementi sono infatti disposti in ordine di peso: non è proprio così, ma spiegare bene cosa succede significherebbe parlare della struttura dell’atomo, elettroni e protoni, e forse è meglio rimandare il discorso altrimenti le cose si complicano. Per ora si può far notare, come esempio, la posizione del Piombo (Pb, numero atomico 82, peso atomico 207) dell’oro (Au, aurum, numero atomico 79, peso atomico 197) e dell’uranio (numero atomico 92, peso atomico 238).  (facendo clic sull'immagine qui sotto tutto diventa più leggibile)
E dunque: l’elemento più leggero è l’Idrogeno, che ha per simbolo H (dal nome latino, hydrogen), e che ha numero atomico 1.
Il numero atomico ha un rapporto diretto col peso atomico, e quindi col peso dell’elemento (anche in chilogrammi o in libbre), e non è un semplice numero ordinale, ma – anche qui – spiegare bene cosa significa implicherebbe un discorso troppo complicato, sul quale per ora sorvolo. Proseguendo in orizzontale, magari con un righello perché in mezzo c’è un ampio spazio vuoto (ma è vuoto solo per questioni di grafica), dopo l’idrogeno si arriva all’Elio: elio come il Sole, su cui si trova in abbondanza. Il simbolo dell’elio è He (Helium), il numero atomico è 2.
Si può quindi dire che l’elio pesa il doppio dell’idrogeno: essendo atomi piccoli, entrambi sono leggerissimi. Il fatto che si usi un elemento abbastanza raro come l’elio per riempire i palloncini, invece di usare l’idrogeno che è più abbondante e più leggero, è dovuto ad un fatto ben noto: l’idrogeno è altamente infiammabile. Cent’anni fa, al tempo dei dirigibili (i famosi Zeppelin), si usava infatti l’idrogeno: che fu causa di terribili incidenti, come quello spaventoso del 1937 in New Jersey, quando il dirigibile Hindenburg bruciò come un fiammifero in meno di un minuto.
Per capire l’estrema instabilità (e quindi infiammabilità) dell’idrogeno bisogna passare alla seconda chiave di lettura della tavola periodica, quella in verticale. Gli elementi nella colonnina verticale sotto l’idrogeno hanno, infatti, lo stesso comportamento: sono cioè molto instabili, e in natura non esistono allo stato puro ma solo combinati con qualcos’altro. Si tratta, per citare solo i primi (i più comuni) del Litio (Li) , del Sodio (Na, dal latino natrium) e del Potassio (K, da kalium).
Sodio e Potassio sono tra gli elementi più comuni sulla Terra, ma esistono solo combinati, in forma minerale: carbonati (con carbonio e ossigeno), solfati (con zolfo e ossigeno), eccetera. Nei laboratori chimici, anche a scuola, una volta si trovavano facilmente allo stato puro, così come li descrive Oliver Sacks: sotto forma di panetti bianchi, morbidi, conservati rigorosamente sotto un apposito olio inerte. L’aspetto (può sorprendere, ma è così) è straordinariamente simile a quello di formaggini, o burro, conservati sott’olio: ma sodio e potassio allo stato puro sono estremamente pericolosi e infiammabili, soprattutto se entrano in contatto con l’acqua. A scuola era abbastanza comune (ma sconsigliabile, il rischio di farsi male è alto) divertirsi rubacchiando un granellino di sodio metallico, da buttare poi nell’acqua di una pozzanghera: ne esce una gran fiammata, istantanea. (La presenza del sodio e del potassio allo stato puro nei laboratori e in fabbrica non è motivata da scopo didattico o di pura di curiosità, ma ha scopi industriali, soprattutto come catalizzatore).
Ci si può chiedere: da dove nasce questa estrema instabilità? E qui entra in gioco il concetto di gas nobile, o gas inerte a seconda delle vostre opinioni politiche (si fa per dire): l’elio, stabilissimo, è per l’appunto il primo dei gas nobili. E’ per questo che si può usare per i palloncini: e, se cent’anni fa fosse già stato possibile disporne in maniera industriale, forse la storia dell’aviazione civile sarebbe stata diversa. I dirigibili che si vedono oggi (rari, ma ci sono) sono infatti tutti gonfiati con l’elio, quindi molto sicuri.
Il gas nobile è lo stato a cui tendono tutti gli elementi: quelli che gli sono più vicini lo raggiungono con estrema fretta, quelli più lontani ci mettono più tempo a reagire. Per spiegare bene questo concetto, ancora una volta, bisognerebbe studiare la struttura dell’atomo, elettroni e protoni e relativi orbitali: qui ci si può contentare di dire che la struttura atomica dei gas nobili è quella più stabile, e che tutto – nel mondo – si muove verso la situazione più stabile (è per questo che ogni tanto si inciampa e si cade...).
Tornando alla tavola periodica, in verticale sotto l’elio ci sono gli altri gas nobili, quasi tutti abbastanza rari: il Neon (quello delle lampade al neon), l’Argon, il Krypton (niente a che vedere con Superman), lo Xeno, il Radon.
La tavola periodica si legge quindi nei due sensi: in senso orizzontale (periodi) e in senso verticale (gruppi). Primo Levi, che era dottore in chimica, dice che nel Sistema Periodico ci sono le rime, e che si può leggere come un grande poema: è verissimo ed è bellissimo, ma per arrivarci bisogna studiare. E se non studiate voi, se proprio non volete capirlo, sarete travolti da quello che succede: ma non preoccupatevi, capita anche ai politici e ai religiosi – che stanno ancora qui a chiedersi cosa ha detto Darwin, e intanto siamo già agli OGM e alla fecondazione artificiale...
PS: il libro che ho citato in lungo e in largo è, ovviamente, “Il sistema periodico” di Primo Levi: uno dei libri più belli di tutta la letteratura italiana. Vi si trova anche un magnifico racconto dedicato al Potassio e al Sodio, e per chi volesse leggerlo e fosse appassionato di film catastrofici c’è anche una clamorosa esplosione in laboratorio – per fortuna senza danni. Un altro libro molto bello sulla Tavola Periodica è “Zio Tungsteno” di Oliver Sacks (ed. Adelphi): due grandi scrittori e due letture piacevolissime.
(nelle illustrazioni: una vignetta dalla Settimana Enigmistica; un frammento di un mio antico libro di scuola; e la Tavola Periodica, che è invero molto ben disegnata e che nel suo reale aspetto fisico, quotidiano e tridimensionale è – nientemeno – un tappetino per il mouse.)

Casa Pound? ma per piacere...

Ieri sera ho guardato la trasmissione di Gad Lerner su La7, perché ho visto che c’era Dell’Utri reduce dalla seconda condanna per mafia (seconda, cioè in Appello) e volevo sentire cosa diceva. Lasciando perdere Dell’Utri (perfetto il commento di Marco Revelli, presente in studio: basta meno di mezzo minuto per definire Dell'Utri e i suoi discorsi), che ha detto esattamente quello che ci si aspettava da lui e che ha fatto un bel po’ di pubblicità al suo libro sui falsi diari del buce (quantomeno, spero che Lerner e La7 ne abbiano tratto un buon profitto), in studio c’era anche un uomo sui trent’anni di bell’aspetto, nel senso che si presenta bene e che sembrava una persona affidabile. Quest’uomo si chiama Simone Di Stefano ed è un esponente di “Casa Pound”, ed ha avuto anche lui ampio spazio. Mamma mia! Il mio gatto ne sapeva di più, sulla storia del Novecento...
Perciò forse sarà il caso di ripetere per l’ennesima volta che:
1) alla Resistenza parteciparono anche i cattolici, e molti dei partigiani erano di destra. In Francia uno dei capi della Resistenza fu il generale De Gaulle, che era molto a destra (ma molto). Molti di quelli che fecero la Resistenza non erano comunisti: da noi, quasi tutti i capi finirono nel Partito d’Azione, Tina Anselmi fu da sempre iscritta alla DC, e l’elenco potrebbe continuare.
2) chi oggi continua a dirsi comunista, si rifà non certo a Stalin e all’Unione Sovietica ma ai diritti dei lavoratori, alla loro sicurezza sul lavoro, all’assistenza alle famiglie. “Otto ore per il lavoro, otto ore per te e la tua famiglia, otto ore per dormire”: uno slogan che è ancora condivisibile da chiunque (almeno, spero!).
3) Simone Di Stefano se ne è uscito con una frase lunghissima e sparata in un solo colpo (e chissà quante volte ripetuta, come una formula magica) che fa così: «gli antifascisti che accoltellano i nostri e che sanno di poterlo fare impunemente perché la Costituzione glielo permette e per la cultura dominante di sinistra che glielo permette e gli fa credere di avere ragione». Mamma mia! Meno male che Gad Lerner gli ha spiegato subito (ma ha dovuto farlo due o tre volte) che per gli accoltellamenti in Italia sono previsti vent’anni di galera, ma – santo Cielo – questo è un linguaggio da ultras del calcio. “Romanisti bastardi, laziali nei forni”, e chiedo scusa per la citazione. Come si fa ad arrivare a trent’anni in queste condizioni? Come si fa a presentarsi in tv per dire queste scemenze, e con aria convinta?
Ezra Pound è un poeta e scrittore che io non ho mai amato molto, ho provato a leggerlo ma non mi è arrivato niente; le sue vicende di vita non mi aiutano ad amarlo. So però che piaceva a Pasolini, che negli anni ’60 andò ad intervistarlo (esiste il filmato nelle teche Rai), e questo per me è importante, la poesia parla ad ognuno di noi in modo diverso e si vede che per apprezzare Pound io non ho la sensibilità giusta. Ma io mi sento di dire che nessun poeta vero propaganderebbe l’ignoranza, come si fa invece a Casa Pound. Oso sperare che gli altri frequentatori di quei circoli siano diversi, e che questo signore sia capitato in tv per caso, ma temo che non sia così.

domenica 21 novembre 2010

Il mistero di Pompei, e altri casi irrisolti

A Pompei, fino a una decina d’anni fa, c’era una squadra di muratori fissi: sempre presenti sul lavoro, e assunti in pianta stabile. Da qualche anno non è più così: si esternalizza. Un po’ alla volta, i vecchi muratori-restauratori sono andati tutti in pensione; nessuno li ha sostituiti. Così, quando c’è da fare un lavoro, si chiama una ditta esterna: non solo è gente senza esperienza specifica (oggi il mestiere di muratore è quasi tutto basato sul cemento armato), ma da quando sorge il dubbio che qualcosa possa crollare a quando si iniziano i lavori passano mesi, perché la nuova burocrazia richiede tempi lunghissimi, bisogna fare gare d’appalto, eccetera. Intanto, Pompei crolla; e la notizia fa subito il giro del mondo, perché Pompei è una delle immagini-icona del nostro Paese.
Devo queste notizie a Riccardo Iacona, che sul Venerdì di Repubblica del 19.11.2010 ricorda di aver dedicato un servizio tv a Pompei un anno fa, dove si evidenziavano i pericoli relativi ai crolli.

Un’altra notizia di questi giorni è il tono trionfalistico con cui le Ferrovie annunziano di aver raggiunto un utile di esercizio consistente: da oggi, le Ferrovie guadagnano. Già, ma come è stato raggiunto questo risultato? Al di là delle dotte analisi contabili, l’utile è stato raggiunto tagliando personale, licenziando ed esternalizzando, e mandando in pensione i più anziani, magari con incentivi. Inoltre, sono state tagliate moltissime corse, soprattutto a livello locale (treni pendolari); sono state chiuse stazioni e biglietterie, anche in località importanti; ed è più che probabile che siano stati ricevuti consistenti finanziamenti statali. Il metodo Alitalia, da quel che si sussurra in giro: i debiti al contribuente, il resto ai privati – ma non è di questo che vorrei parlare.
Se quel che dice Iacona è vero, e ho paura che sia proprio così, a Pompei c’era un piccolo gruppo di lavoratori sempre disponibile, ed era gente ormai specializzata, che sapeva dove mettere le mani e cosa fare. E’ anche per questo, suppongo, che crolli simili a Pompei non se n’erano mai visti, finora.
Magari sarà anche stata gente “che se la spassava avendo trovato la pacchia”, come dice qualche leghista; ma erano lì, pronti, oggi o domani il lavoro lo facevano. Bollati come fannulloni dal ministro Brunetta, e da tutti quelli che la pensano come lui, adesso non ci sono più; si è persa la loro esperienza quotidiana (magari piccola, ma c’era ed era utile), e chissà quando la si potrà recuperare. I risultati, cioè il crollo, sono sotto gli occhi di miliardi di persone; ricostruire la Schola dei gladiatori costerà adesso molto più caro del risparmio che è stato fatto, e meno male che non ci sono stati né morti né feriti.

Pompei è esemplare anche perché mostra una cosa che è sotto gli occhi di tutti ma che nessuno vuol vedere: si risparmia sulla manutenzione. Fa così anche la Telecom, che di recente ha “esternalizzato” tremila dipendenti addetti alla manutenzione: se avete un guasto in casa, d’ora innanzi vi potrà capitare in casa il primo che capita, o magari non arrivare nessuno per mesi. Fanno così anche le Poste, sulle quali bisognerà dedicare un capitolo a parte: le tariffe sono decuplicate, e la nostra posta è in mano a chissà chi.
Un pensiero orribile è che anche Ferrovie e Anas e Autostrade seguano lo stesso metodo “di destra” (thatcheriano) usato a Pompei. Voglio sperare di no, ma incrocio le dita a mo’ di scongiuro ed evito di pensare all’alluvione in Veneto (un’alluvione come non capitava da sessant’anni, dal tempo in cui era appena finita la guerra...).