Basta mettere in un grafico, uno di quelli più semplici, in ascissa l’andamento del debito pubblico e in ordinata le date dal 1945 in qua (o viceversa, che è lo stesso), e abbinare alle date i rispettivi governi, e si vede subito che cosa è successo. Mi dispiace di non avere qui i dati precisi e di non poter mettere qui il grafico vero e proprio, perchè è di un’evidenza sconcertante: purtroppo io non faccio il giornalista, questo lavoro spetterebbe ad altri. Ma questo grafico ogni tanto salta fuori, io l’ho letto (purtroppo non l’ho conservato) e posso riassumere.
E dunque: si parte dal 1945, cioè dalle macerie, dai morti, dalle rovine e dalla devastazione lasciate in eredità da Mussolini e dalla Repubblica di Salò: quindi da sotto zero.
Nel giro di pochi anni, De Gasperi e la generazione politica uscita dalla Resistenza (con l’aiuto iniziale del Piano Marshall) rimettono in sesto i bilanci: nei primi anni ’60 la lira italiana è addirittura una delle monete più stabili e affidabili d’Europa. Da qui nasce il grande boom economico, che porterà l’Italia tra le primissime potenze industriali del pianeta.
La curva del debito pubblico, fin qui in attivo, comincia a scendere dal 1973: la prima grande crisi petrolifera, la nascita dell’OPEC, l’austerity. Da qui, dal 1973, poteva nascere un grande ciclo virtuoso: ma la generazione dei De Gasperi non c’è più, al governo ci sono politici meno attenti, e quando la crisi petrolifera sembra risolversi tutti pensano che si possa andare avanti come prima, ma non è così. L’inflazione seguente a quegli anni è devastante, e malgovernata: come capita sempre, se ne dà la colpa alle pretese dei sindacati – e forse è il caso di ripetere: dal 1945 a tutti gli anni ’60 la lira fu una moneta forte e affidabile, e i bilanci erano in ordine. In ordine: con l’assistenza sanitaria gratuita, con le pensioni a 50 anni. Forse qualche problema è venuto anche da una classe politica e dirigente inadeguata, almeno il sospetto potrebbe nascere: ma lasciamo stare, questo non è un trattato di storia, è solo un piccolo sfogo personale.
Da qui in avanti, la curva del debito pubblico comincia a diventare preoccupante, ma sempre nei limiti. Il buco vero, la vera voragine (e mi dispiace di non aver qui i dati e il grafico, sono più che eloquenti – spero che qualcuno lo faccia) arriva negli anni ’80: governo Craxi, governo De Mita. E’ importante far notare che sono anni in cui non solo l’economia va bene, ma Craxi si vanta più volte del “sorpasso” all’Inghilterra e alla Francia: l’Italia è la quarta potenza economica mondiale.
Invece di approfittarne per rimettere in sesto i bilanci, si arriva vicinissimi alla catastrofe: è il 1992, l’anno degli accordi di Maastricht, e il capo del governo è Giuliano Amato.
Amato tasserà tutto il tassabile, e anche di più: e diventerà odioso. Lo stesso Amato, anni dopo, in un’intervista spiegherà come era messa l’Italia: come l’Irlanda e la Grecia di oggi, e anche peggio.
Dopo Amato, il governo viene affidato a Ciampi, governatore della Banca d’Italia: un tecnico. Ciampi ha avuto un brevissimo passato politico, nel 1945, prendendo la tessera del Partito d’Azione: “non ci votarono nemmeno le nostre fidanzate, e il partito si sciolse” è la battuta che circola ancora oggi tra i superstiti del Partito d’Azione – e forse sta qui il vero guaio della storia italiana, perché nel Partito d’Azione (di centro, non ideologico) stavano alcune fra le migliori persone che siano mai entrate in politica. o che ci abbiano provato.
Siamo ormai alla storia recente: grazie a Ciampi (per cinque anni ministro dell’Economia nel governo Prodi, e seguenti) il debito pubblico scende dal 124% lasciato da Craxi fino al 102%, consentendo l’ingresso nell’euro. Nel 2001 riprendono il potere Bossi, Berlusconi e Tremonti, dopo il breve passaggio del 1994: da allora il debito pubblico continua a salire. Gli ultimi dati parlano del 118%, molto vicino al deficit lasciato da Craxi e De Mita nel 1992. Come a dire: diciotto anni di sacrifici buttati al vento.
C’è chi ne dà la colpa al crollo delle Torri Gemelle, New York 2001: invece io quando vedo in tv (quasi ogni sera) il volto severo e accigliato dell’on. Cicchitto, io penso: «Onorevole Cicchitto, lei c’era. Quando si scavava la voragine senza fondo, lei era lì, a fianco di Craxi...(e non era l’unico, ma non fatemi fare gli altri nomi, che non ne posso più di ascoltarli).
PS: in milanese, “tolla” è la latta, quella della lattine. Che se la lucidi bene diventa bella come l’oro, ma resta sempre lamiera.
PPS: il federalismo è costosissimo...preparatevi a pagare caro tutto quello che vi vedete intorno, oppure vedete se riuscite ad aggregarvi al carro. Auguri!
(vignetta di Maramotti, da L'Unità anno 2007)






