lunedì 25 febbraio 2013

Aspettando le macerie

Agli italiani, e soprattutto ai lombardi, piace vivere in mezzo alla sporcizia, e ai politici ladri. Da oggi lo sappiamo con certezza (io non mi ero mai fatto illusioni, ormai si sa).
Quanto durerà? Durerà fino a quando i vecchi avranno finito i soldi, fino a quando si pagheranno le pensioni che servono ai vecchi per mantenere i figli disoccupati. E dopo? Dopo, forse, anche i più duri di zucca capiranno che cosa è successo.
AGGIORNAMENTO al 4 marzo 2013: arrestati per vicinanza alla camorra un ex assessore monzese e un ex assessore milanese, entrambi in giunte leghiste-berlusconiane. Immagino che torneremo a votare presto, in Lombardia. (il giorno 12 marzo 2013 arresti anche per un ex direttore di "La Padania" e altri sette o otto ciellini o leghisti, sempre scandali legati alla sanità lombarda). L'ondata di arresti e sequestri prosegue il 3 aprile 2013, legata agli impianti eolici e alle energie alternative: arresti e sequestri in Sicilia, Calabria, Campania, e Lombardia. Come si diceva, ormai sono quattro le regioni in mano alla criminalità organizzata: e dunque un saluto a Roberto Maroni, che è stato ministro degli Interni in tutti questi anni recenti. Efficientissimo, a quel che vedo; intervistato oggi dal Tg Lombardia della Rai, ha detto che sono illazioni e che alle illazioni lui non risponde. Illazioni? Ok, la prossima volta che vi danno una multa siete autorizzati a non pagarla: se il Presidente-Governatore della principale Regione d'Italia definisce "illazione" le sentenze della Cassazione, allora si può mettere in discussione qualsiasi cosa. Siamo davvero messi male, ma fa bene Maroni ad approfittarne: se i lombardi lo votano...
AGGIORNAMENTO al 14 marzo 2013: «abbiamo toccato il fondo, peggio di così è impossibile»  « no, si può ancora scavare». Beppe Grillo al piccone, Casaleggio alla vanga, gli eletti del Movimento a portar via con le carriole. Non è una battuta, purtroppo.
AGGIORNAMENTO al 26 marzo 2013: confermati i sette anni di carcere per vicinanza alla mafia a Marcello Dell'Utri. E dunque, si può dire senza pregiudizi (anzi, con giudizi definitivi a più livelli) e senza il minimo rischio di querele che gli italiani in questi vent'anni hanno votato felici e contenti, senza nemmeno turarsi il naso, per un partito fondato a) da un corruttore di giudici, Cesare Previti  b) da un uomo molto vicino alla mafia siciliana, Dell'Utri. Roberto Maroni è stato al governo per vent'anni accanto a queste persone, e continua ad essere solidale con loro.
AGGIORNAMENTO al 30 marzo 2013: nel Mov.5stelle continuano a dire che sono contro ai partiti e ai sindacati. Detto così: "i" partiti e "i" sindacati. Non è che siano contrari a questo modo di gestire i sindacati e i partiti, o che stiano criticando questo o quel dirigente, nel qual caso avrebbero mille ragioni; ce l'hanno proprio con i partiti e i sindacati. Quindi, o sono fascisti (nel senso di fautori di una dittatura che abolisca i partiti) o sono ignoranti (nel senso che non hanno idea di cosa siano partiti e sindacati).
AGGIORNAMENTO al 4 aprile 2013: oggi anche Renzi ha detto che bisogna fare l'accordo con il Pdl. E dunque, chi in un un modo chi un altro, sia Renzi che Grillo ci stanno spingendo verso un nuovo governo Berlusconi; pare che delle condanne per mafia e per corruzione di Previti e di Dell'Utri non importi un fico a nessuno. Fico come foglia di fico, per usare un'immagine cara a Beppe Grillo.
AGGIORNAMENTO al 18 aprile 2013: da oggi è ufficiale, Roberto Formigoni ha governato per cinque anni, ma falsificando le firme della sua lista. Che l'abbia fatto lui di persona o qualcuno a lui vicino, poco cambia; che non ne avesse bisogno, come dice lui, è un'aggravante. La Lega Nord e Maroni, come sempre, fanno finta di niente.
AGGIORNAMENTO al 21 aprile 2013: confesso che cominciavo a crederci, ci siamo andati molto vicini: Bersani che riceve l'incarico, Grillo che dice (col suo stile) "gli dò la fiducia ma poi lo tengo per le palle", ed ecco finalmente fuori gioco Berlusconi, la Lega, l'agenda Monti, eccetera. Oggi avremmo un governo nuovo, non il migliore ma qualcosa ci sarebbe stato e si poteva cominciare. Invece no, Grillo ha detto altre cose e non è andata così.
AGGIORNAMENTO al 24 aprile 2013: ancora arresti in casa Lega Nord, tocca all'ex tesoriere Belsito e si parla di coinvolgimenti in casa Bossi. C'è chi parla di cose ormai passate, io invece temo per il futuro: visto che gli elettori hanno ormai definitivamente abdicato, ormai sono rimasti solo giudici e carabinieri (e finanzieri, e vigili del fuoco...) a tenere in piedi il nostro Paese. C'è da aver paura, appunto.
AGGIORNAMENTO al 29 aprile 2013: Letta Facta est.
AGGIORNAMENTO al giugno 2018: dopo l'indimenticabile Renzi (l'uomo che fece chiudere L'Unità, detto en passant), il nuovo Craxi che ha azzerato il PD (come Craxi fece col glorioso PSI, voto più voto meno, tenuto conto che il PSI era più piccolo del PCI-PDS), dopo la parentesi Gentiloni (altra brava persona, come Letta jr, ma si sa che le brave persone in Italia non hanno seguito), c'è ancora gente "di sinistra" che vota per Grillo. Eppure, le elezioni del 2013 parlavano già chiaro, chiarissimo: si parlava di un appoggio esterno a Bersani, ma i grillini che erano d'accordo furono espulsi dal M5S. Cinque anni dopo, dimenticato tutto, azzerato tutto: gli elettori italiani hanno una memoria di brevissima durata, qualche giorno, come le mosche insomma.
AGGIORNAMENTO a luglio 2018: la barzelletta d'Italia, quella che tutti raccontano o hanno riso sentendola raccontare, quella del politico che viveva in un appartamento panoramico a Roma, in pieno centro, ma non sapeva chi gli pagasse l'affitto. Ebbene, in questo 2018 quel politico, la barzelletta d'Italia, è stato eletto sindaco di Imperia. Così va, inutili a questo punto le dotte analisi sul voto, sulla "crisi della sinistra", sulla "supremazia tedesca nell'area euro", eccetera eccetera. Di che cosa si vuol parlare, se la barzelletta d'Italia viene eletto e gli si dà ancora fiducia? Al di là delle dotte analisi da salotto tv o da commento economico politico sui quotidiani, la verità è che gli elettori italiani dormono sonni profondi...quando si sveglieranno, sarà troppo tardi (è già troppo tardi).
AGGIORNAMENTO a settembre 2018: ecco, dagli anni '90 in su ci hanno raccontato fino allo sfinimento la storia che ciò che è statale è pessimo e invece i privati avrebbero sistemato tutto. Poi crolla il ponte a Genova, ma nessuno parla di ciò che è evidente: se i privati annunciano spese per la manutenzione, il titolo crolla in Borsa. Chi compera azioni lo fa per guadagnarci, guarda che novità.
AGGIORNAMENTO a febbraio 2019: difficile tenere il conto: adesso Formigoni (6 anni), dopo Previti (corruzione di un giudice), Dell'Utri (vicino alla mafia), Berlusconi (frode fiscale) tutti sui 5-6 anni di galera, definitivi. Poi vanno aggiunti Bossi e i dirigenti leghisti di Trenord (chi ha denunciato le ruberie ha perso il posto di lavoro), Alemanno a Roma (6 anni in primo grado). La gente si lamenta ma poi, alle elezioni, vota per i ladri, i corrotti, i mafiosi: per loro o per il loro partito. Quantomeno, a sinistra gli elettori sono stati più attenti: la perdita di voti del PD parla chiaro, ma va anche detto che nessun dirigente PD (né Renzi, né D'Alema, né Veltroni, né Rutelli...) ha mai subito condanne. Un minimo di attenzione agli elettori andrebbe richiesta: in Abruzzo hanno votato per il partito delle "casette" dopo il terremoto, in Liguria per il partito dei tre condoni edilizi in nove anni... Che dire, mah.
AGGIORNAMENTO a giugno 2019: i commenti su Ferrara, dove la sinistra cede il sindaco alla destra dopo 73 anni, mi fanno subito pensare a Parma dove la stessa cosa è già accaduta. Chi si ricorda come andò a finire a Parma? Finì con la bancarotta, la città di Parma (città gioiello sotto le amministrazioni PCI-PSI) fu dichiarata fallita. Dato che la cosa è accaduta dopo tre legislature Lega/Forzitalia, non si può nemmeno dare la colpa alle amministrazioni precedenti. In seguito, fu eletto sindaco Pizzarotti (eccetera, Pizzarotti non è più grillino ma è ancora sindaco). E poi Bologna, con il sindaco Guazzaloca: Guazza chi??, diranno i nostri simpatici commentatori. Eh sì, la memoria non è il vostro forte. Buona fortuna a Ferrara, magari stavolta va diversamente, magari stavolta il neosindaco non andrà in galera, chissà.
AGGIORNAMENTO al settembre 2019: dopo sei anni e mezzo, Grillo e Casaleggio fanno un governo con il PD. E se l'avessero fatto subito, nel 2013, dopo le elezioni? Bersani glielo aveva chiesto, loro hanno risposto di no e chi era favorevole fu espulso dal moVimento. Quanto tempo si sarebbe risparmiato...(anni, non mesi). Nel 2018 Grillo scarta Berlusconi (corrotto) ma si tiene la Lega (fondata da un tizio che si fotteva i soldi del partito, coinvolta in molti scandali, al governo da un quarto di secolo proprio sottobraccio a Berlusconi...). Adesso vedremo come continua la storia, ma da Grillo e da Casaleggio un po' di autocritica, almeno un pochino? Mah.


La vignetta di Altan è del 2010, e viene da L'Espresso (29 aprile 2010)

lunedì 18 febbraio 2013

Il segretario regionale della Lega

Il capogruppo regionale della Lega Nord, in Lombardia, ha usato i soldi pubblici per pagare le spese del matrimonio della figlia: ricevimento sontuoso, regali, pranzo per molti invitati, eccetera. E questa era la notizia dei giorni scorsi: la settimana scorsa si è venuto a sapere che sempre a quel genero (deve volergli un gran bene) il signor Stefano Galli ha affidato consulenze per quasi duecentomila euro.
L’attuale segretario regionale, il signor Salvini, pochi giorni fa ha invitato tutti a una festa a base di pane e nutella: ce l’aveva con un consigliere regionale del PD, che ne aveva messo un barattolo in nota spese. Ora, far pagare un barattolo di nutella al contribuente è pur sempre una cosa che fa arrabbiare, ma si tratta di una spesa contenuta (una moneta due euro) e potrebbe anche essere una svista, parte di un conto di rimborsi spese reali. Pagare il conto di nozze della figlia, invece, non può certamente essere una svista; così come non può essere una svista farsi pagare dal contribuente i lavori di sistemazione nel terrazzo della propria villa, come ha fatto Umberto Bossi.
Vogliamo andare avanti? Proprio ieri Silvio Berlusconi ha detto che vuole davvero costruire il Ponte sullo Stretto di Messina: lo ha detto con estrema chiarezza, “sogno un giorno di camminare sul Ponte di Messina”, e il filmato è già disponibile su youtube. Le Grandi Opere, come le paratie del Lago di Como: chi c’è stato in questi due anni sa come è andata a finire, il Lago è da anni oscurato dal cantiere proprio nel suo punto più bello, in piazza Cavour; non solo, le nuove opere iniziate stanno provocando crolli e smottamenti. Dopo anni e anni di governo della Lega e di Berlusconi, la situazione è questa, ormai senza speranza: i cittadini di Como se ne sono finalmente accorti, e nel 2012 hanno abbandonato la Lega e Berlusconi.

Che dire di tutto questo? Roberto Maroni si presenta come una novità, ma è in politica da un quarto di secolo ed è sempre stato a fianco di Bossi e di persone come il capogruppo Stefano Galli. Vale la pena di ripetere: Bossi e Maroni fondarono la Lega insieme, impossibile che Maroni non sapesse cosa stava facendo Bossi con i soldi del finanziamento pubblico. Stefano Galli era il capogruppo regionale della Lega Nord, impossibile che a Maroni sia sfuggito cosa stava facendo. La Lega Nord era in consiglio regionale con Formigoni e Zambetti e Nicoli Cristiani (eccetera), impossibile che a Maroni (per lunghi anni ministro dell’Interno di Roma Ladrona) siano sfuggite le infiltrazioni della ‘ndrangheta sia in Regione che nei consigli comunali (vedi Buccinasco).

Ora Maroni prende in mano la scopa e pretende di essere credibile, dopo più di vent’anni in cui ha avallato tutto ma proprio tutto – per esempio come Ministro del Lavoro è stato lui a introdurre il precariato obbligatorio a vita; e avendolo visto con la scopa in mano mi tocca concludere questo post, prima che mi venga la tentazione di scrivere cosa se ne può fare Maroni di quella scopa.
Lombardi, svegliatevi...nella nostra Regione ci sono almeno tre candidati migliori, direi anche quattro: a venir giù dalla brocca si è ancora in tempo. Si può fare di tutto, federalismo compreso: ma non certo con la classe dirigente che abbiamo visto al governo della Lega in questi ultimi vent’anni.
PS: Cari elettori leghisti, io sono qui sotto il pero che vi aspetto: come voi ne sono cascati già tanti, ormai c'è una gran folla. Manchi solo tu, ti preparo il materasso così caschi sul morbido.

AGGIORNAMENTO AL 23 FEBBRAIO 2013: ieri Maroni in un comizio ha parlato di spie, di Stasi, di DDR, dell'essere spiati - ma non è lo stesso Maroni dei body scanners agli aeroporti? Non è lo stesso Maroni che ha riempito le strade di videocamere, le statali di tutors, eccetera eccetera? Sì, è proprio lo stesso Maroni.

sabato 9 febbraio 2013

Futurismo

Il futurismo ha due facce: una allegra, giocosa e simpatica; l’altra truce e minacciosa, funerea.
Il futurismo nasce più o meno cent’anni fa, agli inizi del Novecento, preceduto dal Ballo Excelsior, dalla nascita del fumetto, dal Liberty. Gli esponenti dell’ala simpatica del futurismo sono molti; a me piace ricordare soprattutto Bruno Munari, grandissimo designer e architetto, che iniziò col futurismo ma che poi dal futurismo prese le distanze. Anche tra i russi si trovano esempi di futurismo simpatico e divertente, o comunque impegnato nella satira sociale (Majakovskij, La cimice); purtroppo la faccia più nota e prevalente del futurismo è l’altra, quella nefasta.
La faccia brutta del futurismo è nell’esaltazione della guerra: il suo “manifesto programmatico” è infatti un libro intitolato “zzang tumb tumb” di F.T.Marinetti, che non è una storia a fumetti ma il rumore delle bombe e delle pallottole sul campo di battaglia. A Marinetti la guerra piaceva, la chiamava “igiene del mondo”.
Il mito della velocità è l’altra faccia negativa del futurismo. Non perché la velocità in sè sia un fattore negativo (a tutti piace arrivare presto, mi sembra quasi inutile dirlo ma non si sa mai) ma per l’assoluta e dittatoriale certezza, un vero dogma, con cui viene pronunciata ed enunciata. Di recente, lo storico dell’arte Salvatore Settis ha fatto notare una cosa, dati alla mano: con il costo di pochissimi chilometri di TAV (treni ad alta velocità) si potrebbe ricostruire senza problemi il centro storico dell’Aquila, la città devastata da terremoto. Questo non succede, aggiungo io, perché la percezione di quasi tutti è che andare a trecento all’ora (mi si passi il termine) è figo, mentre ricostruire l’Aquila (città antica) è cosa noiosa. Anche questo modo di ragionare fa parte dell’eredità del futurismo marinettiano: le cose vecchie sono noiose, “uccidiamo il chiaro di luna” è una delle citazioni più famose di Filippo T. Marinetti.  Marinetti dunque esaltava la guerra, e poi si annoiava davanti al chiaro di luna: a me basta per prendere le distanze da lui e dal suo movimento.
C’è poi il mito del cemento, il cemento razionalista, che è la diretta conseguenza del mito della velocità. Con il cemento si costruisce velocemente, con il cemento armato si costruisce ancora più velocemente, il futuro è nel cemento; si dichiara dunque guerra a tutto ciò che è naturale, come il chiaro di luna, e disturba il Liberty, cioè il lavoro manuale, il piccolo piacere personale, l’individualità anche nella costruzione delle case. Il razionalismo in architettura, al di là delle sue premesse teoriche, ha portato ad un’architettura sempre più uguale in ogni parte del mondo; se individualità ci deve essere, non è quella del proprietario ma quella del costruttore o del padrone. A Roma, in nome del razionalismo e del futurismo, fu distrutta gran parte della città antica per costruire Via dei Fori Imperiali e così fare le parate militari...

Ormai sono passati cent’anni, i baffi impomatati di Marinetti e di D’Annunzio ci appaiono patetici e antichi, eppure quel topo futurista continua a rodere e a costruire, e a mangiarsi l’ambiente in cui viviamo. Speriamo che non arrivi anche un’altra guerra: a Marinetti settant’anni di pace sarebbero sembrati noiosi, il suo ideale di vita ero lo zzang tumb tumb dei campi di battaglia del 1914-18...

sabato 26 gennaio 2013

Banche e Partiti, Mostri e Vampiri

A noi di sinistra certe persone non sono mai piaciute: né loro, né i loro metodi. Non si tratta di un nome in particolare, e non c’entra lo scandalo più recente, quello del Monte dei Paschi (purtroppo, ce ne sono altri...). E’ proprio il sistema, il modo di fare, la mentalità, che è del tutto estranea alla Sinistra: degli infiltrati, verrebbe da dire. Persone con mentalità di destra infilate nei partiti di Sinistra: reaganiani e thatcheriani, liberisti neanche tanto camuffati. E’ stato il pensiero dominante, dagli anni ’80 in poi, e anche a sinistra si è ceduto: il risultato è che la Coop non era più la Coop, banche e assicurazioni da sempre legate al mondo del lavoro sono diventate indistinguibili dalle altre banche e assicurazioni, le librerie Feltrinelli sono identiche alle Rizzoli e Mondadori, nemmeno il sindacato è rimasto indenne da questa deriva liberista e di destra. Il caso più eclatante è stato probabilmente l’elezione a deputato di Calearo, uomo di destra, cooptato nel PD da Walter Veltroni: e infatti dopo pochi mesi è passato nelle file della destra, con Berlusconi e con la Lega, al suo posto naturale. Non è una novità, insomma; e per questo il PD, e prima ancora i Ds e il Pds, ne sono stati penalizzati pesantemente, per vent’anni, in termini di voti alle elezioni.
A destra si sono persi, o hanno fatto finta di ignorare, tutte le discussioni che abbiamo fatto all’interno della Sinistra; a destra non hanno ancora capito che Prodi è democristiano, che Scalfaro era un cattolico conservatore, e su Libero e sul Giornale sono perfino arrivati a dare del comunista a Mario Monti – ma qui mi fermo e arrivo al dunque. Che è questo: noi di sinistra siamo contenti che sia finalmente scoppiato il caso del Monte dei Paschi, era ora, non se ne poteva più di vedere certi personaggi vicini ai nostri Partiti. Che si tolgano dai piedi, che vadano anche in galera se necessario.

Detto questo, mi guardo intorno e guardo in volto le persone che si sono alzate in questi giorni col ditino alzato, a indicare lo scandalo della banca legata al PD: Maroni, Berlusconi, Tremonti, Grillo, mamma mia, che parata di mostri... Quel dito puntato mi sembra ancora più inquietante, non il dito di una persona ma quello di un mostro, di uno zombie. Mi sembra di essere finito in uno di quei film degli anni ’50 dove c’erano tutti assieme Frankenstein, Dracula, l’Uomo Lupo, la Donna Pantera, la Mummia, e chissà cos’altro ancora. Scappi da uno di questi mostri, e te ne trovi davanti un altro... Impossibile sfuggire. E allora, che fare? Ricordare a Roberto Maroni la Banca Padana, la Popolare di Lodi, l’appoggio e la presenza fisica nella giunta più indagata, inquisita e condannata della Regione Lombardia, eccetera eccetera eccetera? Ricordare a Giulio Tremonti che è stato a capo dell’Economia per quasi vent’anni? Ricordare a Silvio Berlusconi le sue infinite holding tipo scatola cinese, i discorsi in favore degli evasori fiscali, i condoni edilizi, i condoni fiscali, gli infiniti scandali che lo vedono impegnato da trent’anni in infiniti processi? Non serve, sono come gli zombies: pensi di averli sistemati, risorgono subito più cattivi di prima.
Beppe Grillo mi sembra l’Uomo Lupo: che in un film di Gianni e Pinotto era un amico, ma ogni sera supplicava gli amici di tenerlo ben chiuso in una stanza, con la luna piena avrebbe potuto sbranarli lo stesso, alla faccia dell’amicizia.
Unica consolazione: nel PD nessuno ha difeso quello che è successo al Monte dei Paschi, così come nessuno ha difeso Filippo Penati, ormai da molto tempo fuori dal Partito. A destra, invece, tutti difendono tutti, negano anche l’evidenza, Formigoni anche dopo lo scandalo del San Raffaele e di altri ospedali lombardi continua a ripetere che non è successo nulla (e i soldi del ticket, contanti liquidi e puliti, a chi andavano?), la Lega Nord anche dopo lo scandalo delle discariche cremonesi e bresciane continua a dichiarare di aver fatto buon governo, Maroni si vanta dei successi contro la mafia proprio mentre la magistratura svela con chiarezza che la mafia e la ‘ndrangheta sono ormai ovunque, nella Padania leghista e in particolare in Lombardia.

In questo contesto, però, mi ricordo di essere lombardo. E, da lombardo, penso che il candidato del centrosinistra alle prossime elezioni si chiama Umberto Ambrosoli. Ecco, a Umberto Ambrosoli mi sento di dare fiducia. In parte per il cognome che porta, per la famiglia da cui proviene, e poi – soprattutto - per come si presenta e per quello che dice. E non è vero che “sono tutti uguali”, nel PD hanno iniziato davvero a lasciare a casa i mostri, quelli sacri e quelli ingombranti, il PD di oggi sta diventando un partito diverso rispetto al passato più recente. Anche nel movimento di Grillo ho visto emergere facce nuove, volti e modi di persone normali: si tratta comunque di fare piazza pulita rispetto al passato. Anche con Ingroia ci sono persone che hanno combattuto la deriva di questi anni. Abbiamo dunque a disposizione alcuni partiti o movimenti che cominciano a prendere le distanze dalla speculazione e dal pensiero dominante degli ultimi trent’anni, quello che ci ha portati alla crisi. Sia nel PD che con Ingroia che con il Movimento 5 stelle ci sono persone interessanti. Sta a noi elettori fare in modo che si continui sulla buona strada, vigilare; per intanto, l’importante è che si mettano fuori gioco tutti quelli che hanno portato la ‘ndrangheta perfino nel Consiglio regionale della regione più importante d’Italia: e intendo i Maroni, i Formigoni e i loro alleati che ci hanno portato alla crisi economica e morale.

AGGIORNAMENTO AL 2 FEBBRAIO 2013: il Corrierone fa un titolone, pare che Maroni accusi Napolitano di coprire lo scandalo. Oh bella, e Maroni dov'era, e Tremonti dov'era? Erano al governo, uno agli Interni e l'altro all'Economia. Non hanno visto niente? Tremonti pare che abbia firmato addirittura un mega prestito al Monte dei Paschi, i famosi Tremonti-bond... E i condoni, lo scudo fiscale, la depenalizzazione del falso in bilancio, chi li ha firmati? Lo scrivo qui per i distratti: Tremonti, ministro dell'Economia dal 2001 al 2012.

AGGIORNAMENTO AL 9 FEBBRAIO 2013: al Monte dei Paschi, stando alle notizie più recenti, faceva capo anche una persona vicina a Cesare Verdini, un deputato molto importante. Non sapete chi è Verdini? Male, molto male: andate a informarvi.

venerdì 18 gennaio 2013

L’on. Salvini e il federalismo degli Svizzeri

Il federalismo esiste in Svizzera da secoli, e in Germania da quasi duecento anni: è l’argomento di punta dei leghisti nelle infinite discussioni sul tema. E quindi, si conclude, dov’è il problema?
Il problema è questo: che se in Svizzera o in Germania venissero a sapere che un politico ha comperato una laurea lo metterebbero immediatamente alla porta, magari anche a pedate. E si tratta solo del primo esempio che mi è venuto in mente: provo a pensare a cosa succederebbe, in Svizzera o in Germania, se scoprissero che un politico o un assessore è colluso con la malavita organizzata, come è successo di recente in Lombardia: non so gli Svizzeri, ma di sicuro i Tedeschi ripristinerebbero seduta stante i metodi e i rituali praticati durante la battaglia di Teutoburgo (anno 9 d.C.), scorticazioni e impalazioni comprese.
Invece da noi, niente. Da noi, il deputato europeo nonché segretario regionale lombardo, onorevole Salvini, può tranquillamente andare in tv e parlare ancora di teoria politica, come se niente fosse, dopo aver governato in questo modo, e per vent’anni, non solo la principale regione italiana ma anche Roma e l’Italia intera. Ministri lombardi erano quasi tutti i membri del governo di cui ha fatto parte fino a ieri la Lega Nord: Bossi, Maroni, Berlusconi, Calderoli, Gelmini, Brambilla, Tremonti (Tremonti è di Sondrio, quasi svizzero), Irene Pivetti, Formigoni, eccetera eccetera. Se i Comuni e le Regioni italiane sono così disastrate, gran parte della colpa va proprio a Berlusconi, a Tremonti e alla Lega: gli altri erano all’opposizione, le decisioni vengono prese da chi comanda. Vogliamo parlare, magari, delle condizioni in cui è stata ridotta Parma, città modello ai tempi del PCI?

Cambiar discorso in tv è comunque facile, se vicino a te c’è il sindacalista si attacca a parlare del sindacato, se c’è Nichi Vendola si parla dei matrimoni omosessuali, se c’è Landini della FIOM gli si dice “non gridare che non sono sordo”; l’importante è sviare il discorso, evitare di rispondere. E’ facile, e il conduttore lo consente sempre. A scuola, o in tribunale, si verrebbe presi a bacchettate: non so niente di Traiano, sposto il discorso su Giulio Cesare. Non so niente delle reazioni delle ammine, provo a spostare il discorso su qualcosa che so – ma i professori raramente sono così fessi, e in tribunale a rispondere così si rischia, negli USA (paese federalista come pochi altri al mondo) quando si cerca di cambiar discorso davanti a un’osservazione precisa, si viene incriminati per vilipendio. In tv, invece, te lo lasciano fare senza problemi: che il conduttore sia connivente o solo un po’ distratto il risultato non cambia.
Ci si chiede anche che cosa bisogna fare per diventare assessori, onorevoli, ministri. Ai giovani che chiedono un posto di lavoro, anche uno qualsiasi, si chiede il curriculum e poi si storce il naso anche davanti a una laurea in ingegneria, a due lingue straniere parlate e scritte... Questi chi sono, come vengono selezionati? Non entro nel dettaglio, me ne guardo bene: me lo sono già comunque chiesto altre volte, per esempio qui; e mi è toccato prendere atto che abbiamo avuto non solo donnine allegre (questo arrivo a capirlo), ma perfino degli ultrà del calcio come assessori. In Lombardia e soprattutto nel Lazio si fa carriera così, alla faccia del curriculum vitae.
Conclusione: lasciamo stare gli svizzeri quando si parla di federalismo, se al posto di Guglielmo Tell ci fossero stati Bossi e Tremonti e Maroni non oso pensare a come sarebbe andata a finire, con quella mela e con quella balestra.
PS: Quando si parla della Fornero, bisogna ricordarsi che Roberto Maroni è stato ministro del Lavoro. I danni non li ha fatti la Fornero, ha cominciato Maroni: se vostro figlio è disoccupato, ricordatevi che in vent'anni Maroni non ha mai detto una parola mentre le fabbriche padane chiudevano o traslocavano all'estero.

sabato 12 gennaio 2013

Maroni, Berlusconi, Santoro, Monti

L’altra sera, da Santoro, Silvio Berlusconi ha detto alcune inesattezze; pensavo che se ne parlasse sui giornali e su internet, così non è stato. Provo a parlarne qui.
- La prima inesattezza è quella sull’euro: un’ospite della trasmissione ha messo in evidenza i difetti della moneta unica, e Berlusconi ha approvato rincarando la dose. Ora, Berlusconi era al governo proprio nel momento più importante per l’euro: dal 2001 al 2006. Poteva intervenire e non lo ha fatto, poteva migliorare gli inizi della moneta unica e non lo ha fatto: oltretutto, nel Parlamento Europeo il partito di Berlusconi fa parte della maggioranza. Perché Berlusconi non si è mosso in quegli anni? Perché Tremonti, Brunetta, Bossi, Fini, Maroni, non sono intervenuti allora, facendo presente i difetti della Banca Centrale Europea e lavorando per migliorare la situazione?
Mi sarebbe piaciuto sentir fare questa domanda, ma questa domanda non è arrivata, e anzi si è lasciato indisturbato il principale responsabile dell’andamento dell’Economia italiana a fare il suo ennesimo comizio.
- L’euro, la moneta unica europea, è stato pensato da persone che poi non sono state presenti al momento della sua applicazione. La classe dirigente degli anni ’80 e ’90 è stata completamente sostituita al momento delle elezioni europee successive: per essere più precisi, al potere in Europa è arrivata una generazione di politici che nella moneta unica non hanno mai creduto fino in fondo. I difetti dell’euro arrivano proprio da qui, dai politici (in gran parte nazionalisti, e di destra) che non ci hanno mai creduto.
- Oltre a Berlusconi, nel Parlamento Europeo c’è anche la Lega Nord: vogliamo andare a vedere che cosa hanno fatto in tutti questi anni, che iniziative hanno preso, come si sono inseriti nelle decisioni importanti? Sarebbe interessante chiedere un parere a chi c’era, per esempio a Mario Monti. Che vantaggi ha avuto il nostro Paese dalla presenza di Borghezio, Speroni, Salvini nel Parlamento Europeo? Si è accresciuto il nostro prestigio? Siamo migliorati?
- Un’altra questione importante: la lotta alla mafia. Durante il ventennio berlusconiano (e leghista, e ciellino...) alle tre regioni tradizionalmente in mano alla malavita organizzata si è aggiunta anche la Lombardia. Ci sono già delle sentenze definitive, ci sono indagini e arresti, sedici componenti della giunta lombarda sono finiti sotto inchiesta o condannati. Sedici non sono pochi. Ne vogliamo parlare?
- Vogliamo parlare dei ripetuti insulti e attacchi rivolti ai magistrati che guidano le inchieste contro la mafia e la ‘ndrangheta? Vorrebbe Silvio Berlusconi, e con lui Roberto Maroni, chiedere pubblicamente scusa alla signora Ilda Boccassini per le ripetute ingiurie di questi ultimi vent’anni? E’ proprio Ilda Boccassini che sta guidando le principali indagini contro la ‘ndrangheta, gli arresti dei mafiosi sono merito suo e non di Roberto Maroni. Per chi non se ne fosse accorto, non solo gli arresti importanti sono continuati anche dopo la caduta del governo Berlusconi, ma dopo (dopo Maroni) si è arrivati anche ad arresti di politici e dirigenti di aziende pubbliche. Come mai a Maroni, “miglior ministro degli Interni della storia d’Italia” secondo la sua autodefinizione, sono sfuggite cose enormi come la gestione del finanziamento pubblico del suo stesso partito, come gli scandali delle discariche cremonesi e bresciane?
- Cesare Previti ha una condanna definitiva, su tre gradi di giudizio: sette anni di carcere per aver corrotto un giudice, così da avere una sentenza in favore. Per chi stava lavorando, l'avvocato Previti, in quel processo? Se si dà ancora credito a Previti, e a chi gli sta vicino, non ci si venga poi a lamentare dei politici corrotti, della casta, e di quant'altro ancora.
- E poi Travaglio. Che mi frega di Travaglio, mi sono chiesto durante lo show che è stato concesso a Silvio Berlusconi nella trasmissione di Santoro. Travaglio non ha mai avuto la minima influenza sulla mia vita, è solo un giornalista, posso leggerlo o non leggerlo, posso ascoltarlo o cambiar canale. Con Silvio Berlusconi, invece, cambiare canale non mi è stato mai concesso; e le sue decisioni hanno influito pesantemente sulla vita di noi tutti.
- Una domanda che andava fatta: le ditte italiane in questi ultimi dieci anni sono andate quasi tutte all’estero. Come mai Berlusconi, Maroni, Bossi, Borghezio, La Russa, Galan, Zaia, non ne hanno mai neppure accennato? Dov’erano, mentre gli industriali veneti tenevano le loro riunioni annuali in Romania? Ormai le ditte venete sono tutte in Romania, se non ve ne siete accorti o siete un po’ fresconi oppure siete d’accordo...
- Maroni è stato ministro del Lavoro: i danni della Fornero cominciano proprio da lui, da Roberto Maroni.
- E infine, quando avrei chiuso la trasmissione io? Io l’avrei chiusa quando Berlusconi si è messo a spiegare l’acqua alta a Venezia. Che c’entra, gli avrei chiesto, l’acqua alta con la peggiore crisi economica degli ultimi sessant’anni? Stia al tema, gli avrei detto, e non ci prenda per i fondelli.
A questo punto, è quasi certo, la trasmissione sarebbe finita. Mai occuparsi della verità, parole parole parole, tanto la gente ci casca sempre.

PS: per chi fosse interessato, alla voce “Chi vota a destra/Lega è un imbecille?” ho dedicato diversi post: qui, qui, qui, qui, qui, qui e  poi ancora qui , e altro ancora. Ho portato parecchi argomenti, aspetto ancora risposte accettabili.

domenica 6 gennaio 2013

Non luoghi, 2013

“Non luoghi” è un termine che dobbiamo al francese Marc Augé; la definizione precisa, che prendo da wikipedia, è questa: «... si è occupato di alcuni aspetti prioritari della società contemporanea metropolitana, quali il paradossale incremento della solitudine nonostante l'evoluzione dei mezzi di comunicazione; lo strano percorso relazionale dell'"io" e dell'"altro" immersi in un contesto europeo di fine millennio; il nonluogo, ovverosia quello spazio utilizzato per usi molteplici, anonimo e stereotipato, privo di storicità e frequentato da gruppi di persone freneticamente in transito, che non si relazionano, situazione riscontrabile negli aeroporti, negli alberghi, sulle autostrade, nei grandi magazzini; infine l'oblio e l'aberrazione della memoria. Augé ha eseguito un attento lavoro di raffronto fra l'impressione che questi "nonluoghi" suscitano nella gente comune e quella prodotta da alcuni grandi scrittori della letteratura francese. Il risultato di questa analisi è stato un apparente insuperabile gap fra il linguaggio e l'esperienza.» Marc Augé è un antropologo, nato a Poitiers, il 2 settembre 1935; ha passato molti anni in Africa e in America del Sud, per poi occuparsi di noi europei, cioè delle persone a lui più vicine e dei loro comportamenti. E’ qui, dall’osservazione sui nostri comportamenti nei luoghi come le stazioni e la metropolitana, che è nata la definizione di “non luogo” che ho riportato qui sopra, in un suo libro del 1992 (Non-Lieux. Introduction à une anthropologie de la surmodernité, 1992; pubblicato in Italia da Elèuthera, 1996). Di questo libro, e dei non luoghi, si era parlato molto; e del resto l’osservazione era molto precisa e le intenzioni erano ottime. Vediamo quindi cosa è successo in questi vent’anni che sono trascorsi, e cosa è successo ai non luoghi, cosa è cambiato rispetto ad allora.

Il primo posto che andrei a vedere è la metropolitana, oggetto di un altro libro di Marc Augé (Un ethnologue dans le métro, 1986; edito in Italia da Elèuthera), e poi anche le stazioni ferroviarie, le sale d’attesa, le banche, gli ospedali. Alla fine degli anni ’60, Dino Buzzati a Milano pensava ancora alla metropolitana come a un luogo con un’aura, vi ambientava il mito di Orfeo, gli inferi (non l’inferno, gli inferi); idem per Julio Cortàzar a Parigi negli anni ‘70, luogo d’incontri e di fantasie. Ancora nel 1992 la metropolitana era così, ma oggi è invasa da pubblicità e da luci invadenti, si viene filmati in ogni nostro passo ed è più che possibile finire al tg o su youtube, magari mentre facciamo una smorfia o ci soffiamo il naso. Direi che la metropolitana, oggi, è diventata ancora più non luogo di quanto non fosse prima.

E le stazioni ferroviarie? Anche qui non esiste più la privacy, anche qui la pubblicità è invadentissima (al punto da coprire gli annunci con le informazioni), e inoltre non esistono più le sale d’attesa, spesso per raggiungere i binari bisogna passare attraverso una serie infinita di tapis roulant e di forche caudine, le biglietterie sono chiuse definitivamente o magari chiuse sabato e domenica, se avete bisogno di un’informazione siete ridotti a dialogare con un robot, che magari non dà il resto al vostro biglietto da cinquanta: le stazioni non sono più stazioni, prendere il treno pare che vi sia diventata una cosa secondaria. Ma non basta: oggi a rendere sempre più “non luogo” non solo le stazioni ma anche il treno stesso, vi è anche l’alta velocità: a trecento all’ora esiste solo il treno, il paesaggio esterno è cancellato. Quantomeno, in aereo, alla stessa velocità si poteva vedere cosa c’era sotto, spesso anche in modo spettacolare; in treno a trecento all’ora il mondo esterno è solo un fastidio da superare, un noioso intoppo. Prendere un treno normale è ormai impossibile, anche se vuoi andare a Bologna o a Roma sei costretto a usare il supertreno, obbligato. Se dici “non ho fretta, voglio godermi il paesaggio” sappi che il paesaggio non esiste più, cancellato – come in “Brazil” di Terry Gilliam dove i cartelloni pubblicitari, enormi, impediscono ai viaggiatori di vedere il paesaggio devastato.

La stessa cosa è successa agli ospedali, quasi militarizzati: posso fare un raffronto di persona, perché nel 1995 ho passato un mese all’Istituto dei Tumori di Milano, un ospedale modello, e tutto vi funzionava a perfezione anche senza la disumanizzazione che si vede oggi. So che a molti piace, io quando sono andato a visitare qualcuno mi sono quasi sentito male: corridoi e sale d’attesa angoscianti, personale praticamente in divisa, montagne di divieti, parcheggi a pagamento (e molto cari), questo è veramente diventato uno dei non luoghi per eccellenza, nel 2013.
Sono ormai un non luogo anche le banche: musica diffusa e fastidiosa, luci orrende, arredi, pubblicità, visite corporali all’ingresso (ma se sono cliente qui da vent’anni...), vietato anche portarsi dietro le chiavi di casa.
Si ha l’impressione di essere degli automi anche sulle strade, superstrade e autostrade ormai inevitabili, se vuoi muoverti devi passare per forza da una strada statale, anche solo per cinquecento metri, e lì ti aspettano al varco, come se fossi un criminale, spiato ovunque, fra muri sempre più alti di cemento, sottopassi sempre di cemento. Non esistono alternative all’automobile: andare a piedi o in bicicletta è diventato pericolosissimo, negli anni passati abbiamo imparato che le antiche vie di comunicazione, come la via Francigena, sono diventate impraticabili e pericolose, ci sono le auto ovunque; anche se uno volesse andare a piedi o a cavallo, come suggeriscono gli idioti, è impossibile se non per brevissimi tratti. Prima o poi, la superstrada e il rondò li trovi di sicuro: i molti pellegrini che hanno voluto provare a seguire la via Francigena, negli anni ’90, hanno dovuto farsi scortare dalla polizia stradale.

Che cosa rende “luogo” un “non luogo”? E’ la presenza delle persone. Persone fisiche, presenti, ognuno con le sue caratteristiche, ognuno portatore di se stesso e dei propri difetti ed affetti. Così era il mondo, come era sempre stato, fino a una quindicina di anni fa. Le stazioni erano costruite intorno al passeggero, per esempio, e non il contrario come si vede oggi. Non esiste alternativa ai non luoghi, si fa così e basta, e se vuoi spostarti (se devi) esiste solo quella roba lì, e devi farlo in quel modo lì, a trecento all’ora, col tutor, in mezzo a persone isolate da auricolari e ipad, esseri umani solo in apparenza; perfino le valigie dei viaggiatori ormai sono tutte identiche, indistinguibili, tutti uguali, stesso modello, col trolley. Se dall’aereo, negli anni ’90, si vedeva ancora il mondo esterno, qui siamo al solipsismo: il mondo esterno è solo un fastidio da attraversare, il paese dove abiti, il laghetto dove andavi a pescare da bambino, sono stati cancellati da un esproprio, non luoghi anch’essi. I più giovani non sanno neanche più di cosa stai parlando, sono cresciuti nel cemento e nella plastica e il cemento e la plastica sono per loro l’ambiente naturale.
Buone idee danno spesso pessimi risultati, il libro di Marc Augé mi era sembrato interessante nel 1996, ma la realtà che ne è seguita è questa. Augé lo aveva previsto? Direi di no. Ai non luoghi non esiste più alternativa. Questa è una dittatura, non esiste altra parola più appropriata al momento.

In appendice, vorrei parlare di un lungo articolo a firma Ilaria Carra, che La Repubblica del 4 gennaio 2013 (edizione milanese) dove si parla della chiusura della metropolitana anche in uscita, e si prendono in giro i passeggeri che non si adeguano: “qualcuno continua a sbattere contro la barra, ma si ritiene che ormai questa prassi stia entrando gradualmente nelle abitudini dei milanesi” . Le persone che escono dalla metropolitana vanno a sbattere sulle uscite perché la chiusura delle uscite esiste da pochissimi giorni; e soprattutto direi che vanno a sbattere perché questa è una minchiata, nessuno si aspetta una minchiata ma invece c’è chi le pensa e chi le fa. Nel frattempo, in altri Paesi si sta pensando di rendere gratuiti i mezzi pubblici, si progettano quartieri senza automobili...da noi si arriva sempre in ritardo, e dall’estero si importano, per l’appunto, quasi solo le minchiate. L’articolo prosegue con espressioni come “piano antifurbetti” e “un nuovo step”, e con tutta una sequela di frasi fatte e di luoghi comuni ripetuti a macchina che rendono ormai anche il giornalismo un non luogo. Solo verso la fine, quando si scrive “L’obiettivo finale di Atm è di allargare la sperimentazione anche alla mattina prima delle 9.30 e dopo le 16.30 le due fasce d’orario più critiche, quando i passeggeri sono tanti e il tornello rischia di generare caos” si riconosce finalmente che non è tutto bello come veniva descritto. Ma poi leggo che “il Comune apprezza il piano e ha sempre incoraggiato l’azienda a proseguire su questa strada”: ecco una stilettata particolarmente dolorosa, perché il sindaco di Milano è una persona nuova, Giuliano Pisapia: anche il sindaco Pisapia continua nell’opera di tirar su muri e barriere, di mettere dazi e videocamere, musichette sceme e pubblicità invadenti, forse ben determinato, anche lui, a trasformare ogni luogo in un non luogo, cioè a peggiorare continuamente la nostra vita, anche con provvedimenti in apparenza minimi.

Non vedo più vie d’uscita, tra poco saranno dei non luoghi anche le nostre case, senza librerie (nell’era dell’ebook e del tablet, suvvia), controllati in ogni minima spesa, controllati anche nei rifiuti. L’unica consolazione, per adesso, è che molti (davvero molti) di quelli che hanno preso queste decisioni sono finiti in galera o agli arresti domiciliari (per esempio il signor Biesuz, gran capo delle Ferrovie Lombarde, ciellino). Essere costretti a sperare nei Carabinieri per avere un mondo migliore, ne converrete, non è comunque un bel segnale.

AGGIORNAMENTO al 2 febbraio 2013: il non luogo più spaventoso, a Milano, è probabilmente il percorso che porta alla linea gialla, nella fermata Duomo. Non è nemmeno un orrore, siamo addirittura oltre, chissà chi è il robot che lo ha approvato.
AGGIORNAMENTO al 5 febbraio 2013: da questa settimana, l'obbligo di timbratura anche in uscita è stato esteso a tutta la giornata, sempre a Milano nel metrò; la novità è che prima dicevano di rivolgersi al personale in caso di difficoltà (ma loro dicono: "chi non è in regola", dando per scontato che non esistano persone in difficoltà, ma solo furbi e furbetti), adesso invece dicono: «Rivolgersi alle apposite macchine». Eh già, certo: in un nonluogo i contatti umani sono vietati. E poi, vuoi mettere: le persone bisogna pagarle, il trend invece è di licenziare. E infine, viene da pensare, chissà mai che qualcuno non ci guadagni qualcosa, comperando tutte quelle macchine, quei tornelli.
AGGIORNAMENTO al 3 maggio 2013: vedo al tg le immagini delle nuove metropolitane, a Milano e a Brescia. I responsabili del progetto mettono molta enfasi sul fatto che non c'è personale, treni e stazioni vengono guidati da lontano; uno dei progettisti mostra gli interni e dice che sono confortevoli. Li guardo anch'io, sono come gli interni dei videogames. Per dirla tutta: pochi giorni fa ho visto "Tron Legacy", e gli interni delle nuove metropolitane sono confortevoli come quelli del film, plastica rilucente e metalli freddi, nessun colore, nessun calore, e molto probabilmente nessuno che vi dia un'informazione se ne avete bisogno.