sabato 18 luglio 2020

Disimparare


"Sto disimparando tutto quello che ho imparato", mi dice l'amico Bellini, un anno dopo aver cambiato lavoro. Si aspettava qualcosa di meglio, ma più che altro il nuovo posto di lavoro gli permetteva di fare meno chilometri e di stare più vicino alla famiglia. Ma il suo non è un caso isolato, è anzi un lamento molto comune: molti di noi si trovano a lavorare in ambienti che richiedono solo un lavoro meccanico e ripetitivo, spesso noioso e burocratico, che con la chimica ha poco a che fare.
E la verità pratica è forse proprio questa: che per lavorare in un'industria chimica aver studiato chimica non è affatto necessario. Spesso basta il buon senso, l'aver vicino un collega che ti dà le dritte giuste; a volte anche questo è superfluo, non necessario: basta una buona raccomandazione, e puoi anche andare in cima al mondo, saldo come una roccia, con tutta la tua ignoranza (quella di partenza e quella guadagnata sul campo). (A proposito, che la raccomandazione valga solo nei posti statali è un altro mito da sfatare: c'è dappertutto e funziona sempre.)
Molto utile è per esempio aver fatto l'idraulico, e averlo fatto bene: chi guarda un impianto chimico da fuori vedrà subito di quanti tubi e valvole e raccordi è fatto, e magari se ne spaventerà. E fondamentale è la caldaia, che produce vapore; i distratti lo scambiano per fumo, ma è acqua allo stato gassoso, cioè vapore. Siccome il vapore è caldo, serve a molti scopi: per evitare che i composti che gelano (cere, grassi) otturino le condutture, oppure per scaldare e pulire le autoclavi.
Ma nemmeno tutte queste cose sono sufficienti ad avere un buon posto di lavoro, o a far carriera. Non conta nemmeno l'impegno, a molti sembrerà assurdo ma invece è spesso così.
Sembrerà strano, ma non sono queste le cose che contano, nel lavoro: conta di più saper dire di sì al capo, per esempio. Tanto, il fesso che lavora anche per te, e magari correndo, lo si troverà sempre.

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