giovedì 29 luglio 2010

Un raggio di luce


Auguri a chi so io!
(il disegno è un Guillermo Mordillo del '78)
PS: ciao Elena!

mercoledì 28 luglio 2010

Istruzioni per rendersi antipatici

E, per finire, ecco le nuove norme del Codice della Strada, in vigore da agosto: in sostanza, forti inasprimenti delle multe e delle sanzioni.
Qualcuno si sente più sicuro?
Non passa giorno senza che io non veda con i miei occhi almeno una macchina sportiva veloce fare una manovra azzardata, del tipo: curva stretta a 90 gradi affrontata senza scalare le marce, rasente al muro il più possibile, in pieno centro abitato. Ieri, dopo la curva c'era una giovane donna col passeggino: dieci metri più in là, ed era fatta. Bastava che uscisse di casa un attimo prima. Magari il bambino ha buttato per terra il ciucio, lei si è attardata a raccoglierlo, si è salvata la vita e nemmeno se ne è accorta.
Intanto io, in macchina, su brevi percorsi, faccio i miei esperimenti: stare dentro i limiti di velocità nei centri abitati, per esempio. Bastano venti metri di rettilineo (anche meno) e, zac, sorpassato. Oggi si può. Lo fanno tutti, anche senza macchine sportive: chi va piano è un fesso, anche e soprattutto vicino alle scuole elementari.
Cosa farei io se potessi sostituirmi al legislatore? Per esempio questo: vietare la circolazione a tutte le macchine inutilmente potenti e aggressive.
Se c'è un limite di 130 Km all'ora sulle autostrade, perché mai permettere la circolazione ad automobili che vanno a 200 Km all'ora?
Lo stesso discorso va fatto per le moto. Quanti morti ha sulla coscienza Valentino Rossi? Di persona, nessuno; indirettamente, a centinaia.
E qui nasce il provvedimento successivo: abolizione immediata di tutte le gare automobilistiche e motoristiche, dalla Formula Uno ai rallies, a tutto quel che vi viene in mente. Abolizione immediata, perché è dall'esempio dei rallisti e dei Valentino Rossi che nascono i comportamenti come quelli che ho descritto all'inizio, auto rasente al muro in curva a tutta velocità.
Qualcosa da obiettare? Mi avete trovato antipatico a sufficienza? Figuratevi cosa sto dicendo io, che dovrò pagare una tassa una tantum di diecimila euro per comperarmi una macchina nuova che non mi serve, perché la mia sarebbe inquinante (figuriamoci: non ho mica la Balilla, ho una Clio con la quale faccio due pieni all'anno) (due pieni all'anno, certo).
Ringrazio i legislatori per tutto questo affetto che mi dimostrano; in particolare, ringrazio il mio presidente Formigoni che sta volando sopra di me con il suo elicottero, il presidente Berlusconi con il suo jet privato, e l'on. Bossi con le sue auto d'epoca. Tutti veicoli a molla e a pedali, suppongo: ecologici e che non inquinano.
PS: la tradizione delle Ferrari, i fasti del motociclismo italiano? Ma figuriamoci: cosa dovrebbero dire allora i vignaiuoli e i produttori di grappe, che nel nostro Paese sono una vera gloria millenaria? Le Ferrari le faranno in Serbia, le grappe e il Barbera continueremo a farle qui.

martedì 27 luglio 2010

La crisi che viene da fuori

Mi ha veramente stufato, questa storia della crisi economica che viene da fuori e che noi non c’entriamo e ci tocca subirla da poveri innocenti: è una storiella che viene raccontata ad ogni istante, ad ogni dibattito, e per di più con quelli che dovrebbero fare opposizione a dire “sì, è vero, sono d’accordo”.
Siccome fin da piccolo sono stato rimproverato per questo atteggiamento, e mi hanno sempre detto di provare a guardare se invece io (io!) avevo fatto qualche sbaglio, di non star lì a fare la vittima e di dar la colpa agli altri, mi sento autorizzato a mettere per iscritto gli argomenti su cui vorrei invece che si parlasse per esteso. Per esempio:
- La fuga delle industrie dall’Italia, e soprattutto dalla Padania, dura da parecchio tempo: non è solo la Fiat e la Omsa che vanno in Serbia o la Bialetti che va in Cina: è di una decina di anni fa la notizia (passata sotto silenzio o quasi) che gli industriali e gli artigiani del Veneto tengono le loro riunioni in Romania, perché ormai sono tutti lì ed è più comodo. Questa fuga di massa ha molte ragioni, ma una mi sembra chiara: in Confindustria e Confartigianato non si fidano del Governo, non hanno fiducia nei Bossi e nei Berlusconi, men che meno nei Maroni e nei Cota e negli Zaia e nei Brunetta, e sanno bene che Tremonti non è in grado di governare il deficit di bilancio. A parole, dicono tutt’altro; nei fatti, dimostrano ampiamente di non fidarsi. E fuggono all’estero.
- Il ruolo dei sindacati in questa crisi è minimo, quasi zero: sia nel bene che nel male. I sindacati sono come gli avvocati in tribunale, come gli agenti dei calciatori e degli attori: l’avvocato vuole sempre fare assolvere il suo cliente, l’agente spara sempre cifre grosse per l’ingaggio. Tutto sta poi a vedere cosa si può ottenere. Si incolpano dunque i sindacati perché vogliono far guadagnare di più le persone che rappresentano? Questa sì che è bella, è un’antica barzelletta ma vedo che se la bevono ancora tutti, allegramente.
- E’ da un quarto di secolo, dalla metà degli anni ’80, che si insegna ai giovani, ripetutamente e con martellamenti assai insistenti, quali sono i lavori fighi e convenienti: il marketing, il pubblicitario, le vendite. Se si parte da queste premesse, cioè che l’importante è vendere e non importa cosa si vende e come lo si vende, si capisce bene che cosa è successo a questo Paese: a un manager cresciuto nel culto del “vendere vendere vendere” non importa un fico secco se la merce viene dalla Cina o da Kyssadove, lui vende e basta. Se poi le fabbriche chiudono e tutti si trasferiscono in Serbia o in Malesia, chi se ne frega: il venditore la sua parte ce l’ha lo stesso, il pubblicitario può continuare a inventare slogan, gli altri si arrangino che non è compito nostro.
- I padri di questi venditori (ormai quarantenni) erano in gran parte i leggendari industriali brianzoli e lombardi, quelli del boom economico. Ne ho conosciuti parecchi: il loro motto era lavorare, lavorare, lavorare, e non vendere, vendere, vendere. Se lavori bene poi la gente compera: e lavorare bene significa avere idee, progettare, essere affidabili, inventarsi ogni giorno qualcosa di nuovo. Molto più facile e molto meno faticoso comperare dai cinesi e dai malesi e rivendere qui: infatti i figli hanno la Ferrari, i padri non ce l’avevano; i figli fanno le vacanze a Sharm e alle Mauritius, i padri passavano le vacanze in fabbrica. I risultati si vedono: sempre più Suv e Bmw, e sempre più disoccupati.
C’è altro da dire? Oh sì, e tanto. Ma qui mi fermo, tanto a cosa serve? Non appena si prova ad affrontare seriamente il discorso, si alza su il Bossi e dice : «Zingari, finocchi, federalismo, secessione!». La volta dopo tocca a Tremonti, che dirà di essere sempre stato marxista; poi a Brunetta, che se la prenderà con gli statali fannulloni; l’importante è cambiare discorso, non discutere e non entrare mai nei fatti. Un anno fa, si sa, la crisi non esisteva nemmeno; e chi ne parlava era bollato come iettatore. Quest’anno la crisi c’è, e purtroppo bisogna fare i sacrifici. Comincia tu, però, che Piersilvio è in giro sullo yacht nuovo da sei milioni di euro e non ha proprio tempo; e nemmeno Renzino Bossi ha tempo, deve ancora fare un giro sulla pista di Monza con la sua moto nuova di pacca.

lunedì 26 luglio 2010

La Messa in latino

All’inizio degli anni ’90, per mio interesse personale, avevo deciso di assistere ad una Messa in latino: tutti i grandi musicisti hanno composto musica sacra, e volevo saperne qualcosa in più. Fino a tutti gli anni ’50, la Messa in latino era cosa quotidiana, nel senso che la Messa cattolica esisteva soltanto in latino; ma io – che pure non sono più giovanissimo - ho fatto il catechismo già in italiano, ho imparato il Padre Nostro e non il Pater Noster. Già dal 1965 funzionava così, e ormai della Messa in latino si era persa anche la memoria. Così mi sono preparato a dovere e sono andato a Milano, in Sant’Ambrogio, dove tutte le domeniche si diceva la Messa latina. E qualcosa avevo già letto sui giornali, ma finché le cose non si vedono con i propri occhi si fa fatica a crederlo: la chiesa era piena di giovani neonazisti e neofascisti, con tanto di anfibi e abbigliamento paramilitare. Partito da un interesse puramente culturale, avevo fatto invece una scoperta di tipo antropologico: la Messa in latino piace molto all’estrema destra.
Che dire? Ho scoperto poco dopo, sempre leggendo e informandomi, che quella non era la “vera” Messa in latino, ma il rito in latino previsto dal Concilio Vaticano II; la Messa “vera”, quella tradizionale, era il rito tridentino, nel senso del Concilio di Trento, svoltosi alla fine del secolo XVI. Devo dire che con i riti e le liturgie sono sempre andato poco d’accordo. I riti li rispetto e li so apprezzare, ma se mi si chiede una partecipazione personale proprio non mi riesce. Mi distraggo, guardo il soffitto e la gente accanto a me, mi trovo lontanissimo nello spirito proprio nei momenti più importanti: mi sono applicato molto, e più volte, ma proprio non ci riesco.
Ma non è questo il punto: il punto è che ho conosciuto persone che avevano aperto un bar pensando di farne un locale fine ed elegante, riservato a una clientela di buon livello, e se l’erano ritrovato pieno di balordi e malavitosi. Il punto è che conosco persone che si impegnano molto a coltivare un giardino, ma poi le piante a cui tengono crescono stentate e non danno frutti; crescono invece rigogliose, per quanti sforzi si facciano, le piante infestanti e le colonie di cimici e di pidocchi delle piante.

Purtroppo, più passa il tempo e più queste mie prime impressioni, ormai lontane, vengono confermate: l’anno scorso papa Ratzinger, tenendo conto delle molte buone ragioni dei “tradizionalisti” (amano farsi chiamare così) , decise di revocare la loro scomunica. Nei giorni immediatamente seguenti, giustamente intervistati dai giornali, subito un vescovo lefebvriano fece dichiarazioni filonaziste e un prete lefebvriano qui in Italia si affrettò a negare (con sarcasmo) il genocidio di Auschwitz e di Mauthausen. Che dire, che pensare: da un prete cristiano che soffre in silenzio da vent’anni, quando lo si avvicina per una dichiarazione pubblica, e in circostanze come queste, ci si aspetterebbe qualcosa del tipo “sia lodato Gesù Cristo”, non certo l’apologia hitleriana e l’esaltazione dei campi di concentramento con annessi forni crematori.
Insomma, sempre più constato che la Messa latina, tradizionale e tridentina, pur con tutte le premesse cultuali e culturali, pur con tutti i discorsi e le lezioni di teologia e di patristica e di quant’altro si possano fare, attira soprattutto (ben accolta) gente orientata all’estrema destra e oltre, comprese persone che per quel che dicono e per come si comportano non possono certo essere definite cristiane, ad esempio persone come l’onorevole Borghezio. Quando faccio questi discorsi (sempre più raramente) mi si risponde: “Noi non facciamo politica, in chiesa non si parla di politica”. E ho imparato da tempo a diffidare, quando si dice “non facciamo politica, non si parla di politica”, perché c’è sempre sotto qualcosa.

Ma il punto è sempre quello lì, quello che ricordavo prima: noi possiamo costruire una casa con le migliori intenzioni, ma non è così scontato che il Signore sia dalla nostra parte. Infatti:
Nisi Dominus aedificaverit domum,
in vanum laboraverunt qui aedificant eam.
Nisi Dominus custodierit civitatem,
frustra vigilat qui custodit eam.
Se il Signore non costruisce la casa,
invano vi faticano i costruttori.
Se il Signore non custodisce la città,
invano veglia il custode.
SALMI, 127-1:4

(Claudio Monteverdi, Vespro della Beata Vergine)

martedì 20 luglio 2010

La capitale morale

- Ma sei venuto su in treno?
- Sì, ho trovato da parcheggiare la macchina vicino a casa, e se la sposto poi il posteggio non lo trovo più.
- Certo che vivi in un bel posto!
Il “bel posto”, ovviamente, è una delle tante vie che si diramano da Milano (una a caso, fate voi); e il dialogo che riporto è assolutamente autentico e me lo ha riferito una persona che ben conosco, e che dialogava con un suo parente. Purtroppo il “bel posto” si sta estendendo sempre di più, e trovare un parcheggio per l’automobile è diventato un problema arduo.
Oltretutto, e per questo dobbiamo ringraziare anche i promotori del Federalismo (un federalismo da strapazzo...), nelle città, anche quelle medio-piccole, tutti i posteggi sono ormai a pagamento: il che va bene se devi fare la spesa, un po’ meno bene se fai il pendolare e vuoi usare i mezzi pubblici parcheggiando la macchina nei pressi di una stazione. E magari ti succede come a quella signora che aveva invitato il figlio a pranzo, a Milano in via Garibaldi, e siccome il figlio si è perso un po’ via nel chiacchierare con la mamma si è ritrovato una mega multa: aveva sforato di un quarto d’ora il disco orario... (occhio se andate dal dentista: potreste ritrovarvi la macchina su un carro attrezzi!).
Ma tutto questo è considerato normale. La gente non parla di questo, al massimo se ne lamenta un po’, ma poi – davvero – considera normale che ciò succeda. E’ per altre cose che ci si arrabbia: per l’aumento del bollo, per il calcio, per Roma ladrona che interferisce con i nostri politici così valenti e bravi... Intanto, sono qui davanti alla tv che guardo l’intervista a Mario Rigoni Stern, un fatto del tutto inusuale. Il grande scrittore (è veramente grande, mica per modo di dire!) dice cose meravigliose, e – invitato a dare un consiglio a chi ascolta - conclude dicendo: «Spegnete la tv, e andate a farvi una passeggiata.»
Fa presto a dirlo. Lui adesso riparte, e tra un paio d’ore sarà di nuovo nelle sue montagne. Ma chi abita a Milano viale Zara? Ho avuto anch’io la mia esperienza, e so cosa può capitare. I milanesi che rimpiangono la natura di regola si comperano un cane; e non un cane qualsiasi, ma uno di almeno 40 Kg di peso. Se abitate da quelle parti e volete uscire di casa la sera, a parte la desolazione dello spettacolo che vi si offre (cemento, asfalto, auto in sosta, viados), fate ben attenzione a dove mettete i piedi: potreste portare a casa un ricordo piuttosto sgradevole.
Giuliano 30 dicembre 2006

venerdì 16 luglio 2010

Chi vota Lega è un imbecille? (n.2)

La città di Como e i suoi dintorni finiscono sui notiziari nazionali quasi soltanto per George Clooney. Invece ci sono tante cose belle che vi succedono, per esempio:
1) L’ospedale Sant’Anna, posto proprio all’ingresso della città, necessita di un autosilo perché ci sono pochi posti nel parcheggio; la giunta provvede e costruisce velocemente un enorme autosilo, dopodiché l’ospedale viene spostato in altra sede, periferia Ovest. La nuova sede, costruita a tempo di record su terreni agricoli per i quali viene immediatamente cambiata la destinazione, risulta essere ubicata nel comune di San Fermo: cosicché tutti i bambini che vi nascono risultano nati a San Fermo, e non a Como. La questione, a cui nessuno aveva pensato, coglie tutti di sorpresa e suscita profonde discussioni. Oltretutto, anche i parcheggi del nuovo ospedale (pochi posti disponibili) risultano essere nel comune limitrofo, e la giunta di San Fermo fa pagare l’affitto del terreno al comune di Como. Dato che non è una cifra da poco, ne nasce un conflitto tra Como e San Fermo che ancora occupa le pagine dei giornali locali; dal canto suo, l’autosilo ubicato vicino alla vecchia sede dell’ospedale (ormai oggetto di speculazioni edilizie, perché è zona appetibilissima) rimane desolatamente vuoto per la maggior parte del suo tempo d’apertura; del resto, lo usavano in pochi fin da prima, perché è molto scomodo.
2) Un muro deturpa il lungolago di Como, proprio in centro: un muro alto due metri, tutto di cemento! Come è possibile, come è accaduto? Alcuni cittadini comaschi se ne accorgono sbirciando attraverso il cellofan che nasconde il cantiere, ed è lo scandalo. Un muro di due metri d’altezza che nasconderà la vista del lago, proprio in centro, proprio sul balcone fiorito della città, una città turistica! Come è potuto succedere? Ecco, la spiegazione è questa: siccome a Como ogni tanto, un paio di volte all’anno, il lago esonda pacificamente e si riprende una parte della piazza, creando un effetto acqua alta come a Venezia, la giunta comasca ha deciso, dopo lunghi consulti durati un decennio, di costruire delle paratie. Il fastidio, a dire il vero, era di poca entità; limitato ai commercianti che hanno negozi e cantine vicino al lago, piazza Cavour e dintorni, e agli automobilisti che in quei giorni dovevano fare lunghi giri invece di passare per il lungolago. Però adesso eccolo lì, il Muro lungamente progettato e sognato dai seccatissimi comaschi: alto due metri, perché se l’esondazione è di un metro la diga, o l’argine che sia, va fatto alto un metro e mezzo, meglio due; si immagina facilmente che il progetto preveda un ripensamento totale del lungolago, e del resto sono cose facili da immaginare, ma – caspita! – cosa mi è scappato detto, che parola ho detto? Argine, diga? Ma no, sono paratie, paratie, t’è capì? Mica diga, paratie. Ok, sono paratie: la giunta ha promesso solennemente che il Muro verrà demolito (non gratis), qualche assessore cattivo e malaccorto ha avuto una truce ma timida campagna di stampa contro di lui (oh, poca cosa), tutti sono rimasti al loro posto, ormai si parla d’altro, eccetera.
3) L’ultimo aggiornamento sulla vicenda dell’Ospedale Sant’Anna è questa: nelle sue fondamenta il racket legato alla ‘ndrangheta calabrese ha versato una discreta quantità di rifiuti tossici da smaltire. Già che c’erano, si fa così ovunque, perché non a Como (pardon, San Fermo) ?. La foto sul quotidiano “La Provincia” (un covo di rossissimi comunisti legati a doppio filo alla Confindustria comasca) pubblica una foto dei mezzi che hanno realizzato l’impresa: la ditta Perego. Per chi non lo sapesse, Perego (Pérego, con l’accento sulla prima e) è uno dei cognomi più tipicamente brianzoli e lecchesi che esistano: vün di nòster, insomma. (Ma prima ho detto “calabresi”? Che distratto, calabresi o brianzoli, lecchesi, comaschi o di San Fermo? Con ‘sto caldo, chi ci capisce più niente...).
PS: Nella foto (Ansa o Tg5? non ricordo bene), Totò Bossi e Nino T. Maroni mentre cercano di vendere la Fontana di Trevi a un ignaro elettore leghista.
PS2: Ohibò, i miei piccoli lettori mi segnalano che c’è un errore: il sindaco di Como non è leghista. E’ vero, confermo: la Lega Nord è solo seduta lì di fianco e controlla tutto, ma proprio tutto. Niente gli può scappare.

giovedì 15 luglio 2010

Sgomento

Sono reduce da una visione televisiva che mi ha procurato un serio spavento. Non è certo una novità, ma visto che siamo ormai arrivati a metà 2010 e le cose non cambiano, temo che la paura mi resterà addosso per un bel po'.
Ecco cos'è successo: ore 11.30 circa, mentre sto apparecchiando la tavola, c'è in tv un dibattito che sembra interessante e che riguarda i tagli governativi alle Regioni. L'onorevole Scandroglio, del Popolo delle Libertà, spiega che i tagli riguarderanno anche il trasporto pubblico ma che si tratta di poca cosa: un treno ogni ora invece di uno ogni mezz'ora, cosa vuoi che sia.
Un pendolare presente in studio allibisce: ha appena spiegato che ogni giorno viaggia due ore e mezzo...Siccome l'onorevole Scandroglio insiste e vuole spiegargli che è lo stesso, che basta alzarsi mezz'ora prima e tutto va a posto, il pendolare è costretto spiegarsi anche con i gesti: «No, guardi - dice facendo segno di no con le mani, anche per farsi spazio in mezzo al torrente di parole - se lei toglie un treno, su quello dopo ci sarà così tanta gente che alla stazione dopo non sale più nessuno.»
Scandroglio insiste: « Eh, metteranno più carrozze!»

Qui mi fermo nella cronaca. A spaventarmi, a lasciarmi sgomento, è soprattutto la sicumera di Scandroglio, e il tono borioso con cui si esprime, quasi che l'interlocutore sia un bambino di tre anni che non vuol capire. Ma la questione è semplice: Scandroglio non sa di cosa si sta parlando. Non contento, quando glielo si fa notare (con molta cortesia, peraltro), Scandroglio insiste: mettere più carrozze.
Che dire? Ho avuto tanti amici in ferrovia, me lo hanno spiegato da sempre: non si possono mettere più carrozze perché 1) non è detto che le carrozze ci siano; 2) anche se ci fossero, le motrici tirano un numero determinato di carrozze, più di quello non si può fare. E' poco più di un normale quiz per la patente: tutti sappiamo che al traino non si può mettere quello che ci pare e piace, oltre un certo limite di peso si corrono seri rischi.
In sostanza, l'onorevole Scandroglio andava allontanato dalla trasmissione tv; bisognava dirgli "onorevole, se non sa di cosa si sta parlando, ci lasci discutere in pace, ci mandi qualcuno preparato, torni un'altra volta che le troviamo un argomento consono alla sua preparazione..."
Ma no, non succederà mai. Scandroglio è andato avanti per più di un'ora, elegante e beneducato, a sentenziare boriosamente su tutto. E non è solo Scandroglio: è Castelli, è Maroni, è la Santanché o la Carfagna, sono così tanti che non ho spazio sufficiente per i nomi. A completare il quadro, i desolanti interventi dell'on. Matteo Colaninno: che avrebbe dovuto (in teoria) rappresentare l'opposizione.
Questa è la classe dirigente che dovrebbe affrontare la più grave crisi economica mai vista in Italia.
Mamma mia.