domenica 4 novembre 2012

La Lega Nord e il controllo del territorio


In questi giorni si è visto spesso in tv uno degli assessori più importanti della Regione Lombardia: il signor Belotti della Lega Nord. Non è un “presenzialista” della tv e quindi non me ne ricordavo l’aspetto fisico: si presenta ai dibattiti con faccia aperta, da persona onesta, e fieramente dichiara che quella cosa lì, quella che adesso è oggetto di indagine da parte della Magistratura, lui non l’ha firmata. La firma spettava a lui, ma lui si è rifiutato di firmarla: l’ha firmata Formigoni, e amen.
Adesso Belotti va in tv e mostra il volto fieramente avverso a quel provvedimento (la discarica di materiale pericoloso in località Cappella Cantone), ma prima che si muovesse la magistratura voi ne avete mai sentito parlare? Se ne parlava, ma in questi termini: gli abitanti del posto protestavano disperati, per il timore di inquinamento delle falde acquifere; e gli assessori dicevano “si va avanti lo stesso”. Poi è arrivata l’indagine della Magistratura, è arrivato l’arresto di un assessore regionale lombardo accusato di collusione con la ‘ndrangheta, si è dimostrato che avevano ragione gli abitanti di Cappella Cantone, e l’assessore Belotti dov’era? Ah già, lui non ha firmato.
Una storia fantastica. In anni migliori di questi, Dino Risi e Ugo Tognazzi ci avrebbero fatto un film; oggi nessuno va nemmeno a domandare a Belotti “ma scusi, se la cosa era grave e se lei non era d’accordo, non dico le dimissioni, ma almeno una conferenza stampa, un qualcosina per farcelo sapere anche a noi cosa c’era sotto?”.

Altri esempi di politica leghista: 1) i vertici leghisti lamentano la spesa per il mancato accorpamento delle elezioni nazionali e regionali, ma nello stesso tempo promuovono un referendum per portare Piacenza in Lombardia – ohibò che cosa importante! Sessanta milioni di euro, se non ricordo male 2) “La Lega è nata per combattere la ndrangheta” dice serissimo il segretario per la Lombardia, nonché deputato europeo, il signor Salvini: non ne dubito, peccato che il risultato ottenuto sia esattamente l’opposto: ormai si sa che la ‘ndrangheta comperava i voti per un assessore della giunta regionale di cui faceva parte la Lega. 3) la ‘ndrangheta in Consiglio Regionale, e in molti Comuni della Lombardia è arrivata anche per altre vie, e la Lega Nord era sempre in quelle giunte. In qualche Comune si è disgiunta dai ciellini e dei berlusconiani, in Regione no. 4) A livello nazionale, la Lega Nord ha approvato e votato il progetto per il ponte di Messina, e un’infinità di altre spese colossali. 5) Un altro scandalo di ieri: corruzione al Ministero degli Interni, sempre su appalti e forniture, quando il ministro era il leghista Maroni. C’è già stato anche un morto, ma da Maroni non ne abbiamo saputo niente, anche qui si è dovuta muovere la Magistratura. 6) Le indagini sulla ‘ndrangheta in Lombardia sono condotte dal magistrato Ilda Boccassini, più volte insultata e derisa da Silvio Berlusconi: la Lega Nord era lì accanto ma non ha mai speso una parola per difenderla.
In vent’anni di governo, “romano” e locale, la Lega ha approvato tutto, ma proprio tutto. Possono farlo perché tanto, si sa, i lumbard e i veneti votano tutto, sono ancora innamorati del Capo, e delle sue lauree finte comperate in Albania sono molto orgogliosi. E soprattutto sono tutti sempre pronti ad accettare le molte nuove tasse introdotte o ispirate dai Bossi e dai Maroni: in vent’anni di governo leghista-berlusconiano-ciellino-missino, a livello nazionale le tasse non sono scese di un centesimo, a livello locale i leghisti ne hanno invece introdotte migliaia. Non solo: ormai il primo introito, per molti Comuni, sono le multe. Senza multe non si va avanti: anche su questa cosa qui c’è il copyright leghista, è stato Tremonti con Maroni accanto a dire che i servizi vanno pagati da chi li usa (“io non ho figli, le scuole non le pago; io sto bene di salute, chiudete gli ospedali”: il principio è questo)

“La Lega ha il controllo del territorio” è un’altra frase che è stata ripetuta infinite volte, e adesso finalmente sappiamo cosa significa in realtà. Il controllo del territorio è la lottizzazione, ogni minima porzione del terreno padano, aiuole comprese, è stata misurata e parcellizzata, inventariata, pronta all’uso da parte degli speculatori: è questo il controllo del territorio da parte della Lega, cos’altro pensavate? La Lega è presente sul territorio, lo è stata e lo è ancora: il territorio lo hanno gestito ciellini e leghisti, e quando arrivano frane e alluvioni ce ne possiamo rendere conto, toccare con mano il lavoro fatto.

Purtroppo è andata così, e sottolineo il purtroppo: sono padano anch’io (da molte generazioni) e non discuto le intenzioni originarie del leghismo, ma tra le intenzioni e i risultati bisogna imparare a distinguere, e i risultati sono questi: per esempio le fabbriche in Lombardia non ci sono più, e la Lega non ne ha nemmeno parlato, forse Bossi, Maroni, Borghezio, Salvini, non se ne sono nemmeno accorti.
Agli elettori leghisti vorrei poter dire: “Avete votato per decenni tutte queste xxxxxxx, adesso tenetevele”: invece no, non posso dirlo. Per colpa vostra, ci sono finito dentro anch’io.
PS: Non vale dire “guardate anche gli altri”. Premesso che noi di sinistra siamo sempre abbastanza incazzati con i nostri vertici, e sottolineato il fatto che Penati non è arrivato nemmeno al ballottaggio (né in Regione né come sindaco di Milano), vorrei ricordare che quando si va a scuola se dite agli insegnanti che anche il bambino di fianco non ha studiato, vi bocciano lo stesso.

sabato 3 novembre 2012

Il sei politico

La storia del “sei politico”, a scuola e all’università, è di quelle che sono diventati dei veri tormentoni, dei luoghi comuni ripetuti spesso a vanvera. Dietro ai luoghi comuni più ripetuti c’è quasi sempre un fondamento di verità: e infatti il “sei politico” e gli esami gestiti dagli studenti ci sono stati davvero, per un breve periodo di tempo, solo in alcuni corsi di alcune facoltà, e proprio nell’anno 1968; ma poi bisogna raccontare la storia per intero, e se questo non viene fatto significa che c’è sotto qualcosa. Con i luoghi comuni, capita sempre così.

Ho visto di recente Mario Monti in tv, durante un discorso ufficiale, ricordare questa storia: che lo ha toccato in prima persona, come giovane professore universitario a Trento, facoltà di sociologia. E’ un ricordo personale, e io ascolto sempre con molto interesse i ricordi personali, soprattutto se sono molto precisi come in questo caso. Però poi Mario Monti, attuale Presidente del Consiglio e Senatore a vita, sembrava dare a quell’episodio un valore universale, dare un'enfasi come se fosse stata una persecuzione politica, e invece si è trattato solo di un episodio, limitato nel tempo e limitato ad alcuni corsi di alcune facoltà universitarie. Non è stato una cosa diffusa, e soprattutto non era affatto la posizione ufficiale della sinistra italiana. La posizione vera della Sinistra italiana è piuttosto quella di don Milani, che ricordava ai figli degli operai e dei contadini che loro dovevano studiare il doppio rispetto ai figli di papà.
Riporto anch’io un mio ricordo personale: ho vent’anni meno del senatore Monti, e quando avevo 14-15 anni, all’inizio degli anni ’70, quindi ancora molto vicini al 1968, del sei politico già si parlava al passato. Ovviamente io non facevo l’università, ma avevo professori giovani, c’erano amici e fratelli maggiori che andavano all’università, e del sei politico e degli esami autogestiti non se ne parlava proprio più. Ripeto: era il 1972, quattro anni dopo il ’68.
In seguito, ho letto e ascoltato interventi dei testimoni diretti di quel periodo. Tutti concordano su una cosa: che il sei politico e gli esami autogestiti furono limitati ad alcune scuole e ad alcune facoltà ben precise. Nel dettaglio: nessuna laurea a carattere scientifico o tecnico. Al sei politico fu interessata la facoltà di sociologia di Trento, dove insegnava Monti, e altri corsi universitari di Lettere, Filosofia. E non in tutte le Università. La cosa si spiega facilmente: dato che era impossibile tenere il segreto, nessuna impresa avrebbe mai e poi mai assunto un ingegnere o un medico che si fosse laureato in quel modo.

Quello che però mi dispiace, e non posso fare a meno di parlarne (almeno qui) è che le persone come il senatore Monti, forse per solidarietà accademica, non accennano mai al vero e grande scandalo: i titoli di studio venduti e comperati. Questo è uno scandalo grave e ricorrente, ed è uno scandalo che viene sempre prontamente insabbiato. Di lauree truccate e di diplomi comperati si sono molto occupate le cronache, ma sempre per pochissimi giorni: e il fenomeno ha toccato Università autorevoli e importanti. Che dire, che fare? Va bene raccontare ancora oggi gli aneddoti e le barzellette sul ’68, ma dal ’68 sono passati più di quarant’anni. Vediamo cosa succede oggi: le lauree comperate del figlio di Bossi e dei dirigenti della Lega, per esempio, sono storia recentissima. Mi sbaglio, o il senatore Monti ha appoggiato l’ascesa al potere di queste persone, fin dal 1994, a fianco di Berlusconi?

E ancora: con il mio diploma di perito chimico, con l’esame di maturità “semplificato” figlio del ’68, io ho trovato lavoro; e il lavoro lo hanno trovato quasi tutti, e l’Università era accessibile a tutti. Oggi, con gli esami di maturità “severissimi”, succede invece questo: che col diploma non trovi lavoro, e con quel diploma non puoi nemmeno accedere all’Università, per andare all’Università devi fare un test d’accesso. Dato che si tratta di un test generico e non specialistico, viene da chiedersi a cosa mai serva un esame di maturità così complesso.
Ma di tutto questo, evidentemente, non fa piacere parlare. Capisco, comprendo benissimo: è con i luoghi comuni che si prendono gli applausi e si fa audience, non certo con i distinguo e con le ricerche documentate. Che noia, che desolazione, andare a chiedere e prendere appunti, star lì a distinguere... Meglio una barzelletta, un aneddoto divertente che riscaldi l’audience: non è questo che insegnano, nelle scuole di comunicazione?

venerdì 2 novembre 2012

Non sa, non risponde


I sondaggi imperversano, siamo in tempo di elezioni e da qui ad aprile ne ascolteremo a centinaia. Non sono una cosa nuova e quindi mi ha sorpreso molto vedere in questi giorni alcuni commentatori, fra i quali perfino Corrado Augias, che fanno battute o si scandalizzano davanti alla voce “non sa non risponde”. Ormai si dovrebbe sapere come funzionano i sondaggi, comunque sia a questo punto mi sembra giusto spiegarlo ancora una volta.
Io sono uno di quelli che non rispondono ai sondaggi. Dato che non rispondo, o che metto giù subito il telefono, i sondaggisti mi mettono in quella casellina lì: lo fanno perché si vergognano ad ammettere che a molte persone i sondaggi danno fastidio. Secondo me si dovrebbe aggiungere una voce a parte, del tipo “persone non interessate a rispondere al sondaggio”; ma comprendo benissimo che nel momento in cui si dovesse ammettere che molti sono quelli che si infastidiscono e non rispondono, verrebbe giù tutta l’impalcatura e poi anche in sondaggisti dovrebbero andare a lavorare come tutti noi che non facciamo i sondaggi.
Penso che molti di noi si ricordino ancora le molte previsioni sbagliate; si raccontava che all’uscita dai seggi c’era gente che mentiva con gran divertimento dicendo “ho votato A” e invece avevano votato B, e forse così facendo si fa peccato e poi bisogna pentirsi, ma è così bello mentire ai sondaggisti...
Nel dettaglio, siamo già a novembre e a tutt’oggi non si sa ancora quali sono di preciso gli schieramenti, non si conoscono ancora i nomi dei candidati premier, come si fa a dire “voto questo voto quello”? Magari a febbraio potrei anche rispondere, ma io non rispondo mai ai sondaggi e nemmeno questa volta farò eccezione. Penso proprio di non essere l’unico...

PS: se sto cucinando il risotto e mi telefonano per queste cose, ovvio che non rispondo; idem se mi sto facendo la barba e ho la faccia piena di schiuma (eccetera). Il che non significa che non so, significa solo che non rispondo: che cosa dovrei fare, perdere tempo in amabili conversari, mostrare la mia competenza, e nel frattempo far bruciare il risotto, far seccare il sapone sulla faccia, eccetera eccetera?
PPS: la legge berlusconiana sul Registro delle Opposizioni è una vera schifezza, per toglierla di mezzo bastano cinque minuti.
(la vignetta viene dalla Settimana Enigmistica, in edicola ogni giovedì)

martedì 30 ottobre 2012

Un mondo migliore è possibile


La notizia che riporto qui sotto ha dell’incredibile, considerati i tempi in cui viviamo (è un ritaglio dal Venerdì di Repubblica del 19 ottobre 2012): il Comune di Settimo Torinese rende gratuiti i biglietti dei trasporti urbani. Non mi sono nemmeno chiesto di che partito sia l’assessore Nino Daniel, non mi importa più di quel tanto e spero solo che il suo esempio faccia scuola.
Queste cose si facevano in Emilia, negli anni ’70; e so per certo che fino a dieci anni fa a Reggio Emilia c’erano bus gratis che collegavano i comuni limitrofi alla città capoluogo. Ovviamente, le difficoltà di queste misure sono evidenti: i mezzi pubblici hanno un costo che va coperto, ed è per questo che gli esperimenti di Bologna e delle altre città emiliane hanno avuto durata breve; però porre la questione è importante.
Più trasporti pubblici, anche nei piccoli comuni, significa traffico più scorrevole e meno inquinamento: direi che ne vale la pena. Se una linea è poco utilizzata, treno o autobus che sia, la si migliori e le si faccia pubblicità. E’ ovvio che io se prendo i mezzi pubblici e arrivo in ritardo sul lavoro, rischiando il licenziamento, tornerò a usare la mia auto; è altrettanto ovvio che se all’abbonamento ai mezzi pubblici si aggiungono i parcheggi e pagamento e poi le multe, non è che si incoraggi l’utente.
I discorsi dei dirigenti di Trenitalia, per esempio, vanno proprio nella direzione opposta. E se invece provassimo a cambiare?

domenica 28 ottobre 2012

Benzene e aromatici

Davanti alla parola “aromatico”, un chimico penserà subito a un esagono: un esagono regolare, che non è un simbolo ma una vera e propria formula chimica, sia pur semplificata. E’ la formula chimica del benzene: ad ogni angolo dell’esagono bisogna immaginare un atomo di Carbonio.


Questo esagono, che sta ad indicare una conformazione molto stabile, fa parte di moltissimi composti presenti in natura (nelle resine delle conifere, nel bitume...). Quando in tv o nei giornali si parla di “benzene” si intende in realtà una grande varietà di composti chimici, che contengono l’esagono del benzene nella loro formula. Qui intorno ne metto qualche formula, solo come esempio. Le immagini vengono da www.wikipedia.it, da miei libri di scuola, dalla Garzantina.
Il nome di questo gruppo di composti chimici deriva dal fatto che il primo di essi fu isolato nella resina delle conifere; solo molti anni dopo si sarebbe arrivati alla sua formula precisa. Molti hanno ancora nelle narici l’odore della trementina, dell’acquaragia, del toluene, di molti solventi e benzine: per “aromatico” si intende queste cose qui, non necessariamente un odore piacevole. Il risvolto negativo della faccenda è questo: che molti dei composti aromatici possono essere o diventare cancerogeni. I composti aromatici, idrocarburi e non solo, sono presenti in gran numero anche in natura, nel catrame e nelle resine; entrano nella composizione delle materie plastiche (per esempio il PET, ma non nel polietilene e propilene, che non contengono l’esagono del benzene) . Il problema vero nasce quando vengono bruciati, come nei gas di scarico delle auto o nei roghi dei cassonetti, o magari nell’incendio di un magazzino di giocattoli: la quantità di composti che si formano dalla combustione è enorme, innumerabile, dipende non solo dal tipo di materia che brucia ma anche dal tipo di combustione, dalle altre materie vicine che si combinano, eccetera. Insomma, si può tranquillamente continuare a usare le bottiglie di plastica e tutti gli altri contenitori; il problema sta nel loro smaltimento.
A questo esagono, alla struttura della molecola del benzene, è legato un episodio che tutti gli studenti di chimica conoscono: un sogno dello scienziato tedesco Kekulé (Friedrich August Kekulé von Stradonitz, 1829-96). Il sogno è di quelli che sarebbero piaciuti a Jung: l’uroboros, il serpente che si morde la coda formando così un cerchio. Un simbolo antichissimo, che diede a Kekulé l’idea della struttura dei composti aromatici. L’idea sarebbe stata poi confermata dagli studi successivi, e c’è da dire che ci sono molti dubbi sulla verità di questo sogno, mentre invece non ce ne sono affatto sugli studi di Kekulé, che è stato il primo vero iniziatore della moderna chimica organica. Gli studi di Kekulé iniziano nel 1858, prima ancora della pubblicazione della Tavola Periodica degli Elementi.
Sul benzene e sui composti aromatici ci sarebbero un’infinità di altre cose da dire, interi corsi universitari, ma io mi fermo qui per non allungare troppo il discorso. C’è però una cosa che mi sta a cuore, e non riesco proprio a non dirla: della cancerogenicità di alcuni di questi composti, e di molti altri non aromatici, io sono stato messo al corrente agli inizi dei miei studi di chimica organica: l’anno era il 1975. Si sa, insomma: si sa da molto tempo. I gas di scarico delle automobili sono cancerogeni, ancora oggi. E’ recentissima l’inclusione nella lista delle sostanze cancerogene, da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, dei fumi dei motori diesel: avete sentito qualcuno che ne ha parlato? Per le automobili e per le moto si sta facendo la stessa cosa che per l’Ilva di Taranto, silenzio assoluto fino all’intervento di un pretore, poi polemiche a non finire. Chi vuole questo silenzio non è il Potere, non è una Casta, siamo noi stessi. Ogni tanto provo a parlarne e la conclusione (amarissima) è sempre la stessa: ai miei vicini interessano più la moto e il suv che i loro bambini. Io potrei dire: chi se ne frega, faccio la mia vita, figli non ne ho; loro invece i bambini in casa ce li hanno, magari anche più di uno, ma li portano a vedere il Gran Premio e gli mostrano felici l’elicottero in cielo. Così va il mondo, ormai io mi sono rassegnato.


PS: gli elicotteri non vanno a molla, e nemmeno gli aerei. I deltaplani, infine, sono mossi da un motore: chi l’avrebbe mai detto, così aerei e leggeri.

venerdì 26 ottobre 2012

Polimeri

Una collana di perle è l’immagine più facile per capire cos’è un polìmero, soprattutto quando non si sa niente di chimica ma si vorrebbe capire di cosa si sta parlando. Senza entrare in discorsi complicati, si può dire che una singola perla è il monòmero, tutta la collana è il polìmero: che può essere piccolo o enorme, addirittura infinito, e che può essere costituito da monomeri differenti dalle perle, magari di legno, di turchese, di smeraldo, o semplicemente di bigiotteria. Una catena, insomma: e “catena” è già un termine chimico.
I polìmeri però essere anche a forma di rete, estendersi per tutta una superficie e nelle tre dimensioni; si possono quindi usare molte altre immagini oltre a quella della collana o della catena, per esempio un lavoro a maglia, il gioco del domino, le costruzioni che regaliamo ai bambini.
Non si tratta di un argomento da poco, perché di polimeri sono piene le nostre case: tutte le materie plastiche sono costituite da polimeri, non solo le pellicole per avvolgere e conservare i cibi (polietilene) o le bottiglie di plastica (PET e simili), ma quasi ogni oggetto che usiamo oggi ha un polimero alla sua origine.
Avrei voluto mettere una definizione un po’ più scientifica dei polimeri, ma la Garzantina della Chimica ha più di dieci pagine sull’argomento, come si fa? Dalla Garzantina, mia fedele compagna e fonte inesauribile di informazioni, mi limito a rubacchiare qualche immagine: quelle che vedete qui intorno. Un’avvertenza per le immagini: ad ogni angolo, ad ogni piega, bisogna immaginare un atomo di Carbonio – una perlina, insomma. Le formule di chimica organica si scrivono così per semplicità, è una specie di stenografia.
La grande diffusione dei polimeri nelle nostre case comincia negli anni ’60; all’origine c’è la scoperta della “polimerizzazione stereospecifica”, avvenuta negli anni ’50 e che ha portato al Nobel per la Chimica l'italiano Giulio Natta e il tedesco Karl Ziegler, nel 1963. Anche prima del 1960 c’erano in commercio materie plastiche, ma è solo con le ricerche di Natta e di Ziegler che si sono potuti progettare e costruire i polimeri come li vediamo oggi, adatti ad ogni nostra esigenza.
In Natura, solo il Carbonio e il Silicio danno catene, cioè legano gli atomi uno a uno come perle; il Silicio avviene in piccole quantità (il silicone), invece con il Carbonio le possibilità di combinazione sono infinite. Anche in natura esistono dei polimeri, per esempio la cellulosa del legno (a suo modo, un polimero reticolato) è la ripetizione all’infinito di questo monomero qui sotto (i Chimici mi scuseranno per questa semplificazione, o almeno lo spero):
Alcuni polimeri erano già stati prodotti in epoche precedenti, ma senza trovare un utilizzo pratico perché non esisteva ancora un’industria capace di produrli su grande scala.  «...è un fatto storicamente acquisito che i primi polimeri sintetici furono sviluppati già nel XVI secolo, e che si deve a un alchimista tedesco, Bartholomeus Schobinger, l’invenzione di una plastica alla caseina ricavata direttamente dal formaggio (1530). L’impiego del ritrovato era limitato ai monili eppure, già a quei tempi, si rivelò utile come materiale sostitutivo del più pregiato corno animale. (Franco Foresta Martìn, Corriere della Sera 4.12.1994)»
Dalla caseina, cioè dal formaggio, in epoca più recente è stata prodotta una fibra tessile, da noi chiamata lanital: è una fibra proteica, cioè fatta di proteine; simile in qualche modo alla seta e alla lana. Dal punto di vista delle fibre tessili, a me piace molto la molecola del nylon 6.6, prodotta a partire da acido adipico ed esametilendiammina: si usa ancora molto, non solo per le calze ma anche per manopole, pulsanti, oggettini vari. Per me è poco più di un ricordo scolastico (ci sono diversi tipi di nylon), ma come esempio è spettacolare. (l'immagine qui sotto è di www.wikipedia.it )
Altri polimeri importanti, giusto per fare qualche nome tra i più utilizzati: polietilene, polipropilene, polistirene, pvc (polivinilcloruro), pet (polietilene tereftalato: un molecolone!), poliacrilonitrile, poliammide (i vari tipi di nylon), policarbonato, poliestere, polietilenglicole, poliuretano... L’elenco completo sarebbe molto lungo, ma tutti partono da una molecola piccola, ripetuta all’infinito e agganciata ad altre come in una catena, una collana di perle, una maglia, una rete, un gioco di costruzioni. Il polimero finale, quello che arriva nelle nostre mani, è quasi sempre innocuo e del tutto inerte, ma molti dei monòmeri e degli intermedi per arrivare al polimero sono pericolosi o cancerogeni; tra gli operai addetti alla sua produzione ci sono stati e ci sono molti che si sono ammalati anche gravemente. Il problema vero dei polimeri e di tutte le materie plastiche è il loro smaltimento, un problema sottovalutato nei primi decenni di produzione ma che ormai è cresciuto a tal punto che è diventato impossibile non vederlo.
Per finire (ma l’argomento sarebbe infinito, proprio come un polimero), l’altra sera al tg dovendo parlare di polimeri hanno mostrato queste immagini: palline di plastica colorate, il Big Ben, la Tour Eiffel, due carabinieri e due finanzieri: si risolve come un rebus, la notizia era l’evasione fiscale in tutta Europa, relativa a polimeri e intermedi chimici.
(la signora qui sopra è Maria Callas, foto scattata nel 1958; nel frattempo, Giulio Natta, sempre a Milano, non molto distante dal Teatro alla Scala...)

mercoledì 24 ottobre 2012

Wafer

Una delle poche leggi ben fatte che abbiamo in questo disgraziato Paese è quella sugli ingredienti dei prodotti alimentari. Però ho notato che sono veramente in pochi a saper leggere cosa c’è scritto, e soprattutto capita spesso che la lista degli ingredienti sia scritta in caratteri minuscoli o che vada a finire su qualche piega; quindi approfitto di quest’etichetta ben leggibile, che si riferisce a una confezione di wafer, e provo a mettere in fila le nozioni di cui posso provare a parlare. Prima di tutto, gli ingredienti sono indicati in ordine di quantità: al primo posto bisogna mettere l’ingrediente principale, poi via via tutti gli altri, in ordine di quantità decrescente. Vale per tutti i prodotti alimentari, ed è quindi un’indicazione che va tenuta d’occhio: in un torrone, per esempio, se si comincia con “zucchero” siamo messi male e conviene lasciarlo sullo scaffale, perché il torrone si fa con il miele e con le mandorle. Il cioccolato fondente deve avere il cacao al primo posto nella lista degli ingredienti, mentre per il cioccolato al latte è giusto che il primo ingrediente sia lo zucchero: non perché ce ne sia di più rispetto al fondente, ma perché il cacao è diluito con il latte.
La prima indicazione sull’etichetta di questi wafer è la quantità di crema: 75%, quindi c’è più crema che biscotto (il wafer è una sfoglia molto sottile). Al primo posto, come ingrediente principale, c’è comunque la farina di frumento, che darei per conosciuta.
Il secondo ingrediente è “olio vegetale non idrogenato”: significa che questo wafer non è fatto con la margarina. Non è sempre così, altri wafer e biscotti nella lista degli ingredienti portano la dizione “grassi idrogenati” o magari il burro. Spiegare il significato di “idrogenati” o “non idrogenati” a chi non sa nulla di chimica è praticamente impossibile, così come il significato di “grassi saturi” e “grassi insaturi” che completa l’informazione; mi vedo quindi costretto a un’approssimazione. La spiegazione, molto semplificata, è che i grassi idrogenati sono le margarine.
Detto questo, non è che se ne sappia molto di più: le margarine possono essere fatte con materie prime buone, oppure non buone; gli oli e i grassi vegetali possono essere di moltissimi tipi, buoni o meno buoni. Questo punto è infatti una grave mancanza nella legge: sapere con precisione di quali oli e grassi si tratta è importante. Il fatto che manchi questa indicazione non è colpa del legislatore, ma piuttosto delle forti pressioni esercitate dalle multinazionali alimentari: non faccio i nomi ma è molto facile indovinarli, ce ne sono anche di italiane. Ogni volta che al Parlamento Europeo o Italiano si affronta la questione, c’è subito qualcuno che mette i bastoni fra le ruote: come è facile immaginare, il motivo è principalmente economico e di marketing. Personalmente, vista la difficoltà di capire di che olio si tratta, io scelgo i prodotti che contengono il burro.
“Sciroppo di glucosio disidratato”: il glucosio è uno zucchero, e va sommato allo “zucchero” indicato poco dopo, che va inteso come “saccarosio” (lo zucchero che si usa comunemente in casa) e al destrosio, un altro tipo di zucchero che è al settimo posto tra gli ingredienti. Si può far notare che gli zuccheri non sono ai primi posti in quest’etichetta, e difatti questo wafer non era molto dolce (per un wafer, lo zucchero è soprattutto nella crema).
“Siero di latte in polvere” e “latte scremato in polvere”: anche qui penso che ci sia poco da spiegare, da dire invece ci sarebbero molte cose ma è meglio rimandarle ad altra occasione. Il latte in polvere è comunque un ingrediente che si trova ovunque, anche nei salumi; in un wafer, entra nella composizione della crema.
La farina di soia è farina di soia, ma non so dire a cosa serva di preciso in questo caso; forse è presente nella composizione della lecitina: che è un emulsionante, serve per far stare insieme la crema, che altrimenti tenderebbe a separarsi. Anche la lecitina di soia (chimicamente fa parte delle proteine) è un ingrediente che si trova ovunque, dalla maionese in tubetto fino ai dolci e alle salse; in casa la usano in pochi, perché di solito quello che si fa in casa lo si mangia subito, e se le si mangia subito non c’è pericolo che le creme e la maionese si rompano (emulsione significa far stare insieme sostanze che non si mescolano fra di loro, come i grassi e gli oli con l’acqua).

Il sale è il sale da cucina, le bacche di vaniglia indicano che l’aroma è davvero naturale e non per modo di dire; e così siamo arrivati al lievito, che per un chimico è la parte più divertente. Ho infatti trovato molte persone preoccupatissime per la sfilza di termini chimici presenti negli ingredienti, ma non c’è proprio niente di cui preoccuparsi: termini come acido tartarico o difosfato disodico indicano sostanze presenti in natura, e il terribile “carbonato acido di sodio” è solo un altro nome del bicarbonato, quello che si usa per combattere l’acidità di stomaco. La funzione del lievito è quella di far rigonfiare la pasta del pane, o dei dolci; il rigonfiamento avviene attraverso la produzione di un gas, che è l’anidride carbonica: il gas che emettiamo normalmente con la respirazione. L’anidride carbonica si produce sia con il lievito naturale (per fermentazione) che con il lievito chimico (per reazione chimica o per riscaldamento in forno); quello che cambia è il sapore e la consistenza del prodotto finito.
PS: la confezione di wafer portava il logo di una catena di supermercati; invece una marca di wafer molto famosi, forse i più pubblicizzati, indica tra gli ingredienti i grassi idrogenati, cioè la margarina.
(la vignetta di Vannini viene da Repubblica di una decina d'anni fa, l'altra vignetta era sulla Settimana Enigmistica, www.aenigmatica.it )