venerdì 1 ottobre 2010

Syd Barrett

Syd Barrett è stato il fondatore dei Pink Floyd. A detta dei suoi amici e compagni d’avventura, che lo hanno spiegato più volte, Syd Barrett era i Pink Floyd, e i Pink Floyd erano Syd Barrett: nel primo 33 giri del gruppo, “The piper at the gates of dawn”, Barrett (voce e chitarra) è l’autore di quasi tutti i brani; e la BBC e i giornali lo avevano scelto come immagine del gruppo, perché Barrett piaceva, e molto, anche come persona.
Fu quindi un grave colpo quando, già molto famosi, i Pink Floyd si accorsero di non poter più contare su Syd Barrett: che era non soltanto il loro leader, ma un carissimo amico e un ragazzo fantastico. Syd Barrett, da un certo punto in avanti, non c’era più: o meglio, c’era, ma a tratti. La diagnosi di una seria malattia mentale, aggravata dall’uso continuo di droghe pesanti (soprattutto allucinogeni) portò i Pink Floyd ad escludere gradatamente Barrett dal gruppo: prima affiancandogli David Gilmour (amico personale di Syd e degli altri tre) poi lasciandolo direttamente a casa. Non era possibile comportarsi diversamente, perché Barrett era sempre più spesso presente solo in senso fisico: non poteva quasi più suonare né cantare, non certo in maniera continuativa e affidabile. Da allora i Pink Floyd dovettero – come loro stessi spiegano – “imparare a suonare” e a fare sul serio; ci riuscirono molto bene, come sappiamo tutti, ma la ferita e il rimpianto per l’amico rimasero fortissimi, e ispirarono – qualche annno dopo – alcuni dei loro brani più famosi: “Shine on you crazy diamond” (il “diamante pazzo...”) e “Wish you were here” (Vorremmo che tu fossi qui). Ma già prima, in “If” (su “Atom heart mother”) il bassista Roger Waters aveva dedicato a Syd Barrett alcuni versi molto affettuosi ed espliciti sulla malattia mentale e sulla sua cura, spesso brutale.
Con l’aiuto di David Gilmour e degli altri, Syd Barrett riuscì in seguito a pubblicare due dischi, e anche a iniziare una tournée, ma senza riuscire a concluderla. Sono due dischi strani, realizzati in maniera fortunosa, ma che contengono alcune canzoni bellissime, non canzoni comuni ma vere e proprie perle rare.
“Rich and strange”, ricco e strano, come dice Shakespeare nella Tempesta: così era Syd Barrett, inimitabile. E qui confesso, lo dico apertamente: a me i Pink Floyd piacciono solo fino ad “Ummagumma”, quando Barrett già non faceva più parte del gruppo (siamo nel 1969); quello che è venuto dopo è sempre bello ma non sono mai riuscito a farmelo davvero piacere. Non mi stanco mai di riascoltare “Bike”, mi piace tantissimo “See Emily play”, trovo assolutamente fuori dal comune “The Nile song” anche dopo trent’anni che la ascolto, ascolto sempre assorto “Cirrus minor”, dico e confermo che “Relics” (una semplice raccolta di 45 giri, secondo i dizionari) è il disco più bello non solo dei Pink Floyd ma forse di tutta la storia del rock.

Molto belli (e strani, e intraducibili, sia per il ritmo che per i giochi di parole) sono anche i testi scritti da Syd Barrett, degno erede di Lewis Carroll e di Edward Lear. Riporto qui il testo di “Bike” e, più sotto, una sorpresa che ho trovato su “The madcap laughs”, il primo album di Syd Barrett dopo la malattia: le parole non sono sue, sono di James Joyce (con una sola modifica: "a midnight air" invece di "a merry air"); e la musica che vi abbina è la cosa più bella e più strana che io abbia mai ascoltato. Ancora oggi, quando ascolto Bike e Goldenhair, rimango incantato; e ritengo Syd Barrett uno dei più grandi musicisti del Novecento (e, sia ben chiaro, queste cose qui le dico e le scrivo molto raramente).
Bike
(Barrett)
I've got a bike. You can ride it if you like.
It's got a basket, a bell that rings and
Things to make it look good.
I'd give it to you if I could, but I borrowed it.
You're the kind of girl that fits in with my world.
I'll give you anything, ev'rything if you want things.
I've got a cloak. It's a bit of a joke.
There's a tear up the front. It's red and black.
I've had it for months.
If you think it could look good, then I guess it should.
You're the kind of girl that fits in with my world.
I'll give you anything, ev'rything if you want things.
I know a mouse, and he hasn't got a house.
I don't know why. I call him Gerald.
He's getting rather old, but he's a good mouse.
You're the kind of girl that fits in with my world.
I'll give you anything, ev'rything if you want things.
I've got a clan of gingerbread men.
Here a man, there a man, lots of gingerbread men.
Take a couple if you wish. They're on the dish.
You're the kind of girl that fits in with my world.
I'll give you anything, ev'rything if you want things.
I know a room full of musical tunes.
Some rhyme, some ching. Most of them are clockwork.
Let's go into the other room and make them work.
(Syd Barrett and The Pink Floyd, “Bike”)

James Joyce, Chamber Music (1907)
(musicata da Syd Barrett in “The madcap laughs”)
Lean out of the window,
Goldenhair,
I heard you singing
A merry air.
My book is closed,
I read no more,
Watching the fire dance
On the floor.
I have left my book:
I have left my room:
For I heard you singing
Through the gloom,
Singing and singing
A merry air.
Lean out of the window,
Goldenhair.
(Sporgiti alla finestra, capelli d’oro; ti ho sentita cantare un’aria felice. Chiudo il mio libro, non leggo più, guardo il fuoco danzare sul pavimento. Ho lasciato il mio libro, ho lasciato la stanza: perché ti ho sentita cantare, attraverso la malinconia, cantare e cantare, un'aria felice. Sporgiti alla finestra, capelli d’oro ).

16 commenti:

Mauro ha detto...

Orpo, non ricordavo questa tua inclinazione per Barrett... comunque mi trovi d'accordo su molte cose, in particolare sulla disparità della produzione dei Pink Floyd (da un certo punto in poi, semplicemente un altro gruppo).
I dischi solisti sono gemme grezze sempre troppo dimenticate. In rete si trovano filmati di Syd nei suoi ultimi anni, immagini colte (rubate, a dire il vero) mentre fa una passeggiata fuori da casa sua. Sono cose piuttosto tristi, e guardandole ci si sente un po' a disagio, come voyeur consapevoli solo a metà.

Giuliano ha detto...

C'è un bel documentario su Barrett, con le interviste ai quattro Pink Floyd, tutti molto commossi. Ho imparato che Barrett non era in manicomio, come pensavo, ma ha condotto una vita accettabile a casa sua. Ho anche appreso che non c'è più Richard Wright, e mi dispiace moltissimo (da due anni).
Questa dei Pink Floyd e del loro rapporto con l'amico malato è una storia bella, del resto ascoltando Waters, Gilmour, Mason e Wright si capisce che sono persone a posto (soprattutto rispetto alla media dei rockers!).

Mauro ha detto...

Commovente soprattutto quando raccontano che Barrett era comparso in studio mentre loro stavano registrando, mi pare, proprio Wish You Where Here, ma era uscito subito dopo essersi reso conto che nessuno dei quattro l'aveva riconosciuto. Dalle loro facce si capisce che se ne sono sempre vergognati.

franz ha detto...

ho ascoltato solo un paio d'anni fa quei due dischi solisti di Syd Barrett, sono di una tristezza e di una bellezza senza paragoni, unici.
grazie per il ricordo, vado a riascoltare qualcosa.

Giuliano ha detto...

tristezza e bellezza, ben detto Franz. Soprattutto, tristezza quando ascolti le cose che non gli riescono come avrebbe voluto, ma che non è riuscito a migliorare...

Giuliano ha detto...

Mauro, mi sono chiesto per anni come mai Waters avesse scritto quei versi, "if I go insane...". "If" è una canzone che si capisce benissimo anche se non sai benissimo l'inglese...
Penso che sia una cosa che capita a tutti, quando c'è un amico o un parente che sta male. Viene voglia di andarlo a trovare, ma poi la vita va avanti.

La poesia di Joyce l'avevo imparata a memoria, ascoltare Barrett che canta e riconoscerla un po' alla volta è stata davvero una sorpresa...Io l'avevo sempre letta come leggera e luminosa, Barrett ne fa tutta un'altra cosa, ed è così bella da star male.

franz ha detto...

ho messo Syd Barrett anche nel mio blog, e il tuo post pure.
mi dai la licenza? :)

Mat ha detto...

Complimenti per il post, Giuliano, davvero molto bello. Mi permetto di fare solo due precisazioni: più che il fondatore, Syd è quello che ha battezzato il gruppo col nome Pink Floyd. Gruppo che esisteva già, si chiamava The Architectural Abdabs (o una cosa del genere) e comprendeva gli stessi Waters, Wright e Mason più un quarto componente, se non ricordo male un certo Bob Klose.
Sul secondo album dei Pink Floyd, "A Saucerful Of Secrets", Syd è l'autore d'un solo brano, Jugband Blues. Purtroppo restò fuori la notevole Vegetable Man, reperibile su internet ma mai inclusa in un disco ufficiale.

Infine, se ti può interessare, ti segnalo questa nuova compilation:
http://www.allmusic.com/cg/amg.dll?p=amg&sql=10:avfixzwrldse

Giuliano ha detto...

Ciao Mat! Le precisazioni sono benvenute, come sempre; e io ho un po' tagliato corto perché volevo arrivare alle conclusioni. Mi sono fatto influenzare da ciò che dicono gli altri nel documentario su Syd Barrett e in quello sulla storia dei Pink Floyd che è passato anche su mtv (pieni di interviste tutti e due). Forse esagerano un po' per affetto, ma loro dicono proprio così, che i Pink Floyd erano Syd Barrett, e che l'unico oltre Barrett a conoscere la musica era Wright (s'intende, nel 1966 !!).
Certo è una storia che fa star male, diversa dalle altre storie tristi del rock, quasi tutte storie di overdose. Ascoltare Syd Barrett che inizia "I really love you..." su "The madcap laughs" è come ritornare alla grande musica del passato, però poi Barrett non ce la fa a finire davvero bene la canzone, e da qui nasce la tristezza.

Giuliano ha detto...

ohi franz, ma lo sai quanto costano i miei post in diritti d'autore??? Aspetta che faccio due conti, e poi vedi che fattura che ti arriva...
;-)

Nicolai Hel ha detto...

Caro Giuliano,
scrivo per la prima volta sul tuo blog e lo faccio sulla scia del pifferaio...
Ho da poco terminato Rosso Floyd, libro a dir il vero non eccezionale, ma che ha avuto il pregio di riaccendere in me il fuoco di Syd Barrett.
Avevo 14 anni quando acquistai, con un amico, A nice pair, la raccolta dei primi 2 dischi dei Pink Floyd.
Tornando a casa decidemmo di dividerci i 2 vinili; a me toccò Piper.
Ricordo ancora quando ascoltai per la prima volta l'attacco di Astronomy domine...
Qualche tempo dopo prenotai da Mariposa il doppio che raccoglieva i 2 album solisti di Syd. Ormai conoscevo già la sua storia, amavo la sua musica ed ero quindi emozionato e timoroso nell'ascoltare per la prima volta quei dischi che alcuni ritenevano incompiuti e non all'altezza di Piper.
Invece scoprii 2 dischi emozionanti e sinceri che, da quando iniziai a capire anche nei testi, non hanno più smesso di crescere.
E poi si, fa piacere sapere che Syd non sia mai stato dimenticato dai suoi ex-compagni...e fa riflettere che artisti eccezionali come Robert Wyatt e Mike Ratledge dei Soft Machine non siano riusciti a lavorare con Syd su tutti i pezzi di Madcap e che la produzione per concludere il disco abbia avuto bisogno di chiedere l'aiuto proprio del vecchio amico David Gilmour e di Roger Waters.
Forse anche per questo quando al live 8 Roger Waters ha dedicato Wish a Syd...io un po' mi sono commosso...perchè in fondo si, Syd, la risposta a quella strepitosa e commovente canzone che è Dark Globe è si, si Syd ci sei mancato.

Ti saluto con il link a Dark Globe suonata da Gilmour
http://www.youtube.com/watch?v=TGS4Xp8rLPA

Alberto

Giuliano ha detto...

Per me è stato un po' diverso, nel senso che io avevo 14 anni nel '72, insomma per me Ummagumma era ancora qualcosa di attuale, appena fatto. Avevo appena iniziato a conoscere i Pink Floyd, che scoppiò "The dark side of the moon": non mi è mai piaciuta, quella svolta. Sono rimasto molto affezionato a "Relics", un album che contiene i 45 giri con Syd Barrett e che è molto snobbato - ma le canzoni che ci sono lì sono uniche, mai più ascoltato qualcosa di simile (The Nile song, Julia dreams, Bike...).
Per trovare qualcosa di simile ai primi Pink Floyd (Ummagumma e Atom compresi) bisogna andare indietro fino a Ravel, "Ma mère l'oye". Ed è il complimento più grande che si possa fare a Syd Barrett.
Con "The dark side" sono andati sul semplice, anche troppo semplice - io ho preferito cambiare, andare all'opera, ai concerti sinfonici, alla musica da camera; i Pink Floyd e Barrett li ho recuperati solo da qualche anno in qua.

Anonimo ha detto...

Per me,Syd Barrett è stato lungimirante quando si pronunciò su Shine on you crazy diamond che giudicò come "vecchio".
Mise in guardia gli ex-colleghi riguardo alla ricerca di nuove scale,nuovi arrangiamenti e nuovi suoni.
Per un appassionato di musica come me,ci trovo una miniera d'ispirazione anche nei capolavori solistici di Barrett.Insieme ai Pink Floyd,per me uno dei capolavori a cui sono più legato è "Jugband blues".

Giuliano ha detto...

i Pink Floyd con Syd Barrett erano tutta un'altra cosa, ho il cd di "Relics" in ascolto proprio in questi giorni, non si finirebbe mai di riascoltare. Sono belli anche i dischi dei Pink Floyd dopo Barrett, ma come dici bene tu, sono cose più vecchie, più facili. Per questo hanno avuto successo, mi viene da aggiungere...
Io sono ancora, ogni volta, colpito dalle sonorità di Goldenhair, da Joyce: mai più sentita una cosa così.

giacy.nta ha detto...

E' tua anche la traduzione di Goldenhair? E' bellissima!:)

Giuliano ha detto...

boh, chissà, chi si ricorda più...
:-)
forse una rielaborazione, traduzione direi che è esagerato