mercoledì 2 novembre 2011

Io sono un classico, lo so per certo

Porto qui “allo scarico” tre dichiarazioni sulla musica che ho purtroppo letto o ascoltato e che non mi escono più dalla testa. Spero che scrivendole qui la mia situazione migliori.
1) Un compositore quarantenne marchigiano che dichiara “io compongo musica classica, dato che scrivo ogni nota”: vado un po’ a memoria, ma il concetto era proprio questo. Dopo le primissime apparizioni tv mi ero fatto una buona opinione di lui, in attesa di ascoltare anche la sua musica; oggi, dopo qualche anno, confesso di essere rimasto deluso. Che significa, “io faccio musica classica”? Un’autocertificazione? Mi sembra quasi di non parlare la stessa lingua del compositore quarantenne marchigiano. Un classico, nella lingua italiana, è qualcosa che dura nel tempo e che piace a più generazioni: non è l’autore a dire di se stesso “sono un classico”, sono gli altri a dirlo, si vedrà col tempo. La musica del compositore quarantenne marchigiano la ascoltiamo da meno di dieci anni; se fra trenta o quarant’anni si ascolterà ancora questa musica, il compositore quarantenne marchigiano sarà diventato un classico: è così che funziona. Mozart e Beethoven sono dei classici non perché lo hanno detto loro ma perché dopo 250 anni li ascoltiamo e suoniamo ancora: sono 250 anni che ogni giorno qualcuno suona o ascolta le loro musiche, senza interruzione. Auguro una gran fortuna al compositore quarantenne marchigiano, ma il mondo è pieno di musicisti che hanno scritto per esteso ogni più piccola nota delle loro partiture, ma che non sono mai diventati dei classici. Oltretutto, dato che il compositore quarantenne marchigianodice di aver fatto il Conservatorio, dovrebbe sapere che “classici” propriamente detti sono i compositori come Haydn e J.S. Bach, cioè quelli che sono stati presi a modello dai loro contemporanei e da quelli che sono venuti dopo. Io ho studiato da perito chimico e lo so, lui che ha passato gli esami al Conservatorio non lo sa? Mi sembra un po’ grossa, a me per saperlo è bastato leggere Massimo Mila (“Breve storia della musica”, ed. Einaudi: un libro piuttosto piccolo).
2) Un altro personaggio che mi è simpatico, il rapper Francesco Di Gesù (Frankie HiNRG), quest’estate ha detto che a scuola bisogna insegnare non solo Bach e Beethoven ma anche Lady Gaga. Beh, c’è qualche differenza. Innanzitutto, non c’è bisogno della scuola per sapere chi è Lady Gaga: gli studenti ci arrivano anche da soli, se vogliono e anche se non vogliono. Ringraziando il cielo, l’interrogazione con il voto su Lady Gaga, almeno questa, fin qui ce la siamo risparmiata. Io non ho avuto bisogno della scuola per sapere chi erano i cantanti e i gruppi degli anni ’70 e ’60, penso che la cosa valga anche oggi. Invece Bach e Beethoven richiedono qualche aiuto, ma è importante conoscerli perché Bach è uno di quelli che hanno messo le basi del sistema musicale su cui tutti suoniamo e cantiamo da quattrocento anni, compresi i rappers e i gruppi heavy-metal. Frankie fa il musicista di professione e non lo sa? Mi sembra grave, ma so che è un’ignoranza molto diffusa anche fra i musicisti.
3) Ultima della fila, ma solo per oggi, è la grande pianista Yuja Wang, che a La Repubblica il 30 ottobre scorso spiega che anche lei (interprete di Bach e di Liszt, di Stravinskij e di Chopin, di Ravel e di Scarlatti) ascolta Lady Gaga, e che divide la musica in due categorie, “quella che mi piace e quella che non mi piace”. Che dire, Yuja Wang è molto bella e molto brava (ascoltare per credere!), ma a me è successo di incontrare e parlare con dei musicisti eccellenti, che però oltre al saper suonare a meraviglia non è che avessero una gran coscienza di quello che facevano. So che molti pianisti non amano suonare Schubert, “perché è troppo facile”: facile tecnicamente, è questo che intendono, oltre al discorso sulla difficoltà tecnica con loro non si riesce ad andare. Eppure i più grandi pianisti hanno sempre avuto in repertorio Schubert, e per un motivo facile da intuire: è musica straordinaria. Un flautista a cui avevo chiesto se aveva in repertorio l’assolo dall’Orfeo di Gluck (danza degli spiriti beati) mi fece un risolino dicendo “e che ci vuole...”. E in effetti è grande musica, ma non è musica difficile da suonare, quasi quasi certe cose di Mozart e di Gluck stavo riuscendo a suonarle anch’io, ma poi mi sono accorto che non era cosa per me, che non è da tutti saper suonare, ho mollato tutto e ormai chi si ricorda più come si fa. Però mi ricordo di cosa diceva Eugenio Montale sui musicisti: aveva tentato la carriera da baritono, ma si era accorto che fare il musicista di professione significava dover ripetere venti, trenta, quaranta, cento volte al giorno sempre quelle stesse poche battute. E’ così che funziona, i vicini dei casa dei musicisti lo sanno. I nuotatori professionisti passano ore e ore in piscina, i musicisti professionisti passano ore e ore su un solo passaggio, i ballerini professionisti passano ore e ore alla sbarra, il rischio – se non ci si sta attenti – è magari di ritrovarsi un po’ intronati, a ripetere sempre gli stessi gesti, quasi come gli operai alle catene di montaggio di Pomigliano d’Arco e di Fiat Mirafiori.
PS: Eugenio Montale c’era andato giù un po’ pesante, io mi sono permesso di censurarlo; ma se qualcuno me lo chiedo gli mando il testo da dove ho preso la sua dichiarazione.

12 commenti:

angie ha detto...

www.sistemamusica.it
"Che cosa ha rotto Allevi" di Federico Capitoni:
Per capire il fenomeno Allevi non basta prestare orecchio alla sua musica. Bisogna andare ai concerti e leggere i suoi libri (già, Allevi è anche scrittore, non lo sapevate?)… Che poi è un po’ la stessa cosa. Sì, perché Allevi parla in continuazione di se stesso. Lo fa negli show dal vivo, tra un pezzo e l’altro (di cui ama spiegare la genesi); lo fa nelle sue autobiografe, in cui in una riga fa finta di darsi addosso e poi con un colpo di coda alla riga successiva si autoincensa: «Che brutto anatroccolo ero… Che cigno sono diventato!» Ma quale cigno… Una volpe, no? Giovanni Allevi è diplomato in pianoforte, in composizione e ha una laurea in filosofa. Eccezionale? Per niente, non è certo l’unico; ma non manca di sottolineare i suoi titoli a ogni piè sospinto. Allevi ha un certo gusto musicale che lo porta a scrivere combinazioni di note piacevoli. Un genio? Macché, non è il solo; però in genere i musicisti non parlano di ispirazioni sonore cercate al supermercato o melodie che vengono a far loro visita nel mentre sono distesi – credendosi in fin di vita – sul lettino di un’ambulanza. E' convinto davvero di aver rotto le convenzioni. L’ha dichiarato, l’ha scritto: «Ho creato davvero un cambiamento profondo nel mondo della musica». E giù con deliranti e inopportune citazioni da Hegel. Davvero spiazzante. E il suo successo allora, come si spiega? Tutto è fondato su un colossale equivoco, che è il risultato di una sequela di fraintendimenti sedimentati nel tempo. Allevi è il tipico musicista rassicurante, quello che accontenta un pubblico che non vuole scosse, che non vuole ferite estetiche, tagli o gettate di vernice sulla tela, accordi strambi. E' un musicista già vecchio, fa quell’easy listening che calcarono anni fa Clayderman, Wakeman, Schlaks, un certo Jarrett. Ecco lo scaffale giusto. Si sa sempre dove Allevi andrà a parare; sempre lì, dove l’animo dell’ascoltatore si sente a casa, precisamente dove vuole lui, come si aspetta che sia. Nessuna rottura dunque; invero Giovanni Allevi è il musicista più pavido di tutti. Allo stesso tempo è senza vergogna: come si fa a imporsi come direttore d’orchestra dichiarando candidamente di aver imparato a muovere mani e bacchetta dai filmati di Youtube? Come si può pretendere il rispetto di musicisti e di ascoltatori con un minimo di cultura e sensibilità musicale? Neanche vera è la storia – sventolata dai suoi fautori – che grazie a lui i giovani hanno iniziato a interessarsi alla musica classica. Dopo aver incontrato brani dai titoli significativi tipo Come sei veramente, nessun ragazzo ha preso ad ascoltare Beethoven o Schubert, bensì è tornato a Ligabue, Ramazzotti ecc. Allevi è un artista pop, c’è poco da fare. Si dirà che è colpa di chi gli cura l’immagine; ma Allevi dovrebbe avere la responsabilità di smentire e ridimensionare l’equivoco culturale di cui lui è attualmente la sembianza più vivida. Invece no, lo alimenta. Allevi non è un cattivo musicista, solo che dovrebbe imparare a stare al suo posto, se mai avrà l’umiltà di riconoscere di averne uno (come ha fatto Ludovico Einaudi). Affinché non si sia più costretti a insistere sui soliti sfiancanti punti. Che Allevi non è il musico trasversale e contemporaneo che dice di essere. Che non lo vogliamo dire, per educazione, cosa ha rotto.
(tratto da "Guida ai musicisti che rompono da Beethoven a Lady Gaga" di Massimo Balducci e Federico Capitoni, Edizioni Giudizio Universale, Torino 2011.
Per gentile concessione dell’editore. sm_ottobre_2011.indd 28 09/09/11 11:51)

Giuliano ha detto...

Grazie Angie! il punto, secondo me, è che ognuno di noi è libero di dire tutte le cose che vuole, però ci vorrebbe qualcuno che corregge gli errori - e non penso a me, perito chimico con 40 su 60, ma almeno sulle pagine culturali di Repubblica...
va beh, è una battaglia persa ma lo sapevo da tempo.

angie ha detto...

o.t.: io in chimica... ero una frana (ist.tecn. ind. merceologico)!

Giuliano ha detto...

anch'io!!! sapessi quanti 4, quante figuracce...però alla fine ho fatto davvero il chimico, sia pure a livelli modestissimi.
La cosa più stupefacente è stata avere dei capi che non erano nemmeno capaci di fare le più elementari operazioni di stechiometria e che anzi mi guardavano con stupore quando preparavo una soluzione normaldecima - ahimè, un "caso Carfagna" in anticipo, mi dispiace dirlo. (e non era mica l'unica, che tristezza)

francesco ha detto...

geni ti chiamano gli altri, se te lo dici da dolo sei un brunetta o un tremonti, cellule impazzite nell'evoluzione

Anonimo ha detto...

Hai ragione quando dici di andare a memoria, perché Allevi non ha mai dichiarato nulla di simile. Elisabetta

Giuliano ha detto...

ciao Franz! è la parola "musica classica" che non va bene, ma è difficile trovarne un'altra. Molta gente è convinta che se suoni il violino è già musica classica...

Giuliano ha detto...

Elisabetta, lo spero! Io ricordo di aver sentito dire questo concetto da Allevi, ma se anche tu concordi sul fatto che è una stupidaggine direi che è un'ottima cosa, perché purtroppo c'è molta gente che è convinta che sia davvero così, cioè che se scrivi e leggi quel che c'è scritto si fa musica classica.

Anonimo ha detto...

Allora. Allevi, nel suo ultimo libro afferma che la Musica Classica è quel linguaggio che si esprime attraverso le forme della tradizione (sinfonia, sonata, studio, toccata, notturno...). Se dentro queste forme (che puoi comporre solo attraverso la notazione scritta) inglobi del materiale "di oggi", realizzi la musica classica contemporanea. Come vedi il discorso è molto più complesso. Durante il recente tour, Allevi ha presentato la sua idea in conferenze tenute nelle università, nei conservatori ed istituti di musicologia delle più importanti capitali europee, e da quanto si dice, l'accoglienza è stata entusiastica. Elisabetta

Giuliano ha detto...

se devo togliere il nome di Allevi da questo blog, ditemelo. Lo cancello volentieri.
Ho avuto una buona impressione dalle sue primissime interviste, poi molto meno. Soprattutto la sua musica, mi sembra piacevole ma non molto di più. Steven Schlacks, Clayderman, Vangelis, non c'è niente di male.

Anonimo ha detto...

Certo che no. L'importante è discutere e precisare, perché sai, potrebbe esserci un sacco di gente che ci crede a quello che scrivi. Elisabetta

Giuliano ha detto...

Conservo solo le interviste di Maurizio Pollini. Terrei molto da conto anche quelle di Claudio Abbado, ma parla pochissimo. Per esempio, ricordo che un paio d'anni fa il Maestro Claudio Abbado aveva proposto di piantare centomila alberi a Milano, invece qui hanno cementificato tutto, e mica solo a Milano.