venerdì 18 novembre 2011

Paese dormitorio

La prima volta che ho sentito definire “paese dormitorio” il posto dove abito da quando sono nato, mi sono arrabbiato e sono rimasto sorpreso. Poi, è bastato poco tempo per capire che era tutto vero: “siamo diventati un paese dormitorio”, mi aveva detto un signore dell’età di mio padre, nativo di qui, che il paese lo aveva visto crescere e cambiare.
“Paese dormitorio” una volta era Quarto Oggiaro, erano le periferie di Milano, i “casermoni”, quei posti lì: qui da noi (meno di venti chilometri di distanza) li guardavamo con una certa sufficienza, e mai si sarebbe pensato che sarebbe arrivata anche la nostra ora. Qui da noi, nel mio paese, la popolazione è quasi raddoppiata nel giro di dieci anni: e non è che si siano fatte guerre di conquista, la superficie in chilometri quadri è sempre quella lì, quella di cent’anni fa, immutata. La stessa cosa è successa nei comuni vicini.
Chi sono i nuovi abitanti del Comune? Gente che viene qui a dormire, per l’appunto. Si sono comperati la casa “in campagna”, “nel verde”, stanno via tutto il giorno, nei weekend vanno a sciare, al lago, hanno la casa al lago, in montagna, al mare, vanno a fare surf, a sciare, a Sharm. Qui ci dormono e basta: il che spiega tante cose, anche troppe.
Un luogo comune confermato, purtroppo.

2 commenti:

angie ha detto...

ho messo da me una canzone come sottofondo... che parla di un chimico: finisce tragicamente ma tu, per fortuna, quel mestiere non lo fai più!

Giuliano ha detto...

ma no, io stavo bene a fare il chimico...era divertente e ho imparato molte cose. Purtroppo, oggi non è più così. Se uno lavora e conosce i rischi di quello che sta facendo, non si corrono quasi mai rischi: certo che se ti insegnano a mettere guanti, casco e occhiali protettivi anche quando maneggi acqua e sapone, poi cosa vuoi pretendere. Quando vedo i laboratori di oggi (ma anche i muratori nei cantieri) mi viene da pensare a quelle mamme iper apprensive che mettono tre maglioni di lana ai bambini.