mercoledì 11 gennaio 2012

Edicolanti, notai e avvocati

Le edicole stanno chiudendo tutte; molte hanno già chiuso. Magari chi ha diciott’anni non se ne rende conto, a meno che non veda un film o una fotografia e possa fare un raffronto, ma dove c’era un’edicola spesso non c’è più niente, quelle che chiudono non vengono nemmeno sostituite. Gli edicolanti che continuano a lavorare lo fanno non con i giornali, ma con i gratta e vinci, la tabaccheria, i servizi tipo lottomatica, queste cose qui. Perché il dato di fatto, innegabile, è questo: i quotidiani sono in calo di vendite, e anche settimanali e mensili se la cavano malino. Cos’è successo è facile da capire: i giovani non comperano più il giornale. Da tempo, sotto i trent’anni è difficile vedere qualcuno che compera regolarmente un quotidiano. Dei motivi si può discutere, magari lo si può fare in uno dei prossimi post, ma provate a chiedere a un edicolante; salvo rare eccezioni è così dappertutto. Oppure guardatevi intorno quando andate a comperare un giornale, sempre più spesso vi trovate in coda dietro a gente che chiede i gratta e vinci e altre lotterie più o meno istantanee.
Scrivo questo perché quando vedo il ministro Monti, e anche tutti i mass media, nel loro empito liberalizzatore associare gli edicolanti ai notai, ai farmacisti e agli avvocati, mi viene da pensare che forse ministri e giornalisti non vivono nel nostro stesso mondo, non prendono il tram (dove comperi il biglietto se l’edicola è chiusa?), hanno un’idea fantasiosa e astratta del mondo che devono descrivere e governare. Forse non è proprio così, forse sto esagerando, ma questo mettere gli edicolanti, e i dipendenti dei negozi, nello stesso mazzo insieme a notai e farmacisti, mi sembra veramente una barzelletta.
La mia proposta sarebbe questa: discutere separatamente di farmacie, di tassisti, di orari dei negozi, di avvocati e di notai, eccetera. Non sono la stessa cosa, non sono le stesse categorie: fino a poco tempo fa mi sarebbe sembrato stupido dirlo, adesso vedo che è diventato necessario farlo.
Un’ottima cosa sarebbe tornare a ragionare sul luogo dove sorgono negozi e farmacie, per esempio come si faceva prima della prima ondata liberalizzatrice, quella voluta da Bersani: ci sono zone deserte, prive di negozi, altre con troppi esercizi commerciali vicini. Ma questo sarebbe andare contro la logica degli ipermercati e dei centri commerciali, e quindi sappiamo già che non si farà mai (in questo campo sono loro che comandano, le catene della grande distribuzione: ormai si sa).
PS: ho visto in tv nell’intervista con Fazio che Mario Monti si è un po’ tirato indietro sulla parola “liberalizzazioni”: si vede che quantomeno legge i giornali e i blog e ha capito che questa parola comincia a non piacere, così come “privatizzazione”. Spero che sia un buon segnale, anche se ormai temo che sia tardi, il disastro è già stato fatto e ne pagheremo il conto nei prossimi anni.

5 commenti:

angie ha detto...

caro Giuliano: secondo me la carta stampata ha perso di credibilità (a seconda di chi c'è dietro che paga, e che condiziona gli articoli dei giornalisti...), però bisogna dire che l'informazione che si può reperire in internet ha avuto il suo ruolo (nella mancata vendita), senza contare che un sacco di riviste (non quotidiani ma mensili o settimanali) sono piene solo di pettegolezzi e di pubblicità, e quelle alternative sono costrette a chiudere per le leggi sull'editoria e le cooperative; detto questo non vedo perché per certi esercizi commerciali ci possa essere una concorrenza spietata (il grosso centro commerciale che col suo turn over di personale può permettersi orari diversi rispetto al piccolo negozietto o, visto che ora conta di più l'avviamento piuttosto che la licenza, il fatto che l'attività sia meno "trasportabile"), mentre per altre categorie ci sia il numero chiuso a seconda dei denari che si possono investire, o per il fatto che si possano tramandare solo di padre in figlio!
controlli si dovrebbero anche fare agli studi dei medici privati e agli avvocati...

Anonimo ha detto...

Solo in un paese di sottocultura si può paragonare il ruolo che svolge il notariato latino a quello di un edicolante o di un tassista....ma evidentemente il livello culturale medio italiano è bassissimo mentre a mio avviso l'invidia dilaga. Non vedo un futuro roseo avvicinarsi.

pierpaolo santilli ha detto...

Il problema vero degli edicolanti è che l'edicolante vive di vendite di prodotto editoriale e i suoi fornitori (i distributori locali) vivono degli anticipi dati dagli edicolanti per le forniture. E quindi se ne fottono di mandare merce vendibile. E' questo che tutti gli edicolanti, quando vendono l'edicola, tacciono e si trova sempre un nuovo pollo che continua la storia. Se non fossimo una categoria di polli ci metteremmo tutti a pagare il solo venduto ai distributori e questo ricatto questa estorsione finirebbe. Torniamo ad essere commercianti, o falliremo tutti.

Giuliano ha detto...

Angie, il problema dei giornali e dei quotidiani, come si diceva anche in privato, prima che nelle nuove tecnologie sta nella caduta di credibilità dei giornalisti stessi: in estrema sintesi, la generazione di Giorgio Bocca, di Enzo Biagi, di Montanelli, eccetera, non è stata rimpiazzata. Oggi sono pochi i giornalisti veramente degni di questo nome.

Giuliano ha detto...

per Santilli e per Anonimo: chiedo scusa per il ritardo, ma ho avuto dei problemi con blogger che mi impedivano di rispondere. Ovviamente sono d'accordo, anche perché in anni lontani ho gestito un'edicola e so cosa significa. L'accostamento fra edicole e notai e avvocati è davvero una stupidaggine - aggiungerei all'elenco anche i piccoli benzinai, ne ho conosciuti diversi e so che fanno una vita infame. Oltretutto, in strada ci sono anche molti handicappati che guidano l'auto: che si fa, li si costringe a scendere dall'auto perché i signori Tirchioni non vogliono pagare trecento euro al mese a un addetto alla pompa?