giovedì 13 dicembre 2012

Il digitale terrestre come metafora dell’Italia intera


La settimana scorsa parlavo con un antennista mio amico; mi ha detto che fra un paio d’anni saremo da capo con i decoder. No, non quello che avete in casa: un altro. Per consentire ai possessori di tablet di vedere la tv ovunque, infatti, bisognerà andare a toccare un’altra volta le frequenze. Serviranno decoder, ritocchi alle antenne condominiali e private, e forse altro ancora; o forse non ce ne sarà bisogno, chissà, vedremo, boh. Ecco dunque un’altra delle costanti di questo inizio di millennio: l’incertezza.
Si parte con progetti di riforme, che siano piccole o epocali, e poi si comincia ma non si sa mai a che punto siamo. L’ultima è quella del taglio delle Provincie: non se ne fa niente, ma abbiamo già iniziato. E dunque? E dunque si rimane a metà strada, qualcuno nel fango qualcuno all’asciutto, altri in bilico, qualcuno già in casa sua al caldo.

Il digitale terrestre è dato tranquillamente per acquisito, cosa fatta. Non è che sia proprio così, anzi; è poi penosa la qualità di quello che vi viene trasmesso (centinaia di canali, quasi nessuno che abbia il minimo di cultura e preparazione necessaria per fare una programmazione decente), ma non sto qui ad approfondire altrimenti dovrei aprire un blog solo per questo argomento. Mi interessa piuttosto sottolineare questo aspetto della politica degli ultimi 15-20 anni, la voglia di mettere etichette “fatto!” sopra ogni cosa, dal federalismo alla riforma scolastica passando per il lavoro, per la sanità e per le vie di comunicazione. La realtà, e spiace molto dirlo, è che le cose vanno sempre peggio.
Sorvolerò sul Ponte sullo Stretto, sorvolerò sulla Salerno-Reggio Calabria, sono disposto anche a sorvolare sulla ‘ndrangheta infiltrata nel Consiglio Regionale della Lombardia (grazie Bossi, grazie Lega, grazie Maroni: c’eravate o stavate dormendo?)
Sorvolerò su tante cose, anzi vorrei sorvolare ma in fin dei conti io non sono né un pilota d’aereo né un uccello, che sorvolo a fare? Le forze non mi reggono, anzi a dirla tutta non ce la faccio nemmeno a finire a post. L’ho iniziato, è vero, ma adesso lo pianto qui a metà e lo lascio finire a chi passa di qui: come il digitale terrestre, insomma, che è una perfetta metafora dell’Italia intera in questo inizio di millennio. Non vedete più la tv? Xxxxx vostri, io a casa mia la vedo benissimo, e questo vi dovrà bastare.
E così è di noi tutti. Amen.

2 commenti:

Lara Ferri ha detto...

Meglio che non si veda più la TV.
Sarebbe una fortuna nazionale.
Mi sa che ci prenderanno per stanchezza. Anch'io faccio una grande fatica persino a scrivere qualcosa di assennato sul blog
ma soprattutto non ne ho voglia

Chissà come si andrà a finire?
Ciao,
Lara

Giuliano ha detto...

Lara, il tablet... adesso la guardano ovunque, sul tablet, con gli auricolari ben tappati nelle orecchie. Se mi permetti la parola, rincoglionimento allo stadio più avanzato.
Ieri ho riletto una frase di Marx, nel senso di Groucho: cito a memoria, la tv è molto educativa infatti non appena qualcuno la accende io vado a cercarmi un libro e lo leggo
Però se sei in treno e quello davanti a te si cucca la tv sul tablet, il libro devi avercelo già...