giovedì 9 settembre 2010

Chi vota a destra è un imbecille? (n.1)

- Dobbiamo operare. - mi dice il dottore – Purtroppo bisogna operare, ma è più che probabile che con l’intervento chirurgico vada tutto a posto senza complicazioni.
Con questa diagnosi in mano, e con molti pensieri per la testa, il giorno dopo torno al lavoro e appena possibile vado dal mio capo; gli spiego che dovrò assentarmi per un mese, forse anche due. Con il mio capo vado d’accordo, mi conosce ormai da sette anni e anche se c’è stato qualche screzio in passato ormai abbiamo imparato a rispettarci, e a collaborare nel reciproco rispetto.
L’operazione va bene, tutto come nelle previsioni del chirurgo sia pure con qualche patema d’animo. Ma si tratta pur sempre di un intervento di chirurgia addominale, la ferita sulla pancia è importante (trentasei centimetri di taglio) e mi tocca stare a casa per due mesi. Al mio ritorno sul lavoro vengo accolto benissimo, perfino con affetto. Il Direttore mi chiede se me la sento di tornare a lavorare come prima, su tre turni, e io gli dico di sì, certo che me la sento, sto benissimo. La persona che mi ha sostituito per questi due mesi è contenta, ha guadagnato un po’ di soldi e adesso può tornare a studiare e a pensare a laurearsi, come avverrà effettivamente dopo qualche anno.
Insomma, tutto a buon fine. Ma intanto gli anni sono passati, sono successe parecchie cose nel frattempo (eravamo nel 1995), e io mi sono chiesto: «Ma, e se una cosa del genere mi accadesse oggi?». O, meglio: «Cosa mi sarebbe successo se nel 1995 ci fossero state le stesse normative sul lavoro che ci sono oggi?»
La risposta è semplice, e drammatica: avrei perso il posto di lavoro.
Oggi si viene assunti – tutti – tramite agenzie private, esterne alla Ditta; e quasi sempre con contratti a termine, un mese, tre mesi, sei mesi. E’ vero che non si può licenziare per una malattia, e men che meno per una gravidanza; ma licenziare non serve più, basta aspettare che finisca il termine del contratto di lavoro. Il tuo contratto è di tre mesi? Se ti ammali, o se sei una donna e aspetti un bambino, il contratto non verrà rinnovato. Anzi, in un caso come il mio potrebbe succedere una scena come questa: che la Ditta cerchi qualcuno per il lavoro che svolgevo io e telefoni all’Agenzia dicendo, in forma più o meno larvata: “...però non mi mandi quel signore là, che ha avuto il cancro e poi magari sta male e mi si mette in malattia e mi tocca sostituirlo.”
Conclusione: non è vero che tutti quelli che votano a destra sono imbecilli, ma quelli che si appoggiano solo sul salario e sul lavoro dipendente un pochino dovrebbero pensarci, prima di votare a destra. Perché fino al 1995 operai e impiegati erano molto tutelati, e potevano ammalarsi senza altro timore che quello di non guarire perfettamente; oggi ci sono in campo altri fattori.
Ed è vero che lo smantellamento dello Statuto dei Lavoratori inizia con un governo di centrosinistra, e con il ministro Treu: ma poi ci si era fermati lì, all’inizio. Altri sono andati avanti, molto avanti; e i ventenni di oggi non conoscono altri modi di lavorare se non il precariato.
Ma non è sempre stato così: anzi. Quella della “flessibilità” (orribile eufemismo) è stata una battaglia lunga e durissima voluta dalla destra, a partire dall’Inghilterra di Margaret Thatcher (anni ’70) e dall’America di Ronald Reagan (anni ’80). Insomma, eravamo stati avvertiti ma non siamo stati mica tanto attenti.
Buona fortuna a tutti, soprattutto a quelli che ne hanno bisogno ma non se ne sono ancora resi conto.

PS 1: Questo post è già stato pubblicato il 21 ottobre 2009. Lo rimetto qui oggi perché vedo che non è cambiato niente. So che anche a dirlo non serve, mi risponderanno che sono invidioso e prevenuto, e che ce l'ho con Silvio che è tanto caro: ma almeno mi sfogo un po'. E tanti cari saluti ai signori e alle signore che oggi hanno 54-58 anni, e che con le normative pre-Bossi e pre-Berlusconi sarebbero già a godersi la pensione da qualche anno, e invece.

PS 2: Questo post è già stato pubblicato anche il 6 aprile 2010. Lo rimetto qui oggi con dedica al sig. Bonanni della Cisl (o della Uil? beh, non vedo la differenza). Dedica particolare anche alla signora Marcegaglia di Confindustria, al signor Marchionne della Fiat, e a tutti i parlamentari e i commentatori vari che hanno approvato le leggi sul lavoro degli ultimi 15 anni, compreso qualcuno che si dice di sinistra. A tutte queste persone, l'auspicio che loro e i loro figli e figlie e parenti tutti possano trovarsi esattamente nelle stesse condizioni che, secondo quello che ci hanno spiegato con dovizia in tutti questi anni, vanno bene per il loro prossimo.
(ai signori della Lega, ai Maroni ai Bossi ai Calderoli, lo stesso auspicio con l'aggiunta di trovarsi magari a farsi una passeggiatina nel deserto della Libia, anche solo un paio d'orette, così per sapere cosa provano quelli che non arrivano più a Lampedusa - ma questo è un altro discorso, lo farò magari su un altro post).

8 commenti:

Cronache bianconere ha detto...

Bellissimo e sempre... Di attualità...
Per non parlare dei PS: FANTASTICI ;-)
Un abbraccio e a presto!

Giuliano ha detto...

Conosco gente che è contenta di andare in pensione a settant'anni, e fanno gli operai in fabbriche che stanno chiudendo...
Mah!

franz ha detto...

http://www.youtube.com/watch?v=87UJcwdipzo

una sintesi perfetta di quello che è successo negli ultimi 30-35 anni in Italia, tanto tocca sempre agli altri...

Giuliano ha detto...

Hai letto le proposte per aumentare l'occupazione? Qui non si va al di là degli sconti sulle tasse... Non ci si rende conto che stiamo vivendo sui soldi messi da parte negli anni 70 e 80. Quando saranno finiti quei soldi, i soldi dei genitori e dei nonni, la contestazione a Bonanni sembrerà una cosa delicata e educata. Siamo seduti su un vulcano.

Mauro ha detto...

Io sono, al momento, un privilegiato, avendo sempre lavorato:
a) I Svizzera;
b) con contratti a tempo indeterminato (anche se qui sono meno vincolanti)
In più oggi sto in un'azienda solida e con buone prospettive, per cui non mi lamento, ma ho parecchi amici, laureati e ultratrentenni, che ancora non hanno trovato un posto che non fosse a tempo determinato, massimo 6 mesi. Magari stanno lì da un po', ma le prospettive sono grame. Difficile fare progetti, difficilissimo aprire un mutuo. Già non è bello avere 34 anni, oggi, in Italia. Immagino cosa dev'essere averne 20.

Giuliano ha detto...

A me fa rabbia quando parlamentari e confindustria e commentatori vari dicono che la crisi viene da fattori esterni, che la crisi non c'è, che c'è la ripresa, che chi ha voglia di lavorare un lavoro lo trova sempre, che è tutta colpa degli zingari e degli extracomunitari... Se lo dice la gente per strada, passi; che lo dicano ministri e industriali e amministratori vari, è roba da mettersi le mani nei capelli.
Io traduco così: che non sanno cosa fare, oppure se ne fregano, oppure sono così ignoranti che non capiscono.

Ismaele ha detto...

credo che sia una miscela delle tre cose che dici tu, non sanno cosa fare, se ne fregano, Sono così ignoranti che non capiscono.
aggiungo che hanno lauti emolumenti per ripetere e convincere tutti che non esistono vie d'uscita, che tutto è non riformabile, che l'Economia è un Moloch bisognosa di sacrifici umani, senza motivo se non quello del massimo profitto e ladrocinio di pochi sulle spalle di tutti.
Istruttivo "Louise - Michel", un film che mi è piaciuto. Visto?

Giuliano ha detto...

C'è anche la storia dell'assessore Prosperini, quasi quarantamila preferenze alle elezioni regionali, che qui in Lombardia era onnipresente sulle tv piccole, molto seguite, e diceva (tra le altre cose, che ti risparmio) che tutti devono avere un'arma in casa per difendersi, che lui a sua figlia gli aveva insegnato fin da piccola a giocare con le pistole vere, eccetera.
Morale: arrestato per traffico d'armi con l'Etiopia. Si è fatto tre mesi a San Vittore, penso che abbia patteggiato.

Ieri Fassino ha detto che iniziò così anche il periodo delle BR, e ha molte ragioni ma bisogna aggiungere due cose: che le BR furono finanziate dall'Urss e dalla Cia, ed è romai storia ben documentata; e che una parola su chi rimane senza lavoro e senza tutele bisogna pur dirla, anche in mezzo alla condanna dei metodi violenti.

Non ho visto il film che citi, però hai fatto bene a ricordare Totò, "che mi frega tanto io non sono Pasquale". I meccanismi del comico, una volta te li spiegavano: tutti pensano che il comico parli d'altro, invece sta parlando di te.