venerdì 24 dicembre 2010

Piste ciclabili: una lettera di Natale

Qui intorno era tutta una pista ciclabile: facevo trenta, quaranta chilometri, del tutto indisturbato. Tenuto conto che siamo poco a nord di Milano, magari sembrerà strano: ma era ieri, 2004-2005. Poi è cambiato tutto.
Le piste ciclabili andavano fatte a Milano, non qui, non in Veneto, non in Emilia, non in Brianza. Il comasco e il varesotto, il Veneto, l’Emilia Romagna intera, la Brianza, erano una gigantesca pista ciclabile, prima che ci facessero le piste ciclabili.
Vi sembra un paradosso? Lo spiego subito: le piste ciclabili diventano necessarie quando il traffico automobilistico è così intenso da far diventare pericoloso andare in bicicletta. Era questo che bisognava evitare, evitare che il traffico di Milano, il cemento di Milano, l’asfalto di Milano, il sovraffollamento di Milano, arrivassero fin qui. A Milano sì, a Milano le piste ciclabili erano necessarie: ma a Milano non le hanno mai fatte, le hanno fatte qui.
Fino a cinque o sei anni fa, prendevo la bici e facevo i miei 30-40 Km, senza essere un vero ciclista: andavo a passeggio, bastava fare qualche pedalata ed ero in mezzo ai campi, evitando senza problemi le strade affollate. Adesso no, adesso c’è la Pedemontana che si è mangiata i campi; adesso c’è la quarta, quinta, sesta, settima, prossimamente ottava corsia dell’autostrada (ma qui c’era un boschetto), adesso ci sono villette e condomini (ma prima c’era un prato, e uno stagno).
Adesso ci sono le piste ciclabili, dove prima biciclettavo tranquillamente; e io ho messo la bici a riposo, ogni tanto controllo le gomme, spolvero, ma non la uso più. Tra un po’ mi diranno che se voglio uscire in bici e fare cinquecento metri dovrò mettermi il casco e la tuta riflettente, e allora butterò via la bici, che me ne faccio? Se devo bardarmi come un pilota di formula uno per andare a comperare il pane, tanto vale prendere la macchina.
Il prossimo passo, suppongo, sarà l’abolizione del pedone: penso che sia già allo studio nel prossimo codice stradale, ormai manca solo questo – ma è una norma inutile, i pedoni già non esistono più.

PS: Visto che è la vigilia, ecco la mia richiesta per un regalo di Natale: che si cancelli come per magia tutto quello che è stato fatto negli ultimi 10-15 anni, ma proprio tutto, leggi e leggine comprese. Se si cancellasse tutto quello che è stato fatto, ne trarremmo tutti vantaggio (se sono state fatte cose buone, si fa sempre in tempo a sistemare). Una richiesta impegnativa, vorrei fare come Erland Josephson in “Sacrificio” di Tarkovskij, ma temo che la mia persona non valga molto e quindi so già che non sarò esaudito.

8 commenti:

Amfortas ha detto...

Dopo la scorpacciata monteverdiana, arriva la bici.
Credo non sia casuale sai? Monteverdi e la bici pretendono attenzione, tempo e mente libera. Anzi, liberano la mente, quand'è ingolfata come le strade, appunto.
L'unica corsia preferenziale che sarebbe davvero indispensabile sarebbe quella per l'intelligenza: sicuramente una strada poco trafficata.
Ciao e auguri :-)

Giuliano ha detto...

beh, ma con Monteverdi non ho mica finito: anzi, come ben sai sono solo a metà strada...
:-)
auguri anche a te e a Betta!
(al diavolo Nerone, Poppea, e la milizia! dedicare non posso alla pigrizia / un giorno, un'ora sola...)
:-)

Ermione ha detto...

Piste ciclabili i n periferia, in campagna addirittura; sembra un ossimoro. Qui a Firenze c'è una rete di piste ciclabili abbastanza estesa, anche se non troppo manutenuta: una città non troopo grande come Firenze, ma con un traffico impossibile e continui cantieri, è essenziale. Ma basta uscire di poco ed è pieno di meravigliose passeggiate per le strade collinari, niente piste qui! Certo vivere dalle tue parti dev'essere difficile.
Ciao Giuliano e ancora auguri.

Cronache bianconere ha detto...

"L'unica corsia preferenziale che sarebbe davvero indispensabile sarebbe quella per l'intelligenza"...
Bella ;-)

Auguroni di buon Natale, Giuliano.
A te e a tutti i tuoi lettori.
Un abbraccio

Thomas

Giuliano ha detto...

Cara Elena, su www.arengario.net (il sito di Solimano...) hanno ripreso un bell'articolo di Paolo Rumiz che era apparso su Repubblica l'8 dicembre scorso: dice esattamente quello che dico io qui. Ma ormai siamo rimasti in pochi a pensarla così, cioè a pensare alla bici come a un semplice mezzo per spostarsi...

Giuliano ha detto...

Caro Thomas, il panettone Balocco è stata una bella sorpresa!
(adesso che il Natale è passato posso dirlo, l'avrei detto prima ma a me mica mi fa da sponsor...)
:-)

francesco ha detto...

qualche tempo fa avevo fatto due conti

http://slec.splinder.com/post/22198509/come+in+Italia+proteggiamo+gli

ciao francesco

Giuliano ha detto...

io ho una mia teoria, che quando la dico fa sempre incazzare: abolire le auto veloci. Tutti con la Dyane! Io avevo una Dyane, era una macchina di piccola cilindrata ma grossa e pesante: con la Dyane, niente accelerazioni da zero a cento in trenta secondi, niente sorpassi se non in rettilinei di due chilometri e in discesa, niente superprestazioni. Con la Dyane, tutti più tranquilli...
L'ho anche scritto qui, "istruzioni per rendersi antipatici".
Ci sono anche studi ormai decennali delle compagnie assicurative: c'è un pericolo anche nei mezzi di sicurezza. Del tipo: ho i freni super, quindi posso frenare all'ultimo come i piloti di rally e formula uno. O anche: ho le gomme da neve, quindi posso andare veloce anche se c'è ghiaccio.
Il vero problema è questo, e io l'ho toccato con mano dieci anni fa quando ho comperato una piccola Clio: con le macchine di oggi (bellissime, s'intende) arrivi a ottanta all'ora senza accorgertene. Riesci anche ad ascoltare Bach, a ottanta ora: basta una piccola Clio. Figuriamoci cosa succede con le BMW e le Audi...