sabato 23 luglio 2011

Corno bobò

Mio padre lo chiamava sempre così, corno bobò: sapeva benissimo che il nome ufficiale era “cervo volante”, ma era un nome che non gli piaceva più di quel tanto. Quand’ero bambino, sapendo della mia passione per le scienze naturali, se gli capitava di vedermi con in mano un libro dove c’era un cervo volante mi diceva sorridendo: “quello lì è un corno bobò”. L’ho sentito dire solo da lui, e quindi non so ancora oggi se sia un nome in uso in una cerchia ristretta, se sia dialettale, se sia di qui o di Trebaseleghe, o se fosse solo un nome che si era inventato lui da bambino: sta di fatto che una volta, fino agli anni ’70, il cervo volante/corno bobò era un incontro abbastanza comune, ma oggi incontrarne uno è diventato difficile, anche nei boschi: che qui da noi sono ormai dominio incontrastato dei bikers e dei fuoristrada.
Il cervo volante vola, ma è lento: più che volare, incede. Se la cava benissimo, nel volo, con quella mole e con quel peso: ma quando vola è vulnerabilissimo, e ormai lo sanno tutti che quelle enormi corna sono del tutto innocue, e servono solo a far spavento. Ma chi si spaventa più, ormai, per le corna di un cervo volante? Caso mai impressionerà la mole, che è davvero notevole. Oltretutto, il maschio ha queste corna vistose (in realtà, un prolungamento delle mandibole), ma la femmina è un normalissimo scarabeo nero, solo un po’ più grosso del normale. Se i joggers ne incontrano una, facilissimo che finisca schiacciata sotto una scarpa.
D’altra parte, che ragione avrebbero i cervi volanti di vivere ancora qui? Le loro larve non mangiano il cemento, e nemmeno l’asfalto; si nutrono del legno delle piante, e qui in Lombardia appena vedono una pianta corrono a prendere una motosega; e se ne vedono tre, di piante, vuol dire che c’è spazio per un’autostrada. E il loro volo è lento e solenne, ma sicuro: ma qui non si apprezzano affatto la solidità e la lentezza, questo volo del cervo volante è proprio del tipo che fa rendere inevitabile l’incontro con il parabrezza di un fuoristrada. E dunque addio, corno bobò: per rivederti dovrò andare per selve e foreste, sperando che ce ne siano ancora; ma devo dire che a me faceva piacere incontrarti anche qui sotto casa, ogni tanto, d’estate.
da http://www.wikipedia.it/ :
Il Cervo volante (Lucanus cervus LINNAEUS, 1758) è un coleottero della famiglia dei Lucanidi.
Con una lunghezza che varia dai 25 agli 80 millimetri, il cervo volante è sicuramente uno dei più grossi coleotteri esistenti in Europa. Diffuso anche in Asia Minore e Medio Oriente, in Italia lo si trova soprattutto nelle regioni settentrionali. Vive in cavità di tronchi d'albero e ceppi.
Il cervo volante possiede due paia di ali: le prime sono molto robuste e prive di nervatura; le seconde sono più leggere e vengono ripiegate sotto le prime. Deve il suo nome alla presenza di due strutture che ricordano le corna di un cervo, ma che altro non sono che mandibole molto sviluppate, più nel maschio che nella femmina. Queste "corna" vengono utilizzate per i combattimenti durante il periodo riproduttivo e fanno apparire il maschio più temibile di quanto effettivamente sia, infatti i muscoli non sono in grado di muovere con forza tali gigantesche mandibole che pertanto risultano alquanto inoffensive. Nella femmina, invece, essendo più piccole sono anche molto più efficaci e consentono alla portatrice di pizzicare con più forza e con maggiore danno. Le mandibole permettono di distinguere il maschio dalla femmina.
Lo sviluppo di un cervo volante può durare tra i 3 ed i 5 anni. Le uova vengono deposte alla base dei ceppi di alberi vecchi o morenti (preferibilmente: quercia, castagno, faggio, salice e pioppo) che vengono incisi dalle mandibole della femmina prima della deposizione. Alla schiusa nascono delle larve chiare munite di potenti mandibole che utilizzano per incidere il legno e scavare lunghe gallerie. Al termine del loro sviluppo, quando misurano circa 10 centimetri di lunghezza ed 1 cm di diametro, queste larve scavano una celletta in cui avverrà la metamorfosi. Le larve si sviluppano seguendo diverse fasi che in 4-6 anni le porteranno a diventare pupe. Gli adulti, presenti già fin dall'autunno, non escono all'aperto fino al giugno successivo. Il loro stadio immaginale è relativamente breve (pochi mesi): i maschi, in genere, muoiono tra luglio ed agosto, mentre le femmine possono sopravvivere più a lungo, restando attive fino a settembre avanzato. Gli adulti si nutrono di nettare e linfa degli alberi.
Un tempo molto comune, il cervo volante - come altri coleotteri che vivono nel legno - è oggi in declino. La specie si deve considerare potenzialmente minacciata per la riduzione o la distruzione del suo habitat, in particolare per le pratiche forestali che tendono a eliminare i vecchi tronchi. È inserita in norme di protezione dell'Unione Europea, e precisamente nell'Allegato II della Direttiva Habitat del 1992 (CEE/92/43) (specie la cui salvaguardia richiede la designazione di zone speciali di conservazione). La specie è inoltre inclusa nella Convenzione per la conservazione della vita selvatica e dei suoi biotopi in Europa, anche nota come convenzione di Berna. Alcune delle più note sottospecie sono: 1. Lucanus cervus cervus (maschio: 35-92 mm. femmina: 35-45 mm. origine: Europa). 2. Lucanus cervus akbesianus (maschio: 50-100 mm. femmina: 40-45 mm. origine: Siria, Turchia.) 3. Lucanus cervus judaicus (maschio: 50-100 mm. femmina: 40-50 mm. origine: Siria, Turchia.) 4. Lucanus cervus turcicus (maschio: 35-75 mm. femmina: 35-40 mm. origine: Grecia, Turchia.)
PS: attenzione! le misure dei cervi volanti qui riportate sono in millimetri, non in centimetri. Un cervo volante non è lungo mezzo metro, ma è più o meno delle dimensioni del nostro pollice. Beh, del mio pollice: il vostro non so come sia, il mio ha più o meno quelle dimensioni lì, tra falange e falangina (sempre in millimetri, s’intende).  (le immagini vengono tutte da wikipedia)

10 commenti:

annarita ha detto...

Non ho mai visto dal vero un cervo volante, neppure quando da bambina abitavo in una zona dalla quale era un attimo imbucare strade che portassero in aperta campagna, lungo le risorgive e verso le cascine. In compenso vedevo tante ile, credo si chiamino così qielle piccole ranocchie di un verde brillante, e tante coccinelle. Oggi di coccinelle se ne vedono una ogni tanto. E le lucciole sono un ricordo delle notti estive dai nonni. Un caro saluto, Annarita

Giuliano ha detto...

Le ranocchie dei prati mi mancano tantissimo, e anche quei rospi del tutto innocui, che si possono prendere in mano senza problemi...Gli anfibi sono i primi a morire, se ci sono veleni in giro.
Le coccinelle qui ci sono ancora, un po' di tutte le dimensioni; ma anche i cervi volanti non è che fossero poi così frequenti. Erano frequentissimi, e numerosi, degli altri signori di cui parlerò domani...
:-)

Anonimo ha detto...

anche mio papà lo chiama sempre corno bobò XD !!!

Giuliano ha detto...

... e magari un giorno qualcuno ci spiegherà perchè!
:-)

Anonimo ha detto...

Ieri io e mio papà eravamo in giardino abbiamo visto un "corno bobò" di dimensioni rilevanti che è passato vicinissimo a noi.

Anonimo ha detto...

anche io l'ho sempre chiamato Corno Bobo'. oggi
ce n'e' uno in giardino, purtroppo senza una zampa... a provare la sua forza con le sue corna e' riucito a bucarmi un dito :-(

Giuliano ha detto...

beh, non sono pericolosi ma sono comunque grandi e grossi!
:-)
probabilmente era molto spaventato
è un po' come il morso di una lucertola, se ne trovi una grossa qualcosa si sente

wyverex ha detto...

da piccolo ( purtroppo) andavo a cacciarli per fare collane con le corna ora ne posseggo ancora 4 coppie
ne ho visto ancora l'anno scorso nel mio giardino ( strano) e mi ha aperto il cuore vedendo che rari ma ci sono ancora, il loro rumore volando e' particolare fa quasi paura.
cmq rimane una GRANDE BELLA CEATURA

italo capitanio ha detto...

dimenticavo a Bergamo provincia viene chiamato al femminile " parpaiusa" ma non chiedetemi cosa significhi perche' non esiste questa parola nel bergamasco ( come parola di senso compiuto)e poi mi sa che solo una parte di bergamo la chiamano cosi

Giuliano ha detto...

le larve vivono nel legno che sta marcendo, tronchi vecchi, rami caduti: oggi si tende ad eliminarli. Il vero problema però è che stanno eliminando anche i boschi, io abito a due passi dal Parco Regionale del Torrente Lura e stanno invadendo anche quello (già lottizzato, immagino: con la scusa delle vasche di laminazione, o della pista ciclabile, intanto si comincia a fare quello e poi domani o dopodomani, zac)

A Parma la farfalla è "parpaia", forse parpaiusa ha la stessa origine...