sabato 4 febbraio 2012

La magniloquenza dell'organo

Siamo abituati a pensare all’organo come a qualcosa di maestoso, di imponente, di magniloquente: l’organo che sta nelle cattedrali. Invece no, non è sempre stato così: la musica per organo di questo tipo è soprattutto ottocentesca, romantica, e ha probabilmente il suo culmine in César Franck (1822-1900). Prima, prima dell’Ottocento, l’organo esiste in molte forme, grandi e piccole; esistono perfino, già in epoca antica, degli organi portatili, che sono probabilmente all’origine delle fisarmoniche, degli organetti diatonici, dell’accordeon.

La musica per organo grande e magniloquente, o solenne e commossa, è sempre esistita e ne troviamo molti esempi in Johann Sebastian Bach. L’altro aspetto dell’organo, quello divertito e leggero, è rappresentato in maniera ampia da molte composizioni, ma soprattutto dai Concerti per organo di Haendel, da lui pubblicati come opera 7.  Haendel era, oltre che impresario e operista, un grandissimo organista e tastierista; le cronache d’epoca raccontano di sue strepitose esibizioni a Londra (dove viveva), vere e proprie improvvisazioni degne di Paganini, o magari di Jimi Hendrix e dei rockers del Novecento: tutta gente che sarebbe venuta dopo un bel po’, ma il piacere della musica è sempre esistito, e quando un musicista padroneggia alla perfezione uno strumento (o magari anche più di uno, come Vivaldi), l’elemento ludico, il divertimento e il piacere dell’improvvisazione, trovano sempre ampio spazio.
Dei Concerti per organo op.7 si racconta che Haendel si decise a pubblicarli a stampa perché si era stancato di trovare in giro copie malfatte e insoddisfacenti, vera e propria “pirateria” come quella odierna, che avevano grande successo. E dunque, se proprio interessavano così tanto, quelle sue improvvisazioni fatte per puro divertimento, che almeno circolassero in un’edizione scritta proprio da lui, dall’Autore; e se magari c’era l’occasione di guadagnarci qualcosa, i soldi erano ovviamente sempre benvenuti. E’ così che oggi possiamo ascoltare, messe bene in ordine e con adeguato accompagnamento orchestrale (l’orchestra di Haendel!) molte di quelle improvvisazioni estemporanee, trascritte e riordinate dallo stesso Georg Friedrich Händel. E’ un ascolto stupefacente, che dapprima lascia sconcertati per la leggerezza e la facilità della scrittura e di molte melodie, musiche che sembrano anticipare il novecentesco organo Hammond (elettrico) dei Doors o di Brian Auger, o certe cose di Keith Emerson. In realtà è il contrario: i rockers degli anni ’60 del Novecento si erano ascoltati e studiati con molta cura Bach e Handel, giungendo spesso a vere e proprie trascrizioni, come accadde per i Procol Harum (grandi successi di vendita con una melodia presa di peso da un’opera di Bach). Da questo punto di vista, per chi si fosse incuriosito, consiglio di ascoltare il Concerto per organo in re minore op.7 n.4; ma tutti i Concerti dell’opera 7 sono belli e ben scritti, magari ci vuole un po’ per ambientarsi ma poi non si finisce mai di trovarci cose nuove.
L’edizione che sto ascoltando è quella di Ton Koopman, organista e direttore d’orchestra olandese, con la Amsterdam Baroque Orchestra; gran parte di queste notizie le devo all’ascolto di Paolo Terni su Radiotre, qualche anno fa (spero di non aver scritto troppi errori o imprecisioni). Mi piacerebbe ascoltare ancora le lezioni di Paolo Terni, ma non so neppure più se conduce ancora qualche trasmissione: il sito internet di Radiotre è diventato un labirinto impossibile da consultare, la cosa mi stupisce molto, non sono l’ultimo arrivato in materia di internet ma non riesco più a trovare i programmi che mi interessano, ho provato a segnalare la cosa ma vedo che vanno avanti imperterriti per la loro strada, e quindi ho rinunciato a cercare e ad ascoltare. Cos’altro fare? Si vede che sono io che non sono all’altezza dei tempi...
Händel era tedesco di nascita, sassone; nato nel 1685 (coetaneo di Bach e di Scarlatti), a vent’anni era già famoso e si trasferì in Italia, prima a Firenze e poi a Roma, dove visse un paio d’anni e dove conobbe Corelli, che lo influenzò moltissimo. A Roma si trovava benissimo e ci sarebbe rimasto volentieri, ma il Papa di allora vietò le rappresentazioni teatrali, ritenendole peccaminose; Haendel voleva scrivere per il teatro, e non potendolo fare a Roma si trasferì a Londra, dove vivrà tutto il resto della sua vita, finendo per diventare il compositore nazionale inglese (suo il famosissimo “Alleluia”, per coro: quasi un inno). A Londra, Haendel (o Handel, all’inglese) debuttò con un’opera lirica chiamata “Rinaldo”, nella quale aveva messo tutte le sue musiche più belle; il risultato fu un immediato ed enorme successo, e non poteva essere diversamente.
La melodia più bella e più famosa del “Rinaldo”, vero e proprio cavallo di battaglia di Haendel fin dai tempi tedeschi, è quella che viene cantata su queste parole, in italiano:
Lascia ch’io pianga
mia cruda sorte
e che sospiri
la libertà.
Le immagini: qui sopra un ritaglio da un numero del mensile Amadeus; più sopra, il dettaglio di una pedaliera, l'organo della Albert Hall nel 1932, l'organo del capitano Nemo in Ventimila leghe sotto i mari, nel film della Disney. Di queste tre immagini, prese molto tempo fa da internet, non ho il link preciso, e me ne scuso. (facendo clic sull'immagine si può leggere quello che c'è scritto).

8 commenti:

angie ha detto...

Nell'Organo della Royal Albert Hall - E.O. Hoppé, London, 1932 (ho trovato un sito con l'immagine, tra altre d'epoca molto belle: cosa mi dai se te lo dico?) - scherzi a parte: chissà perché il fotografo ha voluto ritrarre l'abbraccio della signorina alla... canna (coda?)
p.s.: per quanto riguarda le ricerche online anch'io, però sul sito di Report, ho visto per esempio sparire tutta una documentazione dei servizi sugli appalti nei CIE (molto interessante, peccato non averlo saputo prima per scaricarla...) ma in questo caso, forse, può essere dovuto al fatto che la Rai non garantisse più i giornalisti investigativi freelance - per via delle querele!
Oppure che gli autori ospitati ne detengano i diritti e decidano di riprendersi la proprietà intellettuale; altre volte, invece, penso che con gli aggiornamenti liberino un po' di spazio dai server (tu mi dirai: con tutta la "memoria" che c'è a disposizione?)

giacy.nta ha detto...

Mi ha emozionato la foto di apertura del post. Era qualcosa che avevo già visto e non più dimenticato.

Giuliano ha detto...

Giacinta: forse avrei dovuto accennare a cose come "il fantasma dell'opera" ma è una storia che non mi ha mai veramente interessato. Da bambino mi faceva impressione, da grande mi sono interessato davvero all'opera, e quella storia lì non c'entra niente con l'opera... Ecco, forse "gotico" è una parola che avrei potuto usare, ma io volevo parlare di Haendel, stavo ascoltando Haendel (la cosa più bella del mondo però sono i tempi lenti di Haendel, da perdercisi dentro: come "Lascia ch'io pianga", appunto)

Giuliano ha detto...

Angie, si può immaginare che la ragazza serva per indicare l'altezza delle canne dell'organo - però essere un po' maliziosi è concesso (in ogni caso, una cosa di quelle dimensioni potrebbe essere più che altro il contenitore della ragazza!)
:-)
la foto che ho messo è ormai antica, penso che sia di dominio pubblico. Su questo blog ci sto molto attento, indico le fonti, se posso faccio un po' di pubblicità gratuita (come per Amadeus, che è un'ottima rivista, non solo per i cd ma anche per gli articoli).
La questione dei diritti d'autore è importante, e come ben sai è anche alle volte terrificante. Nel senso che pagherei volentieri le royalties ai discendenti di Haendel o di Mozart o di Verdi, ma quelle canzoncine da tre accordi, sempre quelle...(deve ancora cominciare il festival di Sanremo e già non ne posso più!!!)

Giuliano ha detto...

...però intanto mi è tornato in mente questo: «I read the news today oh boy...» (quanti buchi servono per riempire la Albert Hall?) :-) anche i Beatles devono molto a Handel, ci sono degli arrangiamenti divertenti di Cathy Berberian che "ripristinano" Haendel nelle canzoni dei Beatles, Ticket to ride per esempio

Tarkus ha detto...

Che bello questo post (anche se tutti gli organisti che amo suonano jazz e dai sixties in poi). Ciao amico.

Giuliano ha detto...

io purtroppo sono negato...ho preso lezioni, andavo anche benino, ma quelli vogliono il solfeggio!!! (me la cavavo benino lo stesso, ma ormai non so nemmeno più bene dove è il do centrale)
I musicisti comunque sono sempre stati come quelli che conosci tu, nessuno suona di sua volontà uno strumento per annoiarsi!

Anonimo ha detto...

In effetti magniloquiscesi!¿