domenica 14 ottobre 2012

Detersivi ( I )

Ho trovato l’etichetta qui a fianco sulla confezione di un detersivo in polvere per lavatrice, uno dei più famosi. E’ un’etichetta molto bella, ben fatta, e ne approfitto per parlare un po’ dei detersivi e della loro composizione.

La parola più importante di questo elenco è Tensioattivo: è il nome che si usa in chimica per indicare tutta la categoria delle molecole che servono per la detergenza. Queste sostanze possono avere formule chimiche e composizione molto differenti, ma hanno tutte una caratteristica comune: vanno ad agire sulla tensione superficiale dei liquidi (da qui il nome). “Tensione superficiale” può sembrare una parola difficile, ma basterà pensare alle gocce d’acqua per capire di cosa si tratta: la forma delle gocce, non solo dell’acqua ma di tutti i liquidi, è dovuta alla tensione superficiale. Un’altra esperienza molto facile è questa: riempire lentamente un bicchiere (meglio se col bordo stretto) e osservare che lo si può riempire anche oltre la sua normale capienza, perché si forma come una pellicola. Anche questa è tensione superficiale: la spiegazione del fenomeno sarebbe molto complessa, però si tratta di un’esperienza molto comune, la si può notare anche nelle bottiglie (in questo caso il “menisco” è concavo, e non convesso come nel bicchiere). Il tensioattivo va ad agire sulla tensione superficiale, non dell’acqua ovviamente ma dell’unto, del grasso, e questo serve per disperderlo nell’acqua di lavaggio.
Un’altra cosa importante da dire sui tensioattivi riguarda la loro composizione: anche qui si usano due parole solo apparentemente difficili, lipòfilo e idròfilo. Lipofilo (stessa radice di lipìdi e di liposuzione) significa “simile ai grassi”; “idrofilo” significa “simile all’acqua”. Le molecole dei tensioattivi sono nello stesso tempo lipofile e idrofile: la parte che somiglia ai grassi si mescola all’unto, la parte che è affine all’acqua lo porta via. Come tutti sappiamo, per togliersi di dosso il sale dell’acqua marina è sufficiente una doccia senza saponi; se invece abbiamo le mani sporche di grasso il sapone è indispensabile. Il sale si scioglie in acqua, il grasso e l’unto invece hanno bisogno del tensioattivo.
La composizione dei tensioattivi è variabile: quelli che fanno schiuma sono i tensioattivi anionici (anche qui la spiegazione completa sarebbe molto lunga e complessa); i tensioattivi che non fanno schiuma sono i “non ionici”. Trattandosi di un detersivo per lavatrice, la quantità di schiuma che si forma è ovviamente molto importante. I saponi (che fanno schiuma) sono anionici, ma sono differenti chimicamente dai tensioattivi anionici più recenti; anche su questa differenza sorvolo, ne parlerò magari in un’altra occasione. La chimica è molto complessa, il discorso sarebbe interessante ma porterebbe via molto spazio.
Interessante è anche il discorso sulla schiuma: un eccesso di schiuma indica che avete messo troppo detersivo. La schiuma infatti comincia a formarsi quando non c’è più unto.
A questo proposito, si può aprire una parentesi e parlare di come vengono presentati i detersivi: le dosi che vediamo nella pubblicità sono sempre esagerate, ed è consigliabile ridurre sempre le dosi. Bisognerà fare un po’ di prove prima di trovare la misura giusta, ma l’interesse dei produttori è farvi consumare più di quel che serve. Con la lavatrice è un po’ complicato, ma per esempio col dentifricio non è necessario spremere lungo tutta la lunghezza dello spazzolino, ne basta meno della metà; per i lavapiatti, nel lavaggio a mano, la schiuma indica che avete messo troppo detersivo. Un po’ di schiuma va bene, ma se ce ne è troppa avete superato la dose giusta.
Molte case produttrici di detersivi danno grande enfasi all’aggiunta di saponaria, sapone di Marsiglia, cenere, pezzi di minerali...tutte cose interessanti dal punto di vista storico (proverò a parlarne domani), ma di dubbia utilità pratica. Il sapone di Marsiglia, per esempio, è un tipo di sapone: un ottimo sapone, ma né più né meno che un sapone, non certo una bacchetta magica.
Può essere utile un accenno al laurilsolfato: ho letto un articolo recente sui detersivi che ne parlava come se fosse qualcosa che fa male alla salute, in realtà un detersivo non è roba da mangiare, basta questo semplice avvertimento. Inoltre lavarsi troppo fa male, irrita la pelle: basta chiedere al dermatologo per averne conferma. Questo non significa che dobbiamo andare in giro sporchi e unti, perché come in tutte le cose esiste la giusta via di mezzo: i saponi e i detersivi, insieme al grasso dello sporco, portano via anche quel grasso che dà morbidezza alla pelle. Di conseguenza (per esempio) se d’estate siamo sudati e non sporchi, il più delle volte basterà una doccia con l’acqua, soprattutto se il sudore è fresco. Il “lauril” del laurilsolfato significa che la materia prima viene dall’alloro, o meglio che nell’alloro (nel lauro) è stata isolata per la prima volta; questo olio (un olio è un grasso) si trova anche in molti altri prodotti di origine vegetale, come palma e cocco. L’olio di palma e l’olio di cocco sono infatti all’origine di quasi tutti gli shampoo e i detergenti che usiamo comunemente, e i loro nomi chimici ne mostrano chiaramente l’origine; quanto al “solfato” significa soltanto che l’olio è stato reso solubile in acqua, e qui posso rimandare a quanto si è scritto all’inizio di questo post, cioè al significato delle parole lipofilo e idrofilo.
(continua)
(le immagini delle gocce d’acqua le ho trovate in rete, sono molto belle e le ho messe qui come esempio della tensione superficiale; il fumetto era quasi sicuramente su http://mudwerks.tumblr.com ; l’etichetta viene da – come dire? – diciamo che me l’ha data un’olandesina con accanto un pulcino nero...)

8 commenti:

giacy.nta ha detto...

E' come nell'amore, insomma. C'è bisogno di avere qualcosa in comune per liquefarsi:)

Grazia ha detto...

Chi lo avrebbe mai detto? Anche i detersivi possono essere affascinanti!

Giuliano ha detto...

menisco è un termine di Ottica, le lenti degli occhiali sono dei menischi. Il menisco del ginocchio si chiama così perchè ha la forma di una lente.
(non l'ho scritto per non complicare le cose, approfitto del commento per aggiungere un'altra informazione)
Grazia, qui mi muovo in casa...però lavoravo per la concorrenza, per 15 anni Coccolino e Calimero sono stati per me due orribili mostri
:-)

Giuliano ha detto...

è anche un principio dell'omeopatia, il simile scaccia il simile
grazie Giacynta, ci voleva un po' di poesia!
:-)

Lara Ferri ha detto...

Finalmente comincio a capire qualcosa delle estichette.
Per esempio, ho sempre creduto che "Tensioattivo" fosse una 'parolaccia':)
Grazie Giuliano per questa ottima spiegazione,
Ciao,
Lara

Giuliano ha detto...

l'altro ieri ho visto in tv un esperto nutrizionista che parlava degli omega3, e l'ha spiegato dicendo che sono dei lipidi, cioè degli acidi grassi - ho chiesto a mia mamma se aveva capito e mi ha risposto di no...
:-)
è un errore in cui si cade spesso, si danno per scontate tante cose. In realtà non è affatto facile spiegare queste cose, anzi è quasi impossibile.

Anonimo ha detto...

Approposito di tensione superficiale, mi ha sempre affascinato lo zampettare delle tipule sulla superficie dell'acqua ferma ...

ciao Stefano

Giuliano ha detto...

fa invidia!
:-)
siamo troppo pesanti, e non voliamo nemmeno