sabato 20 ottobre 2012

Idiosincrasie

Alla voce “idiosincrasie” il dizionario dà due sfumature diverse, non solo in senso negativo. La definizione dello Zingarelli è questa: « Idiosincrasie: composto di idios, “proprio” e “synkrasis”, mescolanza; “speciale mescolanza di umori e temperamento risultante da essa” (...) 1. in medicina, particolare sensibilità di alcuni individui a determinate sostanze medicamentose o alimentari 2. forte avversione per qualcosa o per qualcuno, incompatibilità ripugnanza.»
Trattandosi di qualcosa di proprio e di personale (“idios”), ognuno ha le sue proprie idiosincrasie; e questo mi sembra scontato. Oggi, più che altro per passare il tempo, porto qui le mie idiosincrasie: in senso negativo, ed evitando di parlare di argomenti troppo impegnativi (per quanto riguarda le cose serie, ho quasi tre anni di blog qui in archivio).
Per esempio, e per rimanere nella categoria delle cose fastidiose ma facilmente evitabili, non sopporto le letture ad alta voce, pubbliche e private, di poesie e di romanzi. Trovo soprattutto fastidiosi e imbarazzanti gli autori che si esaltano coi propri versi, una vera piaga che colpisce anche i migliori. Ovviamente, ci sono delle belle eccezioni: trovo magnifiche le letture fatte da Arnoldo Foà e da Romolo Valli, e apprezzo molto il lavoro sulla poesia fatto da Marco Paolini nei suoi spettacoli.
Non sopporto formula uno, moto, rallies. Un gran premio di moto o di formula uno è la cosa più noiosa che esiste, ho smesso di occuparmene da quando avevo sedici o diciassette anni.
Non sopporto gli alberghi a cinque stelle, quelli di lusso; non capisco il senso della disposizione delle posate e dei bicchieri, eccetera. Fosse per me, ci sarebbero solo delle buone trattorie: l’importante è mangiar bene, e se vado in albergo mi basta che la stanza sia pulita e in ordine.
In musica, non sopporto Frank Sinatra e tutto ciò che è swing mi irrita; anche qui con qualche eccezione, non sono mai stato un estremista e sto solo raccontando cosa mi succede. Non mi piace il rock degli anni ’50, in primo luogo trovo stomachevoli (I’m sorry) i telefilm di Happy Days, Elvis Presley e tutto il suo mito. Devo però ammettere che “Blue Moon” nel film di Jim Jarmusch (Mystery train) ci sta benissimo, e che ho un bel ricordo personale per un’inattesa “Love me tender”: forse perché sono canzoni diverse dal solito e noiosissimo Elvis.
Ho una vera avversione per Michael Jackson: aveva la mia stessa età, l’ho seguito fin da bambino perché mi aveva colpito che uno che avrebbe potuto andare a scuola con me potesse cantare e ballare così bene; l’ho ritrovato molti anni dopo e non ho mai capito come mai un bambino nero, dall’aspetto così chiaramente afroamericano, abbia finito col trasformarsi in quel modo. Soprattutto, mi stupisce molto che i neri d’America ammirino così tanto uno dei loro che si è fatto stirare i capelli, assottigliare il naso, e tutto quel che segue. La sua musica mi è sempre sembrata banale, e la sua vita mi sembra una specie di racconto dell’orrore.
Allo stesso modo, ho sempre trovato banale e irritante David Bowie; e ho sentito ripetere all’infinito frasi del tipo “Prince è un genio come Stravinskij”, del tutto incomprensibili. (chi dice queste cose sicuramente non conosce Stravinskij). Ho ascoltato Prince, non mi è dispiaciuto, ma si tratta sempre di musica abbastanza banale, niente di sorprendente comunque.
Non sopporto più tutti i cantanti italiani degli anni ’60 e ’70, erano ovunque, ne ho subìto una vera overdose e non ne posso più. Li metto tutti assieme, De André e Al Bano, Lucio Dalla e Orietta Berti, Mino Reitano e Lucio Battisti, Claudio Baglioni e Loredana Bertè, li so a memoria e continuano a ripropormeli, ma io – come direbbe Rino Gaetano – non li reggae più (a proposito, Bob Marley...un’altra cosa noiosissima).
Non sopporto le radio commerciali, radio deejay e tutti i suoi conduttori mi fanno senso per la quantità imbarazzante di luoghi comuni e di scemenze ripetute all’infinito, per di più molto compiaciuti di se stessi (è un trend, baby, è la moda, se non sei così sei uno sfigato...magari poi dicono di votare a sinistra, figuriamoci se sanno cosa significa).
Non sopporto Gabriele D’Annunzio, che io continuo a chiamare Rapagnetta (è il suo cognome originario). E’ vero, ha scritto “La pioggia nel pineto”, ma per tutto il resto lo trovo un personaggio disgustoso, a partire dell’esaltazione della guerra (cosa che lo accomuna a F.T.Marinetti, altro personaggio orribile).
Nel sesso, non sopporto cose come gli spogliarelli, il burlesque, le calze a rete, le fiere del sesso, il sadomaso, il bondage, i lifting esagerati, le labbra gonfiate alla Nicole Minetti. Ma qui vado su un discorso che vorrei evitare, se non altro perché finora sono sempre riuscito a evitare le visite sul blog con chiavi di ricerca di questo tipo, e mi dispiacerebbe trovarmi un’alluvione di visitatori importuni.
Concludo con Marilyn Monroe: ho imparato a volerle bene quando ho visto le sue foto fuori dal set, non più personaggio pubblico ma una donna normale. Ha fatto film molto brutti o poco significativi, dove le facevano fare soltanto le parti che sappiamo, l’oca bionda o poco più; in quei film non la trovo attraente, mi è invece piaciuta molto nell’unico film che ha girato con un regista davvero grande, John Huston. Per questo motivo, l’unica immagine che metto in questo post è dedicato a lei, a Marilyn Monroe: una foto dal set di “The misfits” (Gli spostati, regia di John Huston, anno 1961). L’attore che è con lei è molto famoso, ma in questa foto non è facilmente riconoscibile: Eli Wallach. Se gli fate un paio di baffi da messicano, comincia un po’ (ma poco) ad assomigliare all’amico di Clint Eastwood nei film di Sergio Leone.
quest'immagine viene dal sito http://mudwerks.tumblr.com

10 commenti:

Grazia ha detto...

Alcune delle tue idiosicrasie sono amche le mie. Altre, no. Ma, del resto, le intolleranze sono strettamente personali. Io non oso farne una lista. Purtroppo con gli anni sono cresciute e ora occuperebbero tutto lo spazio del blog. Però mi sono divertita- e molto- a leggere la tua.

Dario D'Angelo ha detto...

Son quasi tutte le mie :-)

Giuliano ha detto...

ciao Dario! come ben sai, ti marco sempre stretto...
:-)
sa benedica

Giuliano ha detto...

Grazia, questo post è qui per divertimento e per far discutere un po'. Soprattutto, ho trovato in rete questa foto di Marilyn Monroe, ho colto l'attimo
secondo me è una delle più belle, peccato solo per il taglio in alto

Stefano ha detto...

> ...mi è invece piaciuta molto nell’unico film che ha girato con un regista davvero grande, John Huston

ehmmm, mi permetto di dissentire ricordandati "A qualcuno piace caldo" di Billy Wilder, autentico capolavoro ... ma sono daccordo con te sull'immagine stereotipata di MM e ti propongo il bellissimo tragico ritratto che gli fece Richard Avedon.
http://danielleuniverse.files.wordpress.com/2012/07/marilyn_monroe_avedon_photo_01.jpg

ciao

Giuliano ha detto...

Stefano, ti permetto eccome di dissentire, ma io quel film che citi non lo sopporto proprio, mi dà perfino fastidio...Così come mi dà fastidio L'appartamento, sempre di Billy Wilder, e tutto quel genere di film.
E' un universo che non mi appartiene, mai capito cosa ci trovate.
Probabilmente, sarei andato d'accordo con Billy Wilder e Jack Lemmon, e avrei litigato a morte con John Huston (pericolosissimo, tirava cazzotti e praticava la boxe!), ma per i loro film vale invece l'opposto...
ciao e grazie
:-)

Stefano ha detto...

> mai capito cosa ci trovate.

bè ... "nessuno è perfetto" (cit.)

:-))

Giuliano ha detto...

Stefano, mi trovo male con gli anni '50 (brillantina, rocknroll alla elvis, sinatra, i vestiti di Jack Lemmon, eccetera), però mi piacciono molto gli anni '20 e '30, il blues e il jazz agli inizi, gli abiti di quegli anni...Sarò mica parente di Jack Nicholson in Shining?
:-)

Paolo ha detto...

Le mie idiosincrasie sono parecchie, alcune in comune alle tue. Noto con disappunto che con il passare degli anni tendono ad aumentare in maniera esponenziale.
Ultimamente ho una vera avversione per gli inutili inglesismi e i neologismi giornalistici. Non capisco perché se qualcuno usa un termine nuovo tutti gli corrono dietro. Più il termine è banale e più ha successo...

Giuliano ha detto...

Paolo, ho evitato i discorsi troppo seri...personalmente, amo moltissimo il film Stalker di Andrej Tarkovskij e mi dà molto fastidio l'uso del termine inglese per indicare un molestatore. In inglese, e in Usa, "stalker" è una parola del dizionario, un termine da cacciatore, quello che segue una pista: "a cat is stalking a mouse". In italiano, bastava il termine "molestie", ma siamo nel paese governato dai pubblicitari.
Quindi, concordo in pieno con il tuo commento.