lunedì 12 marzo 2012

Stazione di Piazza Cadorna

La Stazione di Piazza Cadorna è stata la mia porta su Milano, per questo la conosco bene. Era un luogo aperto e accogliente, come tutte le stazioni, ma poi qualcosa è successo.
Ne davo notizia così in un altro blog, il 24 maggio 2007:
Anche la mia stazione, quella di piazzale Cadorna delle Ferrovie Nord Milano, è cambiata. Hanno messo una grande barriera di cancelletti per timbrare. Prima non c’era niente, la stazione era un grande spazio aperto dove ognuno andava e veniva come meglio credeva; adesso c’è questa barriera diritta e meticolosa, anche un po’ minacciosa, così nessuno scapperà senza aver pagato il biglietto. Contemplo la linea Maginot, nuova di pacca e non ancora del tutto inaugurata; conto le minacciose obliteratrici e scopro che sono cinquanta. Mi chiedo chi avrà preso la mazzetta per tutte queste barriere, tra qui e la metropolitana dev’essere stato un bell’affare. Mi chiedo anche tante altre cose; soprattutto mi chiedo da dove provenga questo gran bisogno di mettere transenne, costruire muri, mettere tassametri, mettere macchine nuove e minacciose (per tecnologia e aspetto) un po’ ovunque, dalle Stazioni alle Poste. Forse è lo spirito del tempo: una volta qui al Nord si voleva costruire il muro al di là del Po, o magari al di qua, si discuteva se permettere l’accesso ai toscani e ai romani, o se anche gli emiliani dovessero essere considerati estranei; ma il più delle volte lo si diceva per scherzo. Adesso non se ne parla più ma i muri si fanno sul serio, e questo qui di piazza Cadorna è davvero un enorme muraglione d’acciaio. Ho letto proprio oggi sul giornale che perfino il Belgio rischia di rompersi, fiamminghi di qua e valloni di là. Ma qui per ora si tratta solo di pagare e timbrare il biglietto (beh, sì, per ora...)
Sono passati poco meno di cinque anni, sembra un’eternità; nel frattempo muraglie e obliteratrici sono spuntate ovunque. E’ un trend, come mi spiegarono una volta: ma ai trend ci si può anche opporre, non è che sia necessario andargli dietro come fanno i lemmings.
Provo a ragionarci sopra.
Le Ferrovie Nord Milano esistono da più di cent’anni, per la precisione dal 1887: si chiamano così perché servono le città a nord di Milano, Como e Varese, Novara. Adesso si stanno espandendo, e presto serviranno altre zone della Lombardia, il che è ovviamente un’ottima cosa. Ma non è che tutto vada bene, anzi: i nuovi treni sono brutti e scomodi, i finestrini troppo piccoli li fanno sembrano dei vagoni piombati, non c’è spazio per le valigie, i sedili sono piccoli e si viaggia costantemente con le nostre ginocchia tra le ginocchia degli altri, questi nuovi treni sembrano costruiti e progettati da gente che in treno non ha mai viaggiato. Anche le stazioni hanno subìto la stessa sorte: da luoghi aperti ed accoglienti sono diventati così come sono adesso. A voi piace? A me proprio no. Soprattutto, fa spavento vedere che hanno fatto sparire le sale d’attesa, che tutto è a pagamento, che sono sparite perfino le fontanelle d’acqua che erano utilissime per lavarsi le mani. Avete bisogno di lavarvi le mani? Bisogna pagare.
Porto qui alcune scene che erano molto comuni e che non si vedono più, a causa di queste modifiche: i ciechi e gli handicappati hanno vita durissima, prima potevano accedere ai treni da ogni parte, adesso sono costretti ad andarsi a cercare lo sportellino fatto apposta per loro; e in difficoltà siamo un po’ tutti, non solo gli anziani, perché non tutti i tornelli si aprono con il biglietto in mano: uno va lì e rimane come un fesso, non funziona? No, funziona: ma è l’ingresso riservato al biglietto elettronico. Ah, ecco. E dov’è dunque il mio ingresso? Intanto che cerco, magari il mio treno se ne va, perché – ma queste cose i nuovi dirigenti non le sanno – chi prende il treno va quasi sempre di corsa, anche un minuto è essenziale. Un’altra novità è che se perdi il treno, o se il treno arriva in ritardo, c’è una valanga di pubblicità ad attenderti sul binario – proprio sul binario, e vicino alle panchine, per carità, che non si possa sfuggire; e i biglietti e gli abbonamenti continuano a salire di prezzo, anche del 30% o più, ma la pubblicità è obbligatoria ovunque, ed è impossibile sottrarsi.
Un’altra scena molto comune, e che non si vedrà più, era questa: un ragazzo e una ragazza seduti dentro la carrozza, poi uno dei due si alza pochi istanti prima della partenza, scende, e il saluto continua dal finestrino. Quando accadeva, negli anni ’30? No, ieri: fino al 2007 era una cosa comunissima, con lui o lei a dire “adesso però scendi, se no il treno parte” e lei o lui a dire “ma no, c’è ancora tempo”. Dite che sono scemenze, smancerie? Non mi sembra proprio, è rendendo impossibili piccole cose come questa che si peggiora il mondo.
I nuovi dirigenti delle Ferrovie hanno dunque dichiarato guerra agli anziani, agli ipovedenti, agli handicappati (invece di abolire le barriere architettoniche, se ne costruiscono di nuove), e perfino agli innamorati e ai turisti stranieri che arrivano dalla Malpensa con due figli e due valigie, pensando di poterle caricare sul treno (ne ho già visti parecchi guardarsi in giro perplessi: dove si mettono le valigie? Signori, qui si viaggia sportivi, da manager, al massimo con la ventiquattrore o lo zainetto, non lo sapete?). Penso che non sia finita qui, con chi se la prenderanno in futuro è ancora da vedere, di certo non si fermeranno.
Conosco a memoria le obiezioni: la sicurezza, in primo luogo. Ma, se mi si permette, le Ferrovie esistono da più di cent’anni, le Nord dal 1887: questo significa essere passati non solo attraverso due guerre mondiali, ma anche attraverso le bombe neofasciste sui treni degli anni ’70, attraverso la bomba alla Stazione di Bologna del 1980, l’Italicus... Come è possibile che nessuno abbia mai avuto prima questa folgorante idea dei tornelli?
Un’altra obiezione solo apparentemente sensata è quella sui costi, sul deficit pubblico: il deficit pubblico negli anni ’50 e ’60 non c’era, e forse è necessario ripassare un po’ di storia recente. Il deficit statale che ci accompagna e ci preoccupa oggi comincia a nascere nel 1973, con la prima grande crisi petrolifera, l’inflazione a due cifre. Si può anche ricordare, ma non è essenziale, che le Ferrovie Nord erano in mano ai privati, che ci facevano affari: e questo fino al 1974, pagando il personale che era più numeroso con i contratti di quegli anni e le pensioni di quegli anni (gira e rigira, si va sempre a finire lì: licenziare, ridurre il personale, alzare i prezzi...). Anche qui, per più di cent’anni nessuno ha mai davvero pensato a mettere barriere e tornelli, le stazioni sono sempre rimaste luoghi aperti.
I nuovi dirigenti invece considerano prioritaria la spesa (una spesa mica da poco) per costruire barriere e tornelli, e per installare i teleschermi con la pubblicità: come hanno fatto le Ferrovie Nord, e le Ferrovie in generale, a sopravvivere per questi cent’anni, privi di cotanti manager?
Fossi un magistrato, o un giornalista, andrei ad indagare su chi costruisce obliteratrici e tornelli, e sulle società che gestiscono la pubblicità nelle stazioni, e anche la trasmissione continua di musica: quale musica, e a chi vanno i diritti d’autore. Vuoi vedere che salta fuori qualcosa di interessante?
(le fotografie sono mie, del maggio 2007: non c’è nessun copyright e le può prendere chi vuole e farne l’uso che preferisce)
AGGIORNAMENTO al 5 giugno 2012: et voilà, ecco che adesso bisogna timbrare anche per uscire. Mi domando cosa sarà la prossima, non oso pensarci. Mi hanno detto: "si fa così in tutta Europa", e io vorrei rispondere: "in tutta Europa tre quarti di CL sarebbe in galera o comunque fuori dalla politica", ma poi sorvolo perché so (purtroppo lo so) che sto parlando con dei precari. Fra due o tre settimane, comunque prima di settembre, nessuno di questi ragazzi sarà più qui a lavorare; il risparmio vero è infatti quello sul personale. Non credetegli, quando il Gran Capo Biesuz vi dice che ci sono tanti ma tanti che viaggiano senza biglietto: questi hanno già chiuso le biglietterie, adesso lasceranno a casa anche i controllori e i capitreno. (quelli come Biesuz e come Raffaele Cattaneo non rispondono mai alle domande: come mai in cent'anni di Stazione Cadorna non si era mai sentito il bisogno di mettere questa barriera? Ripeto: la Stazione Cadorna è stata aperta e senza barriere né tornelli per cent'anni, comprese quindi due Guerre Mondiali e le bombe nelle stazioni degli anni '70, mai e poi mai si era vista una cosa come questa).
AGGIORNAMENTO al 9 luglio 2012: la doppia timbratura, in entrata e in uscita, è stata estesa a tutte le stazioni del metrò. La burocrazia invade ogni piccolo spazio, siamo spiati e controllati ovunque, il prossimo passo - perché ci sarà un prossimo passo, non è certo finita qui - cosa può essere, la perquisizione? (con questi manager, la soluzione è sempre una e una sola: licenziare, ridurre il personale, rendere le nostre vite sempre più precarie. E così sarà anche stavolta.)

7 commenti:

Grazia ha detto...

Nemmeno le stazioni sono più quelle di una volta.Pensa che in quella bellissima di Firenze Santa Maria Novella, uno dei capolavori dell'architettura italiana, hanno introdotto schermi pubblicitari su tutti i binari e hanno distrutto la sala d'aspetto.Ora solo i felici possessori di una carta freccia gold possono entrare,suonando il campanello e dando il loro numero, in una specie di bunker che chiude alle 22. Tutti gli altri si devono sedere al freddo in sedie metalliche piazzate nella bellissima sala della biglietteria, che ora è diventata una specie di suk( con tutto il rispetto per il suk) di poveri viaggiatori frastornati, bambini , borse e valigie.Ti lascio immaginare...

Giuliano ha detto...

è il mondo voluto dai paninari. Te li ricordi i paninari? oggi hanno quarant'anni, sono loro i dirigenti, i capi delle aziende: hanno diviso il mondo e da una parte ci sono loro, e dall'altra i tamarri (sfigati) che vanno in giro con le valigie, coi bambini, che orrore.

Anonimo ha detto...

non solo la stazione di cadorna manca di sala d'attesa, anche quelle di bovisa affori e via dicendo. i viaggiatori si ritrovano tutti in piedi al freddo o al caldo ad aspettare treni spesso in ritardo magari con un bambino piccolo che ha bisogno di sedersi in una zona riscaldata o di usare il bagno. ci sono invece sempre più bar per bere e sederti. ma la stazione in quanto luogo pubblico non dovrebbe garantire dei servizi minimi? ho visto milano cambiare in questi anni e i "non luoghi" come appunto le stazioni sono diventati lo specchio di questa Italia dove non c'è più aggregazione non c'è l'accoglienza ( togliere sala d'aspetto bagni e fontanelle rende un luogo l'equivalente di una strada in movimento e non un luogo di sosta). ha cadorna addirittura per andare in bagno bisogna pagare e se non hai moneta te la fai addosso o metti il pannolino, lo sapete che fino a poco tempo fa le donne pagavano di più degli uomini è già perchè non possono farla in piedi e sedendosi consumano il wc. no comment

Giuliano ha detto...

purtroppo non vedo segnali di cambiamento, e con l'expo andrà ancora peggio. Concordo su tutto, ricordo solo che è da vent'anni che la gente vota per quelli che hanno voluto questi cambiamenti. Nei primi anni 90 si tentò di introdurre questi sistemi alla Centrale di Milano, ma le proteste furono moltissime e fecero marcia indietro; poi le proteste non ci sono più state, le nuove generazioni trovano i tornelli più spontanei e naturali di erba e alberi (e sono un po' coglioni, me lo lasci dire almeno qui)

Giuliano ha detto...

nel frattempo, hanno aggiunto adesivi sul pavimento: guardi per terra e sai dove devi andare, se vai diritto trovi gli accessi bloccati perché sono quelli che servono per uscire, e lo devi sapere perché ci sono sul pavimento gli adesivi rossi; per prendere il treno devi sempre guardare per terra, ma seguire gli adesivi verdi che ti portano o a destra o a sinistra, ma non in centro per carità che ci sono le toppe rosse sul pavimento, non le vedi? se non le vedi sei proprio scemo, stai a casa no?
(Non hanno ancora capito, bisognerà spiegarlo, che chi va a prendere il treno non guarda per terra: se guardi per terra vai a sbattere, urti qualcuno, eccetera. Chi prende il treno guarda in alto, cerca gli orari, il binario del suo treno...)
(chi prende il treno va aiutato, non ostacolato - che brutti tempi, bisogna spiegare anche le cose più normali ai deficientini/e che ci comandano...)

Giuliano ha detto...

Aggiornamento al maggio 2015: più che indagato anche Norberto Achille, top manager delle Ferrovie Nord /Le Nord / Trenord per più di vent'anni, prima in quota Craxi poi Formigoni e Lega e Berlusconi. Dai primi accertamenti, una cifra sui 600mila euro, a beneficio di vacanze, feste, eccetera (la foto del figlio su facebook con i dusti del buce parla da sola).
Seicentomila euro, solo in un anno: quanti biglietti fa? Con Biesuz e con Achille fanno già due dei più alti dirigenti seriamente indagati dalla magistratura, con parecchi riscontri, e qui mi fermo.
Come conclusione, ma solo per oggi, il pensiero che con questi tornelli e con la timbratura anche in uscita si perseguono severissimamente gli ammanchi da due o tre euro (una moneta, due monete), mentre intanto, ai piani superiori, i soldi spariscono a centinaia di migliaia alla volta.
PS: l'ultima volta che ho timbrato in uscita, non si è aperto il tornello: biglietto corto. Come è possibile? Già sanno, succede, il biglietto è a posto ma succede (ossignùr)

Giuliano ha detto...

Aggiornamento al 16 giugno 2015: dopo la terribile aggressione a due dipendenti Trenord, alla stazione di Villapizzone, torno a pormi le domande che mi ero posto fin dall'inizio: i dirigenti fanno presto a mettere tornelli, timbrature, doppie timbrature, ma poi lasciano le stazioni incustodite e il personale è sempre più solo. Le aggressioni e le minacce non vengono mai riportate dai mass media, a meno che non succeda qualcosa di grave come la settimana scorsa (ma, mi raccomando, che sia molto grave).
Ho conosciuto molti ferrovieri, una volta in ferrovia si diceva: se incontri un matto, lascialo andare perché la vita è tua (la faccia è tua, basta anche un cazzotto per rovinarti, uno solo). Adesso invece abbiamo questi fantastici dirigenti che inneggiano alla tolleranza zero, ma poi si intascano i 600mila euro all'anno (vedi commento qui sopra), o peggio...
Mando tutta la mia solidarietà e il mio affetto ai lavoratori e alle lavoratrici (magari donnine minute, ne ho viste parecchie), e intanto metto qui la prima reazione dei dirigenti Trenitalia: sopprimere le tratte "a rischio".
Con dirigenti come questi non usciremo mai da nessuna crisi, né da quella economica né da quella morale. Vadano a dirigere un'agenzia di viaggi, il loro posto è quello: il trasporto pubblico è tutta un'altra cosa, se non sono all'altezza via questi dirigenti. (a quando il metal detector e le perquisizioni per i pendolari?)