domenica 10 maggio 2020

Pirandello con Giulio Bosetti


Conoscevo già i "Sei personaggi in cerca d'autore" grazie alla Rai, che all'epoca svolgeva ancora servizio pubblico e non correva ancora dietro alla pubblicità. Forse un allestimento radiofonico, o forse in tv, ma mi aveva molto colpito (ed è impossibile non rimanerne colpiti) quella scena dei personaggi, quasi dei fantasmi, che appaiono davanti all'autore e che chiedono di essere rappresentati. Del resto, è una scena che conosciamo tutti e che tutti ricordano (almeno, io lo spero). L'allestimento del 1976-77 diretto e interpretato da Giulio Bosetti è stato il mio primo spettacolo "vero" a teatro dopo la catastrofe di una recita per le scuole che ho descritto l'altro ieri. Questa volta il nostro insegnante appassionato di teatro ci aveva scelti con cura, per evitare pessime figure; del resto, era una recita del circuito normale, bisognava pagare il biglietto e non era nell'orario scolastico quindi non era un pretesto per saltare l'interrogazione. La recita era a Como, gennaio 1977, al Teatro Sociale; con Giulio Bosetti (il padre), recitavano Marina Bonfigli (la madre), Patrizia Milani (la figliastra), Alberto Mancioppi (il figlio), Lino Savorani (il capocomico), Rina Mascetti (madama Pace). L'allestimento era della Cooperativa Teatro Mobile, e purtroppo non posso aggiungere altro perché all'epoca non aveva ancora l'abitudine di conservare i programmi di sala. Ricordo che era stato un buon allestimento, come si può intuire dai nomi degli attori.

Un altro spettacolo, un mese dopo, sempre con gli stessi compagni e compagne di classe e con lo stesso insegnante: Il Gabbiano di Anton Cechov, sempre al Sociale di Como, febbraio 1977. Il Teatro Stabile di Padova, regia di P. Antonio Barbieri; Trigorin era Paolo Ferrari, Nina era Mariella Fenoglio, Konstantin era Marzio Margine, Elena Zareschi era Irina. Recitavano anche Gastone Bartolucci, Laura Tavanti, Adolfo Geri, Adriana Vianello; scene di Maurizio Monteverde. Cechov lo avrei capito solo molti anni dopo, forse ero troppo giovane, non faceva comunque parte del mio mondo anche se in quel periodo stavo leggendo tutti gli scrittori russi che trovavo. Anche di questo spettacolo non ho conservato ricordi particolari, se non quello delle mie compagne di classe presenti in sala; ma eravamo tutti, del resto, dei provinciali al loro primo ingresso in teatro - o quasi. Di regola, i teatranti parlano di noi provinciali con un certo distacco, per non dir di peggio, e snobbano gli spettacoli pomeridiani che chiamano "matinée", ma che invece sono importanti, così come sono importanti i prezzi dei biglietti. A diciotto anni, di regola, si hanno pochi soldi in tasca e non si ha nemmeno l'automobile per tornare a casa alla sera tardi, dopo mezzanotte, come fanno i viveur. Il risultato di queste politiche, anche grazie alla Rai che ha smesso di produrre cultura, e se la produce la mette in una nicchia (ma che sia una nicchia piccola, per carità) è che da molto tempo non appena i diciottenni hanno l'automobile e un po' di soldi vanno da un'altra parte, e non a teatro.

2- continua

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