mercoledì 3 agosto 2011

Kafka e Nabokov

Ragionando su “La Metamorfosi”, il famoso racconto di Franz Kafka, Vladimir Nabokov osservò che a giudicare dalla descrizione che viene fatta nel libro non si sta parlando di uno scarafaggio, ma di uno scarabeo sacro. La distinzione è importante: lo scarafaggio infatti non ha la metamorfosi completa, lo scarabeo invece sì. Lo scarabeo è un Coleottero: i coleotteri hanno il bruco come le farfalle. Lo scarafaggio è una Blatta (Blattoidei): appena nato è già molto simile all’adulto, e cresce un po’ alla volta limitandosi a cambiare pelle.
Al di là delle questioni entomologiche, che a qualcuno potranno sembrare noiose, il punto è questo: che, svegliandosi la mattina e trovandosi di punto in bianco cambiato in qualcosa di completamente diverso, Gregor Samsa non può essere uno scarafaggio: se fosse stato uno scarafaggio il cambiamento sarebbe stato graduale. E la seconda notazione è la più importante: come Scarabeo, Gregor poteva volare.
Vladimir Nabokov, da “Intransigenze” (ed. Adelphi), su Kafka, pag.117
- Quando ero suo allievo, lei non ha mai accennato ai paralleli omerici a proposito dell'Ulisse di Joyce. In compenso, nel presentare molti capolavori, ci forniva « informazioni speciali »: una carta di Dublino per l'Ulisse, la posizione delle strade e degli appartamenti per Lo strano caso del dottor Jekyll e di Mr. Hyde, uno schema dell'interno di una carrozza dell'espresso Mosca-Pietroburgo per Anna Karenin, una piantina di casa Samsa e un disegno entomologico di Gregor per La metamorfosi. Potrebbe suggerire qualcosa di equivalente per i lettori dei suoi libri?
«Lo stesso Joyce si accorse ben presto, con sgomento, che l’insistenza su quei “parallelismi omerici”, sostanzialmente facili e grossolani, poteva solo distrarre l'attenzione dalla vera bellezza del suo libro. Non tardò ad abbandonare i pretenziosi titoli dei capitoli, che già cominciavano a “spiegare” il libro ai non-lettori. Nelle mie lezioni cercavo di fornire solo dati di fatto. Una mappa di tre tenute di campagna con un fiume serpeggiante e un'immagine della farfalla Parnassius mnemosyne in veste di amorino cartografico ornerà il risguardo della mia edizione riveduta di “Parla, memoria”.»
-Tra parentesi, recentemente un collega si è affacciato nel mio ufficio con la notizia sensazionale che Gregor non è uno scarafaggio (aveva letto un articolo in questo senso). Gli ho risposto che lo sapevo da dodici anni e ho tirato fuori i miei appunti per mostrargli un mio disegno risalente a quello che era stato, per un solo giorno, il corso « Entomologia 312 ». Insomma, che tipo di coleottero era Gregor?
«Era un coleottero tondeggiante, uno scarabeo munito di elitre; e né Gregor né il suo creatore hanno pensato che, mentre la cameriera rifaceva la camera e la finestra era aperta, l'insetto sarebbe potuto volar fuori e scappare per unirsi ai felici scarabei stercorari che rotolavano le palline di sterco sui viottoli di campagna.»
(Vladimir Nabokov su Kafka, intervista del 1954, dal volume “Intransigenze”, ed. Adelphi, pag.117)
Ho ripreso in mano il racconto di Kafka, e alcune cose non mi tornano. Il ragionamento di Nabokov è molto suggestivo e apre scenari inaspettati anche a chi conosce bene Kafka; ma nel racconto, oltre alla questione della metamorfosi (che è molto importante) non ho trovato una descrizione dettagliata e precisa dell’aspetto di Gregor. Il punto in cui più ci si avvicina a una descrizione completa è l’inizio, ormai leggendario:
Quando Gregor Samsa si risvegliò una mattina da sogni tormentosi si ritrovò nel suo letto trasformato in un insetto gigantesco. Giaceva sulla schiena dura come una corazza e sollevando un poco il capo poteva vedere la sua pancia convessa, color marrone, suddivisa in grosse scaglie ricurve; sulla cima la coperta, pronta a scivolar via, si reggeva appena. Le sue numerose zampe, pietosamente esili se paragonate alle sue dimensioni, gli tremolavano disperate davanti agli occhi. «Che cosa mi è successo?», pensò. Non era un sogno (...)
(Franz Kafka, La metamorfosi – Die Verwandlung, 1915)
Più avanti, a metà della prima parte, si parla di “mandibole molto forti“ come sono sicuramente quelle degli scarabei (Coleotteri) che mangiano legno nei boschi, primo fra tutti il Cervo volante (insetti a metamorfosi completa); però poi più avanti viene detto che Gregor nelle sue nuove sembianze mangiava verdure e formaggi con preferenza per quelli un po’ andati a male, e questo rientra un po’ più nelle caratteristiche dello scarafaggio (Blattoidei, senza metamorfosi).
Un’altra cosa che viene detta con chiarezza è che l’insetto si arrampica sulle pareti e sul soffitto, formando sulla tappezzeria una “gigantesca macchia marrone” (verso la fine della seconda parte). Ad arrampicarsi sulle pareti sono gli scarafaggi (Blatte), mentre sul colore si può discutere: lo Scarabeo Sacro tende al nero, ma ve ne sono diverse varietà. Anche la descrizione delle antenne, molto mobili, farebbe pensare a una Blatta.
Sempre nella terza parte del racconto, la domestica chiama Gregor con l’appellativo di “vecchio scarafaggio”: e qui bisognerebbe consultare il testo originale e non una traduzione, perché i traduttori quasi sempre non conoscono l’entomologia, per esempio traducono “bombo” con “calabrone”, eccetera.
Rileggendo il racconto, non ho trovato dunque una descrizione davvero precisa; e in ogni caso, se di metamorfosi si tratta (ma il titolo originale è differente: “Die Verwandlung” ha anche il significato di “trasformazione” e non solo di metamorfosi) nell’esaminare il testo bisognerà comunque ricordare che è lo scarabeo a fare una completa metamorfosi, mentre lo scarafaggio-blatta si limita a crescere cambiando la pelle ogni tanto.
Certamente Nabokov era un entomologo più esperto di me, e anche un osservatore molto più attento, e quindi il suo parere va tenuto in grande considerazione. La mia impressione, per quel che vale, è però che Kafka sia partito da un suo sogno, o da una suggestione, che trattava proprio dello scarabeo sacro degli antichi Egizi; e che vi abbia poi aggiunto alcune osservazioni dal vero su qualche blatta-scarafaggio trovata per casa o per strada o in qualche stanza d’albergo, magari rovesciandola sulla pancia e poi cercando di descriverne il comportamento.
Io l’ho fatto ieri sera con una coccinella, parente stretta dello scarabeo (e non delle blatte): la coccinella è molto agile e ben determinata nel raddrizzarsi, forse la manovra le riesce bene anche per via delle ridotte dimensioni. Anche le cimici dei pomodori, quelle verdi che entrano nelle case in ottobre e che sono parenti strette invece delle blatte, si rialzano molto velocemente; ma qui sto sconfinando e uscendo fuori tema, meglio fermarsi tornare a leggere Kafka (e anche Nabokov, magari “La vera vita di Sebastian Knight”, un vero thriller con finale a sorpresa).
Per concludere, i significati della metamorfosi sono ovviamente molti: e ogni volta che rileggo un racconto di Kafka, questo o uno dei suoi molti altri capolavori, mi accorgo di qualcosa che non avevo notato le altre volte, e la meraviglia continua.
Le illustrazioni vengono dal quotidiano “La Repubblica” http://www.repubblica.it/  e da vari siti internet: i due disegni, magnifici, sono opera del grande naturalista svedese Carl von Linné (Linneus in latino, Linneo per gli italiani) e del grande pittore fiammingo Joris Hoefnagel (1542-1600).

2 commenti:

Paolo ha detto...

Post davvero interessante - ho letto anch'io "Intransigenze" ed ero rimasto colpito dalle osservazioni di Nabokov.
Nel tempo perso, gestisco un corso di scrittura - il compito assegnato per domani è quello di disegnare la pianta della casa di Gregor Samsa - ci ho provato anch'io, e non è affatto semplice!
Paolo

Giuliano ha detto...

alla pianta della casa di Gregor non avevo ancora pensato...in effetti, si potrebbe capire com'era la finestra. Io mi sono immaginato un corridoio abbastanza lungo, per il dettaglio di quando gli ospiti lo vedono comparire.
Comunque sia, al di fuori del nostro Paese esistono varietà di scarafaggi che possono volare: non mi ricordo se l'ho scritto qui.
Grazie del passaggio!